Sciopero contro la DAD: la protesta degli studenti

Di Maria Carola Pisano.

Sciopero degli studenti l'11 gennaio e astensione alla DAD: il balletto delle riaperture esaspera gli studenti che chiedono che la riapertura delle scuole venga fatta in sicurezza

SCIOPERO STUDENTI 11 GENNAIO

Le ultime settimane sono state cruciali per il rientro in classe delle scuole superiori che, originariamente, sarebbero dovute tornare a fare lezione in presenza a partire dal 7 gennaio. La riapertura è stata poi posticipata all'11 dello stesso mese e fino al giorno 8 erano cinque le regioni pronte alla riapertura: Abruzzo, Lazio, Toscana, Liguria e Valle d'Aosta. Durante il weekend le cose sono nuovamente cambiate: oggi 11 gennaio tornano in classe solo gli studenti di Abruzzo, Toscana e Valle d'Aosta, il resto delle riaperture è stato rimandato. 

RIAPERTURA SCUOLE 11 GENNAIO

I nodi da sciogliere per la riapertura delle scuole sono gli stessi di settembre: trasporti, entrate scaglionate, tracciamento. Le scuole riapriranno, nella maggior parte dei casi, non prima di fine gennaio (qui il calendario, regione per regione). Ma studenti e docenti, i veri protagonisti dei balletti delle riaperture, sono ormai al limite. La Rete degli Studenti Medi ha organizzato uno sciopero e invita gli studenti ad astenersi dalla dad e dalle lezioni in presenza il giorno 11 gennaio, giornata simbolica di riapertura delle scuole. La protesta, organizzata dall'inizio solo per l'area del Lazio, si è estesa a tutta Italia. 

Nel frattempo continua la raccolta firme della petizione di Change.org promossa dai maturandi. Il fondatore Andrea Pimpini ha risposto alle nostre domande, spiegando perché l'esame dovrebbe essere annullato.

SCIOPERO DEGLI STUDENTI: LE MOTIVAZIONI

Secondo la Rete in questi mesi studenti e studentesse sono stati messi in secondo piano: “Scioperiamo perché vogliamo tornare in una scuola in presenza e la vogliamo ora e in sicurezza: vogliamo essere messi nelle condizioni di tornare nelle nostre aule, fra i nostri banchi, con i nostri compagni e le nostre compagne. Abbiamo bisogno di un piano che risolva le enormi problematiche causate da decenni di tagli e di disinvestimenti. Soprattutto negli ultimi giorni abbiamo visto ripresentarsi lo schema che ormai va avanti da troppo tempo ci siamo stancati di essere messi in secondo piano, ci siamo stancati di non essere consultati quando si parla del nostro futuro e ci siamo stancati della poca serietà con cui si sta affrontando il rientro. Vogliamo essere coinvolti nei processi decisionali che riguardano la riapertura delle scuole. È necessario che gli studenti e le studentesse possano esprimere le loro priorità, e che la loro voce venga ascoltata”.

Vogliamo una scuola sicura e vivibile, vogliamo un sistema di trasporti funzionante con degli investimenti mirati che possano seriamente sopperire alle mancanze di tutti questi anni, vogliamo un sistema di tracciamenti efficace e vogliamo che si investa per potenziare le pessime connessioni delle scuole. Poco o niente è stato fatto per garantirci i nostri diritti, per garantirci un rientro in presenza sicuro. Non possiamo più permetterci che si parli del destino degli studenti senza i diretti interessati. Ci priviamo un giorno della scuola per non esserne privati mai più”. 

Per gli studenti il rientro a scuola è una priorità: pesa la mancanza di contatti e socialità, lo stravolgimento delle loro vite ora ancora più connesse solo virtualmente e l'attesa delle decisioni - che non arrivano e, quando arrivano vengono subito messe in discussione - e l'organizzazione di misure di sicurezza che, idealmente, sarebbero dovute essere pronte già dal mese di settembre. A denunciare la totale assenza di centralità nella scuola in Italia è anche la docente Gloria Ghetti che ha simbolicamente occupato l'istituto in cui insegna per dar voce alla sua protesta: "La didattica a distanza sta condannando i giovani alla solitudine esistenziale. Nessuno si salva da solo e gli studenti devono tornare in classe, insieme, in sicurezza". 

Fonte: ansa