Scetticismo filosofico: storia, caratteristiche, filosofi

Scetticismo filosofico: storia, caratteristiche, filosofi A cura di Giulia Guadagni.

Storia e caratteristiche dello scetticismo in filosofia: significato di scetticismo, tipi di scetticismo filosofico, filosofi

1Scetticismo: cosa vuol dire?

Carneade di Cirene (214 a.C. – 129 a.C.), filosofo scettico
Carneade di Cirene (214 a.C. – 129 a.C.), filosofo scettico — Fonte: getty-images

Si chiama “scettico” chi dubita di quel che sa, di quel che crede, di quel che gli viene detto. Dubitare non vuol dire rifiutare, ma sospendere il giudizio e darsi il tempo di discutere, valutare, considerare e criticare. Se intendiamo così l’aggettivo “scettico”, possiamo dire che tutti i filosofi di ogni tempo e luogo sono, almeno inizialmente, scettici. Dubitare e criticare sono attività proprie della filosofia, fin dalla sua nascita. 

La parola greca “skèpsis” da cui viene “scettico” e “scetticismo”, significava infatti “percezione”, “osservazione”, “riflessione”, “indagine”, “ricerca”. Proprio le attività dei filosofi, che mettevano in dubbio il sapere acquisito e il senso comune con domande, ipotesi e argomentazioni. 

Oltre a considerare lo scetticismo come parte integrante dell’attività filosofica, si può considerarlo anche come un pericolo sempre in agguato per la filosofia. Perlopiù i filosofi, pur prendendo le mosse da dubbi, critiche e interrogativi, elaborano una propria dottrina positiva, una serie di affermazioni circa l’essenza o i caratteri della realtà o della conoscenza. Tutte le dottrine filosofiche rischiano di imbattersi nelle provocazioni dello scetticismo

Anche se può essere considerato come un atteggiamento comune a tutti i filosofi, quando si parla di scetticismo ci si riferisce ad alcuni filosofi in particolare, che fecero della skèpsis il cuore del proprio filosofare

La storia dello scetticismo antico può essere suddivisa in tre periodi, ciascuno con i suoi protagonisti: 

  • pirronismo, IV-III sec. a.C.
  • scetticismo dell’Accademia, III-II sec. a.C.
  • neo-pirronismo, I sec. a.C.-II sec. d.C.

Le nostre conoscenze sono perlopiù relative (dipendono dal punto di vista nel quale si sono formate) e spesso vengono smentite. Questa considerazione aveva condotto i filosofi antichi a cercare la conoscenza certa della verità altrove, al di là del mondo sensibile: nella logica, nelle idee, nei princìpi. 

Gli scettici, invece, non credevano che ciò fosse possibile. Non credevano che fosse possibile passare dalle nostre incerte e variabili sensazioni e impressioni (i fenomeni) alla formulazione di una teoria sulla struttura della realtà, alla conoscenza della verità. A fronte di dottrine filosofiche diverse, gli scettici non ritenevano che fosse possibile stabilire quale fosse vera e quale falsa.

Lo scetticismo fa uso di argomenti relativistici (ognuno percepisce cose diverse), ma non è una forma di relativismo. I relativisti sostengono che ciascuno (o ogni epoca, o ogni cultura ecc.) abbia una propria verità, gli scettici invece ritengono che non sia possibile decidere sulla verità.

1.1L’epoché contro il dogmatismo

Gli scettici chiamavano “dogmatici” tutti quelli che affermavano di aver raggiunto la verità, di poter trarre conclusioni certe a partire dall’osservazione dei fenomeni o dal ragionamento.

Lo strumento filosofico dello scetticismo è l’epoché, la sospensione del giudizio riguardo alla verità o falsità delle affermazioni e delle teorie.

1.2Lo scettico si contraddice?

Gli scettici, fin dal principio, hanno dovuto far fronte a un’obiezione: voi dite che “non si può affermare nulla di certo e definitivo”, ma anche questa è un’affermazione che pretende di essere definitiva, anche se negativa. L’affermazione “non c’è alcuna conoscenza certa” si rivolta contro se stessa. Dunque, cadete in contraddizione e siete dogmatici tanto quanto gli altri. 

Sesto Empirico rispondeva a questa obiezione dicendo che lo scetticismo non è una teoria, ma un atteggiamento e che le affermazioni degli scettici non devono essere prese come verità, ma come inviti a praticare l’epoché e a continuare sempre la propria ricerca. 

«Nulla di quanto sarà detto intenderemo affermare che sia proprio così come noi diremo, ma, con intento investigativo, intorno a ciascuna cosa riferiremo quello che al presente ci pare» (Sesto Empirico, Schizzi pirroniani).

2Pirrone e altri scettici

Testa di Pirrone di Elide, il primo filosofo scettico
Testa di Pirrone di Elide, il primo filosofo scettico — Fonte: getty-images

Lo scetticismo è una delle correnti della filosofia ellenistica, insieme all’epicureismo e allo stoicismo. Stoici, epicurei e scettici condividevano la convinzione che la filosofia fosse una faccenda eminentemente pratica, che dettava le scelte del vivere quotidiano. Il fine del filosofare (e quindi del vivere) era per loro la felicità (eudaimonìa). 

Tuttavia, avevano idee molto diverse su quale fosse il modo di ottenere la felicità. Stoici ed epicurei ritenevano che la felicità si potesse ottenere perseguendo la verità. Gli scettici, invece, non credevano che fosse possibile conoscere la verità

Pirrone fu il primo filosofo scettico. In suo onore, lo scetticismo è chiamato anche “pirronismo”. Era originario di Elide, una città del Peloponneso occidentale in cui fondò la sua scuola, verso la fine del IV secolo a.C. 

Secondo Pirrone la struttura della realtà è inconoscibile e dunque non è possibile attribuire verità o falsità alle nostre opinioni e sensazioni

La vita di Pirrone era solitaria, tranquilla, dedicata alla cura di sé e alle faccende quotidiane concrete. Il filosofo scettico ottiene la felicità attraverso l’esercizio dell’aafasia e dell’atarassia

  • L’afasia è il silenzio, la rinuncia a parlare in modo affermativo di alcunché. Lo scettico non dice “le cose stanno così”, “questa è verità”.
  • L’atarassia è l’assenza di turbamento, la tranquillità che deriva dalla consapevolezza dell’impossibilità del conoscere.

Gli scettici successivi furono due maestri dell’Accademia di Atene. Lì, nel cuore filosofico della Grecia, gli scettici si confrontavano con le due scuole filosofiche degli epicurei e degli stoici, che si erano affermate e riscuotevano grande successo. In particolare, Arcesilao e Carneade si impegnarono in una battaglia filosofica contro gli stoici: contro Zenone di Elea, il primo, e contro Crisippo, il secondo. 

3Il neo-pirronismo e Sesto Empirico

Enesidemo diede nuovo lustro allo scetticismo dopo la fine della fase accademica. Come Sesto Empirico dopo di lui, Enesidemo rimproverava agli scettici accademici di aver sostenuto l’incomprensibilità e inconoscibilità delle cose, ricadendo così in una sorta di dogmatismo negativo

Per scongiurare questo rischio, Enesidemo raccolse una serie di argomenti (“tropi”) contro il dogmatismo, con i quali mostrare l’inconsistenza delle sensazioni come criterio di verità

Sesto Empirico fu l’ultimo scettico dell’antichità. Visse alla fine del II secolo d.C. e scrisse due grandi opere: l’Adversus mathematicos e gli Schizzi pirroniani

Nella prima parte dell’opera (i primi sei libri), Sesto Empirico attacca e confuta le pretese di scientificità di varie discipline, dalla grammatica alla retorica, dalla geometria all’aritmetica, dall’astrologia alla musica. Nella seconda parte, invece, critica le filosofie dogmatiche. Da buon scettico, Sesto Empirico sostiene l’impossibilità di privilegiare una teoria rispetto a un’altra. 

Rispetto ad altri filosofi antichi, gli scettici non cercavano di condurre una vita fuori dal comune, non prendevano le distanze dalle norme del vivere sociale. Lo scettico conduce una vita ordinaria, si adatta alle regole senza contestarle