Saturae Menippeae: riassunto dell'opera di Marco Terenzio Varrone

Di Redazione Studenti.

Saturae Menippeae di Marco Terenzio Varrone: composizione in prosa dell'opera di Varrone, i temi affrontati e la fonte d'origine

Saturae Menippeae di Marco Terenzio Varrone

Satira Menippea di Marco Terenzio Varrone: caratteristiche e riassunto
Satira Menippea di Marco Terenzio Varrone: caratteristiche e riassunto — Fonte: istock

Nelle Saturae Menippeae Marco Terenzio Varrone raccolse e concentrò la sua umanità pensosa. Nelle Satire Menippeee (nome in italiano) si ritrova il Varrone saggio, moderato, severo, bonario reatino, con il suo carattere semplice e schietto, legato al popolo e alla terra da una vivezza di sentimenti amorosi. Egli infatti pone a fuoco i più grandi problemi morali, religiosi e sociali, che travagliarono quell’ultimo secolo della Repubblica Romana.

SATIRE MENIPPEA DI VARRONE: COMPOSIZIONE

La composizione delle Saturae Menippeae di Varrone (prosa e versi d'argomento vario in chiave etico-didascalica, in 150 libri) cominciò intorno all'80 a. C. e si protrasse a lungo. Dell'opera restano circa 600 versi (brevi frammenti) e una novantina di titoli.

SATIRA MENIPPEA CARATTERISTICHE

Il tema della tristezza dei tempi e della decadenza dei costumi romani, la satira pungente dei vizi dei contemporanei è l'altro aspetto dello sguardo commosso e nostalgico che l'antiquario Marco Terenzio Varrone rivolgeva al passato ponendo a fuoco i più grandi problemi morali, religiosi e sociali, che travagliarono quell'ultimo secolo della Repubblica Romana.

Gli argomenti dovevano essere molto vari, spaziando dalla mitologia all'attualità romana. Alla varietà dei soggetti corrispondeva la varietà dei registri e delle tonalità dello stile, il linguaggio era colorito e ricco di inventiva, di giochi di parole, arcaismi, volgarismi; le parti in prosa si alternavano, secondo il modello di Menippo, a quelle in versi, in una ricchissima varietà dì metri. Nella letteratura latina, le Saturae Menippeae diedero inizio al genere letterario al quale si ricollegano il Satyricon di Petronio è la Apokolokyntosis di Seneca.

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Lo scrittore trovò un modello in Menippo di Gàdara (Siria), un liberto, filosofo itinerante, che, nel III secolo a. C. , aveva composto satire che rompevano violentemente con le tradizioni aristocratiche della cultura greca. Altri modelli Varrone trovò nelle Saturae di Ennio e di Lucilio, ma da Menippo egli trasse soprattutto la mescolanza di realismo crudo e libera immaginazione fantastica ed il tono amaro e tagliente.

Interamente in prosa erano i Logistorici, che svolgevano per lo più argomenti morali illustrandoli con esempi tratti dalla storia e dal mito, i titoli erano doppi e indicavano il personaggio principale, dal quale era condotta l'esposizione e l'argomento di sua competenza (Marius de fortuna, Catus de liberis educandis). Nell'ultimo decennio della sua vita, con i nove libri delle Disciplinae, Varrone organizzò tutto il sapere della scienza antica in una forma che condizionò il futuro ordinamento degli studi nell'Europa occidentale: egli prefigurò, infatti, la distinzione delle arti liberali che, nelle scuole medievali, si articolò in Trivium (grammatica, dialettica, retorica) e in Quadrivium (geometria, aritmetica, astronomia, musica). Nei due ultimi libri egli trattava medicina e architettura, le due arti più tecniche che erano, di fatto, escluse dalle arti liberali.