Satire di Ludovico Ariosto: analisi Satira 3

Di Redazione Studenti.

Analisi del testo dei vv. 1-72 della Satira 3 delle Satire di Ludovico Ariosto, in cui l'intellettuale cortigiano rivendita la sua autonomia

SATIRE DI LUDOVICO ARIOSTO

Satire di Ludovico Ariosto
Satire di Ludovico Ariosto — Fonte: getty-images

La Satira 3 di Ludovico Ariosto, contenuta nelle Satire, affronta il problema dell'intellettuale rinascimentale che rivendica la propria autonomia, tracciando anche un profilo interessante del suo autore.

La precaria situazione economica di Ludovico Ariosto, derivante anche dal fatto che i beni della famiglia non erano sufficienti per sostentare dieci figli, tra fratelli e sorelle, determina la scelta di mettersi al servizio dei signori. In questa satira, nello specifico, si parla del suo rapporto con il duca d’Este mostrando come quest’ultimo venga preferito dal poeta che vede in alternativa chiedere l’elemosina all'umil volgo.

Parlando nel testo di sella (o basto), Ariosto intende che la situazione possa essere sopportata o dar dolore. Inquadra quindi la diversa reazione che possono avere persone diverse rispetto a situazioni simili. Nello specifico, il poeta si riferisce al fatto di stare al servizio di un signore che nel suo caso è il duca d’Este.

Tra le molteplici ragioni che fanno gradire la sistemazione presso il duca d’Este quella che Ariosto ritiene più importante è il fatto che raramente debba allontanarsi dalla “sua” Ferrara, suo “nido natio”.

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SATIRE, ARIOSTO: COMMENTO

In questo testo Ariosto si descrive come una persona acuta, semplice, che ama vivere serenamente lontano da viaggi e dagli sfarzi eccessivi della corte.

Infatti, dice, preferirebbe mangiare una rapa cotta da lui stesso rispetto a un cinghiale o altri animali prelibati in casa altrui (vv. 43-47). Il suo letto per lui è come se fosse di seta o di oro (vv. 47-48). Preferisce viaggiare con la mente, studiando tranquillamente la geografia sulle mappe, piuttosto che affrontare i pericoli e i disagi di un lungo viaggio, senza allontanarsi inoltre da Ferrara (vv. 56-69).

Gli basta, insomma, aver visto buona parte dell’Italia, e pone l’accento sulla realizzazione personale che può raggiungere privatamente, rifuggendo i fasti delle corti e il servilismo estremo degli intellettuali nei confronti dei signori.