San Martino di Carducci: analisi e spiegazione | Video

Di Redazione Studenti.

San Martino di Carducci: in questo video Emanuele Bosi ci spiega e analizza il componimento più celebre di Carducci

SAN MARTINO DI CARDUCCI

San Martino di Giosuè Carducci: guarda il video con Emanuele Bosi
San Martino di Giosuè Carducci: guarda il video con Emanuele Bosi — Fonte: redazione

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar

Se hai sentito queste parole, le possibilità sono due: o ti è capitato di sentire una canzone di parecchi anni fa che si ispirava proprio a questi versi o, forse più probabile, conosci l’originale: la poesia San Martino di Giosuè Carducci.

San Martino è, lo abbiamo appena detto, uno dei componimenti più famosi del poeta maremmano Giosuè Carducci, ed è contenuto nel terzo libro delle sue Rime Nuove. Secondo alcuni critici, nel costruire questa poesia Carducci si sarebbe ispirato a Ippolito Nievo, che utilizza termini pressoché identici in una sua opera del 1858.

Quale che sia la verità, cerchiamo di conoscere meglio San Martino: di cosa parla? Con quale linguaggio?

SAN MARTINO: TEMI

Le tematiche che ricorrono nel testo sono molto care a Carducci. Vediamole:

  • La prima. Il paesaggio naturale che si mostra distruttivo e malinconico sullo sfondo di una festa di paese, dove scorgiamo un’unità quasi familiare. I due concetti sono messi in opposizione attraverso una particella: il “Ma” che apre la seconda quartina. Il mare è in tempesta, la nebbia avvolge le colline ma il borgo è in festa, inebriato dal vino dopo la recente vendemmia autunnale. Carducci riesce a creare un contrasto fra un mondo chiuso e protetto nel borgo e un mondo esterno, pericoloso e rabbioso, quello della natura grigia e distruttiva.
  • La seconda. Uno scenario domestico e più intimo: il cacciatore arrostisce la cacciagione sulla brace mentre osserva, al tramonto (elemento naturale malinconico per eccellenza) uno stormo di uccelli neri, che indica un chiaro presagio di morte.
    Questo presagio arriva insieme all’idea della notte che si avvicina. La vita, vuota, è resa bene con l’allontanamento di questo stormo che si confonde fra le nuvole rosse e ricorda al poeta una serie di pensieri inutili e dimenticati.

FIGURE RETORICHE

Una cosa che devi ricordare: il verso utilizzato in questa poesia è definito anacreontico. Comprende quattro quartine di settenari (di cui i primi tre piani e il terzo tronco) con uno schema rimico particolare. Prendi carta e penna: ABBC DEEC FGGC HIIC.

Vediamo ora le principali figure retoriche:

  • Allitterazione che rende un sneso di asprezza attraverso la ripetizione di /r/: irti/maestrale/aspro odor. . rallegrar
  • Sinestesia, ossia l’accostamento di termini appartenenti a campi sensoriali diversi. Due esempi: urla e biancheggia il mar
  • Anastrofe, ossia l’inversione del normale ordine sintattico degli elementi nella frase: la nebbia a gl’irti colli piovigginando sale/gira su ceppi accesi lo spiedo/stormi d’uccelli neri nel vespero migrar
  • Similitudine nell’ultima quartina, dove troviamo l’accostamento degli uccelli ai pensieri che vagano nell’aria: stormi d’uccelli neri com’esuli pensieri

Un ultimo accenno va fatto alla scelta dei tempi verbali. Carducci preferisce tempi che non rendano chiaramente un tempo storico, ma un presente continuo, quasi un’eternità immutabile: si alterna l’uso del presente, del gerundio e dell’infinito che, insieme all’assenza di coordinate precise (non sappiamo dove o quando il poeta sta osservando questo scenario) rendono perfettamente un’idea di immobilità.     

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