San Martino, Carducci: analisi, spiegazione e figure retoriche

Di Redazione Studenti.

San Martino, Carducci: analisi, spiegazione, rime, figure retoriche e i sentimenti espressi nella famosa lirica del poeta toscano

SAN MARTINO, CARDUCCI

San Martino, Carducci: analisi, spiegazione e figure retoriche
San Martino, Carducci: analisi, spiegazione e figure retoriche — Fonte: istock

Giosuè Carducci, considerato il poeta simbolo della nazione italiana, è vissuto in contemporanea all’Unità di questo paese; nella poesia San Martino ci invita a scoprire il paesaggio autunnale del mese di novembre in contrapposizione all’allegria che c’è nel borgo per la fine del lavoro nei campi e l’inizio del travaso del vino dai tini, dove era stato, precedentemente, messo a fermentare nelle botti.

SAN MARTINO, CARDUCCI: ANALISI E SPIEGAZIONE

Il poeta nella prima strofa fa una descrizione del paesaggio autunnale, con gli alberi spogli ricoperti dalla nebbia mattutina, che con un’infinità di goccioline si leva in cielo; invece nella seconda strofa raffigura il borgo invaso da un aroma di vino nell’aria che esce dal bollire dei tini, che rallegra le persone. In queste due strofe Carducci mette in contrapposizione la malinconia e la sensazione di tristezza che fa venire il paesaggio freddo e spoglio, con l’allegria e la gioia della gente all’interno del piccolo paese, utilizzando la congiunzione affermativa “ma”. Poi prosegue nella terza strofa facendo riferimento allo spiedo che gira sul fuoco scoppiettando e al cacciatore che fischiando ammira sull’uscio, successivamente prosegue dipingendo uno stormo d’uccelli neri che se ne va tra le rossicce nubi del tramonto, come i pensieri degli uomini che nella sera si allontanano. In quest’ultime strofe parla della serenità che hanno le persone a fine giornata, a tal punto da lasciar fuggire i loro pensieri.

SAN MARTINO: FIGURE RETORICHE

Carducci per evidenziare la popolarità e la tradizione dei contadini, dei cacciatori e delle persone comuni nella lirica ha usato: un linguaggio semplice e di facile comprensione di registro formale; figure retoriche come ad esempio la personificazione: “urla e biancheggia il mar”, che rende il mare non più una cosa insignificante ma una cosa umanizza infinita con dei sentimenti; la sinestesia: “va l’aspro odor de i vini”, la quale dona al profumo un sapore nuovo; ed anche una similitudine: “stormi d’uccelli neri com’esuli pensieri”; poi sono presenti molti enjambement che creano una pausa ritmica.

SAN MARTINO: RIME E LINGUAGGIO

Per quanto riguarda le rime: il primo verso di ogni quartina è libero, mentre il secondo rima con il terzo e l’ultimo rima con il quarto delle altre strofe. Nella seconda strofa si può notare la ripetizione del suono “s” che conferisce un timbro allegro e festoso. Nell’intera poesia ci sono un’abbondanza di sostantivi, aggettivi, verbi che uniti a molte immagini visive come “tra le rossastre nubi”; immagini acustiche come “lo spiedo scoppiettando”; e infine a immagini olfattive per esempio “l’aspro odor de i vini”; rendono nitida e precisa in ogni tratto la descrizione. In conclusione, San Martino dipinge il paesaggio e la tradizione di un giorno importante, l’11 novembre, e fa riflettere su come noi umani permettiamo ai nostri pensieri di allontanarsi.

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