Saggio breve tecnico-scientifico prima prova 2018: dibattito bioetico sulla clonazione

Di Redazione Studenti.

Prima prova 2018, saggio breve tecnico-scientifico svolto sul dibattito bioetico sulla clonazione per il primo scritto della maturità

DIBATTITO BIOETICO SULLA CLONAZIONE

Saggio breve svolto sulla clonazione prima prova maturità 2018
Saggio breve svolto sulla clonazione prima prova maturità 2018 — Fonte: istock

Una delle possibili tracce della maturità 2018 della tipologia B - in cui agli studenti viene chiesto di produrre un saggio breve o un articolo di giornale - riguarda il dibattito bioetico sulla clonazione. Il tema è inserito nello svolgimento d'ambito tecnico scientifico e agli studenti viene richiesto di riflettere sul termine bioetica, sulla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e sul altri documenti. Di seguito trovate la traccia svolta prima prova 2018.

SAGGIO BREVE AMBITO TECNICO SCIENTIFICO PRIMA PROVA 2018

Siamo tutti individui, unità, esseri irripetibili e ed eccezionali, pescati dal caso in questa precisa forma, con questo preciso sguardo, con queste precise braccia, o impronte digitali o pensieri.

È questa l’unica certezza che abbiamo: nessuno sarà mai uguale a noi.

Quando lo pensiamo, però, non sappiamo che, in natura, batteri, amebe e piante clonano se stessi da sempre. Ed ecco, allora, che l’unicità scompare e ci si chiede: se batteri, amebe e piante clonano se stessi, se nel 1996 l’uomo ha clonato una pecora e ha fatto nascere Dolly, identica in tutto e per tutto alla madre, se all’inizio di quest’anno sono stati ottenuti due macachi geneticamente identici, quanto ci vorrà per far sì che si arrivi a clonare anche l’essere umano?

SAGGIO BREVE SVOLTO PRIMA PROVA TIPOLOGIA B 2018

A questo punto si aprono scenari apocalittici e catastrofici, si dibatte intorno all’eticità di tutto questo, intorno al problema del progresso scientifico che atterra su strade sconnesse e pericolose.

Come scrive Demetrio Neri in La bioetica in laboratorio, però, “bisogna evitare che la condanna delle finalità aberranti metta a repentaglio anche la possibile utilizzazione della tecnica della clonazione per finalità chiaramente benefiche”, come l’utilizzazione nel settore della ricerca sulle cellule staminali, ad esempio.

È un dato di fatto che i dibattiti etici approdino spesso su spiagge difficili da percorrere. Il bene e il male si confondono facilmente, focalizzare le ragioni di entrambe le sponde risulta complicato. Come in ogni cosa, la risposta esatta sfugge. La legge, poi, si mette di traverso: sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea si legge chiaramente che nell’ambito della medicina e della biologia, tra le altre cose, bisogna rispettare il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani o il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare quelle aventi come scopo la selezione delle persone.

C’è una differenza tra ciò che è giusto e ciò che è legale e il dibattito etico pone il suo fulcro proprio su questa discrepanza. La legge è fatta dalle menti degli uomini, la giustizia dai cuori. Forse la soluzione sta nel mezzo, in equilibrio.

E se la legge si mette di traverso, la Chiesa lo fa anche di più e con forza maggiore perché agisce sulla fede degli uomini, su verità date per assodate, non contestabili. La Chiesa condanna la clonazione definendola un attentato per l’umanità.

Tutto vero, tutto potenzialmente pericoloso, tutto teoricamente nocivo, da una parte. Dall’altra, il progresso scientifico deve smettere di far tremare. Se analizziamo i pro e i contro di tutto ciò che gli uomini hanno creato, scoperto, manipolato nel tempo, ci renderemmo conto che i lati positivi sono maggiori di quelli negativi. Ci renderemmo conto che il progresso spaventa sempre all’inizio, ma poi si accetta e, nella maggior parte dei casi, si apprezza.

Il dubbio, però, su cosa sia giusto o sbagliato, resta in agguato. E questo non è affatto un errore. L’uomo deve domandarsi sempre qualcosa. La certezza assoluta, lo schierarsi in maniera definitiva, il rimanere ancorati alle proprie convinzioni non è sintomo di coraggio, ma di stoltezza. Cambiare idea è umano. E, se vogliamo rimanere unici, eccezionali e straordinari, continuiamo a riflettere, a porci domande. Se vogliamo celebrare la nostra singolarità, cominciamo a uscire dal gregge, a pensare con la nostra testa. Perché la verità, forse, non è mai una sola, non è mai definitiva e noi dobbiamo essere in grado di capirlo.

TUTTE LE TRACCE SVOLTE DELLA PRIMA PROVA 2018