Saggio breve socio economico prima prova maturità 2018 svolto sulla creatività

Di Maria Carola Pisano.

Saggio breve svolto prima prova 2018 sulla creatività: ecco come svolgere la traccia d'ambito socio economico

PRIMA PROVA 2018: SAGGIO BREVE SOCIO ECONOMICO SVOLTO

Saggio breve svolto sulla creatività, prima prova 2018: ecco lo svolgimento
Saggio breve svolto sulla creatività, prima prova 2018: ecco lo svolgimento — Fonte: istock

Una delle tracce che gli studenti della maturità hanno affrontato durante la prima prova 2018, è quella sulla creatività, tema scelto dal Miur per il saggio breve socio economico della tipologia B. Un tema che - azzardiamo - potrebbe aver riscosso successo tra i maturandi, e che forse hanno affrontato in tanti. Di seguito troverai un possibile svolgimento della traccia del saggio breve socio economico svolto dalla nostra tutor.

SAGGIO BREVE CREATIVITà 2018 SVOLTO

Creare. Un verbo con tante implicazioni, sfumature, significati. Un “verbo affascinante, che apre spiragli straordinari, connessi alla capacità umana di immaginare”. Ecco come lo descrive Carlo Bordoni, sottolineando come questa azione sia fortemente legata alla sensibilità dell’uomo e come questa possa manifestarsi in base alle individualità di ognuno.
Il gesto creativo presuppone pertanto una mente fervida ed accesa dagli stimoli sia esterni sia interni. Una mente in grado di recepire il caos per trasformarlo in groviglio di senso.
Ma per creare qualcosa è forse necessario seguire un metodo oppure è preferibile lasciarsi trascinare dall’inventiva del nostro animo?


Seneca amava ribadire che per creare bisogna prima essere ben in contatto con se stessi.
Bisogna avere la pazienza di frequentarsi per conoscersi, così da comprendere cosa è che stimola maggiormente le nostre corde d’ispirazione.
Ecco quindi la preferenza per l’otium. Per il filosofo latino, questo momento da dedicare completamente a se stessi, serviva per ricavare del tempo necessario per pensare. Soltanto con la riflessione, infatti, sarebbero potute essere possibili “intuizioni preziose, soluzioni impreviste”. Secondo Karl Marx, invece, il valore della creazione è proporzionale al suo effettivo valore economico, insomma alla sua rendita nel mondo del capitalismo. Nella sua visione quindi la creazione risulta in un certo senso dipendente dal valore che il mercato ne dà.

Ecco allora che il pensiero del tutto opposto di Michel Serres assume più rilevanza.
Secondo la visione di quest’ultimo, “dal metodo non nasce niente” perché alla creazione non si possono imporre delle strutture o degli ordini. L’arte del creare è libero e segue le leggi del tempo. È caotico, imprevedibile, contingente. “Esemplarmente inventivo, il Grande Racconto segue infatti la serendipità”.

Forse una strada maestra da seguire la si può tracciare, come suggerisce George Didi-Huberman. La durata del metodo in fondo altro non è che l’ostinazione per quell’idea fissa, la capacità di non prendere realmente in considerazione le preoccupazioni dominanti.

Ma una strada è sempre costellata di vie laterali e forse è proprio il richiamo ad esse che alla fine sa mostrare la vera essenza di quello che si sta cercando, di quello che si sta aspettando per poter realizzare qualcosa. “Il disorientamento accidentale fa apparire la sostanza stessa del percorso”.
Quindi “creare” è un paradosso fin dal principio. È mantenere un’idea iniziale ma anche lasciarsi incantare da idee lontane. È mantenere la pazienza del metodo ma anche mantenere l’impazienza per le cose futili. È guardare avanti e guardare intorno.
Creare è aprire vortici di infinita immaginazione sensibile.

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