Saffo: biografia e poesie

Di Redazione Studenti.

Biografia e poesie di Saffo, poetessa vissuta in Grecia nel 580 a.C.

SAFFO, BIOGRAFIA BREVE

Saffo: biografia e poesie
Saffo: biografia e poesie — Fonte: ansa

Saffo, famosa poetessa, era originaria di Lesbo, isola dell’Egeo che si trova di fronte alla Troade. Nasce tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C a Ereso, ma visse la sua vita a Mitilene, il centro più importante dell’isola. Era contemporanea di un altro poeta di Lesbo, Alceo. Entrambi i poeti sono rappresentanti della lirica monodica melica, cioè la lirica monodica cantata e accompagnata con la lira.

Saffo fu in grandi rapporti con Alceo, che le rese omaggio con un celebre verso: Cinta di viole, pura, riso di miele, Saffo. Come lui, anche lei era di origine aristocratica ed espresse nelle sue liriche severi giudizi nei confronti dei parvenus, uomini e donne non ricchi di nascita. Le critiche di Saffo verso di loro furono superiori a quelle – si dice – che Alceo rivolse contro il tiranno di Mitilene Pittaco che veniva chiamato da lui kakopatridos, di oscuri natali.

Per capire gli accenti aspri di Saffo basta leggere i versi in cui celebra la caris, la grazia, ovvero ciò che rende aggraziata una donna. Qui lei rimprovera a una ragazza del tiaso di aver concesso i suoi favori a una rivale particolarmente sgraziata: Quale zoticona ti strega la mente? Si chiede Saffo. Le fanciulle che arrivavano nel tiaso venivano educate alla raffinatezza, alla grazia, all’eleganza. Saffo era convinta che la poesia avrebbe concesso loro gloria e immortalità.

Definire Saffo una poetessa monodica sarebbe comunque riduttivo; di lei abbiamo diversi canti corali, tra cui spiccano gli epitalàmi, composti in occasione del matrimonio delle ragazze del tiaso.

SAFFO, ALCEO E LA POLITICA

Come Alceo, anche Saffo conobbe l’esilio. Fu coinvolta nella repressione anti-nobiliare che seguì all’avvento di Pittaco. Sia Saffo che Alceo appartenevano infatti a quello che si potrebbe definire un club. Saffo apparteneva al tiaso, Alceo all’eterìa, un circolo aristocratico e militaresco che univa gente che aveva in comune l’età, il sesso, idee morali e politiche: gran parte delle discussioni che avvenivano nell’eterìa erano infatti a sfondo politico. Anche nelle liriche di Alceo alcuni temi sono ricorrenti: le critiche all’aristocrazia, incapace di reggere il confronto politico; l’amore per il vino; l’amore efebico; l’osservazione, cara anche ad Esiodo, del tempo che passa.

IL TIASO

Il tiaso è una struttura che si riunisce intorno al tempio; contestualmente però è anche uno straordinario centro di cultura perché, come nei simposi femminili, nel tiaso femminile si produce e si canta poesia. Il tiaso è anche un’eccellente sede scolastica.

Una delle finalità più importanti del tiaso era quella della formazione intellettuale di giovani ragazze, rivolta al fine del matrimonio: chi studiava presso un tiaso, infatti, riceveva un’istruzione di tipo superiore che garantiva un buon partito e dunque un buon matrimonio (si pensi che i prìncipi dell’Asia Minore sceglievano le loro spose all’interno di un tiaso).

Molto spesso le donne se ne andavano controvoglia dal tiaso per sposarsi. Questo è ben descritto nel frammento I canti della memoria, dove compare la poqos, il desiderio che unisce le donne.

Quella del tiaso è un’esistenza di grazia e raffinatezza, l’atmosfera è rarefatta, quasi irreale, perché molto spesso la vita delle fanciulle era caratterizzata da visioni estatiche, allucinazioni delle divinità. Nel frammento Ode ad Afrodite, ad esempio, davanti alla statua della dea Saffo ha un’esperienza allucinatoria e dialoga con la dea come se la vedesse di fronte a sé.

L'AMORE

Molti dei carmi sono destinati ad Epifanìe, rituali che precedono l’apparizione di una divinità, che per Saffo è Afrodite. Non sappiamo come si svolgessero questi rituali: quasi certamente in queste occasioni circolava del vino, un po’ come accadeva nei simposi; al termine del rituale si avvertiva la presenza della divinità.

È dal punto di vista dell’educazione e del costume che va identificato l’approccio amoroso che vi era tra Saffo e le sue allieve. Saffo aveva un marito e una figlia, ma questo non le impediva di intrattenere relazioni con le sue ragazze. Quello che accadeva in ambiente dorico (e cioè che i ragazzi venivano educati sotto custodia e protezione di un uomo più grande), si verificava anche nel tiaso; la relazione non è mai tra coetanee, ma è sempre tra la direttrice e una ragazza. Si tratta di una relazione che ha un fortissimo aspetto educativo: la sorpresa è che in ambiente greco la donna aveva scarsissime occasioni di incontro all’esterno, mentre nell’Isola di Lesbo era possibile attingere al repertorio formativo che era esclusivo degli uomini. Lo scandalo, fondamentalmente, è questo: le donne avevano la possibilità di attingere ad un repertorio formativo e culturale prettamente maschile.

Afrodite nell’ambito del tiaso è garante di dikh, cioè di giustizia. La violazione della giustizia è l’adikia della dea, che consiste o nel rifiuto dell’amore ad un’altra donna o nel tradimento. L’amore nel tiaso aveva precise norme e divieti, così Afrodite è garante delle norme di Eros. Il valore paideutico del canto e della poesia è quindi quello di insegnare quali sono i poeti di Afrodite e che non bisogna rifiutarla.

SAFFO, I FRAMMENTI

Questo amore per le fanciulle è espresso da Saffo con un’intensa partecipazione erotica: si parla per questo di patologia erotica, intesa come sofferenza fisica.

ODE DELLA GELOSIA

Saffo mette a nudo i suoi sentimenti senza falsi pudori o reticenze proprio quando esprime la sintomatologia d’amore come avviene nell’Ode della gelosia. Secondo alcuni si tratterebbe di un epitalamio, cioè un canto scritto per le nozze di una fanciulla. Secondo altri sarebbe invece un corteggiamento dove Saffo si smarrisce, soffre ma prova piacere. La presenza maschile della scena sparisce, viene messa subito da parte: questo ci fa capire che con ogni probabilità non si tratta di un epitalamio. È uno dei testi più sublimi ispirati dalla passione amorosa: l’amore visto come una malattia. 

LA COSA PIÙ BELLA

Saffo considera l’eros la sua stessa ragione di vita. Questo lo capiamo nel frammento denominato La cosa più bella. Qui troviamo la figura di Elena, alla quale Alceo dedica versi pieni di biasimo e rimprovero. Ma per Saffo non è ne colpevole ne vittima ma una donna prescelta da Afrodite. Elena è ammirevole perché obbedisce alla dikh di Venere. Vi è la contrapposizione tra l’oblio che acceca Elena e il ricordo della donna amata che svilisce Saffo. L’opera comincia e finisce con la stessa tematica, ha una composizione ciclica.

La poesia per Saffo spesso è poesia della memoria che nasce da un distacco o lontananza dalla persona amata. L’ultimo dei 9 libri in cui i grammatici hanno diviso la poesia di Saffo conteneva gli epitalami, canti che il coro cantava durante il rito nunziale.

EPITALAMI

Gli Epitalami erano canti nuziali ambientati presso la casa dello sposo e il letto coniugale. Erano cantati dalle fanciulle la sera prima, quando la sposa veniva accompagnata a casa dello sposo, e poi il mattino dopo. Il primo frammento che parla di Espero, la stella della sera, viene tradotto da Catullo nel Carme 62 dei Carmina docta.

Saffo descrive una sposa non più molto giovane, ma lo fa con tono delicato, paragonandola a una mela posta su un ramo alto che è stata difficile da raggiungere. Parla del giacinto sacro ad Afrodite, poi parla della verginità che non tornerà più. Si cita poi Imeneo, il dio delle nozze, infine viene cantato il giorno successivo alla notte nuziale.

LE POESIE DEDICATE ALLA FIGLIA

Una parte delle poesie di Saffo è proprio dedicata agli affetti familiari. Fra queste vi è il propempticon, un canto di buon auspicio dedicato al fratello Carasso, in partenza per un viaggio.

Saffo ha composto anche poesie dedicate alla figlia Kleis. Il nome deriva da kleos, fama, con la radice di kaleo (chiamare). Kleis è quindi la famosa, la rinomata. Canta Cipride, cioè Afrodite, e le Nereidi, cioè le ninfe marine.

SAFFO NELLA CRITICA E NELLA LEGGENDA

È celebre l’affermazione del critico Thobez che dichiarò che per un solo verso di Saffo avrebbe dato tutta la letteratura latina: si tratta naturalmente di un’iperbole, ma dà un’idea del fatto che ciò che si è perduto di Saffo è stato una grande perdita. Era talmente famosa che nacquero molte leggende su di lei:

  • la prima dice che Alceo avrebbe voluto sposarla, ma lei lo rifiutò;
  • la seconda dice che lei fosse innamorata, ma non corrisposta, di Faone, un traghettatore, al punto che si buttò in acqua dalla rupe di Leucade.

Queste leggende sono note anche perché Ovidio nell’Heroides ci presenta Saffo che scrive una lettera a Faone per preannunciargli il suo suicidio. Questo celebre verso di Ovidio ha tramandato l’immagine di Saffo ai posteri. Tra i tanti che hanno rievocato la donna troviamo anche Giacomo Leopardi, che le dedica L’ultimo canto di Saffo, l’addio della poetessa che si avvia al suicidio.