Saddam Hussein: storia, biografia e pensiero politico dell'ultimo dittatore dell'Iraq

Saddam Hussein: storia, biografia e pensiero politico dell'ultimo dittatore dell'Iraq A cura di Edoardo Angione.

Biografia di Saddam Hussein, storia dell'ultimo dittatore dell'Iraq che governò dal 1979 al 2003 fino alla sua destituzione nel corso della seconda guerra del Golfo

1Chi è Saddam Hussein?

Saddam Hussein saluta i suoi sostenitori nella sua prima apparizione pubblica a Baghdad il 18 ottobre
Saddam Hussein saluta i suoi sostenitori nella sua prima apparizione pubblica a Baghdad il 18 ottobre — Fonte: getty-images

Saddam Hussein (o Ṣaddām Ḥusayn), il cui nome per intero è Saddam Hussein al-Tikriti, (nato il 28 aprile 1937, morto il 30 dicembre 2006), è stato il presidente dell’Iraq dal 1979 al 2003.

Il suo regime dittatoriale è stato contraddistinto dalla repressione delle minoranze etniche e religiose, nonché da dispendiose guerre contro i paesi confinanti: Saddam, che aveva l’obiettivo di rendere l’Iraq la potenza egemonica del Golfo persico, venne deposto nel 2003, e giustiziato nel 2006.  

2Saddam Hussein: biografia

Foto di Saddam Hussein a 23 anni
Foto di Saddam Hussein a 23 anni — Fonte: getty-images

Saddam nacque nel villaggio di al-Awǧa, vicino Tikrīt da una famiglia di agricoltori, in una condizione di povertà ed in una situazione familiare difficile. Quando andò a vivere a Baghdad con uno zio, Kharaillah Talfah, un veterano della guerra contro gli Inglesi del 1941, Saddam frequentava ancora le scuole superiori. Lo zio lo indirizzò verso posizioni nazionaliste, laiciste e panarabiste

A 20 anni Saddam, dopo aver brevemente intrapreso gli studi di legge, aderì al partito pan-arabista al-Ba̔ṯ (o Ba’th), fondato in Siria, a cui era legato anche da rapporti familiari. 

Il generale Abd al-Karim Qasim, Primo Ministro iracheno dal 1958 al 1963
Il generale Abd al-Karim Qasim, Primo Ministro iracheno dal 1958 al 1963 — Fonte: getty-images

Nel 1959 al-Ba̔ṯ organizzò un attentato contro il generale Abd al-Karīm Qāsim, che l’anno prima aveva rovesciato la monarchia irachena, diventando primo ministro della Repubblica dell’Iraq. L’attentato fallì: rimasto ferito, Saddam riuscì a rifugiarsi in Siria e poi in Egitto, dove sotto il governo del generale Nasser le posizioni pan-arabiste erano dominanti. 

Al Cairo Saddam tornò agli studi legali (1962-63), che ebbe modo di continuare a Baghdad, dopo che per un breve periodo i Ba’thisti erano riusciti a prendere il potere in Iraq. Il regime Ba’thista venne rovesciato in breve tempo, e Saddam venne imprigionato nel 1964.  

Nel 1967 Saddam riuscì tuttavia ad evadere, diventando una figura di rilievo nel Ba’th e giocando un ruolo strumentale in un nuovo colpo di stato Ba’thista, che nel 1968 riuscì a tornare al potere.  

Saddam Hussein Vice Presidente della Repubblica dell'Iraq, giugno 1972
Saddam Hussein Vice Presidente della Repubblica dell'Iraq, giugno 1972 — Fonte: getty-images

A fianco del presidente Ahmad Hasan al-Bakr, di cui era parente, Saddam esercitò da subito un forte potere, diventando presidente del consiglio del comando rivoluzionario e vicepresidente della Repubblica. Nel 1972 diresse la nazionalizzazione dell’industria petrolifera irachena, e l’anno successivo venne nominato tenente generale dell’esercito, assumendo di fatto, anche se non ancora ufficialmente, le redini del governo.

Da subito le sue politiche prevedono un’importante modernizzazione del paese: istruzione di massa, sanità pubblica, abolizione della šari̔a (la legge coranica), e maggiori libertà per le donne.  

3Saddam Hussein e la guerra con l’Iran

Guerra Iran-Iraq, 1980. Un soldato iracheno con in mano un ritratto di Saddam Hussein dopo aver conquistato la città di Qsar El Scherin il 4.10.1980
Guerra Iran-Iraq, 1980. Un soldato iracheno con in mano un ritratto di Saddam Hussein dopo aver conquistato la città di Qsar El Scherin il 4.10.1980 — Fonte: getty-images

Nel 1979, dopo le dimissioni di al-Bakr, Saddam assunse personalmente tutte le cariche più importanti dello Stato: presidente della Repubblica, comandante delle forze armate, capo del Ba’th. 

L’Iraq era un paese fortemente diviso: Saddam godeva del supporto dei cittadini sunniti e di bassa estrazione sociale, ma c’erano forti divisioni religiose e sociali

Per rinforzare la propria posizione, Saddam organizzò un sistema composto da organizzazioni paramilitari, polizia e servizi segreti, che utilizzò per sopprimere ogni opposizione interna al suo regime anche attraverso mezzi come l’omicidio e la tortura, consolidando nel paese un culto della sua personalità. Ad essere colpite furono in particolare la minoranza sciita, collegata con l’Iran (dove proprio nel 1979 vi fu la Rivoluzione islamica), e quella curda, sunnita ma etnicamente non araba. 

Tra i principali obiettivi politici di Saddam, oltre a sottrarre all’Egitto la leadership del mondo arabo, c’era quello di stabilire l’egemonia irachena sul Golfo persico: in questo senso il suo principale avversario era l’Iran. Nel settembre del 1980 Saddam lanciò un’offensiva verso l’H̱ūzistān, regione iraniana ricca di giacimenti petroliferi, che proclamò provincia irachena. 

La guerra si risolse tuttavia in uno stallo pluriennale, costellato da una lunga serie di operazioni costose e inconcludenti. Il costo della guerra (in cui Saddam fece uso di armi tossiche, spesso di provenienza occidentale) e l’interruzione delle esportazioni di petrolio Irachene obbligarono Saddam a riconsiderare le proprie priorità: entrambi i paesi dovettero accettare un cessate il fuoco definitivo nel 1988.  

Durante la guerra, l’Iraq si era indebitato pesantemente con alcuni paesi Occidentali (in particolare gli Stati Uniti) ed Arabi che avevano finanziato le operazioni, tra cui il Kuwait, con cui aveva un debito di circa 30 miliardi di dollari. Il Kuwait rifiutò la richiesta irachena di cancellare il debito contratto.  

4Guerra del Golfo: cronologia e combattenti

Guerra del Golfo, 1980
Guerra del Golfo, 1980 — Fonte: getty-images

Le tensioni tra Iraq e Kuwait risvegliarono alcune rivendicazioni irachene, dove i nazionalisti reclamavano il possesso del Kuwait. Il 2 agosto del 1990, l’esercito iracheno invase il piccolo emirato confinante: con questo gesto, Saddam puntava allo sfruttamento delle risorse petrolifere del Kuwait per risollevare un’economia pesantemente danneggiata dalla passata guerra con l’Iran.  

I soldati iracheni si arrendono alle forze alleate in Kuwait durante la guerra del Golfo
I soldati iracheni si arrendono alle forze alleate in Kuwait durante la guerra del Golfo — Fonte: getty-images

Tuttavia, l’occupazione del Kuwait provocò immediatamente condanne, sia da parte della Lega araba che dell’ONU: l’Iraq si trovava così isolato, e ben presto seguirono ingenti sanzioni internazionali. Contingenti militari internazionali, capeggiati dagli Stati Uniti, vennero stanziati in Iraq, mentre l’ONU a novembre lanciava un ultimatum, intimando a Saddam di ritirare le truppe dal Kuwait, ed autorizzando in caso contrario contro di lui l’uso della forza.   

Saddam rifiutò, ed il 16 gennaio del 1991 iniziava così la Guerra del Golfo: sarebbe terminata sei settimane più tardi, con il ritiro forzato dell’esercito iracheno dal Kuwait. La sonora sconfitta subita dall’Iraq istigò ribellioni interne da parte delle minoranze sciite e curde, che Saddam soppresse ancora una volta brutalmente, riuscendo a rimanere al potere nonostante i numerosi fallimenti: migliaia di profughi riuscirono a rifugiarsi in campi profughi allestiti sul confine settentrionale, ma altrettanti vennero assassinati, semplicemente sparendo nelle carceri.  

5L’occupazione americana

Operazione Desert Fox: le forze statunitensi attaccano l'Iraq
Operazione Desert Fox: le forze statunitensi attaccano l'Iraq — Fonte: getty-images

Nel firmare un cessate il fuoco con le Nazioni Unite, l’Iraq aveva accettato formalmente di rinunciare al possesso e alla produzione di armi chimiche, biologiche e nucleari. Poiché Saddam rifiutò a lungo l’ammissione di ispettori dell’ONU, violando per giunta le no-fly zones in alcune aree dell’Iraq, pesanti sanzioni continuarono a danneggiare pesantemente l’economia del suo paese. 

Fu in questo contesto che, al culmine della tensione, Stati Uniti e Gran Bretagna nel dicembre del 1998 diedero il via all’operazione Desert Fox: quattro giorni di raid aerei contro l’Iraq. Entrambi i paesi dichiaravano inoltre che eventuali tentativi di rovesciare Saddam avrebbero goduto del loro supporto. Gli attacchi missilistici sarebbero continuati ad intermittenza fino al 2001. 

Nel frattempo, Saddam si preparava alla propria successione: entrambi i suoi figli, Uday e Qusay, vennero elevati a posizioni di alto profilo. Il dittatore si ergeva a campione dell’antiamericanismo, ottenendo importanti consensi nel resto del mondo arabo, dove veniva visto come l’unico leader arabo in grado di tener testa agli Stati Uniti. Al contempo, nel mondo occidentale aumentavano i sospetti di legami tra Saddam ed il terrorismo di matrice islamica

All’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, il governo americano di George W. Bush asserì, pur in assenza di prove specifiche, che Saddam Hussein stava fornendo armi chimiche e biologiche alla rete terroristica legata ad al-Qā̔ida.

Ciò portò alla fine delle trattative diplomatiche: il 17 marzo del 2003, George W. Bush ordinava a Saddam di dimettersi dai suoi ruoli di comando entro 48 ore. Anche qualora Saddam avesse lasciato il paese, era comunque previsto un intervento di truppe americane per preparare la successione a Saddam e cercare le armi di distruzione di massa (che pure non furono mai trovate).  

Saddam rifiutò in ogni caso di lasciare la propria posizione, e l’attacco americano colpì l’Iraq il 20 marzo. In tre settimane, dopo una resistenza piuttosto debole, gran parte del paese era ormai occupato dagli Stati Uniti. 

Cattura di Saddam Hussein: 13 dicembre 2003
Cattura di Saddam Hussein: 13 dicembre 2003 — Fonte: getty-images

Obiettivo primario dell’occupazione era, tra le altre cose, l’eliminazione di Saddam, che dal canto suo continuò fino alla fine ad esortare gli Iracheni a resistere. Il 9 aprile capitolava Baghdad: Saddam, ormai privo di potere, si rifugiava in un bunker presso Takrīt. 

I suoi figli venivano uccisi a Mosul durante l’estate (22 luglio), e Saddam sarebbe stato catturato soltanto alla fine dell’anno (13 dicembre). Pur armato, il dittatore si arrese senza opporre resistenza: le impressionanti fotografie del leader iracheno in borghese, sporco e trasandato, stremato dalla latitanza, che fino ad allora si era presentato al mondo sempre in divisa ed in perfetto ordine, fecero il giro del mondo. 

6La morte di Saddam Hussein

Il processo a Saddam Hussein
Il processo a Saddam Hussein — Fonte: getty-images

A partire dal giugno del 2004, Saddam venne processato dall’Alto tribunale iracheno, appositamente istituito per giudicare l’operato degli ufficiali del regime ormai rovesciato. Saddam e molti dei suoi uomini fidati, tra le altre cose, vennero accusati di aver assassinato 148 abitanti di Al-Dujayl, una città sciita, nel 1982. Il processo durò a lungo, spesso interrotto da scoppi d’ira dell’ex dittatore, che accusava il tribunale di essere un’istituzione farsesca, messa in piedi per difendere gli interessi americani. 

Il tribunale emise tuttavia il suo verdetto nel novembre del 2006: Saddam, così come altri ufficiali iracheni, fu giudicato colpevole di crimini contro l’umanità (tra cui omicidio volontari, detenzione irregolare, deportazione, e tortura), e condannato in primo grado a morte per impiccagione. Il 30 dicembre 2006, nonostante le proteste dell’Unione Europea, il dittatore iracheno veniva giustiziato.