Il romanzo sociale: significato, caratteristiche e autori

Il romanzo sociale: significato, caratteristiche e autori A cura di Antonello Ruberto.

Cos'è il romanzo sociale? Storia e caratteristiche del romanzo che racconta la vita dei ceti svantaggiati e svolge un ruolo di denuncia sociale.

1Cos’è il romanzo sociale? Definizione

Pamela di Samuel Richardson
Pamela di Samuel Richardson — Fonte: getty-images

La grande trasformazione provocata dalla Rivoluzione industriale modificò profondamente la società occidentale ottocentesca, provocando un’enorme crescita della popolazione in termini assoluti, mentre i contadini svuotavano le campagne per trasferirsi in massa in città, andando così a ingrossare gli slums dei centri urbani industriali. 

Il romanzo sociale, che ha per oggetto e contesto proprio il racconto di questo grande rivolgimento sociale, nasce insieme alla stessa società industriale. Assume di volta in volta toni moralistici, spesso ereditati dal romanzo picaresco, o paternalisti o di esplicita denuncia in base al punto di vista dell’autore, ma ha sempre come fine la descrizione della società e delle sue parti più umili, che viene descritta con il maggior grado possibile di verosimiglianza. 

È caratterizzato dal fatto di essere ambientato in un’epoca storica contemporanea a quella dello scrittore, che cerca descrive le condizioni di vita e la mentalità degli ambienti proletari, riproducendone le espressioni gergali e linguistiche più peculiari. 

2L'Inghilterra, patria del romanzo sociale

Non a caso la patria del romanzo sociale è l’Inghilterra, dove per prima la Rivoluzione industriale si presenta con tutto il suo carico di stravolgimenti sociali. A livello storico-letterario la nascita di questa tipologia di romanzo è favorita dall’eredità del romanzo picaresco e dal romanzo sentimentale di cui, quello sociale, costituisce una sintesi; per esempio si pensi alla grande influenza della Pamela (1740) di Samuel Richardson, la storia della giovane e bella protagonista che, grazie alla sua virtù, conquista l’amore di un nobiluomo riscattandosi dal suo passato di contadina. 

La paternità del romanzo sociale è di Charles Dickens, scrittore e giornalista inglese di età vittoriana, che nel 1837 comincia a pubblicare a fascicoli le prime parti di Oliver Twist (1837), uno dei suoi romanzi più celebri, dove racconta la storia di Oliver, un orfano dapprima ospitato in una casa famiglia che diventa in seguito apprendista presso un becchino. Fugge a Londra, dove entra in contatto con un gruppo di coetanei che crede lo vogliano aiutare; si tratta in realtà di una banda di malviventi che vuole sfruttare l’ingenuità di Oliver per addossargli le colpe dei loro crimini; riesce ad allontanarsi da loro e viene accolto in casa di un gentile signore. Seguono altre vicissitudini del protagonista, dei tentativi della banda di malviventi di riprenderlo con sé, e dell’aiuto che riceve da persone di buon cuore che vogliono salvarlo. La storia si conclude quando finalmente viene accolto da persone che gli vogliono bene, le origini di Oliver vengono rivelate, e si scopre che ha diritto ad una grossa eredità che avrebbe potuto ricevere solo se fosse rimasto onesto.

David Copperfield di Charles Dickens
David Copperfield di Charles Dickens — Fonte: getty-images

Come in Pamela, il lieto fine è conseguenza delle virtù del protagonista, ma in questo romanzo si pone l’accento sulle le violenze degli orfanotrofi inglesi, e allo stesso modo viene denunciato il problema del lavoro minorile e della delinquenza giovanile, spesso unica alternativa a lavori altamente pericolosi e malpagati. Le contraddizioni della società vittoriana vengono messe a nudo come in un reportage giornalistico, e la violenza ed il degrado in cui sono costretti a vivere i proletari viene mitigato solo dal lieto fine del protagonista.

Sulla stessa linea si muove David Copperfield (1850) il cui protagonista, dopo una difficile infanzia segnata dai maltrattamenti del patrigno, dalle vessazioni in collegio e dal lavoro in fabbrica, trova finalmente rifugio presso una sua zia che gli permette di studiare per diventare avvocato.

2.1La Francia

Il romanzo sociale francese più celebre è senz’altro Germinal (1885), di Émile Zola, che racconta gli scioperi dei minatori nella cornice della grande crisi economica di fine ‘800. Il protagonista è Étienne, che si ritrova a lavorare in miniera, scoprendo così le terribili condizioni di vita e di lavoro dei minatori. Alla notizia di una riduzione dei lavoratori, organizza uno sciopero durissimo che prosegue ad oltranza e nel quale i minatori si scontrano con alcuni reparti dell’esercito, alla fine gli operai sono sconfitti ed il protagonista si rifugia a Parigi.

Il racconto di Zola presenta una forte innovatività dal punto di vista ideologico ed è conscio del patrimonio storico della Francia: le idee e le azioni del protagonista rievocano infatti quelle dei socialisti, mentre lo stesso titolo del libro si rifà al Germinale, il mese di primavera secondo il calendario rivoluzionario.

3Il romanzo sociale in Italia: autori e opere

L’Italia conosce un’industrializzazione tarda e faticosa, ma intellettuali e letterati italiani sviluppano presto una spiccata attenzione ai problemi sociali, spesso non esente da paternalismo o fatalismo. L’attenzione per la dimensione sociale e culturale certamente c’è, ma la visione complessiva del romanzo è lontana da quella giornalistica dickensiana e si mantiene su piani più marcatamente letterari.

Sotto molti punti di vista l’opera dei veristi anticipa quelli che sono i temi del romanzo sociale italiano, narrando storie che hanno per protagonisti i ceti più umili dell’Italia meridionale. Il ciclo dei vinti di Verga, e in particolare I Malavoglia, ne sono un esempio: nel narrare le vicende della sfortunata famiglia catanese l’autore descrive anche l’ambiente in cui essi vivono e da cui, inutilmente, lottano per uscire. 

Ignazio Silone
Ignazio Silone — Fonte: getty-images

Gli anni ’30 del Novecento, che hanno visto il momento di maggior consenso del fascismo, sono anche quelli in cui iniziano a sollevarsi le prime voci critiche che scoprono la realtà di soprusi e umiliazioni cui il regime costringeva le classi umili: è questo il senso di Fontamara (1933) scritto in esilio da Ignazio Silone. Il romanzo racconta della povertà cui sono costretti gli abitanti dell’immaginario paese di Fontamara, sperduto sull’appennino e abitato da contadini analfabeti, che viene peggiorata dai soprusi messi in atto dal latifondista della zona, il cavalier Pelino, che è anche un notabile del regime. Le proteste degli abitanti vengono represse con la violenza dalle squadre fasciste, mentre la narrazione si concentra sulle vicende di Berardo Viola, che si allontana da Fontamara per cercare lavoro ma non riesce a trovarlo perché considerato un sovversivo dalla polizia fascista.

Il romanzo di Silone divenne subito un manifesto antifascista e denunciò, al netto della propaganda, il disinteresse del governo per le classi più povere.

Ma l’attenzione per le tematiche sociali esplode in Italia con la fine della guerra. Pier Paolo Pasolini, giornalista e scrittore friulano trapiantato a Roma, pubblica nel giro di pochi anni Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), due romanzi in cui il degrado economico e sociale delle borgate romane viene raccontato attraverso le storie dei giovani protagonisti, provenienti da famiglie poverissime che non possono permettersi di dargli un’istruzione, portati dalle circostanze a vivere di furti, prostituzione e violenze.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini — Fonte: ansa

La forza particolare delle storie pasoliniane deriva dal fatto che la finzione letteraria è plasmata sulla conoscenza diretta dell’autore di quegli ambienti, di quei quartieri che aveva voluto descrivere, producendo così opere più che verosimili, che danno un’idea concreta di quello che significava la vita di borgata nella capitale d’Italia. Pasolini immerge il lettore nel ciclo continuo delle vicende di personaggi che vivono alla giornata, sostentandosi con piccoli reati in una realtà in cui i legami veri sono pochi e ancora meno le opportunità di riscatto; le periferie romane sono vividamente descritte come luoghi in cui le istituzioni sono presenti solo con la forza pubblica e il carcere, mentre manca tutto il resto.

Anche le ideologie politiche, che si materializzano nella fede comunista di Tommaso Puzzilli, il protagonista di Una vita violenta, sono destinate a finire nel vuoto, mentre l’unica alternativa ad una fine tragica, come suggerisce Ragazzi di vita, è la rassegnazione ad un lavoro che assorbe l’individuo nella routine di una società capitalista descritta come alienante e violenta.

    Domande & Risposte
  • Cos'è il romanzo sociale?

    E’ un genere di romanzo che descrive la vita e la mentalità delle classi sociali meno abbienti e svolge un ruolo di denuncia sociale.

  • In quale periodo si sviluppa il romanzo sociale?

    Si sviluppa nella prima metà dell’Ottocento.

  • Chi sono gli autori del romanzo sociale?

    Samuel Richardson, Charles Dickens, Emile Zola, Ignazio Silone, Giovanni Verga e Pier Paolo Pasolini.