Roland Barthes: biografia, pensiero e opere

Roland Barthes: biografia, pensiero e opere A cura di Elisabetta Garieri.

Vita, pensiero e opere di Roland Barthes, critico letterario e saggista appartenente al movimento dello strutturalismo linguistico

1Biografia di Roland Barthes, un intellettuale caleidoscopico

Foto di Roland Barthes, celebre intellettuale francese
Foto di Roland Barthes, celebre intellettuale francese — Fonte: ansa

Senza prendere posizione sul fatto che io sia inclassificabile, devo riconoscere di aver sempre lavorato a sussulti, a fasi” dichiarò Roland Barthes in un’intervista del 1977. La sua vasta influenza su tutta la cultura francese è inversamente proporzionale alla possibilità di definirlo in modo univoco: aveva infatti “una specie di difficoltà profonda a sopportare la stereotipia” e sosteneva che “la funzione dell’intellettuale è quella di andare sempre altrove”, rispetto a ciò che da lui ci si aspetta.  

Seguire la sua parabola di intellettuale è un po’ come guardare attraverso un caleidoscopio le evoluzioni della storia del pensiero in Francia, nella seconda metà del Novecento. Critico e teorico della letteratura, saggista, semiologo, figura di spicco dello strutturalismo, dal quale poi si allontanò, nacque nel 1915 a Cherbourg in Normandia, rimase presto orfano di padre e si spostò a vivere con la madre a Bayonne, poi a Parigi.  

La sua vita fu segnata dalla malattia della tubercolosi polmonare, che da un lato lo ostacolò, perché dovette rinunciare all’esame di ammissione all’École normale supérieure (Scuola normale superiore), dall’altro gli fornì le occasioni per leggere tutto ciò che costituì la sua formazione – soprattutto classici della letteratura francese e testi del marxismodurante i soggiorni nei sanatori. I suoi primi scritti furono pubblicati da Existences (Esistenze), la rivista del sanatorio svizzero in cui restò tra il ’42 e il ‘46.  

Roland Barthes al College de France
Roland Barthes al College de France — Fonte: getty-images

Dopo la laurea in Lettere Classiche alla Sorbona, girovagò parecchio per lavoro: fu lettore di francese in Ungheria, professore di liceo a Biarritz, sorvegliante nei licei parigini, bibliotecario dell’Istituto francese di cultura a Bucarest, di nuovo lettore di francese ad Alessandria d’Egitto. 

La sua carriera intellettuale si stabilizzò infine a Parigi. Collaborò alle più importanti riviste di scienze umane e sociali dell’epoca, elaborando aspetti salienti del suo pensiero che sviluppò in seguito nei libri, fu borsista del CNRS per condurre ricerche lessicologiche, direttore degli studi in Sociologia all’EPHE, quindi membro del Collège de France

La sua vita venne interrotta improvvisamente, e inaspettatamente, nel 1980: fu investito da un furgoncino mentre stava attraversando la strada per recarsi al Collège de France. Il suo pensiero sfaccettato è stato – e continua a essere – punto di riferimento e fonte di ispirazione per molti, tanto che in francese è stato coniato un termine per descrivere la fascinazione esercitata da Barthes: “rolandisme”(rolandismo). 

2Le influenze del pensiero di Roland Barthes

La vasta produzione di Barthes prese avvio da uno studio puntiglioso e approfondito di letteratura, linguistica e teoria politica. Gli elementi che influenzarono il suo pensiero erano derivati principalmente da quattro ambiti: 

  1. Vecchi e nuovi classici della letteratura francese: in particolare condusse una lunga ricerca sul romantico Jules Michelet, e fondamentale per lui fu la scoperta di Jean-Paul Sartre.
  2. I testi classici del marxismo: Marx, Lenin, Trotski.
  3. La linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure, alla quale fu introdotto dal linguista e semiologo A.J. Greimas, che conobbe ad Alessandria d’Egitto.
  4. Il teatro epico di Bertolt Brecht, che contribuì a introdurre in Francia, collaborando con una rivista di teatro.

3Le opere di Roland Barthes: fasi della produzione

Roland Barthes nel 1972 in Francia
Roland Barthes nel 1972 in Francia — Fonte: getty-images

A partire da queste influenze, la sua produzione si può dividere in quattro fasi

La fase dell’impegno e dello studio dei segni. Nel 1952 Barthes pubblicò il suo primo libro, Le degré zéro de l’écriture (Il grado zero della scrittura), nel quale, a partire da una disamina dei diversi modi di scrivere, affrontò la forma della scrittura come una questione a sé stante, che non acquisisce senso solo in relazione ai significati. Qui coniò la famosa definizione di “scrittura bianca”, nel senso di “neutra”, per Albert Camus e altri autori contemporanei. Nel 1957 scrisse Mythologies (Mitologie), in cui analizzò il discorso ideologico francese, attraverso i simboli della società dei consumi, dando così inizio al suo lavoro di semiologia

La fase strutturalista. In Sur Racine (Su Racine) del 1963, Barthes fece suo il metodo strutturalista applicandolo a Racine, e scatenò le polemiche del mondo accademico della critica letteraria. A esse rispose con l’opera Critique et vérité (Critica e verità), del 1966, in cui mise a punto gli elementi della nuova critica letteraria formale, e con Introduction à l’analyse structurelle du récit (Introduzione all’analisi strutturale del racconto). Nel 1964 aveva pubblicato Éléments de sémiologie (Elementi di semiologia). 

La fase post-strutturalista. Nel 1968, decretando in un articolo la «morte dell’autore», Barthes rivoluzionò la critica letteraria francese: se per tradizione essa si basava sulla conoscenza di un autore per comprenderne l’opera, lui affermò che l’autore non è il garante del senso di un testo, e che il senso può essere interamente ricostruito dal lettore. Nel 1970 pubblicò S/Z, in cui analizzò il racconto Sarrasine di Balzac. Qui l’interpretazione del testo non è più imbrigliata in rigide strutture fisse, ed esso è visto come intrinsecamente portatore di una pluralità di significati: è il testo più significativo della fase post-strutturalista. 

La fase dei saggi. Nelle opere successive Barthes si sganciò progressivamente dalla sistematicità di un discorso teorico rigido, e andò verso una forma di pensiero a cavallo tra filosofia e letteratura, utilizzando una scrittura sempre più discontinua e frammentaria. Nel 1973 scrisse Le plaisir du texte (Il piacere del testo); nel 1975 Roland Barthes par Roland Barthes (Roland Barthes secondo Roland Barthes), sorta di autobiografia in cui decostruì la forma stessa dell’autobiografia; nel 1977 i Fragments d’un discours amoureux (Frammenti di un discorso amoroso), e nel 1980 La chambre claire (La camera chiara), saggio sulla fotografia in cui è ormai agli antipodi del metodo strutturalista. 

4I Frammenti di un discorso amoroso: analisi e spiegazione

Roland Barthes, 24 giugno 1975
Roland Barthes, 24 giugno 1975 — Fonte: getty-images

Nel 1977 pubblicò una delle sue opere più originali, i Frammenti di un discorso amoroso. “Siamo circondati da esseri di cui non possiamo sapere se sono innamorati, perché se lo sono si controllano enormemente”: mentre in Francia ferveva la passione politica degli intellettuali impegnati, lui, con un libro sull’amore, dava più che mai prova di voler sfuggire alle tendenze del momento. In un’intervista alla rivista per adulti Playboy, dichiarò di aver fatto “un atto di scrittura abbastanza fuori moda, perché l’amore è fuori moda negli ambienti intellettuali”. 

Si tratta di un’opera che non presuppone una lettura sequenziale, composta da 80 titoli disposti in ordine alfabetico, tramite i quali l’autore afferma di voler simulare il discorso di un soggetto amoroso. Essi descrivono situazioni o stati tipici dell’amore, come “Assenza”, “Gelosia”, “Incontro”, “Pettegolezzo” etc.  

Il riferimento di partenza sono I dolori del giovane Werther di Goethe, perché la storia del suicida per amore costituisce l’archetipo dell’amore romantico. L’opera si articola nel modo seguente: 

  • Temi: il materiale a cui l’autore attinge proviene dal Werther di Goethe, dai classici della letteratura greci e francesi, da conversazioni con amici e da esperienze personali.
  • Metodo: il discorso è costruito tramite la tecnica del montaggio, per cui i diversi materiali vengono assemblati secondo necessità, e tramite il metodo della “drammatizzazione”, che l’autore riprende dal filosofo Nietzsche.
  • Soggetto: il discorso è in prima persona, ma il soggetto che dice “io” non è un io specifico, è il soggetto di tutti i discorsi amorosi, Barthes lo descrive come “l’io della scrittura”.
  • Oggetto: l’autore descrive la persona amata come “l’oggetto amato”, oppure come “l’Altro”. Lo chiama così perché è importante sia neutro in termini sessuali: “il sentimento amoroso è unisex, come i jeans e i capelli”, dice. Il discorso amoroso descritto vale indifferentemente per innamorati/innamorate eterosessuali o omosessuali.

Nella sua prefazione al libro e nelle interviste l’autore spiega così il titolo:
- Frammenti: non si tratta di un’analisi, né tantomeno di una “filosofia dell’amore”, ma dell’enunciazione di un discorso, le cui “figure” – così chiama i frammenti – seguono, in ordine casuale, le evoluzioni del soggetto amoroso, che è come “un atleta sotto sforzo”.
- Discorso: in quel periodo è direttore di studi all’EPHE, dove sta conducendo una ricerca sul discorso, nel tentativo di classificare le differenti modalità di enunciazione, così concepisce l’idea di analizzare il discorso amoroso.
- Amoroso: non esiste un linguaggio che si faccia carico del sentimento amoroso, perché l’innamorato è un soggetto marginale, totalmente svalutato dai linguaggi teorici utilizzati dalla classe intellettuale a cui Barthes appartiene. L’innamoramento è escluso dalla riflessione di questa intellighenzia, che lo tratta anzi come una malattia, da cui bisogna guarire. In questo, per lui, il soggetto amoroso, “l’innamorato pazzo”, ha qualcosa di sovversivo.