La rivoluzione russa: storia, cronologia e protagonisti

La rivoluzione russa: storia, cronologia e protagonisti A cura di Francesco Gallo.

Storia, cronologia e protagonisti della Rivoluzione russa, l’evento che pose fine all’Impero russo dando vita dopo la guerra civile russa, all’Unione Sovietica

1Introduzione alla Rivoluzione Russa

Fra tutti gli sconvolgimenti politici e sociali provocati dalla Grande Guerra, la Rivoluzione Russa fu il più violento, il più traumatico e anche il più imprevisto. Il 1917, con le due rivoluzioni (di febbraio la prima, di ottobre la seconda), provocò la caduta dello zarismo e la presa di potere da parte dei bolscevichi. Da quel momento in poi, la Russia, il più arretrato tra i grandi paesi d’Europa, divenne il primo Stato socialista della storia, considerato dai suoi sostenitori come la patria dei lavoratori di tutto il mondo e dai suoi nemici come la prima espressione di società totalitaria.    

2Prima della Rivoluzione Russa. Nicola II, l’ultimo Zar

Un'immagine della famiglia Romanov con lo zar Nicola II nel 1917
Un'immagine della famiglia Romanov con lo zar Nicola II nel 1917 — Fonte: getty-images

Dal momento della sua incoronazione nel 1896, quello che sarebbe stato l’ultimo Zar di Russia, Nicola II, nonché l’ultimo esponente della dinastia dei Romanov, per lunghi anni costrinse la sua popolazione a uno dei più drammatici assolutismi europei. Per di più, con la guerra intrapresa contro il Giappone (guerra russo-giapponese) e il suo imperatore Mutsuhito, da poco giunto al potere, aveva lanciato una politica apertamente imperiale inaugurata nel 1904 per il possesso della Manciuria, una regione dell’Asia Nord-Orientale.   

La sconfitta che ne scaturì, provocò l’indebolimento dello zarismo e la crescita dei sempre più numerosi conflitti interni. Il più importante fu quello del 1905, che passò alla storia come la domenica di sangue, ovverosia quando la polizia uccise un migliaio di persone nel corso di una manifestazione per presentare una petizione allo zar.  

In realtà, proprio agli inizi del Novecento, già in molti pensavano che il regime assolutistico degli Zar non potesse ancora resistere a lungo, ma nessuno poteva immaginare che la successiva caduta della monarchia avrebbe dato luogo al più grande evento rivoluzionario mai verificatosi dopo la rivoluzione francese. Un evento che aveva nelle sue radici l’incapacità dell’autocrazia di affrontare le crescenti richieste di partecipazione politica provenienti dalla borghesia e dall’aristocrazia liberale e di risolvere la questione agraria e sociale.

3La Russia verso la Prima Guerra mondiale

Soldati durante la Prima guerra mondiale, che provocò il logorìo delle finanze russe
Soldati durante la Prima guerra mondiale, che provocò il logorìo delle finanze russe — Fonte: ansa

Tra il 1906 e il 1914, la Russia provò a dotarsi di una sorta di regime semi-rappresentativo, dove alcune libertà politiche e civili vennero parzialmente riconosciute. Ciò nonostante, il regime zarista si mostrò incapace di andare incontro alle sempre più crescenti richieste di contadini e operai.

La situazione già di per sé drammatica collassò nel 1914, con l’inizio della Prima Guerra mondiale. L’Impero russo entrò in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna, contando su una rapida vittoria contro l’Austria-Ungheria alleata della Germania. Tuttavia, dopo alcuni successi iniziali, l’esercito zarista dimostrò la stessa inadeguatezza che l’aveva portato alla sconfitta con il Giappone dieci anni prima. Nel frattempo, però, il logorio del conflitto stava colpendo non solo i soldati nelle trincee, ma anche le masse di affamati nelle città. 

Nel 1917 la condizione catastrofica in cui versava l’economia dell’intero Paese, la carestia che aveva ormai provocato più di due milioni di morti e il vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari, portò nuovamente il popolo in strada a manifestare la propria esasperazione attraverso una violenta rivolta. Da Pietrogrado, le dimostrazioni di piazza dell’8 e il 9 marzo 1917 (23 e 24 febbraio secondo il calendario ortodosso), dilagarono in tutto il Paese, travolgendo il regime zarista. Gli operai erano stati affiancati da reparti militari ribelli che avevano nel frattempo costituito un soviet.

La Duma, il Parlamento russo
La Duma, il Parlamento russo — Fonte: getty-images

Nicola II abdicò decretando, di fatto, la fine della lunga storia imperiale della dinastia dei Romanov. Dopo la caduta dello zar, la successione fu assunta da un governo provvisorio liberale costituito dai membri della Duma e presieduto dall’aristocratico Georgij L’vov e da Aleksandr Kerenskij (ministro della guerra) con l’obiettivo di continuare la guerra e la ripresa economica-politica del paese ispirandosi alle strutture occidentali. 

4Lenin e la politica: tutto il potere ai Soviet

Il Cremlino nell'ottobre 2017
Il Cremlino nell'ottobre 2017 — Fonte: getty-images

Nel frattempo in Russia stavano nascendo delle nuove forze politiche, assai differenti tra loro. La rivoluzione russa aveva messo in moto un movimento di massa animato da entusiasmo enorme e da visioni utopistiche di emancipazione dell’umanità. Gli operai rivendicavano autorità e i contadini si impadronivano delle loro terre. Famosi sono i soviet di Pietrogrado che votavano per alzata di mano. Fu un’organizzazione imponente e godette di una posizione di preminenza incontrastata nel corso della rivoluzione.  

Per comprendere il significato storico di aule grandi e fredde dove si riunivano contadini, operai e soldati per votare, occorre ricordare che per la prima volta, in un paese privo d’esperienze democratiche, operai e contadini venivano chiamati ad esprimere la propria volontà.  

Tra i protagonisti dell’appena nata palpitante vita politica russa c’erano i menscevichi e i bolscevichi che abbracciavano le tesi di Lenin esposte nel suo libro Che fare?, in cui proponeva la formazione di un partito rivoluzionario composto dall’avanguardia della classe operaia.  

Ma chi era Lenin? Nato da una famiglia benestante della classe media, a soli ventitré anni era diventato una figura di spicco nel Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Esiliato in Svizzera per le sue idee sovversive, Lenin era da sempre stato il punto di riferimento per coloro che lottavano per maggiori riforme sociali. 

Lenin, autore delle Tesi d'Aprile e fautore dell'uscita immediata della Russia dalla guerra
Lenin, autore delle Tesi d'Aprile e fautore dell'uscita immediata della Russia dalla guerra — Fonte: getty-images

E grazie al mutato corso degli eventi, nel 1917 tornò in patria e subito diffuse dieci linee guida (che passeranno alla storia come le “Tesi di Aprile”) nelle quali sosteneva la necessità di uscire immediatamente dalla guerra, di togliere la terre ai proprietari per distribuirla ai cittadini e di affidare tutto il potere ai soviet

In tal modo rovesciava la teoria marxista ortodossa secondo cui la rivoluzione sarebbe scoppiata prima nei paesi più sviluppati. Era invece la Russia, anello più debole della catena imperialista, ad offrire le condizioni più favorevoli per la messa in crisi del sistema. Ma ancora una volta la parola d’ordine era: Pace. La Russia doveva uscire dalla guerra

Kerenskij intanto aveva assunto la guida del governo provvisorio, ma gli eserciti russi continuavano a subire in guerra delle sconfitte sempre più pesanti. Anche per questo motivo, il fronte andava sfaldandosi e decine di migliaia di contadini russi disertavano le trincee e tornavano nelle campagne. 

Dopo aver sventato un tentativo di colpo di stato reazionario (da parte del generale Lavr G. Kornilov) l’influenza dei bolscevichi sulle masse degli operai e dei soldati si andava allargando, ed essi conquistarono la maggioranza nei soviet. L’autorità del governo provvisorio era a pezzi e i bolscevichi in quel momento costituivano l’unico partito saldamente organizzato e in grado di prendere il potere.

Leon Trockij, pseudonimo di Lev Davidovich Bronstein
Leon Trockij, pseudonimo di Lev Davidovich Bronstein — Fonte: getty-images

Così, a fine ottobre (6-7 novembre secondo il nostro calendario), in una drammatica riunione del Comitato centrale di partito, si decise di rovesciare il governo Kerenskij. Alcuni dirigenti erano contrari, mentre un leader influente accese gli animi alla rivolta: Lev Trockij. Proveniva dalla sinistra menscevica, venne eletto presidente dei soviet di Pietrogrado e fu l’organizzatore e la mente militare dell’insurrezione che da lì a poco avrebbe cambiato radicalmente la storia della Russia e di tutta l’umanità.  

5Rivoluzione d’ottobre: la fase finale della Rivoluzione russa

Un'immagine di Lenin che arringa la folla
Un'immagine di Lenin che arringa la folla — Fonte: getty-images

Il piano insurrezionale preparato meticolosamente funzionò alla perfezione: in poco tempo la Guardia Rossa e le truppe regolari riuscirono a occupare i punti strategici principali della città conquistando il Palazzo d’Inverno, residenza invernale dello Zar e ora sede del governo provvisorio.

Questo gesto rivoluzionario doveva simboleggiare la presa della Bastiglia russa e nell’arco di una giornata i bolscevichi s’impadronirono infatti anche del potere, costringendo Kerenskij a una fuga precipitosa. Le resistenze furono assai deboli e l’intera operazione risultò quasi senza spargimenti di sangue, eccezion fatta per la famiglia Romanov che venne sterminata poco tempo dopo. Il giorno successivo il tumulto divampò a Mosca e in tutte le altre grandi città russe. Era il trionfo della cosiddetta Rivoluzione russa o Rivoluzione d’Ottobre.    

Nei giorni successivi, a Pietrogrado si riunì il Congresso Panrusso dei Soviet e venne costituito un nuovo governo rivoluzionario composto da bolscevichi di cui Lenin era presidente. Come primo atto, vennero approvati due decreti: la pace giusta e democratica, senza annessioni e indennità, e l’abolizione della proprietà terriera, immediatamente e senza nessun indennizzo. Il nuovo potere tendeva a garantirsi l’appoggio delle masse contadine, accontentandole nelle loro aspirazioni più elementari. Ma la vera priorità era quella di uscire da una guerra che stava portando l’intero Paese all’annientamento economico.

6Prima guerra mondiale: la pace di Brest-Litovsk e l’inizio di una nuova era

Karl Marx, teorico della dittatura del proletariato
Karl Marx, teorico della dittatura del proletariato — Fonte: ansa

Il 3 marzo 1918, al prezzo di gravissime perdite territoriali, fu concluso con gli Imperi centrali il Trattato di pace Brest-Litovsk. Per protesta i menscevichi abbandonarono il governo, che acquistò anche formalmente il carattere della dittatura del solo partito bolscevico. Secondo la teoria ufficiale, in Russia era in atto la dittatura del proletariato, diretta contro le classi ostili al nuovo potere e sostenuta dalla democrazia dei soviet, rappresentata da operai e contadini. 

Era stata un’idea di Lenin, che non credeva alle regole della democrazia borghese e riconosceva al solo proletariato il diritto di guidare la rivoluzione, attraverso i soviet e il partito. Del resto lo aveva scritto nel suo famoso Stato e Rivoluzione, in cui sosteneva che la rivoluzione socialista, pur mirando a realizzare un obiettivo di libertà collettiva, dovesse passare attraverso una fase di esercizio del potere assoluto da parte del “partito degli operai e dei contadini”, con la sospensione delle garanzie civili e politiche tipiche delle democrazie liberali (libere elezioni, libertà di stampa e di associazione).

In effetti ogni forma di partecipazione democratica venne rapidamente eliminata e il partito bolscevico stabilì la sua dittatura sull’intero corpo sociale, classe operaia compresa. Per di più, contro tutti gli avversari interni venne scatenato il terrore rosso, di cui strumento essenziale diventò la Ceka, la polizia politica costituita fin dal dicembre 1917.

Un distaccamento femminile dell'Armata rossa
Un distaccamento femminile dell'Armata rossa — Fonte: getty-images

Ma se era stato relativamente facile per i bolscevichi della Rivoluzione russa impadronirsi del potere centrale, molto più difficile fu poi gestirlo: amministrare un paese immenso (150 milioni di abitanti), gestire una società tanto complessa quanto arretrata, affrontare i vecchi e tremendi problemi ereditati dal vecchio regime non era affatto facile.  

In più si andavano formando forze anti-rivoluzionarie, come quella guidata dall’ammiraglio Kolciak: la cosiddetta Armata Bianca — in contrapposizione all’Armata Rossa dei bolscevichi, il cui comando fu affidato a Lev Trockij. Ma quando nel 1919 le forze dell’Armata Rossa riuscirono a riorganizzarsi e passarono al contrattacco l’esercito di Kolciak iniziò a perdere terreno e si ritirò.

Nonostante il miracolo di far nascere il primo Stato socialista in un paese profondamente arretrato e circondato da potenze ostili, i dirigenti bolscevichi erano consapevoli del fatto che il regime comunista avrebbe avuto bisogno dell’aiuto del proletariato dell’Europa progredita per sopravvivere. Fu in questo clima che Lenin decise di sostituire la vecchia Internazionale socialista con una nuova comunista che coordinasse i partiti rivoluzionari di tutto il mondo e che doveva rappresentare la rottura con la socialdemocrazia.

Ungheria, 1993. Apertura di una mostra in cui campeggiano anche gigantografie di Lenin
Ungheria, 1993. Apertura di una mostra in cui campeggiano anche gigantografie di Lenin — Fonte: getty-images

Nacque così la Terza Internazionale (1919) e nel secondo congresso Lenin fissò i 21 punti in cui affermava che i partiti avrebbero dovuto ispirarsi al modello bolscevico, cambiare il proprio nome in partito Comunista e difendere ovunque le cause della Russia sovietica. 

Così all’inizio del 1921 lo scopo fu raggiunto: crearono in tutto il mondo una rete di partiti ricalcati sul modello bolscevico fedeli alle direttive del partito guida, la Russia divenne centro del comunismo mondiale e dei movimenti rivoluzionari di tutti i paesi. Era il definitivo trionfo della Rivoluzione d’Ottobre. Cui seguì, sulle rovine della dissolta Russia imperiale, la nascita dell’U.R.S.S.: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

Colui che attende una rivoluzione sociale pura non la vedrà mai; egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione

Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin