Rivoluzione industriale: storia, cronologia, caratteristiche

Rivoluzione industriale: storia, cronologia, caratteristiche A cura di Francesco Gallo.

Storia della rivoluzione industriale del 1700, cause e caratteristiche delle trasformazioni sociali ed economiche e innovazioni tecnologiche iniziate in Inghilterra

1Prima Rivoluzione Industriale: il contesto storico del 1700

1.1L’Europa agli inizi del Settecento, il secolo delle rivoluzioni

La Rivoluzione Industiale cambiò profondamente l'assetto dei processi produttivi e della vita sociale nell'Inghilterra dell'800
La Rivoluzione Industiale cambiò profondamente l'assetto dei processi produttivi e della vita sociale nell'Inghilterra dell'800 — Fonte: getty-images

Per tutta la prima metà del Settecento l’Europa intera fu trascinata da un inaspettato moto espansivo che coinvolse ogni settore della vita politica, culturale e sociale dell’epoca. Innanzitutto ci fu un incredibile picco nella demografia, oltre il 63%, il che permise, in un solo secolo, di passare da 115 milioni a 188 milioni di abitanti.    

I motivi erano ovviamente molteplici. Dai miglioramenti climatici alla maggiore disciplina degli eserciti che ora nelle guerre lasciavano sul terreno meno vittime nella popolazione civile; dal sempre più florido commercio coloniale alla produzione agricola, che adesso cominciava a influenzare positivamente anche l’alimentazione, con la diffusione della patata e del latte nella dieta quotidiana. Fu così che il sempre maggiore investimento in nuovi macchinari agricoli, da parte dei piccoli proprietari terrieri (yeoman), preparò il terreno all’imminente Rivoluzione industriale.    

2Il contesto della Rivoluzione Industriale: l'Inghilterra agli inizi del '700

2.1La nascita della Gran Bretagna e l’Era Georgiana

La sala di lettura circolare del British Museum, inaugurato in questo periodo
La sala di lettura circolare del British Museum, inaugurato in questo periodo — Fonte: getty-images

L’Inghilterra si era appena lasciata alle spalle il Seicento con la Gloriosa rivoluzione e si apriva al nuovo secolo legandosi alle teorie del filosofo John Locke che nei suoi Trattati sul Governo Civile — in cui si schierava contro la monarchia assoluta a favore della teoria del Contratto sociale — richiedeva una delega di determinati poteri al monarca affinché salvaguardasse al meglio i diritti fondamentali dei sudditi, come la libertà personale e di proprietà.  

Questi positivi presupposti politico-filosofici spianarono la strada al conseguente Atto di Unione del 1707 con cui Inghilterra e Scozia si fusero al fine di creare un nuovo regno, la Gran Bretagna. A sedere sul trono fu designato il tedesco Giorgio I che fu incoronato solennemente nell'abbazia di Westminster il 20 ottobre. Con il suo regno ebbe inizio quella che prese il nome di Era Georgiana, ovvero il periodo della storia dell’Inghilterra che, di norma, va dal regno di Giorgio I a quello di Giorgio IV, fra il 1714 e il 1830. Durante questo secolo si ebbero interessanti fermenti culturali con la fondazione del British Museum nel 1753, con i romanzi di Jane Austen, e con le opere dei poeti romantici come Samuel Taylor Coleridge, John Keats e Lord Byron.     

Dunque, quando ci si domanda perché la Rivoluzione industriale nacque proprio in Inghilterra la risposta è da cercare nel suo irripetibile contesto storico. Furono, quindi, la nuova stabilità politica, l’alto tasso di urbanizzazione che non aveva riscontro in alcun altro paese e la larga disponibilità di capitali a dare il definitivo impulso alla nascita di un mercato capace di assorbire nuovi congegni meccanici e promuovere inventive tecniche per il loro utilizzo.  

3Cause e origini della Rivoluzione Industriale

3.1Prezzi, salari e moneta

Il continuo e universale interesse per l’agricoltura era direttamente collegato all’ascesa dei prezzi agricoli e quindi all’aumento dei profitti legati al possesso delle terre. Il costo dei cereali, adesso, si esprimeva in grammi d’argento e i pagamenti si potevano effettuare in banconote, grazie alla restaurata stabilità economica di alcuni paesi e anche alla nuova rete dei trasporti, ora sempre più sicura. Strade migliori, dunque, sulle quali gli spostamenti e le comunicazioni divennero più rapidi grazie alle costituzioni di appositi servizi di posta, che permettevano il cambio di cavallo a ogni stazione (quello che poi negli Stati Uniti avrebbe preso il nome di Pony express).  

Se nel Seicento era possibile recarsi da Parigi a Bordeaux in due settimane, presto sarebbero bastati solo cinque giorni. E poi solamente tre per raggiungere Londra partendo da Edimburgo.  

Così facendo, cominciarono a sorgere le prime forme di aziende agricole e un abbozzo di attività industriale, anche se per l’epoca è più corretto parlare di produzione di manifattura in quantità superiori rispetto alla bottega artigianale. Questo aumento della domanda di beni e un concreto miglioramento delle paghe per i lavoratori, in un primo momento, indussero gli stessi a ridurre il tempo dedicato al lavoro e ad aumentare quello del riposo o alle bevute in osteria. Da qui la necessità e la spinta all’introduzione delle macchine sul posto di lavoro per sostituire l’uomo volubile e al contempo dare disciplina alla manodopera

4Prima Rivoluzione Industriale e innovazioni tecnologiche

4.1La macchina a vapore

La macchina a vapore
La macchina a vapore — Fonte: getty-images

Il mercato inglese che agli inizi del Settecento andava per la maggiore era quello tessile. La lana era il bene materiale che si produceva e vendeva di più, ma nel 1733 arrivò la prima decisiva invenzione nel settore: la Spoletta volante. Ad inventarla fu il rampollo di una famiglia della borghesia agiata (il padre era un ricco commerciante di stoffe), di nome John Kay. Grazie alla sua spoletta, adesso, un solo tessitore produceva una quantità di tessuto superiore a quella prodotta da due uomini addetti alla manodopera. 

Sulla stessa strada di Kay, anche il carpentiere James Hargreaves che trent’anni più tardi brevettò la Giannetta, dal nome di sua figlia Jenny: una macchina filatrice a vapore che produceva più di otto operai in un’intera giornata di lavoro. Entrambi dilettanti di genio sprovvisti, però, di preparazione teorica. La stessa che invece avrebbe contraddistinto la seconda Rivoluzione industriale.   

Ma l’invenzione destinata a diventare il simbolo epocale di tutta la Rivoluzione industriale fu la macchina a vapore. Figlia della mente del giovane ingegnere scozzese James Watt, che la brevettò nel 1769, la sua invenzione utilizzava la pressione prodotta dalla trasformazione termica dell’acqua in vapore, generando in tal modo un movimento trasmissibile a una ruota da uno stantuffo. La vera rivoluzione — oltre alle immense possibilità di accrescere la produzione di qualsiasi materiale tramite energia termica e cinetica — stava nel fatto che la macchina a vapore poteva essere utilizzata ovunque. In questo modo le fabbriche non dovevano essere più ubicate vicino ai corsi d’acqua, come accadeva prima, ma avrebbero avuto libero accesso nei centri urbani, dove ci sarebbe stata più possibilità di trovare la manodopera.   

5Dall'età del cotone all'età del ferro

5.1Trasporti e comunicazione nell'era della prima Rivoluzione Industriale

James Watt, inventore della macchina a vapore
James Watt, inventore della macchina a vapore — Fonte: getty-images

Visto che nella macchina a vapore il condensatore separato dal cilindro permetteva di mantenere una temperatura costante con grande risparmio di energia, la nuova invenzione era pronta per essere utilizzata in ogni altro àmbito produttivo: dal tessile al minerario, da quello siderurgico a quello agricolo, garantendo ovunque rapidità, meccanizzazione e aumento della produttività. Finanche nei trasporti, perché quando si fanno muovere delle ruote si può fare quasi tutto.     

Ancora una volta, l’Inghilterra si dimostrò il Paese più adatto a questo tipo di rivoluzione. Il Paese era uscito rafforzato dalla Guerra dei Sette anni: padroni dei mari, verso la rivoluzione industriale, senza rivali in America e India, e con lo sviluppo economico.  

Il nuovo re, Giorgio III, a differenza dei predecessori, era nato ed educato in Inghilterra. Per rassicurare il popolo della sua matrice britannica prese le distanze dalle sue origini tedesche; nel primo discorso al Parlamento aveva dichiarato: “Nato e cresciuto in questo paese mi vanto di essere un britannico”. La sua grande passione furono i libri, di cui fu un avido collezionista. Durante il suo regno arrivò ad averne 65.000 che riunì nella King’s Library.  

Oltre all’immancabile spinta regia, il sottosuolo inglese era anche ricchissimo di carbon fossile — prima usato come combustibile per il riscaldamento domestico, ma anche per la distillazione delle birra — il che portò all’espansione dell’industria siderurgica che da quel momento si specializzò nella produzione della ghisa. La corrente di aria calda emessa dalla macchina a vapore permetteva la fusione dei minerali di ferro e così l’Inghilterra, da paese importatore, si trasformò in esportatore di ferro

Ciò provocò contemporaneamente un radicale cambiamento nel settore dei trasporti: nel 1807 l'americano Robert Fulton (1765-1815) avrebbe costruito un vaporetto e già nel 1819 si ebbe la prima traversata dell'Atlantico di una nave a vapore; nel 1814 l'inglese George Stephenson (1781-1848) costruirà una locomotiva, i cui successivi miglioramenti consentirono di inaugurare in Inghilterra nel 1825 la prima linea ferroviaria

5.2La situazione della classe operaia e il Luddismo

Donne e bambini in fabbrica
Donne e bambini in fabbrica — Fonte: getty-images

I sempre più numerosi insediamenti industriali nelle regioni del Nord dell’Inghilterra, quelle vicine a giacimenti di carbone e ferro, e quelli con i più facili collegamenti con le arie portuensi, ebbero come conseguenza una crescita dell’urbanizzazione e un notevole arricchimento della borghesia capitalistica, la quale, sulla rovina dei mezzadri e degli operai delle moderne fabbriche, costruì le sue prime fortune. 

Mentre le campagne si svuotavano, città come Birmingham, Sheffield e Newcastle si riempivano di contadini che si accontentavano dei salari più bassi sul mercato. Avevano abbandonato la falce e i tempi lunghi del raccolto per piegarsi alle logiche produttive delle macchine, compiendo quotidianamente gesti uniformi e ripetitivi per quattordici ore al giorno. Si resero ben presto conto, però, che adesso non sarebbero state più ammesse distrazioni, pause o rallentamenti, e che non avrebbero avuto la possibilità di festeggiare il santo lunedì dopo la sbornia domenicale.

Una catena di montaggio in una fabbrica contemporanea
Una catena di montaggio in una fabbrica contemporanea — Fonte: getty-images

Quando gli uomini non bastavano, i padroni delle fabbriche non disdegnavano l’impiego di donne e bambini di cinque e sei anni, le cui retribuzioni erano di gran lunga inferiori. La rivoluzione industriale aveva portato con sé il lato oscuro del “sistema fabbrica” e i suoi disumani processi di produzione che portarono a un’epocale trasformazione anche nei rapporti sociali.    

Da un lato stavano i padroni — proprietari del capitale necessario agli investimenti in macchine e al pagamento dei salari degli addetti al loro funzionamento — e dall'altro gli operai che vendevano la loro forza lavoro. L'utilizzazione delle macchine per la produzione su vasta scala concentrò sempre più masse di lavoratori in fabbriche organizzate secondo criteri razionali con funzioni, orari, ritmi definiti in base alle esigenze della divisione del lavoro.    

Statua dedicata a Marx ed Engels a Berlino
Statua dedicata a Marx ed Engels a Berlino — Fonte: getty-images

Benché non potessero contare su alcuna forma di diritto o di protezione sociale, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento numerosi operai cominciarono ad organizzare scioperi, boicottaggi e proteste. La più famosa, o comunque quella che diede il via a quelle successive, fu avviata dall’operaio Ned Ludd che nel 1779, in uno scatto d’ira, distrusse un telaio.   

Da quel momento in poi numerosi gruppi organizzati, detti luddisti, entrarono in azione per la prima volta a Nottingham nel 1811; la rivolta si estese poi nello Yorkshire, Lancashire, Derbyshire e Leicestershire. Gravi incidenti occorsi nel 1812 provocarono una dura repressione, con impiccagioni e deportazioni dei rivoltosi, e l’organizzazione parve disciolta. Il Luddismo si estese in tutta la nazione, con masse di operai che protestavano per le pesantissime condizioni di lavoro cui erano costretti. Questi movimenti si unirono poi nella costituzione di leghe di lavoratori, di società di mutuo soccorso e infine di sindacati e di partiti socialisti.  

Dinanzi alla gravità di quella che si configurava come una grande questione sociale, le classi dirigenti assunsero per molto tempo un atteggiamento di netta chiusura. Le prime moderate riforme a opera dello Stato ebbero luogo in Inghilterra dopo il 1830. Nel 1831 la giornata lavorativa per i ragazzi sotto i 10 anni fu ridotta a dieci ore; nel 1833 venne limitato il lavoro notturno; nel 1847 fu stabilita la giornata lavorativa di dieci ore anche per le donne.     

Tutto ciò fu dovuto anche grazie all’intervento di eminenti intellettuali dell’epoca, come Friedrich Engels e Karl Marx, che in alcune opere pubblicate alla metà dell’Ottocento denunciavano le condizioni delle classi lavoratrici. Tutti d’accordo sul fatto che «La condizione della classe operaia è la vera base e il punto di partenza di tutti i movimenti sociali del presente poiché essa è la più alta e la più palese vetta della miseria sociale esistente ai nostri giorni». (La situazione della classe operaia in Inghilterra, Friedrich Engels)    

Fino a quando la macchina sia presente, si ha l'obbligo di usarla. Nessuno attinge acqua dal pozzo, quando si può girare un rubinetto.

George Orwell