Rivoluzione Americana e Nascita degli Stati Uniti d’America: cronologia, battaglie e protagonisti

Rivoluzione Americana e Nascita degli Stati Uniti d’America: cronologia, battaglie e protagonisti A cura di Francesco Gallo.

Rivoluzione Americana: cause, cronologia e schema della Guerra di indipendenza americana che vide 13 colonie americane scontrarsi con la Gran Bretagna

1Rivoluzione Americana: contesto storico

Molly Pitcher, eroina popolare della guerra di Indipendenza
Molly Pitcher, eroina popolare della guerra di Indipendenza — Fonte: getty-images

Un secolo e circa due milioni e mezzo di abitanti dopo l’arrivo dei Padri Pellegrini nel Nuovo Mondo a bordo della Mayflower, nel 1732 la Georgia diventava la tredicesima colonia inglese, così chiamata in onore di re Giorgio I. Ma non erano soltanto di nazionalità inglese i tanti migranti che avevano trasformato e insediato quelle terre inizialmente selvagge e inospitali, ora invece rivelatisi fertili e generose; a dar forma al continente in continua espansione erano anche migliaia di scozzesi, tedeschi e olandesi, lontani discendenti dei mercanti della Compagnia olandese delle Indie occidentali  i quali nel 1626 avevano acquistato per pochi spiccioli l’isola di Manhattan  ribattezzandola Nuova Amsterdam

I frutti della terra di queste Tredici Colonie erano molto richiesti dalla madrepatria Inghilterra: tabacco, riso e cotone su tutti. Proprio per questo, i proprietari terrieri avevano avuto bisogno di forti braccia per coltivare le loro piantagioni e le avevano trovate in Africa da dove per oltre due secoli avrebbero importato in catene milioni di schiavi. 

2Rivoluzione Americana: cause

I padri pellegrini e la partenza del Mayflower
I padri pellegrini e la partenza del Mayflower — Fonte: istock

Dopo la Guerra dei Sette anni, durante la quale i coloni avevano sostenuto attivamente la Gran Bretagna contro la Francia, si era rafforzata in questi ultimi la giustificata aspirazione ad avere una propria rappresentanza nel Parlamento di Londra, proprio come spettava di diritto ai loro lontani concittadini. Il governo britannico, invece, per risanare le finanze statali dopo il lungo conflitto appena terminato, inasprì la politica fiscale nei confronti delle colonie aumentando alcune tasse e promulgando delle nuove leggi che accentravano il potere nelle mani delle autorità politiche e militari britanniche. Inoltre, ai coloni veniva vietato di commerciare con altri paesi e proibito di produrre o esportare manufatti poiché avrebbero potuto entrare in concorrenza con quelli britannici.

Quelle che presero il nome di Leggi intollerabili (Intolerable Acts), come la nuova Legge sul tè (Tea act) e sullo zucchero (Sugar Act), provocarono le prime reazioni dei coloni che già da tempo andavano acquisendo gradualmente una coscienza politica e culturale di un popolo distinto, rinnovato anche nei tratti caratteriali. 

A dare una decisiva accelerata al processo che nportò alla Rivoluzione americana furono le due università sorte da poco, quelle di Yale e Harvard, le quali avevano gettato le basi per un grande risveglio culturale dei coloni che, essendosi saputi adattare al nuovo ambiente naturale e sociale così diverso da quello di origine, avevano tramutato il proprio stile di vita in individualismo, al fare da sé, all’egualitarismo. Un cambiamento che fu anche religioso e filosofico, poiché proprio su queste terre vergini il Calvinismo ebbe modo di attecchire attingendo alla linfa vitale dell’orgogliosa affermazione dell’individualità e della ricerca del successo in quanto prova del favore divino.   

Le basi socioculturali del futuro capitalismo e della rivoluzione industriale, oltre ad affidarsi alle letture di Calvino, poggiavano sul nascente spirito pragmatico americano che poi sarebbe stato codificato qualche anno più tardi nell’omonima corrente filosofica, la prima sviluppata negli Stati Uniti.   

L’indignazione e il risentimento nei confronti del Parlamento britannico aizzarono i coloni nei confronti delle guardie reali. Le proteste più celebri si registrarono nella città di Boston: prima nel 1770, con quelle che presero il nome di Massacro di Boston, e poi nel 1773 con il Boston Tea Party, durante il quale un gruppo di patrioti travestiti da indiani, al grido di «no taxation without representation» (niente tasse senza rappresentanti in parlamento), salì a bordo di una nave della compagnia delle Indie orientali gettando in acqua tutto il carico di tè proveniente dalla Cina. 

3Guerra d’Indipendenza Americana: protagonisti

Statua di George Washington a Boston
Statua di George Washington a Boston — Fonte: istock

La reazione del governo inglese al boicottaggio americano si concretizzò nella chiusura del porto di Boston fino ad avvenuto risarcimento delle merci perdute in mare, il che aggravò il generale stato d’insubordinazione diffuso soprattutto nella colonia del Massachusetts. Proprio qui, nei pressi di Boston, sorsero congressi spontanei dove i coloni si riunivano al fine di esautorare le autorità britanniche, ovverosia levargli il potere. E laddove non arrivavano le parole ci avrebbero pensato i fucili da caccia e le baionette dei Minutemen, i soldati delle milizie armate che, nel 1775, a Lexington, aprirono per la prima volta il fuoco contro le Giubbe Rosse dell’Esercito britannico. 

La Guerra d’Indipendenza (o Rivoluzione Americana) era cominciata, ma ben presto ci si accorse che per tener testa al nemico bisognava organizzarsi all’interno di un esercito compatto e organizzato, l’Esercito Continentale. Il comando delle forze armate fu affidato a George Washington, un ricco possidente della Virginia che già si era distinto nelle battaglie contro i francesi durante la Guerra dei Sette anni.   

George Washington: giuramento durante l'insediamento da primo presidente degli Stati Uniti
George Washington: giuramento durante l'insediamento da primo presidente degli Stati Uniti — Fonte: istock

Trovandosi a dare ordini a uomini militarmente impreparati, poco professionali e decisamente inferiori di numero rispetto all’esercito di Giorgio III, intuì ben presto che avrebbe dovuto evitare gli scontri in campo aperto, nei quali avrebbe probabilmente avuto la peggio. Per questo motivo puntò su una tattica ben definita: attacchi a sorpresa e guerra di logoramento. Così facendo, per più di sette anni riuscirà a riorganizzare e tenere unito un esercito indipendentista composto da contadini analfabeti, ex galeotti e schiavi, oltretutto facili all’insubordinazione e restii ad accettare ordini esterni. Presto sarebbe diventato il primo Presidente degli Stati Uniti.

Neanche tre settimane più tardi, il 17 giugno 1775, George Washington ebbe modo di mettere alla prova le proprie teorie tattiche durante la famosa Battaglia di Bunker Hill. Nonostante la sconfitta numerica, Bunker Hill segnò l’inizio della fine per l’Esercito britannico. «Altre vittorie così» avrebbe dichiarato il grande generale inglese Henry Clinton, «e presto metteranno fine al dominio britannico in America».

4La Dichiarazione di indipendenza

la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America. Il momento della firma
la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America. Il momento della firma — Fonte: getty-images

Dopo quasi un anno di guerra, a seguito di numerose vittorie nei sanguinosi scontri armati, e adesso uniti anche culturalmente dal Senso comune di Thomas Paine, il 4 luglio 1776 a Filadelfia si riunì il Secondo Congresso continentale. I trentatré delegati che poi avrebbero preso il nome di Founding Fathers (padri fondatori) in un clima di esaltazione collettiva approvarono la Dichiarazione d’Indipendenza che proclamava il diritto degli americani a darsi un nuovo governo sulla base dell’eguaglianza naturale tra tutti gli uomini e del diritto inalienabile di ciascuno alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.

«Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali». 

Benché fosse chiaramente in contraddizione con lo stato di schiavitù in cui vivevano i neri, la Dichiarazione d’indipendenza — dei quali in molti avrebbero beneficiato in caso di vittoria — diede un ulteriore impulso ai soldati dell’esercito continentale nella lotta per la liberazione dal dominio inglese. Fu così che durante la notte di Natale del 1776, dopo l’iconico attraversamento del fiume Delaware di George Washington (mirabilmente ritratto da Emanuel Leutze anni più tardi), ci fu un’importante vittoria nella Battaglia di Trenton, che si concluse una settimana più tardi con la riconquista del New Jersey

5La fine del conflitto

La battaglia di Saratoga
La battaglia di Saratoga — Fonte: istock

Nonostante qualche convincente vittoria, qualcuno si domandava come poteva un esercito di insorti sconfiggere quello che era considerato il più grande, numeroso e forte esercito del mondo? E oggi invece ci domandiamo: come fecero a respingere il più grande attacco esterno che gli Stati Uniti hanno avuto nella loro storia fino all’11 settembre 2001? 

L’incrollabile tenacia degli insorti e la decisiva tattica della guerriglia impostata su imboscate e attacchi a sorpresa, alla lunga finirono col logorare il morale delle truppe di un esercito più disciplinato e meglio addestrato. I soldati di Giorgio III ebbero la peggio anche nell’importante Battaglia di Saratoga del 1777, durante la quale George Washington trascinò gli scontri nell’entroterra selvaggio per avere la meglio dei soldati inglesi nelle distanze ravvicinate. 

Tuttavia, la svolta decisiva della guerra arrivò con l’intervento francese, e poi spagnolo, a fianco delle tredici colonie (a cui diedero «pieno appoggio per mare e per terra») al fine di contrastare il dominio dei mari della flotta britannica.  

Nel 1783 col Trattato di Versailles la Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle tredici colonie nordamericane e restituì alcuni territori ai francesi. La causa della libertà aveva trionfato. E la sua vittoria contribuì ad incoraggiare quanti in Europa contestavano il principio di autorità e le gerarchie politiche e sociali dell’antico regime. I semi lanciati dagli appena costituiti Stati Uniti d’America germoglieranno nella Rivoluzione francese.  

La libertà, quando comincia a mettere radici, è una pianta di rapida crescita.

George Washington