Il rischio della globalizzazione: mondializzazione dei mercati, megalopoli, multiculturalismo, identità e consumi

Il rischio della globalizzazione: mondializzazione dei mercati, megalopoli, multiculturalismo, identità e consumi A cura di Bianca Dematteis.

Cos'è la globalizzazione e cosa comporta multiculturalismo, identità dei popoli e consumi? Significato e caratteristiche della globalizzazione

1Cos'è la globalizzazione? Definizione

John Kenneth Galbraith: economista americano nato in Canada, emigrò dall'Ontario nel 1931 e scrisse molti libri di finanza ed economia
John Kenneth Galbraith: economista americano nato in Canada, emigrò dall'Ontario nel 1931 e scrisse molti libri di finanza ed economia — Fonte: getty-images

Molti studiosi hanno cercato di offrire una definizione di globalizzazione. Una spiegazione generale può essere quella proposta da Ted Lewellen che la spiega in questi termini: “flusso crescente di commercio, finanza, cultura, idee e persone, consentito dagli sviluppi delle tecnologie di comunicazione e di trasporto, nonché dalla diffusione del neocapitalismo liberale”.   

In generale, si può sottolineare come il termine indichi un processo che tocca dimensioni sociali, culturali ed economiche su scala internazionale.   

Integrazione tra i mercati internazionali e movimenti continui di persone, merci, capitali sono gli aspetti più evidenti della globalizzazione. Per mezzo della tecnologia, i flussi di beni e informazioni possono avvenire in brevissimo tempo, se non in diretta, e in dimensioni che superano i confini degli stati nazionali.   

Un punto essenziale, e che segna una frattura rispetto ai secoli passati, è dato dallo sviluppo delle tecnologie e dei media che hanno permesso di accelerare fenomeni, la comunicazione e la relazione tra le economie dei diversi paesi, che esistono da secoli. La dimensione nazionale non è più sufficiente a rappresentare e definire una società, perché questa risulta “stirata” su tutto il mondo, come evidenzia l’antropologo Anthony Giddens in una sua icastica affermazione.

2Globalizzazione economica

Immanuel Wallerstein, febbraio 1997. Francia
Immanuel Wallerstein, febbraio 1997. Francia — Fonte: getty-images

Già negli anni Settanta, il sociologo ed economista Immanuel Wallerstein usa la formula sistema-mondo per descrivere la dimensione internazionale dell’economia capitalistica il cui raggio di azione supera la dimensione nazionale. Il progresso tecnologico, la liberalizzazione dei mercati, la rivoluzione informatica, hanno cambiato profondamente l’economia.

Il fenomeno della globalizzazione si manifesta attraverso una internazionalizzazione dei mercati, non solo dei beni e dei servizi – la moda con il marchio italiano vende in tutto il mondo ed è a disposizione di acquirenti che vivono lontano dall’Italia, ad esempio – ma anche di quelli finanziari (centrale è il ruolo della finanza e dei prestiti internazionali).

2.1La mondializzazione dei mercati

Raffineria di Sannazzaro de' Burgondi della multinazionale italiana di petrolio e gas ENI. Foto del 29 marzo 2019
Raffineria di Sannazzaro de' Burgondi della multinazionale italiana di petrolio e gas ENI. Foto del 29 marzo 2019 — Fonte: getty-images

La globalizzazione è innanzitutto un fenomeno legato alla liberalizzazione dei mercati finanziari e della produzione dei beni.  La mondializzazione dei mercati è forse l’aspetto economico della globalizzazione che più è percepibile nella vita quotidiana. È una espressione che indica gli intrecci su scala globale della progettazione di un prodotto, della sua distribuzione e vendita, del suo consumo

La produzione dei beni è spesso delocalizzata in aree più povere, perché i lavoratori percepiscono stipendi più bassi, generalmente i controlli sulla sicurezza e sulla tutela dei lavoratori sono minori o più facilmente aggirabili, la tassazione è più bassa. La globalizzazione dunque utilizza la sperequazione tra paesi poveri e paesi ricchi e accelera ulteriormente l’estendersi di questo divario

Spesso poi, le grandi aziende, risparmiando sulla produzione, investono la quantità maggiore di denaro sul marchio, sulla pubblicità e su quelle operazioni che mirano a rendere un brand sempre più riconoscibile e identificabile in qualunque parte del mondo esso sia venduto. È una operazione che incide profondamente sulla cultura e sugli immaginari collettivi.

La sede della Banca mondiale a Washington. E' un'istituzione finanziaria internazionale delle Nazioni Unite che fornisce aiuti e finanziamenti ai paesi in via di sviluppo
La sede della Banca mondiale a Washington. E' un'istituzione finanziaria internazionale delle Nazioni Unite che fornisce aiuti e finanziamenti ai paesi in via di sviluppo — Fonte: getty-images

Infine, è opportuno ricordare che i mercati e gli scambi sono stati di dimensioni internazionali almeno dalla modernità, ma, con la globalizzazione in atto, si registra una debolezza dello stato nazione nella sua possibilità di dominare e controllare le transazioni. Infatti, le economie sono sempre più connesse e premono sugli stati e sulla politica affinché vengano ulteriormente ristretti i margini di regolazione e di controllo sui flussi di merci e di capitali.

Esistono tuttavia degli organismi sovranazionali realizzati con l’obiettivo di controllare e regolamentare l’economia su scala globale. Ad esempio:

  • World Trade Organization (WTO, organizzazione mondiale del commercio);
  • Monetary found international (MFI, Fondo monetario internazionale);
  • la Banca mondiale.

3Globalizzazione e consumi

Zygmunt Bauman
Zygmunt Bauman — Fonte: getty-images

Zygmunt Bauman scrive che la società in cui viviamo non ha più bisogno di una massa di manodopera e di eserciti di leva, come accadeva nella società moderna, ma habisogno di impegnare i suoi membri nel ruolo di consumatori”. I consumi hanno un’importanza fondamentale per comprendere la globalizzazione, nata in primo luogo come fenomeno economico.

Con la globalizzazione è cresciuto il numero di consumatori e sono aumentate le tipologie di merci che possono raggiungere i mercati di tutto il mondo. Ovviamente, le condizioni di povertà non permettono spesso al lavoratore che produce una merce per conto di una multinazionale di divenirne allo stesso tempo un suo acquirente. Non esiste più un mercato legato alla dimensione nazionale: un italiano viaggia su un’auto di marca tedesca, negli Stati uniti si possono indossare jeans di una catena di abbigliamento svedese, ma prodotti in Bangladesh, le insegne di McDonald’s campeggiano uguali nella maggior parte delle città.

L’economista John Kenneth Galbraith ha sottolineato il ruolo dei produttori, e della pubblicità, nel creare nuovi bisogni nei potenziali consumatori. L’integrazione economica e l’uso della tecnologia hanno fatto sì che il mercato, divenendo globale, muovesse nella direzione di uniformare i modelli di consumo.

Tuttavia, con la globalizzazione le differenze non sono annullate, anzi il divario tra paesi ricchi e quelli più poveri, che partecipano solo in parte ai consumi, è accentuato. Bauman ha infatti evidenziato come, nonostante la spinta all’omologazione per quanto riguarda i consumi, la popolazione mondiale sia suddivisa:

  • tra i globalizzati, cioè coloro che vivono una vita globale e partecipano, in misura diversa, a questo processo;
  • gli esclusi, costretti a vivere ai margini e in contesti sfavorevoli.

4Megalopoli e globalizzazione

Baltimora: città degli Stati Uniti d'America nello Stato del Maryland
Baltimora: città degli Stati Uniti d'America nello Stato del Maryland — Fonte: getty-images

Le megalopoli sono l’unione di diverse aree metropolitane e di agglomerati urbani. Il termine, di origine greca, fu usato all’inizio degli anni Sessanta dal geografo Jean Gottmann per indicare l’area che si estende sulla costa atlantica degli Stati Uniti da Boston a Washington D.C e che comprende, oltre a queste due metropoli, anche New York, Filadelfia, Baltimora. Il termine impiegato sottolineava la continuità tra queste città, unite come se fossero un’unica grande metropoli, accumunate da periferie sempre più estese e notevole crescita demografica, alta concentrazione di servizi e industrie.

Altre megalopoli sono:

  1. l’area che comprende San Paolo e Rio de Janeiro in Brasile;
  2. la Pianura Padana (da Torino al Veneto);
  3. la regione giapponese tra Tokyo e Yokohama;
  4. l’area del Reno in Germania;
  5. l’area che da Londra si estende verso il centro e il Nord Europa.
I lavoratori montano i cavi su una torre di trasmissione ad alta tensione da 500 kv il 22 ottobre 2018. Città di Zhoushan, Cina
I lavoratori montano i cavi su una torre di trasmissione ad alta tensione da 500 kv il 22 ottobre 2018. Città di Zhoushan, Cina — Fonte: getty-images

Con l’informatizzazione, la delocalizzazione della produzione industriale e le telecomunicazioni (e quindi con l’affermarsi di alcuni caratteri propri della globalizzazione) e a causa di fattori principalmente politici, in primis le guerre, si sono sviluppate megalopoli soprattutto nei paesi in via di sviluppo. In queste realtà le megalopoli sono caratterizzate da una distesa di periferie costruite attorno a un nucleo centrale. Povertà, sperequazione economica e sociale, differenze nella possibilità di accedere ai servizi sono tra i tratti principali delle megalopoli in queste aree. 

5Globalizzazione, multiculturalismo e identità

Emigranti italiani in partenza per l'America dal porto di Genova, 1910
Emigranti italiani in partenza per l'America dal porto di Genova, 1910 — Fonte: getty-images

La convivenza in un medesimo territorio tra soggetti provenienti da culture differenti è una caratteristica della pressoché totalità delle comunità umane, in ogni epoca storica. Gli spostamenti e i fenomeni migratori sono sempre esistiti, sebbene negli ultimi decenni le migrazioni siano aumentate e paesi che tradizionalmente erano di emigrazione siano divenuti anche Stati nei quali si immigra, come dimostra il caso italiano. 

Il multiculturalismo è una espressione che non si limita a fotografare la pluralità di culture in un territorio, ma oggi è impiegato per sottolineare: 

  • la necessità che la politica riconosca le minoranze culturali presenti su un territorio;
  • la richiesta che al riconoscimento facciano seguito azioni politiche volte a tutelare le minoranze e a garantirne un trattamento equo.

Il multiculturalismo è dunque sia uno stato di fatto, sia un impegno volto alla coesistenza tra culture, nel rispetto delle differenze. Il multiculturalismo presuppone un modello di coesistenza e convivenza opposto a quello che tende a realizzare l’assimilazione, che si propone invece di assorbire le varie culture, annullandone le differenze e conformandole ai valori dominanti. Il tema del multiculturalismo e dell’omologazione culturale sono questioni di stringente attualità.

Molto spesso si fa riferimento alla questione dell’identità. Componenti sociali conservatrici sostengono che prema sulle identità, cioè su ciò che è considerato il carattere nazionale di un popolo, la minaccia della convivenza con culture differenti da quella che è considerata come originaria. L’identità tuttavia non è una realtà statica, fissa, sempre uguale a se stessa e che può risolversi in una appartenenza nazionale.

L’identità è sempre mutevole, flessibile, dinamica: è un prodotto culturale che l’uomo inventa e manipola e che funziona su base oppositiva. L’identità è sincretica perché intreccia ciò che un soggetto seleziona della propria biografia e considera in grado di definirlo e aspetti legati al contesto. Nessuna identità è infatti sottoponibile a una definizione immutabile.

6Guarda il video sulla globalizzazione. Che cos'è la globalizzazione?