Rime di Dante Alighieri: temi e stile

Rime di Dante Alighieri: temi e stile A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Temi e stile delle Rime di Dante Alighieri, raccolta di 54 liriche scritte nella giovinezza fino ai primi anni dell'esilio e non inclusi dall'autore ne' all'interno della Vita nuova ne' dentro il Convivio.

1Le Rime di Dante

Dante Alighieri
Dante Alighieri — Fonte: getty-images

Le rime sono la raccolta complessiva di tutta la poesia dantesca non inclusa nella Vita nuova e nel Convivio che va dalla giovinezza del poeta sino ai primi anni dell’esilio; per intenderci dal 1283 al 1307. È un’opera di riflesso, quasi un laboratorio poetico a differenza del Canzoniere di Petrarca. Manca di un progetto e l’edizione odierna è stata messa insieme dai filologi secondo criteri compositivi e cronologici, anche se parlare di cronologia in Dante è sempre complesso, dato che le informazioni a riguardo non sono moltissime.  

Le rime sono composte da 54 componimenti di sicura attribuzione dantesca, divise in 34 sonetti, 13 canzoni, 5 ballate e 2 sestine. A queste poesie, ne vanno aggiunte 26 di dubbia attribuzione e altri 26 testi di «corrispondenti» poetici, tra cui Guido Cavalcanti, Cecco Angiolieri, Cino da Pistoia.  

In base alla cronologia e ai temi trattati le poesie vengono solitamente suddivise in cinque gruppi:  

  1. rime giovanili e stilnovistiche;
  2. tenzone con Forese Donati;
  3. rime «petrose»;
  4. canzoni dottrinali e allegoriche;
  5. rime dell’esilio.
Opera del Vasari che rappresenta i grandi poeti del 200 e 300 tra cui Guittone D'Arezzo
Opera del Vasari che rappresenta i grandi poeti del 200 e 300 tra cui Guittone D'Arezzo — Fonte: getty-images

L’opera è caratterizzata da «un’inesauribile ricerca sperimentale e da una tendenza alla definizione realistica della materia trattata» (Luperini). Vi è poi la centralità del tema amoroso, una costante da cui restano esclusi pochissimi componimenti. Dante attinge a tutte le fonti stilistiche disponibili e le rielabora con originalità creando le premesse per l’importante e decisivo sviluppo della lirica amorosa che ci sarebbe stato dopo di lui. 

I modelli sono: i siculo-toscani delle rime giovanili – specialmente Guittone d'Arezzo, modello poi rifiutato nel De vulgari eloquentia; gli stilnovisti con Cavalcanti in primis, suo maestro della lirica d’amore; i provenzali del trobar clus come Arnaut Daniel, da cui apprende la sestina, una delle strutture poetiche chiuse più belle e misteriose; i poeti comico-realistici, tra cui Rustico Filippi e Cecco Angiolieri

2Dante: rime giovanili e stilnovistiche

A fianco alla Vita nova fioriscono tante altre poesie che Dante però scelse di non includere nell’opera. Sono il gruppo più nutrito ed è qui che troviamo i testi della prima produzione lirica di Dante e vediamo un poeta alle prese con i suoi primi esperimenti, che studia i modelli della poesia cortese, siciliana e siculo-toscana e tenta di trovare la sua voce e, sì, anche di farsi degli amici tra i colleghi di penna. Troviamo sonetti di «corrispondenza» con altri poeti (soprattutto guittoniani), componimenti d'occasione, liriche amorose. 

Più ci avviciniamo agli anni 90 del Duecento più entriamo nell’atmosfera della Vita nova e infatti alcuni testi sono dedicati a Beatrice, ma altri a donne diverse indicate con vari senhals tra le quali Lisetta, Fioretta, Violetta: nomi che oggi ci dicono davvero poco ma che per Dante saranno stati importanti. 

Cino da Pistoia
Cino da Pistoia — Fonte: ansa

Ci sono alcuni sonetti di corrispondenza con amici stilnovisti come Cino da Pistoia, ed altri che pur non essendo di argomento amoroso rientrano comunque nell'atmosfera della cerchia stilnovistica per la loro impostazione elitaria e il sentimento aristocratico dell’amore: tra questi spicca il celebre sonetto Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io, uno dei più belli e incantati, in cui si celebra l'amicizia e il sodalizio poetico di Dante con Guido Cavalcanti e Lapo Gianni.

Gran parte di queste liriche furono composte a Firenze, ma ce n’è una ambientata a Bologna: è il sonetto Non mi poriano già mai fare ammenda, in cui è nominata la famosa Torre della Garisenda.

3Dante e il tenzone con Forese Donati

È uno scambio di sonetti polemici e ingiuriosi con l'amico e rivale poetico Forese Donati, appartenente alla famiglia attorno a cui si stringevano i Guelfi Neri fiorentini. È un gruppo di sonetti molto dibattuto dalla filologia dantesca, soprattutto perché non tutti sembrano autentici: in particolare la seconda coppia, sembra spuria, frutto di una rielaborazione quattrocentesca: ma non sono solo supposizioni, al momento. Sono sei sonetti in tutto: tre di Dante e tre di risposta di Forese, che poi Dante collocherà nel Purgatorio (Purg. XXIII-XXIV). Anche questo fatto è stato messo in relazione con la tenzone, suggerendo un’evoluzione nel rapporto tra i due. 

Comunque i sonetti dovrebbero essere scherzosi e ironici, secondo i dettami delle tenzoni poetiche del vituperium che aveva Rustico Filippi come esponente di maggior peso in Toscana; anche perché – e bisogna ricordarlo – Dante era sposato con una Donati, Gemma, cugina di terzo grado di Forese e all’epoca le parentele contavano eccome e Dante fu sempre molto legato ad alcuni parenti della moglie.

Le accuse che i due si scambiano reciprocamente sono di vario tipo e mentre Dante accusa Forese di essere un ghiottone, un ladro e di trascurare la moglie Nella, Forese accusa Dante di essere un vile anche perché avrebbe dovuto vendicare un'offesa fatta al padre Alighiero, accusato anche di praticare l’usura.

Questi sonetti furono composti sicuramente dopo la Vita nuova, forse negli anni 1293-1296 e sono stati indicati come prove del «traviamento» morale di Dante, colpevole di sopravvalutare la filosofia rispetto alla teologia, e di condurre uno stile di vita più goliardico con Forese compagno di brigata.

La tenzone è un ludo (un gioco) poetico che aveva antecedenti nel contrasto e che proseguirà anche nel Quattrocento e nel Cinquecento. Il fatto che si tratti di un ludo poetico emerge dal fatto che Forese è protagonista del canti XXIII-XXIV del Purgatorio – e dunque viene salvato da Dante – passo dell’opera in cui peraltro l'anima di Forese si commuove al ricordo della moglie Nella, ingiuriata da Dante nel sonetto Chi udisse tossir la malfatata.

L'incontro tra Dante e Forese Donati nel Canto XXIII del Purgatorio
L'incontro tra Dante e Forese Donati nel Canto XXIII del Purgatorio — Fonte: getty-images

Dunque, considerando la finzione letteraria, sembrerebbe che Dante abbia dell’amico uno splendido ricordo. Nell'episodio del poema Dante rievoca anche con rammarico il periodo di baldorie e bagordi vissuti insieme, che è stato ritenuto secondo alcuni interpreti come una causa del suo presunto traviamento e del viaggio ultraterreno in Purg., XXIII, 115-117: «Per ch’io a lui: “Se tu riduci a mente / qual fosti meco, e qual io teco fui, / ancor fia grave il memorar presente”».

Tuttavia Michelangelo Zaccarello, sulla scorta di Savarese è di diverso avviso e vede che il “memorar presente”, significa “raccontare quanto segue”: e quindi non ci sarebbe una vera e propria relazione tra la tenzone e il passo del Purgatorio. Inoltre non tutte le poesie della tenzone potrebbero essere autentiche (in particolare il dittico debole sembrerebbe quello centrale). Questo per far capire quanto sia problematico addentrarsi nella filologia dantesca e che brutto scherzo Dante ci abbia giocato nel non lasciarci dei codici (libri) ben curati e firmati di suo pugno come hanno fatto Petrarca e Boccaccio!

4Rime «petrose»

Sono rime dure, aspre, e mi fanno pensare un po’ al Rock and Roll. Ce lo vedrei un Dante scatenato su un palco. Scherzi a parte, le tematiche di questi quattro componimenti – due canzoni e due sestine, collocabili nella fascia di tempo 1296-1300 – sono profondamente diverse dall’atmosfera rarefatta delle poesie stilnovistiche. Queste poesie sono dedicate a una donna Petra (o Pietra) – senhal dal significato fin troppo evidente, altro che donna-angelo dello Stilnovo! – che appunto è dura, crudele, scostante, respinge il poeta e suscita in lui desiderio di rivalsa e vendetta. Assomiglia molto alla Becchina di Cecco Angiolieri, in questo, e dunque ad una Anti-Beatrice.

Dante si ispira alla tradizione provenzale del trobar clus, soprattutto ad Arnaut Daniel dal quale trae la forma metrica della sestina e della sestina doppia, un vero virtuosismo tecnico che ripeteva secondo uno schema prefissato le stesse parole-rima.

Lo stile è oscuro, difficile da comprendere, e Dante fa ampio uso di parole ricercate e rare, spesso alla ricerca di un effetto sonoro stridente (aspro), pur mantenendosi nella tradizione della lirica amorosa.

È molto discusso se la donna Petra, figura femminile più terrena, che esprime un amore fisico e carnale antitetico a quello di Beatrice narrato nella Vita nuova, sia da identificare con una donna reale o non sia allegoria della filosofia, come la donna gentile così reinterpretata nel Convivio. La durezza della donna e il suo ostinato rifiuto verso Dante – il quale grida «Ohmè, perché non latra / per me, com’io per lei, nel caldo borro?» – sarebbero simbolo della difficoltà dell'autore nell'affrontare lo studio delle tematiche filosofiche, cui si era accostato dopo la morte di Beatrice. Non è escluso che tale esperienza intellettuale e poetica sia parte del «traviamento» di Dante che proprio Beatrice gli rimprovera nel Canto XXX del Purgatorio, in cui il poeta è accusato di tradimento a causa della sua passione per altre donne tra le quali una pargoletta protagonista di alcune rime amorose. Insomma: è in altro aspetto di Dante che difficilmente si riesce a illuminare, tra biografia e narrazione di sé.  

5Canzoni di Dante, dottrinali e allegoriche

Di ben altro tenore rispetto alle petrose sono queste canzoni di argomento filosofico e di struttura allegorica, risalenti quasi sicuramente ai primi anni dell’esilio e destinate al Convivio per essere corredate di commento. Nell’allegoria amorosa è così espresso l’ardore intellettuale del poeta che lo porta ad una costante ansia di conoscenza. L’impostazione allegorica diventa così predominante e la figura femminile diventa solo un’astrazione filosofica.

Infatti la conoscenza, secondo l’immaginario biblico, avviene in modo sponsale. Ma non si tratta solo di allegoria: infatti in Le dolci rime d’amor ch’io solia (1295) Dante affronta anche problemi morali, come la nobiltà, uno dei nodi cruciali di tutta la sua vita al punto da parlarne in continuazione anche nella Commedia.

Lo sforzo stilistico si evince anche dal tentativo di tentare nuove strade poetiche con una rima «aspra e sottile».

Lo stile è elevato e curato, concettoso anche e certamente lontano dalla leggerezza delle poesie amorose dedicate a Beatrice. Emerge una maggiore consapevolezza poetica perché i testi vanno ad affrontare i nuovi argomenti. Queste rime sono dedicate alla leggiadria, virtù abbandonata dagli uomini nei tempi presenti, alla potenza nobilitante dell'amore, all'amore per la sapienza, alla liberalità.

Si avverte la piena svolta politica di Dante che proprio in quegli anni stava diventando uno degli uomini più in vista di Firenze, esperto di ars dictaminis, stimato da entrambe le fazioni in lotta, i Bianchi e i Neri.

6Rime politiche e dell'esilio

Nelle rime scritte dopo l’esilio Dante ancora non aveva preso in mano il progetto della Commedia cui avrebbe atteso a partire dal 1304 (termine post quem aveva di sicuro cominciato). Tra tutte le liriche di questo periodo spicca Tre donne intorno al cor mi son venute, (forse del 1302) in cui Dante immagina la Giustizia universale, la Giustizia umana e la Legge naturale simboleggiate dalle donne che dialogano con lui sui mali del mondo. Sono canzoni in cui Dante si sente amareggiato e si sente paradossalmente onorato del disonore ricevuto, poiché è segno della sua statura morale e dell’ingiustizia subita: si proclama così cantor rectitudinis, «cantore della rettitudine», lamentando la mancanza di virtù e moralitàà nel mondo che ha causato il suo ingiusto esilio: Dante quindi si proclama «exul immeritus», ossia esule senza colpa. 

Nella canzone Doglia mi reca (forse anch’essa destinata al Convivio) si scaglia invece contro l’avarizia e contro la ragione di mercatura della borghesia emergente, usando addirittura un tono apocalittico tipico delle invettive che costellano la Commedia. 

Dunque in queste liriche l’argomento a cui il poeta quindi si dedica maggiormente è quello politico e civile, radicalizzando la critica alla civiltà comunale e ai suoi valori che poi sarà approfondita nella Commedia nei canti politici e non solo. 

    Domande & Risposte
  • Quante sono le Rime di Dante?

    54 suddivise in divise in 34 sonetti, 13 canzoni, 5 ballate e 2 sestine.

  • In che lingua sono scritte le Rime?

    In italiano volgare.

  • Quando sono state scritte le Rime?

    Dalla giovinezza ai primi anni dell'esilio, approssimativamente tra il 1283 e il 1307.