Giovanni Giolitti e le riforme

Di Elisa Chiarlitti.

Giovanni Giolitti e le riforme: leggi il riassunto sul secondo governo Giolitti e le sue riforme e guarda la mappa concettuale sulla storia d'Italia

Giovanni Giolitti: riforme
Giovanni Giolitti: riforme — Fonte: ansa

GIOVANNI GIOLITTI: RIFORME

Il Re il 15 febbraio 1901 nominò Giuseppe Zanardelli nuovo Capo di Governo, ma la propria carica durò solo due anni, il 3 novembre 1903 l’esecutivo passò nelle mani di Giovanni Giolitti che diede vita al suo Secondo Governo. Giolitti diede a questo suo incarico una nuova impronta liberale soprattutto in campo economico e sociale, specialmente riguardo le questioni sindacali. Egli a differenza dei predecessori, non isolò la nuova corrente socialista, piuttosto accolse nel governo i suoi rappresentanti come Filippo Turati in maniera da istituire un dialogo che potesse far crescere il Paese; nei confronti dei sindacati e delle loro agitazioni si dimostrò comprensivo e aperto alla costruzione di un dialogo costante con le organizzazioni operaie e contadine al fine di migliorare le condizioni lavorative e così risolvere le manifestazioni di dissenso.

GIOVANNI GIOLITTI: RIFORME A TUTELA DEI LAVORATI

Giolitti attuò con il proprio Governo numerose riforme volte alla tutela dei lavoratori soprattutto, regolamentò il lavoro minorile e femminile, introdusse regole precise per il pagamento d’indennità per vecchiaia, e per infortunio. Il Governo Giolitti visse una breve crisi in cui il Capo di Governo fu sostituito con Alessandro Fortis uomo vicino a Giolitti e dopo pochi mesi anch’egli lasciò la poltrona a Sidney Sonnino, ma ben presto Giolitti riformò il Terzo Governo, il più duraturo, nel maggio 1906.

Storia d'Italia tra '800 e '900: Mappa concettuale

In questa sua terza carica Giovanni Giolitti continuò il lavoro intrapreso dal suo precedente Governo, con una maggiore attenzione alle finanze dello Stato, di fatti, una delle riforme attuate a pochi mesi dalla sua carica fu di rivalutare i tassi dei titoli di Stato, manovra che comportò un notevole incremento di beni nelle casse dello Stato, queste nuove entrate furono utilizzate in parte per il potenziamento della linea ferroviaria ormai nazionalizzata, e per la ricostruzione delle città di Reggio Calabria e Messina duramente colpite dal terremoto e dal conseguente maremoto del 1908.

Un concreto aiuto alle popolazioni del meridione fu di esonerare i territori agricoli da imposte in maniera che i piccoli proprietari terrieri potessero intensificare la produzione e riavviare il commercio di prodotti agricoli. L’economia interna del Regno fu altresì aiutata dal fenomeno dell’emigrazione all’estero di numerosi italiani, soprattutto del sud del Paese i quali, nonostante guadagnassero all’estero, spedivano in patria i risparmi, anche questo tipo di reinvestimento permise allo Stato di bonificare i conti e ottenere una perfetta stabilità finanziaria.

La storia d'Italia tra l'800 e il '900:

GUARDA IL VIDEO SUL RISORGIMENTO