Ribaltamento: testo e commento alla poesia di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

Testo e commento a Ribaltamento, poesia di Eugenio Montale in cui il poeta descrive un'esperienza mentale al confine tra sonno e veglia. A cura di Marco Nicastro.

RIBALTAMENTO: TESTO

In questa poesia Montale sembra descrivere un sogno o comunque un'esperienza mentale al confine tra il sonno e la veglia, come sembra confermare l'azione di curvare il braccio per toccare il pavimento, proprio come accade a chi, stando disteso sul letto, se allontana di poco un braccio dal corpo riesce a farlo penzolare verso la superficie del pavimento.

RIBALTAMENTO
La vasca è un grande cerchio, vi si vedono
ninfee e pesciolini rosa pallido.
Mi sporgo e vi cado dentro ma dà l'allarme
un bimbo della mia età.
Chissà se c'è acqua. Curvo il braccio
e tocco il pavimento della mia stanza.

RIBALTAMENTO: COMMENTO

Che possa trattarsi di un sogno sembra confermato anche da un altro indizio: Montale dice che un bimbo «della sua età» dà l'allarme mentre lui sta per cadere in acqua sporgendosi verso l'interno di una vasca. Si può fare un'affermazione del genere solo se nella scena descritta Montale è un bambino, se ha l'età di quel bambino che dà l'allarme. Altri autori invece ritengono, con buone ragioni, che si tratti della rievocazione consapevole di un ricordo d'infanzia. In ogni caso, che ci si trovi dinnanzi a un ricordo o a un sogno poco cambia: si tratta sempre di una scena fantasticata relativa all'infanzia.

RIBALTAMENTO: SIGNIFICATO

Cosa vuole dirci Montale in questi pochi versi? Analizzando la poesia da un punto di vista simbolico vi si può ritrovare una metafora centrale, quella della vita come una vasca d'acqua piena di cose, in cui si può però anche affogare. C'è un'idea di morte ben chiara quindi, nonostante l'iniziale amenità della scena data dall'evocazione, abbastanza infantile anch'essa, dell'immagine delle ninfee e dei pesciolini. La vita, che sembrerebbe un'esperienza bella e interessante, in realtà nasconde dei pericoli. Non solo, ma si potrebbe anche parlare di vagheggiamento del suicidio in quell'immagine dello sporgersi incauto verso l'acqua della vasca. In che modo? Dobbiamo tenere presente che, nella dimensione collettiva dell'inconscio teorizzata da Jung, l'acqua è simbolicamente associata all'idea della vita, come appare anche in diversi miti dell'umanità. Ognuno di noi, prima di nascere, è immerso nel liquido amniotico della placenta, ancora inconsapevole di sé e del mondo, in uno stato di benessere assoluto. Noi tutti abbiamo navigato nel “mare uterino” delle nostre madri prima di venire alla luce, e l’acqua si ricollegherebbe nella nostra mente proprio a quello stato, di cui (secondo Jung) conserveremmo ricordo nel nostro inconscio. Per questo motivo alcuni autori in ambito psicoanalitico hanno associato l'idea del suicidio a un desiderio di ritorno dell'individuo a quello stadio di benessere assoluto tipico delle prime fasi della vita.

"La vasca è un grande cerchio, vi si vedono | ninfee e pesciolini rosa pallido".
"La vasca è un grande cerchio, vi si vedono | ninfee e pesciolini rosa pallido". — Fonte: istock

Del resto l'acqua in questo componimento è associata esplicitamente all'infanzia. È come se Montale ci dicesse che è vita solo quella dell'infanzia, in cui c'è anche chi, del tutto spontaneamente e gratuitamente, si interessa a te, al tuo benessere (un po' come il cagnolino Galiffa), condizione simboleggiata dal bambino che dà l'allarme per il pericolo corso dal Montale-bambino. L'autore inoltre si chiede anche «Chissà se c'è ancora acqua», come a dire: chissà se dentro di me c'è ancora acqua, se è rimasto qualcosa – potremmo dire – di quel benessere, di quella felicità infantile di cui rimane memoria nell'inconscio, come dicevamo. Sembrerebbe che la risposta finale sia negativa, almeno conoscendo il pessimismo i Montale e in particolare il tornare frequente del pensiero alla morte, da uomo ormai anziano e disilluso, tipico di questa raccolta.
In questo sogno o fantasia ad occhi aperti, Montale sente la nostalgia di quel benessere antico, il suo attuale prosciugamento, il desiderio di ritornare a quello stato di felicità tuffandosi in un'ipotetica vasca della vita (o suicidandosi). Si tratta di una condizione esistenziale, quella del prosciugamento e dell'aridità interiore, insita già simbolicamente nel titolo della prima e più famosa raccolta poetica di Montale, Ossi di seppia, titolo che probabilmente richiama i resti calcarei degli scheletri di questi molluschi che il mare lascia sulla spiaggia.
Nelle raccolte del Montale anziano però, a differenza che nelle prime, sono completamente scomparsi i rari barlumi di speranza e la possibilità di trovare dei “varchi” nella difficile realtà umana, ponendosi come le raccolte del ricordo (spesso amaro) e del vagheggiamento della morte. Possiamo quindi dire che il suicidio immaginato, ma rielaborato nella fantasia tramite la scena del cadere nell'acqua del bambino-Montale, potrebbe essere visto come un bisogno di fuga da una condizione di estrema infelicità e aridità interiore, da una profonda stanchezza esistenziale.
La fantasia è angosciante, e Montale “si salva” uscendone momentaneamente attraverso il contatto col pavimento della stanza, con la realtà quotidiana ben nota.

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