Riassunto sulle teorie evolutive prima di Darwin

Di Redazione Studenti.

Le teorie evolutive prima di Darwin: fissità delle specie, Buffon, la teoria delle catastrofi di Cuvier, teoria evolutiva di Lamarck e Darwin

TEORIE EVOLUTIVE PRIMA DI DARWIN

Teorie evolutive prima di Darwin
Teorie evolutive prima di Darwin — Fonte: getty-images

Nel IV secolo il filosofo greco Aristotele sosteneva che le specie sono immutabili e che quindi non si evolvono.

Il pensiero cristiano più antico ignorò quasi totalmente il problema dell’origine e dell’evoluzione della vita e non nutrì alcun interesse per le scienze naturali: Sant’Agostino affermava di voler conoscere “soltanto Dio, l’anima e assolutamente nulla più”.

Prima delle teorie di Darwin, gli scienziati credevano nella teoria della fissità delle specie secondo la quale gli organismi viventi attuali sarebbero uguali a quelli che furono creati all’inizio della vita sulla Terra. Questa teoria era supportata dalle convinzioni religiose che trovavano nel primo libro della Bibbia, la conferma che tutte le specie fossero state create a opera di Dio. Anche il naturalista Carlo Linneo, ideatore della nomenclatura binomia usata per classificare le specie, era convinto della fissità delle specie. Il suo criterio di classificazione, basato sulle somiglianze di forma e struttura, aveva scartato l’idea che le specie avessero antenati in comune.

TEORIA DELLE CATASTROFI

Intorno alla metà del 1700 lo studio dei fossili dimostrava l’esistenza di antichi organismi talvolta molto diversi da quelli attuali. Il naturalista Buffon avanzò l’ipotesi che i viventi si fossero originati a partire da un esiguo numero di antichissimi antenati.

Nello stesso periodo lo studio dei fossili portò Georges Cuvier, esperto di anatomia e zoologia, a formulare la teoria delle catastrofi per spiegare i cambiamenti di struttura e forma degli esseri viventi. Secondo tale teoria in origine, sulla Terra esistevano già tutte le specie viventi, ma a causa di periodici eventi catastrofici alcune specie scomparvero.

Nel 1801, invece, fu formulata la prima teoria evolutiva dal naturalista francese J. B. De Lamarck. Secondo tale teoria la natura aveva prodotto le varie specie partendo dalle più semplici per arrivare a quelle più complesse.

Le specie si erano trasformate attraverso cambiamenti determinati dalle abitudini e dall’ambiente.

Alla base della teoria c’erano due principi:

  • L’uso e il non uso degli organi. L’uso continuo e frequente di un organo fa in modo che l’organo si sviluppi e si ingrandisca, mentre il non uso costante ne provoca l’indebolimento e la sua scomparsa.
  • L’ereditarietà dei caratteri acquisiti. I caratteri acquisiti con l’uso o il non uso possono essere trasmessi alla discendenza e quindi ereditati dalle generazioni future. Ad esempio:
    • Ai serpenti sarebbero scomparse le zampe per il non uso dovuto all’abitudine di strisciare.
    • Gli uccelli acquatici avrebbero sviluppato zampe palmate per l’abitudine di battere le dita sull’acqua.
    • Alle giraffe si sarebbe allungato il collo per l’abitudine di mangiare le foglie più alte degli alberi.

CHARLES DARWIN E LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE

Il padre della moderna teoria dell’evoluzione è Charles Darwin, che nacque in Inghilterra nel 1809. Mostrò sin da ragazzo interesse per il mondo naturale e all’età di 22 anni partecipò ad un viaggio intorno al mondo con mansioni di naturalista su una nave che doveva percorrere le coste meridionali dell’America del Sud rientrando in Inghilterra dopo aver completato il giro del mondo attraverso l’oceano pacifico e indiano. Il viaggio durò 5 anni in cui Darwin effettuò numerose osservazioni che trascrisse accuratamente nei suoi appunti. Tutto questo lavoro gli servì per elaborare la sua teoria sull’evoluzione della specie. Durante le sue osservazioni nell’Oceano pacifico, nelle isole Galapagos, osservò che le varie specie si erano adeguate alle risorse delle varie isole. Per esempio una specie di fringuelli che differivano tra loro per dimensioni del corpo, piumaggio e forma del becco come se la specie si fosse adattata alle risorse alimentari delle isole.

Darwin si convinse quindi che le specie subiscono dei cambiamenti che le adattano all’ambiente generando specie diverse. Si trattava di trovare delle spiegazioni sulle cause che provocano i mutamenti.

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L'INFLUENZA DI MALTHUS

La lettura di un libro di uno studioso di economia (Thomas Malthus) suggerì a Darwin come la selezione naturale potesse agire su tutti gli organismi. Nel libro si parlava della crescita rapidissima della popolazione umana rispetto alle risorse alimentari disponibili e si affermava che solo le guerre, le epidemie e le carestie potevano limitare il numero degli abitanti ristabilendo un certo equilibrio.

Darwin allargò questa ipotesi a tutti gli organismi concludendo che anche in natura devono esistere dei fattori che limitano l’aumento esponenziale del numero dei viventi: limitata disponibilità di cibo, di spazio e di acqua, il clima e i predatori.

TEORIA DELLA SELEZIONE NATURALE

La teoria della selezione naturale di Darwin può essere così riassunta:

  • Ogni specie vivente genera più figli di quanti ne potranno poi sopravvivere in relazione allo spazio e alle risorse alimentari
  • Scoppia quindi una lotta per la sopravvivenza tra individui della stessa specie nella quale muoiono i meno adatti all’ambiente
  • Ogni specie presenta al suo interno una certa variabilità; a volte con caratteristiche vantaggiose e altre volte invece dannose
  • Nella lotta per l’esistenza sopravvivono solo gli organismi portatori dei caratteri vantaggiosi che potranno generare figli con gli stessi caratteri.

A lungo andare questo meccanismo porta alla formazione di nuove specie.

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