Riassunto e struttura del proemio del Decameron

Di Redazione Studenti.

Riassunto e struttura del proemio del Decameron di Giovanni Boccaccio. Cosa dice, quali sono i temi trattati, come è composto il proemio

DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO

Immagine tratta dal Decameron di Boccaccio
Immagine tratta dal Decameron di Boccaccio — Fonte: getty-images

Il Decameron è probabilmente l'opera più famosa e importante di Giovanni Boccaccio. L'opera è stata scritta a pochissima distanza dalla grave epidemia di peste che devastò l’Europa nel Trecento, quindi tra il 1349 circa al 1353

L'opera, come d'uso nel Medioevo, è composta da una cornice all'interno delal quale vanno ad inserirsi le novelle: dieci ragazzi (tre ragazzi e sette ragazze) sfuggono alla peste radunandosi in una villa in campagna, dove, per passare il tempo e tener lontani i cattivi pensieri, i giovani decidono di raccontare ciascuno a turno una novella. A decidere il tema a cui ogni novella risponderà, sarà il re o la regina della giornata.

DECAMERON, PROEMIO

Vediamo ora come è strutturato il proemio del Decameron:

Con il Proemio Boccaccio sembra voler in qualche modo giustificare la sua opera: in questa parte del libro l'autore dichiara in modo esplicito qual è il pubblico cui è destinato il libro ed il suo scopo.

Il libro è dedicato agli afflitti dalle pene d'amore, e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi. Le novelle saranno quindi per loro fonte di svago e di suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni.

Di conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato: l'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile riservato a donne gentili. Eppure non è composto da letterati: non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano leggere.

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Boccaccio usa, inoltre, il termine di peccato della Fortuna per spiegare la condizione femminile. Usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo: quello della Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi.

Questa capacità, che Boccaccio definisce industria, si rivelerà soprattutto negli uomini della classe emergente, cioè mercanti e nuovi borghesi, della quale fa parte anche lo stesso Boccaccio.

Questi "nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai ceti nobili: ecco perché Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare la classe alla quale sente di appartenere. Proprio per aver riconosciuto la capacità dell'uomo di interagire col proprio destino, Boccaccio si rivela una sorta di preumanista: nel trecento era ancora fortemente radicata l'idea che l'uomo fosse una "pedina" nelle mani del destino che si divertiva a muoverlo secondo un disegno preciso e, soprattutto, prestabilito.

Il secondo tema dichiarato in questo proemio è l'amore in tutte le sue forme:

  • L'amore cortese, per cui ci si ispira ai romanzi della grande tradizione
  • Gli amori più "terreni", per cui ci si ispira ai fabliaux francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito, a lungo tempo ritenuto scandaloso.

In qualsiasi forma Boccaccio parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo: la vera novità è quella per cui l'autore presenti l'amore con gli occhi di una donna.

Dal proemio si può inoltre intuire la struttura dell'opera in cui il narratore si identifica con l'autore stesso, anche se la narrazione delle varie novelle viene poi delegata ai ragazzi o agli stessi personaggi delle novelle.

I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio nel Proemio:

  • novella
  • favola
  • parabola
  • testo breve