Riassunto sulla religione nell'antica Roma

Di Redazione Studenti.

Religione nell'antica Roma: riassunto e storia della concezione religiosa dei Romani. Esempi e sintesi: chi sono Lari, Mani e Penati

ANTICA ROMA

Giove e Io
Giove e Io — Fonte: getty-images

La religione romana è di stampo politeista, ovvero caratterizzata dalla presenza di molte divinità. La divinità suprema a Roma è Giove (per i Greci Zeus), a cui tutti gli altri dèi sono soggetti come i membri di una stessa famiglia sono soggetti alla volontà di un padre.

La religione romana, a differenza di quella greca, ha un carattere razionale, pratico: per ogni aspetto dell’esistenza e per ogni attività di rilievo i Romani hanno un dio cui rivolgersi. Le solennità e le preghiere, infatti, traggono origine soprattutto dalla vita campestre, dalla guerra e da interessi precisi: si venerano gli dei che proteggono lo stato, le case, le famiglie e le molteplici attività dell’uomo nella vita pubblica e privata.

Come gli Etruschi, i Romani hanno lo scopo di ingraziarsi gli dei e conoscere le loro volontà attraverso i sacrifici e l’arte divinatoria.

LARI, MANI E PENATI

La religione a Roma è un fatto collettivo e cittadino e i membri dei collegi sacerdotali, che organizzano le cerimonie religiose, hanno compiti che interessano la vita dello stato. Le cariche religiose quindi non sono separate dalle funzioni politiche: si diventa pontefice negli stessi tempi in cui si diventa pretore o console, oltre che per gli stessi motivi.

I sacerdoti, che non costituirono quindi mai un gruppo separato dal resto della popolazione, svolgono le funzioni di pontefici, feziali, vestali, àuguri e arùspici.

Oltre alle divinità venerate pubblicamente, ciascuna famiglia aveva poi i propri geni tutelari: i Lari e i Penati, protettori della casa e dei suoi abitanti, e i Mani, le anime dei parenti defunti.