Riassunto de Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Luis Sepulveda

Di Redazione Studenti.

Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Luis Sepulveda: riassunto del libro, trama, significato, temi e commento al testo dello scrittore cileno

IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D'AMORE

Luis Sepulveda
Luis Sepulveda — Fonte: getty-images

L’autore inizia la narrazione del suo libro ambientandolo in un giorno ventoso della foresta amazzonica, mettendo subito in evidenza colui che sembra il protagonista.

Si tratta di un uomo anziano, il dottor Rubicundo Loachamin, un dentista che reputa il Governo responsabile di tutti i mali.

In una città come El Idilio il dentista è molto impegnato. Il sindaco di questa città aveva uno strano soprannome: ”lumaca”, perchè non faceva altro che sudare.

Nessuno era mai d’accordo con quello che diceva. Inoltre aveva modi sgarbati per definire gli Shuar, gli indigeni che abitavano la Foresta Amazzonica: li chiamava selvaggi.

Un giorno gli Shuar trovarono un cadavere sulla riva del fiume, lo portarono in città e il sindaco li incolpò dell’omicidio. Questi cercarono di difendersi al meglio ma non ci riuscirono.

Solo con l’aiuto di Antonio José Bolivar, un vecchio “saggio” del villaggio che sapeva leggere ma non scrivere. Il sindaco si rassegnò alla verità: quell’uomo era stato ucciso da un animale molto feroce: un tigrillo femmina, così aggressiva perché il gringo le aveva ucciso i cuccioli e ferito gravemente il maschio.

Il timore era che, con il passare dei giorni, il tigrillo potesse seminare terrore e morte nel paese.

Antonio José Bolivar aveva vissuto per molti anni con gli Shuar, diventandone amico. Un giorno, cinque avventurieri, per aprire una via alla corrente del fiume Nagaritza, fecero saltare con la dinamite la diga di contenimento dove deponevano le uova i pesci. Gli Shuar accorsero e i bianchi, spaventati, iniziarono a sparare colpendo due indigeni.

Uno di questi era Nushino, il migliore amico di Antonio, che gli fece promettere che l’avrebbe vendicato. Antonio tenne fede alla promessa fatta, anche se con modalità diverse da quelle attese. Si allontanò definitivamente dal villaggio e dopo alcuni giorni di navigazione giunse a El Idilio, suo paese natale.

Fu qui che, in una delle sue visite semestrali, conobbe il dottor Rubicondo Loachamin, recandosi da lui per placare i dolori ai denti. Qui, in occasione delle elezioni, scoprì di essere in grado di leggere. Non gli interessavano però i periodici. Un bel giorno “prese in prestito” un libro caduto dalle mani di un religioso appisolatosi sul molo di El Idilio, la biografia di San Francesco. Antonio si appassionò perchè parlava di animali e quando il religioso si svegliò, cominciò a fargli domande sui libri e sugli argomenti che trattavano.  

Gli venne così un gran desiderio di leggere. Tuttavia, poiché nel paese non trovava letture, si diresse verso El Dorado.

IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D'AMORE, TRAMA

Quando le piogge diminuirono Antonio José Bolivar abbandonò la capanna e si dedicò alla cattura di animali: questo sarebbe servito sia per pagarsi il viaggio di andata e ritorno a El Dorado, che per poter comprare dei libri da leggere nei momenti di solitudine.

Fece il viaggio di andata con il dentista che, una volta sbarcati a El Dorado, gli presentò la maestra del luogo. Questa, oltre ad offrirgli ospitalità, gli mostrò la biblioteca della scuola. Antonio cominciò ad esaminare i libri per rendersi conto di quale genere lo avrebbe appassionato. Capì così che i libri che lo interessavano erano quelli che trattavano di storie d’amore sia gioiose che tormentate. Raggiunta questa consapevolezza, Antonio chiese al dottore di portargli un paio di libri ogni volta che veniva a El Idillio.

Antonio dormiva poco e di primo mattino andava alla ricerca di gamberi per colazione. Fu in una di queste mattine che approdò al molo una canoa dove era riverso il corpo di un cercatore d'oro, con la gola squarciata e le braccia straziate Un'altra vittima preda del tigrillo.

Il pensiero che il tigrillo non fosse più così tanto lontano, aumentava la preoccupazione in Antonio José Bolivar. Un giorno piovigginoso, a El Idilio, mentre Antonio José Bolivar era immerso, come sempre, nei suoi libri, si udì un grido. La mula di Alkasenzer Miranda correva all'impazzata proprio in quel giorno piovoso.

Ben presto attorno ad essa si riunirono diversi uomini, che videro che la mula aveva una grossa ferita che partiva dalla testa e arrivava fino al petto. Il sindaco che ordinò di distenderla per terra e le sparò un colpo.

Dopo poco si accorsero che la mula era stata sellata e si chiesero dove fosse il cavallerizzo. Il giorno dopo il sindaco decise di andare da Miranda.

La carne dell'animale venne divisa, su ordine del sindaco fra tutti i presenti, che tornarono a casa contenti di ciò che avevano guadagnato.

La mattina seguente, come programmato, il gruppo di “giovani” avventurieri si mise in marcia, in cerca di Miranda, il cavallerizzo. A breve lo trovarono morto. Poco dopo trovarono anche un altro corpo senza vita: Plascencio.

Entrambi erano stati preda della furia disperata del tigrillo.

Per la paura di fare la stessa fine, il sindaco e il resto del gruppo abbandonarono la foresta. Fuggirono tutti tranne Antonio José Bolivar, che venne convinto a rimanere per dare la caccia al tigrillo, ricevendo una ricompensa se fosse riuscito a ucciderlo.

Antonio José Bolivar non era interessato al denaro, ma decise spontaneamente di restare in quel luogo.

Dopo vari giorni d’attesa, Antonio José Bolivar, in uno dei tanti confronti con il tigrillo, si decise a premere il grilletto.

Solo dopo Antonio José Bolivar si rese conto di ciò che aveva fatto. Adirato per il gesto, gettò in acqua la doppietta con la quale aveva messo a tacere per sempre il suo “rivale” e ripensò a come era potuto iniziare tutto questo: con l’avidità, il piacere sfrenato e crudele di soldi, di ricchezza.

IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D'AMORE, COMMENTO

Questo testo è molto interessante: il lettore è spinto a proseguire con la lettura per scoprirne il finale.

È ricco di sentimenti profondi e ha una particolarità: solo a metà del secondo capitolo risulta evidente al lettore chi sia il protagonista. A questi ed alla descrizione della sua vita e delle sue esperienze con gli Shuar è dedicato il terzo capitolo. 

Interessante la trattazione della disavventura che accade ad Antonio: il morso del serpente e le conseguenti cure ricevute dalle donne degli Shuar rendono Antonio immune dal veleno di quel rettile.

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Anche la parte relativa al duello finale fra il tigrillo femmina ed Antonio José Bolivar è avvincente e persino commovente: la sensibilità che dimostra la femmina è straordinaria.

Antonio José Bolivar è un personaggio molto particolare: uomo senza alcuna cultura ma profondamente saggio e conoscitore del mondo e degli uomini. È un uomo curioso, rispettoso dell’autorità, geloso delle proprie cose, onesto e generoso verso gli amici.

Il contenuto, anche se inventato, mi pare lo specchio della realtà: la ricchezza ed i soldi, per molte persone, sono l’unica cosa che conta nella vita.

Importa a pochi se vengono uccisi animali fondamentali per l’ecosistema, mentre ad alcuni uomini non fa proprio nessun effetto uccidere un animale.

Molto spesso, l’uomo uccide, anche senza una motivazione. "Va solo e semplicemente a caccia", dicono, ma nessuno pensa mai a quanto male può fare anche una sola uccisione.

Uccidendo un animale si corre il rischio di distruggere una famiglia per sempre, ma di questo nessuno si preoccupa, almeno fino a quando gli animali non iniziano a rischiare l'estinzione.

Il solo pensiero che si vivrebbe con la paura di essere cacciati, dovrebbe indurre gli uomini a smettere di modificare l’equilibrio della natura uccidendo animali.