Riassunto dei capitoli 13, 14 e 15 Promessi sposi

Di Redazione Studenti.

Capitoli 13, 14 e 15 Promessi sposi di Manzoni: riassunto. L’assalto della folla alla casa del Vicario, il discorso di Renzo dopo la rivolta del pane e Renzo dal notaio criminale

RIASSUNTO CAPITOLI 13, 14 E 15 DEI PROMESSI SPOSI

Riassunto dei capitoli 13, 14 e 15 Promessi sposi
Riassunto dei capitoli 13, 14 e 15 Promessi sposi — Fonte: ansa

Il vicario aveva cominciato a sentire le conseguenze della sommossa. Sulla sua tavola non era arrivato il pane fresco e lui stava facendo una digestione brusca e sofferta. D’un tratto sente venire delle voci, poi la voce possente della folla che si muove con il ritmo di un torrente inarrestabile. I servitori provvedono a chiudere porte e finestre e a barricarsi in casa: il vicario, preso da paura, si raccomanda a tutti e crede di trovare salvezza in soffitta. Renzo che, ormai, è entrato dentro la psicologia della folla si accorge che questa si muove per una richiesta di giustizia e decide di parteggiare per essa, ma non è d'accordo quando sente alzarsi delle voci che chiedono la morte del vicario. E ad alta voce, dichiara la sua disapprovazione. Scambiato per un partigiano del vicario, si sottrae alla folla solo perché l'attenzione generale è attratta da una voce annunciante l’arrivo del cancelliere Ferrer, l'amico del popolo: viene, dicono, a portare in carcere il vicario. Ferrer si affaccia agli sportelli della carrozza distribuendo sorrisi e gesti affettuosi di saluto: a tutti dà ragione, al cocchiere in spagnolo consiglia fretta e prudenza. Renzo viene a sapere che Ferrer è un uomo di giustizia, un persona che va bene anche per lui. Il cancelliere, giunto alla porta del palazzo del vicario, si fa aprire e, senza che la gente s'avveda, fa entrare nella carrozza il vicario ed inizia il viaggio di ritorno. Stavolta le cose vanno più rapidamente: i sorrisi si sprecano, la folla è più che mai certa che le cose stanno per cambiare. L'angoscia è tutta concentrata nel vicario che, in fondo alla carrozza, dice che vuole tirarsi via dalla politica per andare a vivere in una montagna, in una grotta, a far l'eremita.

La folla ora non è più compatta: si dirada e si ricompone in piccoli gruppetti a commentare e a fare pronostici. Si parla dell'accaduto, delle ragioni che vi stanno sotto, si manifestano propositi di ritorno per il giorno seguente. Renzo, eccitato per la nuova e straordinaria esperienza vissuta in quelle ore, prende la parola al centro di un gruppo di persone e, dal fatto milanese, risale al fatto personale, parla ad alta voce di ingiustizie, di prepotenze di certi tiranni, del tutto diversi da Ferrer, manifesta propositi di vendetta e di pulizia, avanza una proposta rivoluzionaria sull'alleanza di tutto il popolo per la restaurazione della giustizia. Tutti applaudono. Ma, ormai è buio, la gente si dispone a tornare a casa. Renzo si fa accompagnare in una trattoria vicina da un tale che si dimostra premuroso nei suoi confronti, ma, in realtà, questo è un informatore della polizia. Lì può mangiare e dormire. A tavola, lo sbirro riesce a fargli svelare le sue generalità con un tranello, favorito anche dal fatto che Renzo, per il molto vino che bevuto, non è più lucido. Renzo, ormai ubriaco, blatera e nelle sue parole torna l'immagine di don Rodrigo, il persecutore, l'ingiusto e prepotente tiranno che lo ha indotto alla fuga dal suo paese. Finalmente l'oste riesce a portarlo in camera e a buttarlo sul letto.

L'oste, messo con fatica Renzo a letto, evitato quindi il pericolo che la sua trattoria diventi un covo di rivoltosi, si reca dalla polizia a fare denuncia di ciò che era successo e della presenza di Renzo, descrivendolo come una delle teste più calde da controllare ed arrestare. La mattina dopo, nonostante le proteste, Renzo viene ammanettato da alcuni poliziotti, che lo portano verso il carcere, accompagnati dal notaio criminale. Ma, abilmente, attira su di sé l'attenzione della gente, che circonda le guardie, e libera il prigioniero. La polizia davanti al pericolo di essere linciati non oppongono resistenza e se la squagliano. Renzo, a questo punto libero, gira a vuoto per la città cercando la persona adatta che gli indichi la strada per Bergamo, lì c'è il cugino Bortolo e, la città, inoltre non fa parte dello Stato di Milano.

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