Riassunto sul contesto storico dell'Illuminismo

Di Redazione Studenti.

Contesto storico dell'Illuminismo: riassunto sul periodo storico relativo all'illuminismo lombardo, napoletano e toscano. Il Settecento in Europa

Illuminismo: contesto storico

Illuminismo: il contesto storico
Illuminismo: il contesto storico — Fonte: getty-images

L’Illuminismo nacque in Inghilterra verso la fine del 1600.

L’Inghilterra era il paese più industrializzato d’Europa, ma qui il movimento non si sviluppò del tutto.

Lo stato inglese era infatti improntato sul liberalismo, dunque la borghesia vedeva tutte le sue proposte esaudite dal Governo. Diversa fu la situazione in Francia, dove la situazione politica e sociale era critica.

La società francese era divisa in tre classi sociali:

  • Aristocrazia
  • Clero
  • Terzo Stato

Mentre i primi due detenevano il potere, il terzo non godeva di alcun diritto.

Il Terzo Stato era molto ampio e comprendeva sia il contadino che il piccolo imprenditore.

Proprio per questa “Diversa gamma” di persone iniziò a definirsi una quarta classe, formata dalla borghesia, che iniziò ad acquisire potere economico e a sentire l’esigenza di partecipare alla vita politica dello stato.

Fu alla borghesia che gli illuministi si rivolsero: per loro la povera gente era troppo impegnata nel cercare di sopravvivere per potersi interessare di politica, mentre la borghesia, essendo critica nei confronti della società tradizionale fondata sui privilegi e non sulla legge, avrebbe potuto essere un efficace interlocutore.

Gli illuministi

Montesquieu, Voltaire e Rousseau sono portatori di tre importanti teorie illuministe:

  • Montesquieu era convinto che la libertà dell’uomo si sarebbe potuta ottenere solamente con la separazione dei poteri e con la nascita di una monarchia Costituzionale. In questo caso, spettava all’aristocrazia il compito di frenare le tendenze dispotiche del monarca.
  • Voltaire sosteneva il dispotismo illuminato, poiché un eccessivo indebolimento dell’assolutismo avrebbe causato solamente una pericolosa Anarchia. Propone quindi una monarchia assoluta dove il sovrano attua una serie di riforme per il bene del popolo.
  • Rousseau sosteneva invece che la sola forma di governo accettabile per uno Stato fosse la Democrazia. Rousseau condanna il progresso materiale e civile, dal momento che tutta la storia della civiltà è una storia di corruzione. In origine, a suo avviso, l’uomo viveva libero e felice fino alla nascita della proprietà privata, che poneva gli uomini su diversi gradini. Per Rousseau, invece, tutti gli uomini nascono uguali e la terra appartiene a tutti. Quindi la sola forma di governo accettabile è la Democrazia, uno stato in cui tutto il popolo è sovrano e dove dal popolo deriva ogni legge, e in cui gli organi di Governo sono al servizio dell’intera comunità.

I sovrani illuminati

I principi di riforma illuministici furono seguiti da alcuni sovrani europei, che videro così la possibilità di mantenere il loro potere.

Il Settecento fu quindi per l’Europa un periodo di riforme: despoti illuminati furono Federico II di prussia, Caterina II di Russia e l’imperatrice Maria Teresa D’Austria e suo figlio Giuseppe II.

Le riforme che caratterizzarono il dispotismo illuminato si concentrarono principalmente sulla modernizzazione e la laicizzazione dello stato.

La modernizzazione dello stato consiste nel rendere lo Stato stesso più efficiente, ad esempio si diffuse il catasto, un registro con l’indicazione della proprietà di tutti i terreni e delle loro caratteristiche, istituito da Maria Teresa D’Austria.

Venne anche riformata l’amministrazione della giustizia, come fece Federico II di Prussia, che abolì la tortura e ridusse l'applicazione della pena di morte.

Maria Teresa d'Austria
Maria Teresa d'Austria — Fonte: getty-images

La Laicizzazione dello stato consiste nell’allontanamento dello stato stesso dalla chiesa. Si istituirono le prime scuole statali o, come fece Caterina II di Russia, si confiscarono molte proprietà della chiesa.

Anche per l’Italia il ‘700 fu un periodo di riforme. In particolare per la Lombardia, che faceva parte dell’impero d’Austria.

Oltre al catasto, Maria Teresa introdusse una maggiore libertà religiosa: fondò scuole statali, abolì la tortura e limitò la pena di morte.

Anche il Regno di Napoli, con Carlo III di Borbone, vide un periodo di riforme: venne introdotto il catasto e riorganizzata la giustizia.

Allo stesso modo, nel Granducato di Toscana, Pietro Leopoldo fece bonificare diversi terreni paludosi e parte della Maremma. Eliminò dei dazi commerciali e abolì,oltre alla tortura, anche la pena di morte.

Gli unici due paesi che non introdussero riforme furono l’Inghilterra e la Francia, le “Madri” dell’Illuminismo. In Inghilterra questo avvenne perché la maggior parte delle riforme erano già state avviate nel ‘600. In Francia invece, il Ministro Turgot incontrò l’opposizione dei nobili, che non erano intenzionati a perdere i propri privilegi.

Contesto letterario dell'Illuminismo

In campo letterario tramonta il concetto di “arte per l’arte”, per dare finalmente vita a una letteratura fatta di contenuti civili, poetici e sociali. La letteratura serve a educare il popolo e siccome è diretta al popolo borghese e non più all’aristocrazia, il linguaggio viene modificato affinché sia più comprensibile.

Gli scrittori prendono quindi ispirazione dalla vita reale e concreta piuttosto che dall’immaginazione e dal mito.

Il romanzo

Il romanzo sembrò rappresentare la coscienza del periodo meglio di altre forme letterarie, evidenziando gli aspetti della vita sociale di interesse dei lettori. Anche pensatori come Voltaire, Montesquieu e Rousseau, accanto alle importanti opere teoriche e filosofiche, si cimentarono nel romanzo.

In Inghilterra, dove era più forte in quel periodo il contrasto fra cultura aristocratica tradizionale e borghese, si affermò il genere satirico con Jonathan Swift che condannava la stupidità irrazionale dell’uomo ne I Viaggi di Gulliver, e con Daniel Defoe che nel suo famoso Robinson Crusoe esaltava l’individuo capace di realizzare una vita accettabile anche nella solitudine di un’isola deserta.

Sempre sulla traccia della satira ricordiamo anche il poeta italiano Giuseppe Parini, che fece di questo genere un mezzo per impartire una lezione di virtù umana, per denunciare la rilassatezza dei costumi ma anche gli opportunismi di una società troppo presa dall’euforia del denaro e delle frivolezze.

Con Parini, la letteratura iniziò a stimolare la mente e l’animo della società, con il compito di propagare idee di maggiore giustizia e di dignità.

L'Illuminismo in Italia

Per quanto riguarda i suoi caratteri generali, l’Illuminismo italiano, anche se mutando alcuni principi già presenti nella letteratura della prima metà del secolo (razionalismo, volontà di rinnovamento, fiducia nella funzione civile del sapere), impresse una svolta decisiva alla cultura dell’epoca.

Mentre fino a quel momento gli sforzi di rinnovamento si erano indirizzati esclusivamente alle manifestazioni della vita artistica e intellettuale,  l’Illuminismo elabora un progetto di riforma complessivo della società: dalle istituzioni politiche al diritto, dall’economia all’educazione.

Gli intellettuali, chiamati a rivestire un ruolo politico, si trovano a collaborare a progetti di riforma civile che vengono avviati dai sovrani, e si impegnano in prima persona nella missione di migliorare le condizioni di vita della società.

Cesare Beccaria
Cesare Beccaria — Fonte: getty-images

Nella seconda metà del Settecento il pensiero illuministico si diffonde anche in Italia.

Questo comporta una svolta decisiva nella cultura della penisola e contribuisce a inserire l’Italia nel vivo del dibattito europeo. Rispetto all’illuminismo francese, quello italiano presenta caratteri propri e originali, connessi con la particolare condizione politico-sociale del paese, caratterizzata dall’assolutismo illuminato.

Mentre in Francia il dibattito illuministico si era sviluppato particolarmente sul piano teorico, giungendo talvolta a formulazioni radicali e rivoluzionarie, in Italia la cultura illuministica apparve fin dall’inizio più orientata a scopi pratici e si sviluppò soprattutto nel campo dell’economia e in quello del diritto. Inoltre gli illuministi italiani non misero in discussione i principi su cui si basava l’assolutismo. Videro anzi nella monarchia lo strumento più idoneo a combattere i privilegi del clero e dell’aristocrazia e a promuovere il benessere generale.

Questa connessione tra gli illuministi italiani e le autorità politiche spiega, da un lato, le particolari caratteristiche del movimento italiano (concreto, pratico, riformista invece che teorico, radicale e rivoluzionario) e, dall’altro, la sua dislocazione geografica: i centri maggiori dell’Illuminismo italiano furono infatti Milano, Napoli e la Toscana, quelli dove furono più sensibili la volontà e l’azione riformista dei sovrani.

Anche i letterati che condividevano parzialmente o per nulla i principi teorici dell’Illuminismo si mostrano più sensibili alla funzione pubblica e civile delle loro opere e si sforzano di instaurare un rapporto più stretto con la società del tempo e con un pubblico più vasto.

Per questo, nella seconda metà del ‘700 la cultura italiana sente più che mai viva l’urgenza di provincializzarsi, aprendosi alla letteratura europea, e di modernizzarsi, tagliando infine i legami che la legano al passato. Gli illuministi avviano un grosso sforzo di rinnovamento anche sul piano stilistico-espressivo, suggerendo l’utilizzo di forme più duttili di comunicazione (come il giornale e il saggio) e di una prosa più rapida, breve e incisiva. In realtà però, al momento nessuno riesce ancora a mettere in crisi la poetica classicista.

L’Illuminismo italiano seguì le sorti dell’assolutismo illuminato e si esaurì gradualmente con esso verso la fine del secolo. La sua importanza fu comunque enorme: sul piano politico le sue premesse teoriche sarebbero state riprese e sviluppate nel corso dell’età napoleonica, mentre sul piano culturale sarebbero entrate in buona parte delle opere della seconda metà del ‘700 e anche del primo ‘800.

La matrice illuministica che caratterizza l’epoca non deve far pensare a un'Italia culturalmente omogenea. Anzi, proprio a causa della frantumazione della penisola in tanti stati diversi, l’illuminismo italiano, pur nell’ambito di scelte ideologiche e tematiche convergenti, varia da regione a regione. Ci sono, insomma, tanti tipi di illuminismo.

L'illuminismo milanese

Giuseppe Parini, voce dell'Illuminismo milanese
Giuseppe Parini, voce dell'Illuminismo milanese — Fonte: ansa

Grazie ai rapporti che intrattenne con la cultura francese e alla presenza e all’attività culturale di alcuni tra i maggiori intellettuali del tempo, Milano fu indubbiamente il centro principale dell’Illuminismo italiano.

Questa sua posizione di primo piano fu agevolata anche dalle sue particolari condizioni politiche e sociali. Sotto il regno dell’Imperatrice Maria Teresa D’Austria e di suo figlio Giuseppe II, Milano e la Lombardia vissero un periodo di intensa modernizzazione e di generale sviluppo, favoriti dalla politica di riforme dei due sovrani.

Diversamente da quanto accadeva in altre regioni italiane, l’aristocrazia lombarda assecondò le trasformazioni economiche, altrove tipica della classe borghese: molti nobili divennero imprenditori e iniziarono a sfruttare in senso capitalistico le loro proprietà terriere; altri cooperarono all’amministrazione dello Stato; altri si dedicarono allo studio di riforme in ambito economico, giuridico e scolastico.

Dalle file di questa aristocrazia colta e progressista provengono gli esponenti più illustri dell’Illuminismo milanese: Cesare Beccaria e i fratelli Verri. Furono loro i fondatori e i principali animatori del periodico Il Caffè, rivista di cui uscirono complessivamente 74 numeri tra il 1764 e il 1766, e che si ispirava al giornalismo inglese del ‘700 e in particolare a “The Spectator” di Joseph Addison.

Il titolo, che allude alle conversazioni tenute tra gli avventori di una bottega di caffè, esprime nelle intenzioni lo scopo che il periodico si propone: promuovere una cultura moderna e dinamica e vicina a un pubblico più vasto. Gli interventi della rivista furono animati da un notevole fervore intellettuale ed etico e, infatti, investono i temi più vivi della società del tempo:

  • la battaglia contro la legislazione feudale sulle proprietà e il fisco
  • lo sviluppo dei commerci e delle manifatture
  • la modernizzazione dei sistema scolastico
  • la polemica contro l’accademismo parolaio in favore di una cultura nuova

Al di là del contributo che effettivamente diede all’assolutismo illuminato, Il caffè è il frutto della convinzione illuministica che la battaglia per il progresso materiale fosse anche una battaglia per il trionfo della ragione e della dignità umana. 

Il periodico segnò quindi una tappa importante nel clima culturale italiano del secondo ‘700, proponendo una forma di comunicazione letteraria innovativa sia nel contenuto sia nel linguaggio, ma soprattutto ponendo con forza l’obiettivo di una cultura intrisa dei problemi reali della società.

L'illuminismo napoletano

Le radici culturali dell’Illuminismo napoletano sono da ricercare, prima ancora che nella filosofia dei “lumi” venuta dall’estero, nella tradizione di pensiero laicista e giurisdizionalista che aveva caratterizzato Napoli nella prima metà del ‘700.

Fu proprio a questa tradizione che si rifecero, nella seconda metà del secolo il nuovo sovrano, Carlo III di Borbone, e il suo ministro Bernardo Tanucci, che avviarono una politica di riforme giuridiche e amministrative.

Gli intellettuali napoletani risposero con entusiasmo: pur facendo propri i grandi principi di fondo dell’Illuminismo europeo, si concentrarono sui problemi pressanti del loro paese: quello economico, aggravato da strutture latifondiste, e quello giuridico, anche quello condizionato dal diritto feudale.

In questi due campi gli illuministi napoletani raggiunsero risultati importanti sul piano scientifico e teorico,ma non sul piano pratico: la politica riformista dei sovrani si scontrò con la resistenza della Chiesa e dei nobili. Inoltre, il ceto borghese non era interessato al rinnovamento.

L'Illuminismo toscano

Nel Granducato di Toscana il movimento illuministico coincise con l’opera riformatrice di Pietro Leopoldo D’Asburgo, figlio di Maria Teresa d’Austria e fratello di Giuseppe II. Le sue riforme,che si estesero in varie direzioni e soprattutto nella modernizzazione dell’agricoltura, trovarono il consenso e la collaborazione degli intellettuali toscani Pompeo Neri, Giulio Rucella, Francesco Gianni.

Eredi della tradizione scientifica e razionalistica di Galileo, questi intellettuali svilupparono soprattutto studi di carattere amministrativo e agrario ed ebbero il loro punto di riferimento nell’Accademia dei Georgofili, fondata nel 1753 per la promozione dell'agricoltura e dei suoi progressi.

Ascolta l'audiolezione sull'Illuminismo

Ascolta la puntata del nostro podcast dedicata all'Illuminismo.

Ascolta su Spreaker.