Renzo De Felice e la differenza tra Nazismo e Fascismo

Di Marco Borraccino.

Le differenze tra nazismo e fascismo e Renzo De Felice, lo storico e il maggior studioso del fascismo. Le risorse utili di Studenti.it per la Maturità

Renzo de Felice e la differenza tra Nazismo e Fascismo
Renzo de Felice e la differenza tra Nazismo e Fascismo — Fonte: ansa

RENZO DE FELICE E DIFFERENZA TRA NAZISMO E FASCISMO

L'approfondita analisi defeliciana si rivolse poi alla comparazione delle esperienze fasciste dell'Europa degli anni'30; è forse l'ambito le cui conclusioni sono più discusse e controverse, poiché si prestano più di altre a giudizi di valore e strumentalizzazioni.

De Felice identificò una serie di nette differenze tra nazismo e fascismo: da un punto di vista ideologico, egli sostenne che compito del regime di Mussolini fu trasformare la società e l'individuo in una direzione mai sperimentata e realizzata; il nazionalsocialismo si poggiò invece, a suo parere, sui valori più tradizionali e antichi della società tedesca. Il fascismo sarebbe stato il frutto di un'ideologia rivoluzionaria, mentre caratteri conservatori e reazionari sarebbero spettati solo al nazismo.

La storiografia tradizionale considerava le affinità ideologiche tra nazismo e fascismo la causa dello scoppio della guerra mondiale; Nicola Tranfaglia ritiene che l'esperienza del ventennio debba essere catalogata come totalitarismo imperfetto, a causa di ostacoli incontrati da Mussolini: l'esercito, la monarchia, la Chiesa. Però lo stesso Tranfaglia afferma anche che il Duce aveva preparato da tempo l'entrata in guerra e che tale esito faceva parte della natura stessa del regime, che aveva manipolato le coscienze attraverso la comunicazione e la repressione.

RENZO DE FELICE E IL FASCISMO

De Felice, partendo proprio dalla sconfessione dell'equazione tra Italia e Germania, arrivò ad ipotizzare una contrarietà di Mussolini all'entrata in guerra e più in generale ad una politica estera aggressiva. Totalmente divaricate e inconciliabili le posizioni delle correnti storiografiche anche riguardo al periodo successivo all'armistizio con le forze alleate. Renzo De Felice definì l'8 settembre 1943 la morte della patria: la quasi totalità del popolo italiano rimase in balia degli eventi e le esperienze della Resistenza e della Repubblica di Salò furono vissute da due minoranze. De Felice, tra l'altro, dissentì dal giudizio negativo che gran parte degli storici avevano attribuito ai repubblichini. Giorgio Bocca, giornalista e combattente della resistenza, invitò De Felice a valutare le testimonianze di chi aveva partecipato alla resistenza.

RENZO DE FELICE: PENSIERO

Le tesi di De Felice fecero la loro comparsa all'inizio degli anni'70, in un contesto culturale che sulla spinta di eventi nazionali e mondiali tendeva a re-ideologizzarsi: molti storici considerarono impossibile operare una ricostruzione storica del fascismo senza fare una condanna politica e morale. Da sinistra, tuttora, il fascismo (come paradigma di potere assoluto e repressivo) è considerato un pericolo onnipresente nella storia; se ciò può discordare, in talune occasioni, col diritto di ogni studioso alla revisione, nascente dall'acquisizione di nuovi paradigmi teorici e nuove informazioni, è innegabile che la nostra costituzione repubblicana ha le sue radici proprio nell'antifascismo, cioè negli ideali (non condivisi da tutti) di libertà e democrazia che animarono i partigiani.

I neorevisionisti ribattono che un valore altrettanto importante di ogni democrazia debba essere l'anticomunismo, posizione inconciliabile con una non esigua parte dell'ambiente culturale di sinistra. L'impressione è che da qualche tempo la posta in gioco del dibattito tra storiografia tradizionale e revisionismo non sia più l'accertamento dei fatti ma l'egemonia culturale del paese.

QUALCHE DRITTA...

1. capacità di analisi e spiegazione delle problematiche trattate: è fondamentale non esporre solo la tesi di uno studioso, ma avere una visione d'insieme delle opinioni di varie correnti storiografiche
2. attenta lettura del titolo: evidenziare tanto le premesse alle tesi esposte quanto la trattazione richiesta
3. saper spiegare il significato storico degli avvenimenti: è impossibile esporre una tesi storiografica senza conoscere approfonditamente i fatti che essa intende spiegare
4. trovare il filo conduttore delle tesi stesse: i risultati dello storico, i suoi metodi di ricerca
5. evitare dettagli secondari: è importante conoscere i risultati della corrente storiografica, non citare i singoli testi di riferimento; si rischia, inutilmente, di sbagliare
6. controllare la veridicità dei rapporti di cui si parla: non lanciarsi in invenzioni personali se non si ricorda qualcosa
7. evitare giudizi personali, se non richiesti: non si sa mai come la pensa chi correggerà il tema; è consigliabile descrivere in maniera equilibrata e distante le varie tesi. La rivoluzione si farà dopo gli esami di maturità.

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