Retorica: significato, etimologia, esempi

Di Redazione Studenti.

Cos’è la retorica? Scopri il significato di questa parola e la sua funzione in filosofia

RETORICA, ETIMOLOGIA

Marco Porcio Catone: statista e oratore romano
Marco Porcio Catone: statista e oratore romano — Fonte: getty-images

La retorica è una disciplina antica, identificata comunemente, nella sua tipologia, con la parola ars in latino e con τέχνη (téchnē) in greco. Intesa come arte del persuadere con le parole, in greco viene identificata con ῥητορική τέχνη, “arte del parlare in pubblico”, e nel tempo è stata confusa a più riprese con l’oratoria. Se Quintiliano infatti faceva convergere retorica e oratoria in un’unica disciplina, tra le due ci sono in verità alcune differenze:

  • Retorica
    Arte del parlare bene, capacità di esprimersi in modo adeguato: è la teoria.
    Cicerone compone opere retoriche nelle quali formula regole e riflessioni sulla retorica stessa.
  • Oratoria
    Opere (scritte o orali) nelle quali si utilizzano e si rispettano le regole della retorica: è la pratica.
    Cicerone scrisse opere oratorie, e cioè orazioni, che gli fecero vincere molte cause. Scriveva le opere solo dopo averle pronunciate.

La retorica era molto importante già ai tempi dei Greci, che la utilizzavano in orazioni politiche e giuridiche.

LA RETORICA A ROMA IN ETÀ ARCAICA

Dal trattato dell’Anonimo del “Sublime” siamo a conoscenza del fatto che Appio Claudio Cieco fu colui che scrisse la prima orazione, il De Pyrro Rege, nella quale convinceva i romani a non essere troppo comprensivi con Pirro, poiché quest’ultimo chiedeva la pace.  Sempre tale trattato ci informa che effettivamente Appio convinse i romani. Nell’età arcaica non abbiamo altre orazioni.

LA RETORICA A ROMA IN ETÀ CLASSICA

Nel Brutus, Cicerone considera bravi oratori Gaio Lelio e Publio Cornelio Scipione. Importantissimo fu inoltre Catone e per quanto riguardo l’oratoria politica vengono nominati Tiberio e Caio Gracco. Infine, di spicco anche Marco Antonio e Lucio Licinio Crasso, esponenti di due teorie differenti riguardo la retorica. Dopo questi il più importante è Cicerone stesso.

RETORICA, STRUTTURA

Tra l’86 e l’82 a.C. venne scritto il Rhetorica ad Herennium, trattato anonimo in cui troviamo le 5 parti che compongono la retorica, considerando sempre il suo scopo principale: fare in modo che un determinato pubblico approvi la tesi proposta dall’oratore.

  1. Inventio: scelgo gli argomenti che servono per l’orazione.
  2. Dispositio: metto in ordine tali argomenti in un senso logico e utile al mio discorso.
  3. Elocutio: costruisco il discorso in uno stile adatto alla persuasione.
  4. Memoria: imparo a memoria il discorso.
  5. Actio: esamino i movimenti, la gestualità e le espressioni da attuare.

Quali sono quindi i tre scopi di un’orazione?

  • Probare (Insegnare): È necessario -> Stile sottile.
  • Delectare (Intrattenere): È piacevole -> Stile moderato.
  • Flectere (Convincere): È vincente -> Stile veemente.

Ed ecco infine come si compone un’orazione:

  • Exordium: questa fase è opzionale; si parla di “exordium ex abrupto” quanto si entra subito nel vivo del discorso.
  • Propositio: definizione dell’argomento che verrà trattato.
  • Narratio: si inizia a narrare: esposizione dei fatti.
  • Argumentatio: argomentazione della tesi (confirmatio), contro l’altra tesi (confutatio) o entrambe.
  • Peroratio: riassunto finale e tentativo finale di convinzione.

L’ORATORIA DI CATONE

Cicerone racconta di avere 150 orazioni di Catone. Le sue opere oratorie sono disseminate nelle Origines o in opere di altri intellettuali. Importante: per Catone l’oratoria non è otium, ma fa parte della vita politica e civile.

Tra le frasi importanti riportate da Cicerone, ne possiamo ricordate in particolare due:

  • Rem tene, verba sequentur”, che significa “Possiedi l’argomento, le parole seguiranno”. Qui Catone esprime l’idea che il conoscere ciò di cui si vuole parlare sia sufficiente ad impostare un discorso efficace.
  • Vir bonus dicendi peritus”, ovvero “L’uomo onesto esperto del dire”. Qui Catone definisce cosa sia un buon oratore (“Onesto”).

A proposito di buon oratore, è necessario specificare che il concetto di buon oratore, a Roma, era diverso. Le posizioni in atto erano due:

  • quella di chi credeva che essere un buon oratore significasse conoscere filosofia e etica;
  • quella di chi invece credeva che fosse più importante conoscere l’oratoria, la parola.

Catone propendeva per la prima ipotesi. A tale proposito viene raccontato un aneddoto: giunsero a Roma dei filosofi greci, tra cui Carneade, che prima dimostrò che le leggi naturali esistono da quando è nato l’uomo (parlando quindi di diritto naturale), e poi dimostrò l’esatto contrario. Per questo venne criticato e cacciato da Catone: la sua oratoria era cattiva, fuorviante.

LE CATILINARIE

Le Catilinarie di Cicerone sono complessivamente quattro. La prima e la quarta catilinaria furono presentate al Senato, mentre la seconda e la terza al popolo.

Un po’ di contesto storico:

  • nel 63 a.C. furono consoli Gaio Antonio e Cicerone;
  • nel 62 a.C. furono consoli Giunio Silano e Licinio Murena.

Catilina si candida al consolato tre volte, ma non viene mai eletto. Decide quindi di organizzare un colpo di Stato. Si accattiva Gaio Manlio, capo dei veterani sillani, che con Cicerone console avevano perso potere, e anche i ceti sociali più bassi.
Il 7 Novembre del 63 a.C. vi è un tentativo di assassinio di Cicerone, il quale riesce però a salvarsi avendo scoperto il piano in anticipo.
L’ 8 Novembre viene presentata la prima catilinaria al Palatino.
Il 9 Novembre viene presentata la seconda catilinaria al popolo.
Gli ambasciatori allobrogi (galli), che si lamentavo delle tasse, vedono una buona opportunità di ribellarsi alleandosi con i catilinari. Successivamente, però, uno dei congiurati rivela il piano al patronus degli Allobrogi, che riferisce ogni cosa a Cicerone. Viene così organizzata un’imboscata nella notte tra il 2 e il 3 dicembre che permette a Cicerone di venire in possesso di alcuni documenti in grado di dimostrare il tentativo di colpo di Stato di Catilina.
Il 3 Dicembre stesso viene presentata al popolo la terza catilinaria.
Il 5 Dicembre viene presentata la quarta catilinaria. I catilinari vengono condannati a morte.