Repubblica di Weimar: storia, governo e Costituzione

Repubblica di Weimar: storia, governo e Costituzione A cura di Federico Goddi.

Storia della Repubblica di Weimar, della sua Costituzione e del suo governo. Protagonisti e caratteristiche del Reich tedesco tra il 1919 ed il 1933

1La Repubblica di Weimar e la Germania degli anni ‘20

Commercianti di denaro a Berlino durante l'era della Repubblica di Weimar
Commercianti di denaro a Berlino durante l'era della Repubblica di Weimar — Fonte: getty-images

La Repubblica di Weimar rappresentò un modello di democrazia avanzata ed aperta nello scenario europeo degli anni Venti, anche se la sua genesi fu molto travagliata. A tal proposito, la più evidente difficoltà era la totale frammentazione della partitica tedesca, che privava l’arco parlamentare di una reale forza egemone in grado di guidare il Paese nella fase di transizione. Nonostante i limiti evidenti, l’unica forza politica che potesse tentare la via del governo – numeri alla mano – era la socialdemocrazia, che aveva solide basi elettorali tra le masse operaie.   

La Spd era stata l’ago della bilancia delle contese elettorali degli ultimi decenni, mentre nel partito del Centro cattolico si riconoscevano le classi medie, ormai una fetta rilevante della popolazione tedesca. Meno forti, ma comunque rilevanti, erano le forze della destra conservatrice: il Partito tedesco-nazionale e il Partito tedesco-popolare. Tra i partiti progressisti e di matrice borghese, c’era anche il Partito democratico tedesco, che dopo inziali successi, ridusse drasticamente i suoi obiettivi elettorali.   

1.1I problemi della Repubblica di Weimar e l’inflazione

Nessuna delle forze elettorali in campo aveva però la forza di contrastare un malessere generalizzato, che albergava soprattutto nella media e piccole borghesia, e che identificava nella Repubblica, sostanzialmente, l’istituzione sconfitta, figlia dell’umiliazione di Versailles e del conseguente dramma delle riparazioni. Il punto massimo del malcontento fu toccato nella primavera del 1921, quando la commissione interalleata stabilì l’ammontare della cifra delle riparazioni: 132 miliardi di marchi-oro. Era una cifra mostruosa che, con una previsione molto più che ottimistica, doveva essere pagata in 42 rate annuali.  

Erich Ludendorff (1865-1937): generale tedesco
Erich Ludendorff (1865-1937): generale tedesco — Fonte: getty-images

L’annuncio della cifra provocò proteste, inserite in un quadro di costante e tangibile conflittualità sociale. Fu l’estrema destra a cavalcare il malcontento e, tra queste forze partitiche e non, si mise allora in luce il piccolo Partito nazionalsocialista guidato da Adolf Hitler. Quest’ultima forza scatenò un’offensiva contro la classe dirigente che, accusata di tradimento, si difese da attacchi terroristici inizialmente mirati ed in seguito generalizzati.  

Tra ’21 e ’23, i diversi governi tedeschi si impegnarono a pagare le prime rate della sanzioni, ma per evitare un crollo definitivo del consenso, scelsero di non aumentare le tasse o tagliare nei settori pubblici. Sostanzialmente, furono quindi costretti a stampare carta-moneta per pagare, ciò comportò la prevedibile conseguenza di un processo inflazionistico senza precedenti.  

Occupazione della Ruhr da parte delle truppe francesi e belghe nel 1923
Occupazione della Ruhr da parte delle truppe francesi e belghe nel 1923 — Fonte: getty-images

Nel gennaio 1923, l’inevitabile morosità nel pagamento dei debiti portò Francia e Belgio all’occupazione della zona della Ruhr. In questo caso, il governo tedesco incoraggiò la resistenza passiva degli operai, che in moltissime circostanze si rifiutarono di entrare in fabbrica. Il tutto mentre il valore del marco scendeva ai minimi storici, sino ad una situazione drammatica: un chilo di pane giunse a costare 400 miliardi.  

Si generò presto un circolo vizioso: lo Stato stampava carta moneta con valore nominale sempre più elevato mentre chiunque ricevesse denaro tendeva a liberarsene il prima possibile ed in cambio di qualsiasi cosa. Il processo non fece che aumentare l’inflazione, senza dimenticare che chiunque avesse titoli di Stato perse tutto ed i cittadini che vivevano di uno stipendio statale lo videro continuamente adeguato, fino a vedersi corrispondere la somma quotidianamente. Ad ottenere dei guadagni furono naturalmente i possessori dei beni reali (agricoltori ad esempio), oltre naturalmente a coloro che avevano contratto dei debiti.  

2Il governo Stresemann e gli ultimi tentativi di stabilizzazione

Gustav Stresemann, 1929: Ministro degli Esteri tedesco
Gustav Stresemann, 1929: Ministro degli Esteri tedesco — Fonte: getty-images

Proprio nel momento più aspro della crisi, la classe dirigente tedesca ebbe la forza di reagire. Nell’agosto 1923, si formò un governo di coalizione che comprendeva tutti gli elementi costituzionali che facevano capo a Gustav Stresemann. Il leader del Partito tedesco-popolare viveva nella consapevolezza che la rinascita tedesca sarebbe passata attraverso gli accordi con le potenze vincitrici. Per tale ragione, ordinò la fine della resistenza passiva nella Ruhr, riallacciando i contatti con la Francia. 

In quella fase, i provvedimenti più importanti toccarono la sfera della politica interna ed ebbero del clamoroso: il governo sfruttò lo stato di emergenza per reprimere nel sangue un’insurrezione comunista in quel di Amburgo e per fronteggiare – con minore energia ed in “maniera chirurgica” – le ribellioni dell’estrema destra esplose in Baviera. A Monaco, alcuni nuclei di militanti del Partito nazista programmarono un’insurrezione contro il governo centrale, ma il complotto, che vedeva coinvolto anche il generale Ludendorff, non ottenne l’appoggio di elementi chiave dell’esercito, e fu quindi rapidamente represso. Lo stesso Hitler subì una condanna a cinque anni di carcere che sarebbero stati condonati in buona parte. 

Ristabilita l’autorità dello Stato, il governo si impegnò a risolvere alcuni guasti economici; fu per questo che in quella fase lo Stato si comportò come un privato cittadino: il valore del nuovo marco venne garantito dal patrimonio agricolo e industriale della Germania, che impegnava le proprie ricchezze per ottenere un credito. Nel frattempo fu avviata una politica deflazionistica, che costò enormi sacrifici alla popolazione ma che, almeno in parte, normalizzò la situazione monetaria. 

2.1Stresemann ed il piano Dawes per la Germania

Charles Dawes (1865-1951), 1930: statista e finanziere americano
Charles Dawes (1865-1951), 1930: statista e finanziere americano — Fonte: getty-images

Una vera stabilizzazione si ottenne solo grazie ad un piano elaborato dal finanziere statunitense Charles G. Dawes. Il piano si basava sull’assunto che qualsiasi pagamento sarebbe dipeso dal ristabilimento della produttività tedesca. La finanza statunitense doveva farsi carico di sovvenzioni allo Stato tedesco con prestiti a lunga scadenza. Effettivamente, la riprese economica avvenne e nei successivi anni seguì una sostanziale stabilizzazione politica, mentre i governi di centro-destra mantennero il governo sino al 1928, quando i socialdemocratici riportarono un’affermazione elettorale grazie alla quale raggiunsero la guida de governo. 

In questo quadro, Stresemann continuava ad essere la figura più importante, poiché aveva conservato la carica di ministro degli Esteri sino al luglio 1929, assicurando la collaborazione con le potenze vincitrici, a discapito di una situazione interna sempre più precaria, che vedeva crescere le potenzialità del nazional-socialismo. Sarebbero passati ancora pochi anni prima di assistere alla non imprevedibile vittoria elettorale del nazismo (33% nella tornata elettorale del novembre 1932). 

3Cronologia della Repubblica di Weimar

La Repubblica di Weimar, con la sua cronica instabilità, contò tra il febbraio 1919 e il gennaio 1933 ben venti governi e dodici cancellieri. Anche in questi numeri sono racchiuse le molteplici problematiche su cui la storiografia internazionale si è interrogata sino ad oggi. 

Spesso la storia di quella Repubblica è stata studiata rivedendo in essa uno dei pochi riferimenti democratici per la Germania della riunificazione (sul crepuscolo della Guerra fredda). Pur tra mille interpretazioni, resta il dato di fatto della cesura storica - comune a tutti gli studi - racchiuso in due date: 

  • Novembre 1918, abdicazione di Guglielmo II
  • Gennaio 1933, presa del potere da parte di Hitler
Repubblica di Weimar - Paul von Hindenburg, 1932
Repubblica di Weimar - Paul von Hindenburg, 1932 — Fonte: ansa

Cerchiamo quindi di riassumere i processi sociali ed i cambiamenti istituzionali più rilevanti avvenuti in Germania tra 1918 e 1933: caduta della monarchia con conseguenti tentativi rivoluzionari, repubblica consiliare e guerra civile strisciante, spaccatura del movimento operaio con radicale diffusione della mobilitazione di massa, dinamismo di una cultura vivace e d’avanguardia contrapposta al sorgere di un nazionalismo col forte sostegno popolare. 

Pur essendo un volume datato, l’interpretazione di Arthur Rosenberg, Storia della repubblica tedesca (1928) continua ad essere un punto di riferimento imprescindibile, proprio perché interpreta tutte quelle realtà alla luce del dissesto economico tedesco. Secondo lo storico, l’impreparazione della socialdemocrazia a gestire i molteplici cambiamenti economici fu alla base del fallimento repubblicano.   

Repubblica di Weimar - Adolf Hitler
Repubblica di Weimar - Adolf Hitler — Fonte: ansa

Su questo aspetto chiave ha lavorato sistematicamente Gian Enrico Rusconi (La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, 1977), secondo cui il compromesso governativo della socialdemocrazia e dei sindacati con le forze armate, avrebbe minato la giovane democrazia. I limiti iniziali rappresentano quindi la premessa del fallimento dell’intero sistema: l’ingovernabilità diventò palese quando uno dei tre protagonisti si sfilò dal sistema (l’esercito). 

Da un lato quindi, due enormi contraddizioni erano egualmente presenti: l’estraneità alle forme democratiche da parte di forze ancora legate ai passati regimi; il coinvolgimento dei sindacati in disegni di svolta autoritaria che coinvolgevano il mondo del lavoro. Anche per tutti questi limiti, Weimar resta un oggetto di studio interessante a tutt’oggi. 

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