René Magritte: biografia e opere

René Magritte: biografia e opere A cura di Sonia Cappellini.

Biografia e opere di René Magritte, pittore belga considerato uno dei massimi esponenti del surrealismo

1Chi è Magritte?

René Magritte
René Magritte — Fonte: istock

Il sabotatore tranquillo” questo il soprannome che l’artista belga si è guadagnato per la sua vita priva delle esaltanti sfide, degli eccessi, dei drammi insoluti che costellano le biografie degli altri grandi artisti dell’avanguardia europea, ma anche per le immagini prodotte dalla sua pittura: riconoscibili, tranquillizzanti, a volte persino banali. Una semplicità e un’ovvietà che sono solo apparenti, che nel giro di un istante diventano mistero, illusorie affermazioni che diventano domande profonde.

Ecco a voi Monsieur Magritte, quell’anonimo elegante signore con il completo scuro, la bombetta e l’ombrello… eccolo mentre accende la miccia del dubbio, mentre demolisce le certezze acquisite dalla ragione, mentre fa a pezzi, ma con classe, la fiducia secolare riposta nei sensi e nel linguaggio.

2Magritte: la formazione e gli esordi

Nasce al Lessines, città della regione Vallona, nel 1898. Nel 1910 con la sua famiglia si trasferisce nella più grande Châtelet, dove il padre Léopard ha avviato un’attività commerciale. 

Poco dopo, quando René ha solo quattordici anni sua madre Régina si suicida gettandosi nel fiume Sambre. Il suo corpo sarà ritrovato con la testa avviluppata nella camicia da notte. È senz’altro un dolore immenso per René e per i suoi due fratelli, un dolore mai negato che accompagnerà l’artista per il resto della sua vita e che riemergerà in alcuni suoi quadri futuri. Un lutto che comunque la famiglia affronta ed elabora, cui reagisce con dignità e coraggio. 

Canto d'amore di Giorgio de Chirico
Canto d'amore di Giorgio de Chirico — Fonte: ansa

Dopo la tragedia un nuovo trasferimento, a Charleroi, dove René frequenta il liceo e dove incontra ad una fiera Georgette Berger, che sposerà nel 1922 e che gli resterà accanto per tutta la vita. Dal 1916, dopo aver concluso gli studi classici, frequenta l’Accademia di Belle Arti a Bruxelles, si interessa ai movimenti d’avanguardia, in particolare al Cubismo e al Futurismo, linguaggi a cui si ispira nei quadri che presenta alla sua prima mostra del 1920 alla galleria Le Centre D’Arte.

Finiti gli studi mette comunque su famiglia e si guadagna da vivere come grafico, disegnando manifesti pubblicitari, copertine di libri e dischi, carte da parati e tappezzerie. Un buon lavoro e una produzione artistica che si inserisce quindi nel solco già aperto da Picasso e Boccioni, tutto tranquillo si direbbe. E invece no. Nel 1925, un caro amico dai tempi dell’università, il poeta Edouard Mesens, gli mostra su una rivista la foto di un quadro di De Chirico, Il Canto d’Amore, e nulla sarà più uguale a prima.  

3Magritte e l’adesione al Surrealismo

Nel linguaggio metafisico del pittore italiano Magritte trova il primo segnavia che gli suggerisce in che direzione avviare la sua ricerca artistica: atmosfere sospese, immagini semplici che evocano il passato, associazioni stranianti, oggetti fuori dal tempo che conducono ad una dimensione che sfugge ai canoni dell’esperienza sensibile. Indagare la realtà senza fermarsi al primo sguardo, andare oltre le apparenze, ecco il primo passo da fare.

Gli elementi già presenti nella Metafisica (e in buona parte anticipati anche dal Dadaismo) confluiscono proprio in quello stesso anno anche nell’esperienza surrealista, che li fonde con la sua ricerca sull’inconscio, sul sogno e sull’automatismo, forze creatrici che devono essere liberate nel processo artistico. 

È proprio a questo mondo, su cui Breton e compagni hanno appena aperto una porta, che Magritte sente di appartenere e con gli amici Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Naugé fonda il primo gruppo del Surrealismo belga

È del 1927 la prima mostra personale surrealista alla Galleria Le Centaure. Vi espone Il Fantino Perduto, considerato il suo primo quadro pienamente surrealista, in cui un sipario aperto su un palcoscenico, mostra la scena di un fantino che spinge al galoppo il suo cavallo in una foresta fatta di alberi senza fronde, i tronchi sono scacchi da cui spuntano minacciosi rami neri, e sono disposti su una scacchiera divisa in triangoli irregolari. Uno spazio, che dovrebbe essere finito, conosciuto, dominato da regole certe, diventa una “selva” misteriosa, in cui ci si perde e in cui forse non si trova via d’uscita. Critica e pubblico però non la accolgono bene, Bruxelles ancora non è pronta, ci vuole Parigi. 

4Magritte 1927 – 1930: gli anni parigini

Rene Magritte and Le Barbare, 1938
Rene Magritte and Le Barbare, 1938 — Fonte: getty-images

L’adesione alla poetica surrealista spinge Magritte a trasferirsi con sua moglie a Parigi, dove Breton lo accoglie nella sua casa e nel gruppo che ha fondato pochi anni prima. Sono anni fecondi, in cui mette a punto i temi chiave del suo percorso artistico: il rapporto tra le parole e le immagini, e il rapporto tra le immagini e le cose. Questa ricerca è ben esemplificata da opere come L’Uso della Parola e La Chiave dei Sogni, in cui la semplicità e l’immediatezza delle immagini è contraddetta dalle parole, una contraddizione che porta con sé, dubbi e domande, che costringe l’osservatore-lettore ad uscire dalla ricezione passiva per indurlo, con ironia, alla soluzione di un rebus. 

Golgonda, 1953. Dipinto di René Magritte
Golgonda, 1953. Dipinto di René Magritte — Fonte: getty-images

Quello parigino è anche il periodo in cui Magritte definisce la sua cifra stilistica caratterizzata da una figurazione realistica ma non fotografica, fortemente semplificata che tuttavia non rinuncia allo studio delle ombre, alla resa volumetrica e prospettica. Una tecnica totalmente anti-pittorica fatta di immagini da abbecedario, prelevate e decontestualizzate. Una anti-pittura che però richiama con urgenza l’essenza stessa della pittura: non il virtuosismo del pennello ma il pensiero che la fa scaturire e che da essa scaturisce.

Tuttavia la sua scelta di non abbandonare mai l’oggetto riconoscibile, di non lanciarsi in creazioni oniriche, mostruose o stratte (come faranno invece molti surrealisti), il rifiuto di alcune pratiche come il disegno collettivo porteranno Magritte ad un allontanamento da Breton e dal suo gruppo. Tornerà in Belgio ma resterà un surrealista fedele a sé stesso, coerente con le sue scelte e la sua logica capovolta. 

5L’uso della parola di Magritte: significato e analisi

L’uso della parola di Magritte
L’uso della parola di Magritte — Fonte: ansa

Il quadro, realizzato tra il 1928 e il 29 appartiene alla serie in cui compare il famoso soggetto della pipa. Il primo era del 1926 ma tonerà più volte sul tema anche utilizzando titoli diversi come il tradimento delle immagini. In quest’opera Magritte afferma che la pittura non ha a che fare con la realtà ma con il pensiero e per questo motivo essa può presentarci immagini che contraddicono le nostre aspettative percettive.

Come nei libri per bambini una figura semplice e di grandi dimensioni, in questo caso una pipa, viene accostata a una scritta esemplificativa tracciata con caratteri corsivi, in una grafia molto diligente. L’incongruenza però appare immediata alla lettura: la scritta recita “Ceci n’est pas une pipe” (questo non è una pipa). Un accostamento di figura e immagine che sembrava esemplificativa diventa invece fonte di stupore, di incomprensione, di dubbio: è lo straniamento del pensiero di fronte alla negazione di qualcosa che si dava per scontato.

Quello che intende dire il pittore è che quella non è una pipa ma la sua rappresentazione. Ci avverte che ciò che è raffigurato è solo una rappresentazione, come rappresentazioni sono le parole e i pensieri. La pittura non ricrea la natura ma è un linguaggio convenzionale come la scrittura.

6La chiave dei sogni: significato e descrizione

La chiave dei sogni di Magritte
La chiave dei sogni di Magritte — Fonte: ansa

Il secondo dipinto, che risale al 1930, moltiplica l’esperimento del primo. Su una sorta di lavagna, che rimanda ancora ad un contesto didascalico, infantile, sono disposti sei oggetti ciascuno con una scritta che contraddice l’immagine: uovo – acacia, scarpa – luna, cappello – nuvola, candela – tetto, bicchiere – arancia, martello – deserto. La successione di immagini e la lettura consequenziale delle figure e delle parole ricordano anche la libera associazioni di pensieri in uso nella psicanalisi e il flusso interiore descritto da Breton nella composizione del testo surrealista.

7Il ritorno in Belgio di Magritte e il successo

René Magritte, Doppio segreto
René Magritte, Doppio segreto — Fonte: ansa

Al ritorno in patria Magritte è un artista maturo, il suo nome comincia ad essere conosciuto non solo in patria ma anche nel resto d’Europa. Negli anni trenta tiene conferenze ed espone anche in Olanda e in Inghilterra. Scongiurato il pericolo della guerra il suo nome diviene noto anche negli Stati Uniti

Negli anni ’50 e ’60 si organizzano in tutto il mondo mostre retrospettive a lui dedicate e in Belgio riceve svariate commissioni pubbliche come la decorazione del soffitto del Théâtre Royal des Galeries a Bruxelles, la sala del Casinò Municipale di Knokke-Heist, una sala del Palais des Beaux-Arts di Charleroi e due pareti del Palais des Congrès di Bruxelles. 

8Magritte e il tema del quadro nel quadro

René Magritte. Il tradimento delle immagini
René Magritte. Il tradimento delle immagini — Fonte: getty-images

Nella seconda metà degli anni Trenta Magritte introduce nelle sue opere un altro cavallo di battaglia: il tema del quadro nel quadro o della finestra cornice, espediente che ancora una volta serve a ragionare sull’inganno dei sensi e sulla contraddizione che la conoscenza porta con sé.

Nell’opera La Chiave dei Campi, del 1936, una finestra aperta lascia trasparire l’immagine di un paesaggio collinare, una prima visione fugace suggerisce qualcosa di noto e tranquillizzante. Dei margini bianchi spezzati ci dicono però che il vetro di quella finestra è rotto, e i pezzi di vetro sono sul pavimento. L’assurdo ci coglie quando ci accorgiamo che quei pezzi di vetro non sono trasparenti ma riportano frammenti dell’immagine dello stesso paesaggio. La visione ci dà una conoscenza illusoria, solo all’apparenza con uno sguardo possiamo contenere la realtà, che è incongruente e frammentaria.

Nella serie coeva dei dipinti intitolati La Condizione Umana, lo stesso tema è riproposto con la variante della tela posta sul cavalletto che illusionisticamente prosegue e completa il paesaggio visibile al di là di una apertura. La prima immediata sicurezza che ci fornisce questa continuità è seguita subito dopo dall’inquietudine, data dalla consapevolezza che basta spostare anche di poco il punto di osservazione perché la continuità, la congruenza e la logica vengano irrimediabilmente meno. Frammentazione, incongruenza, assenza di logica descrivono la condizione umana che con i mezzi della ragione cerca di dare ordine a qualcosa che ordine non ha.

L'impero delle luci di Magritte
L'impero delle luci di Magritte — Fonte: getty-images

Degli anni Cinquanta è un’altra delle sue geniali intuizioni: la composizione degli opposti, l’accettazione dell’assurdo che è nell’esistenza, la conciliazione di ciò che è inconciliabile. La tematica prende forma in una serie di dipinti noti come L’Impero delle Luci, in cui cieli chiari mattutini sovrastano scorci notturni. È lo stesso Magritte a spiegare che “l’evocazione del giorno e della notte ha il potere di sorprenderci e di incantarci e un simile potere lo definisco poesia”.

Ecco dunque l’ultima sorpresa, l’ultimo colpo di scena. Il sabotatore, che scardina le certezze della conoscenza acquisita, che suscita dubbi e domande a cui solo lo spettatore è chiamato, se vuole, a dare una risposta, che presenta la realtà disgregata in frammenti e la vita come un labirinto, ci dice infine che tutto si può ricomporre, che tutto è accolto e compreso nel sogno e nella poesia, uniche possibili realtà.

Morirà nella sua casa di Bruxelles nel 1967.