Reato di tortura: cos'è e in quali paesi ancora non è stato ratificato

Di Redazione Studenti.

Significato di tortura e reato di tortura in Italia e nel mondo. Cosa si intende, quali paesi lo hanno previsto e quali ancora no

Cos'è la tortura

Il reato di tortura non esiste ancora in molti paesi del mondo
Il reato di tortura non esiste ancora in molti paesi del mondo — Fonte: getty-images

La tortura è un metodo di coercizione fisica o psicologica cui si sottopone qualcuno allo scopo di estorcergli informazioni o confessioni, o anche - talvolta - per puro sadismo.

Di tortura si torna ciclicamente a parlare, principalmente in contesti di guerra, ma la verità è che la tortura esiste da sempre. Basti pensare ai miti greci - il supplizio di Tantalo o quello di Marsia, per citarne solo due - ma anche ai metodi coercitivi in uso proprio nella Grecia antica, come il Toro di Falaride, con cui i condannati venivano lentamente ustionati e uccisi. Per non parlare dei metodi usati dalla Santa Inquisizione per estorcere ai condannati confessioni di eresia ai danni della chiesa.

Tortura, significato

A livello etimologico, tortura significa proprio torsione degli arti. Treccani riporta questa dicitura: s. f. [dal lat. tardo tortura, propr. «torcimento», der. di torquēre «torcere». Le torture, tuttavia, oltre che fisiche possono essere anche psicologiche: in questo caso si può parlare anche di vessazione o sevizia.

In senso figurato, la tortura può anche essere identificata con qualcosa di fastidioso e continuo, che porta chi la subisce all'esaurimento mentale.

Chi pratica la tortura

Tra i paesi che praticano comunemente la tortura, ci sono:

  • Egitto
    Dopo la tragica vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano detenuto e ucciso nel 2016 senza che fosse stata fatta chiarezza sulle dinamiche della sua morte, il fatto che in Egitto si usi la tortura in ambito carcerario e poliziesco è stato reso noto a tutti. Le segnalazioni di pestaggi, umiliazioni e scosse elettriche inflitte sul corpo delle vittime, sono state decine.
  • Turchia
    Amnesty segnala che, dopo l'abolizione dell'Istituzione nazionale per i diritti umani nel 2016, la Turchia ha iniziato a fare massiccio uso della tortura e della detenzione preventiva, ovvero quel periodo di custodia cautelare in cui un imputato, ancora non riconosciuto colpevole di reati, viene privato della libertà personale e rinchiuso in carcere. È stato anche reso noto che in Turchia sono frequenti i centri di detenzione illegale.
  • Israele e Palestina
    Nei due paesi sono abituali le pratiche di tortura, soprattutto durante arresti e interrogatori. Nonostante le tante denunce riportate negli anni,. non sono mai state avviate indagini penali nei due paesi.
  • Russia
    In questi giorni, dopo i fatti di Bucha, si parla principalmente delle torture condotte dall'esercito russo sui civili ucraini nel corso della guerra. In realtà, la Russia sembra non essere nuova all'uso di metodi coercitivi non ortodossi: esistono prigioni segrete - soprattutto in Cecenia - dove sono state denunciate torture sugli omosessuali, ma la tortura è praticata anche nel momento dell'arresto e della detenzione iniziale.

Sono più di 100 i paesi che ancora praticano la tortura. Oltre a quelli elencati troviamo ad esempio Messico, Uzbekistan, Somalia, Afghanistan.

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Reato di tortura

I paesi del mondo che praticano comunemente la tortura sono ancora moltissimi. Amnesty International, movimento che si batte da sempre per la salvaguardia dei diritti umani nel mondo, anche in condizioni di detenzione e restrizione delle libertà personali, punta da sempre il dito contro alcuni paesi in cui la tortura non solo non è ancora un reato, ma è una consuetudine praticata comunemente verso i detenuti o gli oppositori politici.

Reato di tortura nel mondo

In altri paesi del mondo, il reato di tortura è punito con pene molto severe: il Regno Unito punisce dal 1988 la tortura con la detenzione a vita, indipendentemente dal fatto che si tratti di tortura fisica o psicologica. 

Gli Stati Uniti hanno nel loro ordinamento un esplicito rimando al reato di tortura, ma fino al 2007, specie dopo i fatti dell'11 settembre 2001, era ancora possibile in alcuni casi che il reato non venisse riconosciuto tale, specie quando riguardava i sistemi investigativi dell'intelligence. Solo con l'avvento di Barack Obama nel 2009 i metodi coercitivi durante gli interrogatori sono stati messi definitivamente al bando.

La Germania ha inserito il divieto di tortura nella Costituzione, e prevede pene severe anche quando questa è praticata in condizioni di guerra o altra emergenza di natura pubblica.

In Francia la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura è del 1986. A stabilire se ci si trovi o meno di fronte a un caso di tortura è però il giudice: la condanna arriva fino a 15 anni di reclusione, 30 se la tortura è subita da un minore di 15 anni e se a compierla è un suo parente naturale o legittimo. In caso di morte della vittima, la condanna arriva all'ergastolo.

Reato di tortura in Italia

Il reato di tortura in Italia è stato previsto solo nel 2017, molto tempo dopo i fatti del G8 di Genova del 2001, che hanno portato alla luce gli orrori praticati dalle forze dell'ordine sui manifestanti nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto.

Prima di quella data, la legge italiana puniva la tortura con altri tipi di reato, per lo più abuso d'ufficio o lesioni. Ora la tortura viene punita, ma deve essere identificata attraverso un verificabile trauma psichico, oltre ad essere reiterata.

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