Rapporto tra fede e ragione: tema

Di Redazione Studenti.

Tema svolto sul rapporto tra fede e ragione. Giovanni Paolo II e la questione di Galileo e il rapporto tra fede e religione nel tempo

RAPPORTO TRA FEDE E RAGIONE: TEMA

Rapporto tra fede e ragione: tema
Rapporto tra fede e ragione: tema — Fonte: getty-images

Fede e ragione vanno raramente d’accordo, piuttosto, spesso e volentieri, vengono considerate due entità agli antipodi: troppo lontane per toccarsi e per capirsi.

In verità non dovrebbe essere così, poiché l’uomo per conoscere ogni cosa riguardante la sua creazione e il suo essere nel mondo deve affidarsi ad entrambe.

Questo può essere considerato il più grande mistero di sempre; un mistero che non può avere spiegazioni senza la ragione ma allo stesso tempo è comprensibile tramite la fede.

Quindi, noi tutti dovremmo imparare a vedere la fede e la ragione come parti interagenti dell’animo, dell’intelligenza dell’uomo, creatura terrena alla ricerca del senso del suo vivere.

RAPPORTO TRA FEDE E RAGIONE SECONDO LA CHIESA

Nel 1633, Galileo Galilei cercò di far comprendere ai teologi che gli scienziati andavano ascoltati e tentò di aprire gli occhi al mondo.

Come ci lascia intendere Giovanni Paolo II, non dobbiamo pensare che in passato il famoso scienziato fosse ateo o che volesse offendere la Chiesa ma, piuttosto, che avesse letto e compreso a pieno la Bibbia ed avesse quindi inteso qual è il suo vero scopo.

Infatti, per lo scienziato la Bibbia non era un manuale da prendere alla lettera, capace di spiegare ogni singolo fenomeno terrestre ma era una guida alla Salvezza Divina: andava interpretata e certamente seguita da un punto di vista esclusivamente morale.

I teologi erano convinti che la Bibbia fosse legge e allora, leggendo di Giosuè che ordinava al sole di fermarsi, credevano impossibile che fosse la terra a girare intorno a sole.

Ricordiamo un aforisma di Galileo Galilei: “Io qui direi quello che intesi da persona ecclesiastica costituito in eminentissimo grado cioè l'intenzione dello Spirito Santo essere di insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il Cielo”.

Sono le parole di un uomo che credeva in Dio, sapeva perfettamente che il Creatore del cielo e della terra, con la Bibbia, voleva donare agli uomini la via per raggiungere la beatitudine eterna.

La natura è un dono del Padre di tutti gli uomini per i propri figli, un dono che obbedisce alle leggi del suo Creatore e che può essere compreso a pieno solo tramite l’intelletto. Lo scopo di Galileo non fu compreso e, poiché considerato eretico, venne scomunicato.

Nel 1992, Galilei tornò ad essere “figlio legittimo” della Chiesa cattolica grazie a Giovanni Paolo II. Per il Papa, fede e ragione sono due entità che non possono essere separate: la fede non è nulla senza la ragione e la ragione non può esistere senza la fede.

L’uomo, quindi, deve vedere entrambe le entità come due ali, ali che possono farlo volare fino a raggiungere la verità che tanto cerca.

Purtroppo, ieri come oggi, non tutti sono d’accordo. Gli atei, sostenitori della ragione, si sentono in diritto di accusare i credenti di essere solo dei deboli bisognosi di conforto e di sostegno.

Colui che utilizza solo la ragione crede che nei momenti di difficoltà e di dolore la natura umana ci spinga a trovare un conforto, una spiegazione dalla felice conclusione, che sarebbe il Dio da razionalisti considerato immaginario, che dà conforto e lascia un barlume di speranza. Per chi non crede in Dio, la morte corrisponde alla fine di ogni cosa: all’inizio dell’inesistenza.

Secondo i razionalisti, dopo che il nostro cuore avrà smesso di battere, non ci sarà nulla, nessun Paradiso, nessun Inferno: nessun essere onnipotente, immortale, buono o misericordioso.

I cristiani, invece, sostengono che dopo la morte ci sia la vera vita: una vita migliore, felice, una vita lontana dai beni materiali, dai piaceri terrestri, un’eterna beatitudine che dai razionalisti non può essere accettata e suscita, da parte loro, attacchi forse fin troppo brutali.

Ogni singolo uomo dovrebbe soffermarsi a riflettere su cosa sia realmente la vita e come sia giusto che vada vissuta per capire se, quella che tanto si desidera in verità, sia più vicina alla fede o alla ragione.

RAPPORTO TRA FEDE E RELIGIONE

Guardando indietro nel tempo, sono innumerevoli gli uomini che hanno condannato la religione e innumerevoli sono le accuse che le hanno rivolto, probabilmente anche a causa della cattiva fama che questa si è guadagnata nei secoli.

La religione, infatti, era un mezzo per manipolare i più ingenui (ad esempio attraverso la vendita delle indulgenze). Era strumento utilizzato dai potenti per arricchirsi, approfittando dell’insicurezza del popolo ignorante.

La concezione di homo homini lupus («l'uomo è un lupo per l'uomo») era in passato forte più che mai e la chiesa era arma dei “lupi” e rifugio degli “agnelli” che, viaggiando come se fossero vasi di terracotta tra vasi d’argilla, ricevevano protezione (come ci racconta Manzoni ne “I Promessi Sposi” tramite la figura di Don Abbondio).

Peggio ancora, la Chiesa era spesso un mezzo per governare la massa senza troppa fatica, un mezzo per non avere superiori (basti ricordare Alessandro VI Borgia).

La religione era anche un motivo di guerre e di rivolte, ne sono un esempio le Crociate. Con il tempo, scomparve quest’ombra di crudeltà dalla chiesa e questa divenne simbolo di amore tra gli uomini; un amore che da molti fu tradotto malvagiamente come simbolo di debolezza, di credulità e di fanatismo: qualcosa da dover accusare per poter sopravvivere.

L’uomo, purtroppo, a causa del mondo frenetico, scombussolato e privo di valori in cui è precipitato col tempo e senza nemmeno accorgersene, spesso non ha fiducia nel prossimo.

Senza essere troppo pessimisti, dobbiamo guardarci dentro per scoprire che ognuno di noi, in verità, ha fiducia nei confronti di almeno una persona al mondo che sia il padre, la madre, la moglie, il marito: questa è in fondo la stessa fede della religione, che si esprime con la carità scaturita dal forte amore dei cristiani nei confronti di Dio Padre.

La carità può essere intesa in vari modi e spesso, parlandone, pensiamo immediatamente a qualcosa di materiale come la beneficienza. Però, non è solo questo poiché dovrebbe coinvolgere l’uomo nella sua interiorità.

La fede non è un salto nel vuoto, non è una stampella su cui appoggiarsi nei momenti di sconforto e stanchezza. Il vero problema della società di oggi non sono gli uomini che non credono, ma piuttosto quelli che fingono di credere.

Friedrich Nietzsche diceva: “Definisco il Cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unico grande istinto della vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, furtivo, sotterraneo, meschino – lo definisco l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.”

La visione del cristianesimo di Nietzsche è critica e negativa: visto come una condanna meschina che fa del male all’uomo.

La ragione è il più grande strumento dell’uomo per crescere e vivere circondato da mille comodità. La ragione ha cambiato il mondo, ha permesso al genere umano di liberarsi della passata sottomissione di una Chiesa, che non è la stessa di oggi, l’ha aiutato a guardarsi intorno, gli ha permesso di conoscere le proprie qualità, di riscoprire se stesso nel periodo che noi chiamiamo per l’appunto Umanesimo.

Nel Rinascimento, l’uomo è cosciente di possedere un’intelligenza e la mette in pratica non affidandosi più ad un essere superiore, che può graziarlo o punirlo, ma affidandosi solo ed esclusivamente a se stesso che, nel bene e nel male, è faber fortunae suae («l'uomo è l'artefice della propria sorte»).

Se tutto ciò non fosse accaduto, probabilmente noi non avremmo modo di vivere la vita che viviamo; ma davvero sarebbe così male? Questo non possiamo dirlo con certezza poiché, un tempo, la religione era uno strumento che non permetteva agli uomini di utilizzare l’intelletto ma oggi, viceversa, nella maggior parte dei casi, è la ragione ad alienare la fede dall’uomo.

Colui che si dichiara esclusivamente e indubbiamente “ateo” potrebbe manifestare nella propria vita più bontà di un “cristiano”. Essere religiosi non è un’etichetta da mettersi addosso ma è un modo di esternare la propria bontà, l’amore verso il prossimo.

Il motto di Sant’Agostino era: “crede ut intelligas et intellige ut credas" (ossia, credi per capire e capisci per credere). Quindi, se il vero obiettivo dell’uomo è conoscere la verità, può trovarla attraverso una fede consapevole che deve necessariamente essere accompagnata dal suo più grande sostegno che, inaspettatamente, è la ragione.