La questione palestinese: II parte

Di Gabriele Desiderio.

Questione palestinese: riassunto della storia del conflitto israelo-palestinese

QUESTIONE PALESTINESE: PRIMO CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO

Il 14 maggio 1948 ci fu la proclamazione dello Stato di Israele, con un eccezionale accordo tra USA e URSS. Il giorno successivo si scatenò però la reazione degli Stati arabi, riuniti nella Lega Araba (fondata nel marzo del 1945 e a cui aderivano Egitto, Iraq, Arabia saudita, Libano, Yemen, Siria), che invasero Israele. Fu il primo conflitto arabo- israeliano (1948-1949).
Gli Stati arabi subirono una pesante sconfitta morale, oltre che forti perdite territoriali a vantaggio di Israele, che arrivò fino a Gerusalemme. Una delle principali conseguenze fu il problema dell'insediamento di 650.000 profughi palestinesi cacciati dalle loro terre, mentre Israele accolse 600.000 ebrei provenienti dagli Stati arabi.

CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE: CAMPAGNA DEL SINAI

Nel 1956, dopo un periodo di relativa stabilità interna, Israele partecipò alla "campagna del Sinai" assieme alla Francia e all'Inghilterra che volevano bloccare il processo di nazionalizzazione del Canale di Suez avviato dal presidente egiziano Nasser. Le truppe israeliane occuparono il Sinai, ma furono poi costrette al ritiro dal richiamo americano. L'ONU inviò dei caschi blu per il controllo della tenuta dell'armistizio nel Sinai. Per Nasser, l'insuccesso militare significò comunque un successo politico che lo consacrò come un punto di riferimento della lotta anticolonialista e del crescente movimento panarabo.

COS'E' LA QUESTIONE PALESTINESE: LA GUERRA DEI SEI GIORNI

Nel 1964 nasceva l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) che raccoglieva formazioni politico-militari (la principale è Al Fatah, fondata nel 1959 da Arafat e Wazir) di diverse tendenze, ma concordi nella lotta ad Israele, fino alla sua eliminazione.
Intanto si moltiplicavano i segnali di ostilità dei Paesi arabi, con in testa l'Egitto di Nasser e la Giordania di re Hussein, nei confronti di Israele. Le tensioni sfociarono poi nella Guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) in cui Israele con una schiacciante vittoria, che significò l'occupazione militare dei Territori palestinesi, impose un duro colpo al mito panarabo.
Nel novembre del 1967 l'ONU approvò la Risoluzione 242, la quale riconosceva il diritto ad un'esistenza pacifica per gli Stati della regione e allo stesso tempo condannava le occupazioni israeliane dei Territori. La Risoluzione però non venne riconosciuta né da Israele (che giudicava quei territori, dove intanto cominciarono a formarsi degli insediamenti di coloni, essenziali alla sua sopravvivenza) né dall'OLP (che non riconosceva il diritto di Israele ad esistere come Stato).
C'è una differenza fondamentale tra la lotta ad Israele prima e dopo il '67: mentre in precedenza essa aveva assunto caratteri anticolonialistici e laici, trova ora forza nel fondamentalismo islamico e nella radicalizzazione dello scontro.

Sull'OLP ricadde tutto il peso della lotta contro Israele, in Palestina e nei Territori occupati dagli israeliani, e scelse, dopo aver nominato Yasser Arafat presidente (1968), la via terroristica come metodo di lotta. Infatti i rapporti tra l'OLP e i Paesi arabi che ospitavano le basi della guerriglia palestinese si fecero sempre più tesi, fino a concludersi con la strage del Settembre nero del 1970 a partire dalla quale i palestinesi vennero scacciati con grandi sofferenze dal territorio della Giordania. Ciò rese evidente l'atteggiamento ambiguo della Lega araba che mentre si proclamava difensore della causa palestinese, non faceva nulla di concreto per risolvere la situazione dei profughi palestinesi, abbandonati nei campi di raccolta di Gaza e della Cisgiordania.

QUESTIONE PALESTINESE: RIASSUNTO BREVE DELLA GUERRA DEL KIPPUR

Nel 1973 si ebbe l'ennesimo attacco ad Israele, durante la festività religiosa del Kippur, da parte di Egitto, Siria e Giordania, con l'appoggio della Libia. Anche questa volta Israele respinse gli attacchi ed avanzò in territorio arabo, ma fu costretto ancora una volta al ritiro dalle grandi potenze, preoccupate dal rialzo del prezzo del petrolio imposto dai Paesi produttori, riuniti nell'OPEC.

Il 26 marzo 1979 il presidente egiziano Sadat, in seguito alla mediazione americana che portò alla firma degli agli accordi di Camp David, firmava una storica pace con Israele, riconoscendogli formalmente il diritto all'esistenza. Sadat, che diede un impulso forte ai tentativi di pacificazione tra arabi ed ebrei, pagò con la vita questa sua scelta: fu infatti ucciso nel 1981 dai fondamentalisti islamici della Jihad. Gli anni che seguirono furono segnati dall'operazione israeliana, denominata "Pace in Galilea" (1982), nel Libano meridionale contro basi terroristiche palestinesi. Essa però sfociò nel massacro, a opera dei falangisti cristiano-libanesi e con la complicità delle forze israeliane guidate dal generale Ariel Sharon, di migliaia di palestinesi rinchiusi nei campi profughi di Sabra e Chatila.

LA PRIMA INTIFADA

Furono anche gli anni di numerosi attentati (come quello all'aeroporto romano di Fiumicino, nel 1985) e di dirottamenti di navi (come quello dell'Achille Lauro) e aerei, avvenuti per lo più in Europa, a dimostrazione dell'internazionalizzazione del fenomeno terroristico di matrice palestinese.
Inoltre nei territori di Gaza e di Cisgiordania scoppiò un'ondata di scontri, denominata Intifadah, che assunse l'aspetto di un movimento popolare di resistenza contro Israele e a favore dell'OLP. L'Intifadah, praticata soprattutto dai giovani palestinesi con lanci di pietre verso i soldati e i coloni israeliani, segnava l'iniziò di una forte movimento di protesta e rivelava tragicamente l'impari lotta della popolazione palestinese, ferita nella sua dignità e nei suoi diritti, da Israele ma anche dalla Lega araba.

La questione palestinese: