Prose dottrinali, morali e retoriche nel Duecento

Prose dottrinali, morali e retoriche nel Duecento A cura di Antonello Ruberto.

La prosa del Duecento: prose dottrinali, morali e retoriche. Contesto storico, opere e il rinnovamento della scolastica.

1Il Duecento, secolo del risveglio religioso e civile

San Tommaso d'Aquino, 1269. Filosofo e teologo italiano
San Tommaso d'Aquino, 1269. Filosofo e teologo italiano — Fonte: getty-images

Dalla crescita demografica a quella delle città fino alla definitiva affermazione dei comuni in Italia, dalla rinnovata vitalità degli scambi commerciali e alla nuova ricchezza dei ceti mercantili fino alla formazione di nuovi assetti sociali e politici, e poi le novità architettoniche e quelle letterarie e culturali nelle università, nella poesia e nella letteratura in prosa: da qualunque punto di vista lo si guardi il Duecento è stato un secolo movimentato, segnato da profondi conflitti e profonde novità che hanno coinvolto ogni aspetto della vita umana e sociale in Europa.  

E in un'epoca segnata un profondo senso religioso, e in cui la religione aveva un ruolo fondamentale nella vita quotidiana tanto dei singoli quanto della collettività, la sfera spirituale e la stessa dottrina della Chiesa non potevano certamente rimanere esente da stravolgimenti e profonde riflessioni.

Il modo tradizionale di vivere il cristianesimo entra in crisi: ne sono un segnale tanto le varie eresie, come quella catara che si sviluppa nel sud della Francia, quanto la nascita dei cosiddetti ordini mendicanti, i più famosi dei quali sono fondati da Domenico di Guzmàn e Francesco d'Assisi, che invece si pongono l'obiettivo di rinnovare la Chiesa e la sua dottrina mettendone in discussione alcuni aspetti ma rimanendo senz'altro fedeli ad essa, segno del persistente ruolo della Chiesa all'interno della comunità dei credenti.

I francescani, in particolare, propongono un modo di vivere il Vangelo e la religione più vicino alla quotidianità dei fedeli, ed è infatti autore di diverse laude, canti devozionali scritti in volgare.

Ma il Duecento è anche segnato da un nuovo assetto politico e da nuovi equilibri che prendono forma soprattutto in Italia e che sono legati alla definitiva affermazione delle nuove istituzioni comunali; resisi indipendenti dal controllo imperiale e autonomi da quello papale, i comuni italiani hanno la necessità di darsi un'impostazione istituzionale e giuridica che ne rispecchi la composizione e l'ordine sociale e le aspirazioni, e ne difenda gli equilibri interni: in questo caso sono le università a fungere da luogo privilegiato di studio per una ricerca che, quasi inevitabilmente, trova il suo punto di riferimento privilegiato nella tradizione classica latina.

È sempre nel Duecento, infatti, che le università s'impongono come nuovi centri del sapere, diffondendosi e affermandosi in tutta Europa, e che in Italia si legano a doppio filo con l'esistenza stessa dell'istituzione comunale; ma l'esigenza di soddisfare nuove forme e nuovi metodi sia per la vita civile che per quella religiosa si lega anche all'attività di singoli intellettuali che trova uno sprone nel fermento civico, culturale e spirituale che caratterizza il XIII secolo.

2Opere morali e dottrinali nella società duecentesca

La legenda aurea di Jacopo da Varagine: raccolta delle vite leggendarie dei maggiori santi della chiesa medievale
La legenda aurea di Jacopo da Varagine: raccolta delle vite leggendarie dei maggiori santi della chiesa medievale — Fonte: getty-images

La ricerca di una morale rinnovata, in grado di rispondere alle inquietudini di una società in via di trasformazione, procede portando alla scrittura di opere in cui il sentimento religioso si lega agli argomenti profani in forme inedite.

Nel panorama comunale del primo Duecento sono di un certo rilievo i trattati di Albertano da Brescia: scritti in latino intorno alla metà del secolo prendono spunto dalla Bibbia e dalle opere dei Padri della Chiesa, così come dalle opere della classicità greca e latina, per avviare una riflessione sui concetti di vizi e di virtù che, però, non vengono interpretati in un’ottica solamente moralistica e riguardante il singolo fedele, ma vengono invece visti nelle loro implicazioni sociali all’interno del nuovo ambito comunale.

Nel Liber consolationis et consilii (1246) il perdono non viene visto solo come una virtù cristiana che eleva il fedele, ma anche come qualcosa di necessario alla vita civile e sociale; allo stesso tempo questo trattato ragiona sul concetto di ricchezza e supera l’antica concezione cristiana che la vedeva come un qualcosa di peccaminoso: per Albertano l’essere ricchi non costituisce peccato se la ricchezza deriva dal lavoro onesto e se il ricco si preoccupa di fare beneficienza ai poveri.

Che le opere di Albertano toccassero argomenti vivi nella società dell’epoca, e che lo facessero nel modo giusto, s’intuisce dal fatto che vennero presto tradotte dal latino al volgare, in modo da poter essere più facilmente leggibili e comprese, da Andrea da Grosseto.

Larga diffusione ebbe anche il Fiore di virtù, una sorta di particolare bestiario scritto in volgare bolognese in cui l’analisi di una virtù si alterna all’analisi di un vizio, ed entrambi vengono attribuiti, come fossero proprie qualità, a questo o a quell’animale.

2.1La quotidianità religiosa della Legenda Aurea

Di tutt'altro respiro è la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, che fu vescovo di Genova verso la fine del secolo. Pur non possedendo la stessa profondità filosofica né della forza innovativa della Summa di Tommaso, la Legenda è destinata a influenzare pesantemente tutta la cultura medievale.  

Si tratta di una sorta di calendario agiografico, in cui i periodi dell'anno vengono scanditi in base alle festività e alle ricorrenze religiose, vengono narrate le vite dei santi e le storie legate alla leggenda della vera croce.  

Si tratta di un'opera di uso quotidiano che, benché scritta in latino, viene presto tradotta nel volgare delle principali lingue europee divenendo in breve tempo un punto di riferimento della cultura cristiana; per capire l'influenza avuta da quest'opera nella cultura del tempo basti pensare che da questa trae ispirazione Giotto per dipingere gli affreschi che decorano la cappella degli Scrovegni a Padova.

La Legenda aurea testimonia la necessità di recuperare i legami con una religiosità quotidiana, tradizionale, con i suoi riti, le sue scadenze e i suoi significati.

2.2La Scolastica e la Summa di Tommaso d'Aquino

L'esigenza di un rinnovamento spirituale e dottrinario coinvolge la Chiesa su tutti i livelli, sia quello dei semplici fedeli che quello delle guide spirituali e dei teologi.

Questi ultimi ricevono una forte spinta innovativa nella riflessione in queste due materie avviene quando, attraverso la mediazione e le traduzioni arabe, in Europa torna a diffondersi l'opera di Aristotele e il suo rigoroso metodo raziocinante.

Gli studiosi si accorgono che la filosofia antica pone loro davanti nuovi problemi ma anche nuovi strumenti per riformare l'ortodossia cattolica: il metodo aristotelico viene applicato alla teologia dando così vita ad una nuova scuola filosofica, tipicamente medievale e cristiana, conosciuta con il nome di Scolastica che rinnova profondamente il modo di affrontare le questioni dottrinarie.

San Tommaso d'Aquino
San Tommaso d'Aquino — Fonte: getty-images

Uno dei massimi esponenti di questa corrente è Tommaso d'Aquino, che dedica gli ultimi anni della sua vita alla scrittura di quello che è uno dei testi più importanti della teologia cattolica e della filosofia occidentale, la Summa Theologiae.

In quest'opera, suddivisa in tre libri e scritta in latino, la Summa è una delle massime espressioni del modo di procedere proprio della Scolastica: in essa Tommaso prende tutti i principali argomenti della teologia e della dottrina cattolica, dall'essenza di Dio al dogma della Trinità e alla costituzione del cosmo, dalla definizione dei vizi e delle virtù alla funzione e somministrazione dei sacramenti e ne ribadisce l'ortodossia smontando, attraverso ragionamenti di stampo aristotelico, tutte le critiche che venivano apportate; in pratica, in quest'opera, il filosofo aquinate applica alla filosofia una sorta di metodo scientifico ante litteram per dimostrare la validità dei precetti di fede.

3La rinascita della retorica

Il concetto di retorica, in questi tempi, si lega ad un’ideale alto di politica: la retorica è l’arte di fare discorsi, di intervenire e incidere nel dibattito pubblico e quindi, in ultima analisi, di partecipare alla vita politica e civile del comune.

Differentemente dall’ambito morale e religioso, però, l’ambito politico soffre di un’enorme carenza di punti di riferimento recenti che, perciò, vengono ricercati nei modelli classici, in particolare in quelli della Roma repubblicana e alla sua secolare tradizione giuridica.

Una pagina del manoscritto latino Summa de Viciis et Virtutibus di Guido Faba
Una pagina del manoscritto latino Summa de Viciis et Virtutibus di Guido Faba — Fonte: getty-images

Fondamentali in questa prima fase sono le traduzioni in volgare delle opere di Cicerone, come ad esempio la Rhetorica da Herennium, tradotta da frate Guidotto da Bologna con il titolo di Fiore di rettorica

Retorica e discorso politico sono strettamente legati allo studio giuridico, ed è perciò normale che sia Bologna, con la sua università famosa per gli studi giuridici ad essere sede privilegiata per le prime profonde riflessioni attorno a queste materie; è bolognese, infatti, anche Guido Faba, autore della Summa dictaminis e della Gemma purpurea, raccolte di formule epistolari e retoriche in cui l’autore, un grammatico, ragiona sul rapporto tra le formule della retorica latina e il loro utilizzo in volgare. 

3.1Brunetto Latini e la Rettorica

Frontespizio de Il tesoro di Brunetto Latini (Firenze, 1220-1294), da un'edizione del 1528
Frontespizio de Il tesoro di Brunetto Latini (Firenze, 1220-1294), da un'edizione del 1528 — Fonte: getty-images

Ma una delle opere più importanti e organiche in questo ambito è la Rettorica scritta da Brunetto Latini; fiorentino, esponente di rilievo della parte guelfa, dopo la battaglia di Montaperti (1260) che aveva decretato la momentanea vittoria dei ghibellini viene condannato all’esilio da questi ultimi. 

Rifugiatosi in Francia si dedica all’attività letteraria prediligendo la prosa in francese: è di questo periodo l’opera in tre libri dal titolo Livres du Trésor, senz’altro quella più nota ed importante, e la Rettorica, titolo che l’autore dà al volgarizzamento del De inventione di Cicerone

Nell’opera di Latini la traduzione di quella ciceroniana si affianca a una sua analisi ragionata. Roma diventa un modello di città antica e viene paragonata alla Firenze dei suoi tempi, così nell’opera di Cicerone il fiorentino ricerca e individua quelli che sono i modelli retorici e giuridici da trasporre e tradurre nella realtà fiorentina; Latini evidenzia gli artifici, la postura, lo stile e i modi che l’oratore deve adottare per dare maggiore efficacia al suo discorso, non mancando mai di sottolineare la funzione eminentemente politica dell’attività retorica, e la sua importanza vitale nella costruzione di una nuova cultura politica, che si adatti alle esigenze del nuovo istituto comunale.