La prosa italiana del Novecento: cronologia, autori, opere

La prosa italiana del Novecento: cronologia, autori, opere A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

La prosa nella letteratura italiana del Novecento: periodizzazione, autori e le opere più importanti dall'inizio del '900 alla seconda guerra mondiale passando per il neorealismo, le neo avanguardie, la letteratura pop e il post-moderno

1Premessa: il romanzo in un secolo di grandi trasformazioni

Luigi Pirandello (1867-1936)
Luigi Pirandello (1867-1936) — Fonte: ansa

È arduo offrire un quadro esaustivo di tutta la prosa del Novecento italiano, un secolo ricco di tante trasformazioni e che ha visto sia la piena affermazione del romanzo e la sua declinazione in così tanti generi che è difficile capire quali siano le regole del romanzo e, dunque, anche tirare le linee per delimitare il quadro del romanzo novecentesco è tutt’altro che facile. 

Scrive Guido Guglielmi (citando Bachtin): Non a caso – giacché «solo chi diviene può capire il divenire» – il romanzo è per Bachtin l’unico genere della letteratura che non sia mai stato possibile regolare e rendere canonico. C’è un modello formale dell’epica e dei generi alti. Non c’è un modello formale di romanzo. Se si intende «il genere letterario non in senso formalistico, ma come zona e campo di percezione e raffigurazione assiologica del mondo», non c’è dubbio che il romanzo sia un genere. Ma non sarebbe possibile una teoria del romanzo, come fu possibile per Aristotele una teoria della tragedia. (…) Non c’è insomma un romanzo «classico», una sua realizzazione esemplare (G. Guglielmi, La prosa italiana del Novecento, p. 6). 

Giovanni Papini (1881-1956)
Giovanni Papini (1881-1956) — Fonte: ansa

Da non dimenticare poi che è sempre persistita anche la tradizione della narrativa breve con racconti e novelle, che avrà tutto un suo sviluppo anche nel Novecento. Sicuramente non sarà possibile citare tutti gli autori del Novecento né tutte le opere; e di questo bisogna scusarsi, ma occorre fare delle scelte quando si fa una sintesi. Le scelte sono sempre dolorose. Cominciamo con ordine. 

Un’indicativa periodizzazione si può fare:  

  • Prima fase (dal 1889-1890 fino alla seconda guerra mondiale) a in cui c’è un cambio di volta decisivo rispetto al romanzo dell’Ottocento, per temi, personaggi, e modalità narrativa.
  • Seconda fase: Il Neorealismo (1945-1960), che recupera temi e stilemi del romanzo verista. Letteratura impegnata e di denuncia dei problemi della società. Tentativo di creare una memoria dell’Italia in guerra e nel dopoguerra.
  • Terza Fase: Gli anni ’60-‘70 con la fine del Neorealismo e le neo-avanguardie.
  • Quarta fase: dagli anni ’80 al 2000 affermazione della letteratura Pop e del post-moderno.

2Prosa nel Novecento, prima fase: dal 1889-1890 fino alla seconda guerra mondiale

Nella seconda metà dell’Ottocento il romanzo aveva proseguito in gran parte il filone storico e quello sentimentale. Le storie erano spesso narrate in terza persona, in modo che sembrassero più oggettive, e la prima persona era confinata nel romanzo epistolare

Ora in Italia, sulla scia del Naturalismo francese, si era affermato il Verismo con Verga e Capuana. Siamo negli ultimi venti anni del 1800. I romanzi veristi offrivano un’analisi cruda e spietata dei meccanismi umani e del conflitto tra l’uomo e la società fatta di squali, tra la vicenda del singolo e la Storia: ci si soffermava sul “documento umano”, altrimenti senza voce, e lo si rendeva assoluto protagonista. I nomi di questi romanzi portano spesso il nome del protagonista (o dei protagonisti): I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, Il marchese di Roccaverdina, etc. 

Con l’eclissarsi della corrente verista, il romanzo italiano va ad esplorare altre zone dell’agire umano e si concentra su altri aspetti dell’uomo, dal conflitto interiore alla sua ricerca di realizzazione. Si entra in una sfera decisamente più intima. È D’Annunzio a far evolvere il romanzo verista verso qualcosa di nuovo: Il piacere, suo primo romanzo, è pubblicato nello stesso anno di Mastro-don Gesualdo, il 1889, ed è suo il primo romanzo del 1900, Il fuoco

Di solito in questi romanzi si mantiene ancora la terza persona, segno evidente che ci troviamo in un fase di transizione: si mantengono, dunque, le caratteristiche formali del romanzo ottocentesco (e quindi anche verista), ma c’è già qualcosa di nuovo a livello di tematiche e di ambientazioni. Non diversamente i primi due romanzi di SvevoUna vita (1892), Senilità (1898) – hanno dei protagonisti che fanno da contraltare agli eroi dannunziani. Sono degli inetti, sconfitti dalla società, ma sognatori dell’impossibile. 

Svevo agisce in contemporanea con Pirandello: sono suoi i romanzi che segnano il primo Novecento contrastando di netto il dannunzianesimo (ossia la narrativa decadente). Imprescindibili sono Il fu Mattia Pascal (1904) e Uno, nessuno e centomila (1926). Questi due romanzi abbracciano la terza corona del romanzo italiano del primo novecento, La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo. Sono tutti e tre romanzi in cui la verità è espressa solo soggettivamente e, anzi, si dubita di una qualunque possibilità di giungere a qualcosa di vero.

Foto di Alberto Moravia
Foto di Alberto Moravia — Fonte: ansa

Contestualmente sorgeva precocissimo l’astro di Alberto Moravia che esordisce con il romanzo Gli indifferenti (1929), capace di descrivere gli anni dell’avvento del Fascismo facendo crollare il mito positivo della borghesia

Si avverte un clima di crescente tensione, poiché l’odio della società sta per essere sfogato: nel 1931 Giovanni Papini pubblica un romanzo (una specie di memoriale immaginario) che si chiama Gog. È un romanzo che tra fantascienza e filosofia esprime con chiarezza i disturbi, le nevrosi, le violenze e i drammi della società capitalistica

Nel frattempo il memorialismo aveva costituito una parte non trascurabile delle narrativa italiana ed era di fatto un sentiero lasciato aperto dal romanzo storico. Sono gli anni in cui comincia a levarsi forte la voce delle donne con Sibilla Aleramo che pubblica nel 1904 il romanzo Una donna, anni in cui gli scrittori italiani vogliono dialogare con le grandi letterature europee.

Prima a riuscirci fu la scrittrice Grazia Deledda (premio Nobel nel 1926), capace di trasfondere nelle sue pagine atmosfere degne dei più grandi romanzi europei, pur trattando di un mondo isolato e così particolare come la Sardegna, sua isola natale.

Anche la montagna trova posto nell’immaginario comune: Dino Buzzati nei suoi primi due romanzi Barnabo delle montagne (1933) e Il segreto del Bosco Vecchio (1935) recupera atmosfere magiche e inquietanti che fanno del paesaggio alpino il centro nevralgico. La montagna così tremenda, sola, imparagonabile a qualcosa di umano diventa il segno di un confine magico tra il nostro mondo e un mondo “altro”. 

Nel 1940 Buzzati scrive il suo capolavoro, nonché romanzo centrale del Novecento, Il deserto dei Tartari, un romanzo che coglie nell’atmosfera di una perenne attesa (in questo caso di guerra) il disagio della modernità. 

Fa il suo ingresso in scena anche il grande Cesare Pavese, uno scrittore importantissimo del Novecento italiano ma ritenuto una specie parte della narrativa italiana: in verità Pavese non solo scrisse capolavori incredibili come Paesi tuoi (1941), Dialoghi con Leucò (1947), La casa in collina (1948) e, soprattutto, La luna e i falò (1950) ma ebbe anche il merito di accendere l’interesse del pubblico italiano sulla letteratura anglofona (in particolare americana) a cui dedicò gran parte della sua saggistica. E fu uno dei capisaldi del neorealismo

Tematiche di Pavese erano il senso di colpa, la guerra, l’attesa, la speranza dell’amore, volontà di partecipazione e dubbio

3Prosa nel Novecento, seconda fase: il Neorealismo (1945-1960)

Foto di Italo Calvino
Foto di Italo Calvino — Fonte: ansa

Nel dopoguerra si afferma invece Italo Calvino, uno dei nostri autori più amati in Italia e all’estero: il suo esordio è con Il sentiero dei nidi di ragno (1947), la resistenza partigiana descritta da un bambino, Pin. Ci sono poi le diverse fasi della sua produzione con la famosa Trilogia de I nostri antenati (1960), fino alla fase della letteratura combinatoria con Il castello dei destini incrociati (1969) e Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979).  

Sia Buzzati, sia Calvino sono dei maestri della narrativa breve e si sono espressi meravigliosamente nei racconti e nelle novelle, proseguendo quindi l’illustre tradizione già portata avanti da Pirandello (Novelle per un anno).  

Abbiamo poco fa citato la Resistenza con le lotte partigiane, le città liberate, la guerra civile contro il Fascismo, le deportazioni in Germania, la prigionia. Infatti nel dopoguerra si fa vivo negli intellettuali il desiderio di impegnarsi politicamente e di raccontare quegli anni cruciali per la storia italiana e del mondo. Questo movimento è il Neorealismo.

Chi è lo scrittore neorealista? «L’artista del neorealismo scavalcava così il Novecento, per ricollegarsi a quel verismo che anch’esso aveva tentato di dare una rappresentazione organica della realtà sociale italiana alla fine del moto risorgimentale; forse, più in là ancora, si ricollegava – nello spirito se non nei moduli espressivi – a quei romantici risorgimentali che anch’essi avevano disprezzato il lettore classicista e “parigino” per rivolgersi al “popolo”, e che anch’essi avevano concepito l’arte come uno strumento di battaglia politica e di edificazione sociale e morale» (G. Petronio, Quadro del ‘900 italiano, p. 271).

Mario Rigoni Stern
Mario Rigoni Stern — Fonte: ansa

Occorre raccontare e serve un modo oggettivo, finanche crudo. Scrive Calvino: «Ci eravamo fatta una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi, da cui partire, ognuno sulla base del proprio lessico locale e del proprio paesaggio». Quindi le lezioni di Verga, Vittorini e Pavese indicano i tre assi cartesiani di questo modo di raccontare. C’era la necessità di fare chiarezza su un periodo storico contorto, che aveva spaccato l’Italia in una guerra civile (per questo così simile al Risorgimento).

Una scrittrice come Renata Viganò è determinante per capire il ruolo delle donne nella resistenza (ad esempio nel romanzo L’Agnese va a morire, 1949).

Altro grande scrittore di questa corrente è Mario Rigoni Stern di cui dobbiamo almeno citare Il sergente nella neve, racconto drammatico della fallimentare campagna di Russia italo-tedesca nella seconda guerra mondiale.

Penso si possa essere concordi nel dire che il più grande scrittore italiano dell’epopea partigiana è Beppe Fenoglio il cui capolavoro, incompiuto, è Il partigiano Johnny, pubblicato postumo nel 1978. Nel 1963 fu invece pubblicato il romanzo breve Una questione privata, libro amato moltissimo da Calvino. Al clima neorealista appartengono anche i capolavori di Primo Levi, Se questo è un uomo (1947), di Ignazio Silone Fontamara, (1933; 1945).

Roma, anni 70 Nella foto: lo scrittore Carlo Emilio Gadda
Roma, anni 70 Nella foto: lo scrittore Carlo Emilio Gadda — Fonte: ansa

Sul finire degli anni ’50, in controtendenza al neorealismo, compare un romanzo davvero singolare: un giallo metafisico, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957) di Carlo Emilio Gadda. Si tratta di un romanzo singolare sia per lo stile di scrittura sia per il fatto che propone una verità non possibile da ricostruire e quindi sostanzialmente pessimista nei confronti di qualunque possibilità di dire davvero come sono andate le cose. 

La verità sfugge, si aggroviglia, si contorce e sembra preludere alla triste stagione italiana che sarebbe avvenuta tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’80: gli anni di piombo. Non saltiamo troppo. 

4Prosa del Novecento, terza Fase: gli anni '60-'70 con la fine del Neorealismo e le neo-avanguardie

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini — Fonte: ansa

Siamo negli anni Sessanta e il Neorealismo lentamente evolve. Ricordare sembra più che mai necessario perché c’è il boom economico e la società comincia a correre lasciandosi dietro una lunga scia di oblio. Carlo Cassola pubblica La ragazza di Bube (1960); Giorgio Bassani pubblica Il giardino dei Finzi Contini (1962) divenuto poi anche un celebre film di Vittorio De Sica; Natalia Ginzburg pubblica Lessico famigliare (1963).

Un romanzo che invece si distacca dal neorealismo ed esprime il disagio dell’epoca post-moderna è indubbiamente La noia (1960) di Moravia, non più rivolto ad analizzare il passato di guerra e dopoguerra, ma un presente che sta rapidamente scivolando via. Si entra in una nuova fase cruciale della storia d’Italia e la letteratura se ne fa portavoce, spesso in modo critico, preparando ai grandi moti studenteschi del 1968 che attraverseranno l’Occidente.

Gli anni ‘60 vedono affermarsi definitivamente l’astro di Pier Paolo Pasolini, scrittore ancora oggi al centro di numerose diatribe: romanziere, poeta, regista, sceneggiatorePasolini è uno scrittore che divide.

Dopo l’esordio poetico, descrive l’Italia del dopoguerra (Ragazzi di vita, 1950) abbracciando lo stile neorealista e modificandolo secondo la sua personale visione del mondo: in Pasolini tutto è conflitto tra purezza e corruzione. I suoi film (ad esempio Accattone, Mamma Roma, ma anche Il vangelo secondo Matteo) come i suoi romanzi sono animati da questi due temi. Così come la sua vita e, in fondo, la sua morte su cui è quasi impossibile fare chiarezza.

Il suo romanzo Petrolio, uscito postumo, è un romanzo di difficile lettura che dissolve le strutture tradizionali del romanzo.

Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia — Fonte: ansa

Del 1961 è uno dei primi romanzi di mafia Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia: è questa una tematica destinata ad avere lunga fortuna e molti epigoni, citando almeno Andrea Camilleri e Gianrico Carofiglio. È ovvio che anche altri scrittori sperimentano e osano nuove forme della narrativa: tra questi c’è Italo Calvino che è nel pieno della sua fase di letteratura combinatoria. 

Per concludere su questo decennio, non dimentichiamo che gli anni ’60 furono anche quelli del famigerato Gruppo 63, una neo-avanguardia che tentava di superare i modelli ormai stantii del neorealismo: ne nascono romanzi senza trame precise, che dissolvono quelli che si credevano i canoni della narrazione oggettiva. 

5Prosa del Novecento, quarta fase: dagli anni '80 al 2000 affermazione della letteratura Pop e del post-moderno

Paolo Villaggio (1932-2017)
Paolo Villaggio (1932-2017) — Fonte: ansa

È la più recente e quella che conosciamo meglio anche se, come diceva Hegel, ciò che è noto ci sfugge. Gli anni ’70-‘80 risentono chiaramente delle neo-avanguardie, ma anche e soprattutto del mondo informatizzato e dell’avvento dei mass-media. C’è qualcosa di gretto e feroce nell’affermazione del capitalismo industriale e uno specchio fedele di questa situazione è nei racconti di Paolo Villaggio, Fantozzi (1971) e Il secondo tragico libro di Fantozzi (1974). Sono libri che raccontano molto dell’Italia di quegli anni. 

Il tema della borghesia continua ad affascinare, unendosi a quello degli operai. Continuano ad essere anni di forte sperimentazione: sono gli anni in cui Vincenzo Cerami pubblica Un borghese piccolo piccolo (1976), Franco Cordelli pubblica Puri Spiriti (1982), Renzo Paris invece Cani sciolti (1973). 

Umberto Eco. Camogli, 12 settembre 2015
Umberto Eco. Camogli, 12 settembre 2015 — Fonte: getty-images

Sono gli anni in cui conosciamo il grande genio di Antonio Tabucchi e in cui Umberto Eco trova con Il nome della rosa un successo planetario. Sono gli anni dell’interazione sempre più assidua tra cinema e letteratura e quelli in cui il sogno di scrivere romanzi e diventare narratori comincia a invadere tanti aspiranti, al punto che si scrive molto più di quanto si legge. E si è affermato il postmoderno

Nella letteratura postmoderna hanno trovato piena affermazione tutti i generi del romanzo: il romanzo distopico, il romanzo storico, il romanzo d’amore, il romanzo saggio, il romanzo fiume, il graphic novel, la fantascienza, il romanzo erotico, etc. Spesso sono aggrovigliati insieme genere su genere in una mescolanza fatta di citazioni continue, grazie alla sua malleabilità.

Antonio Tabucchi (1943-2012)
Antonio Tabucchi (1943-2012) — Fonte: getty-images

Dice, infatti, Bachtin: «Il romanzo parodia gli altri generi (proprio in quanto generi), smaschera la convenzionalità delle loro forme e del loro linguaggio, soppianta alcuni generi e ne introduce altri nella sua propria struttura, reinterpretandoli e riqualificandoli» (M. Bachtin, Estetica e romanzo, p. 447).  

Per quanto riguarda la letteratura del nuovo millennio, Italo Calvino aveva intuito qualcosa. Doveva essere leggera, molteplice, esatta, rapida… ma per renderti conto della situazione, ti consiglio di entrare in una libreria e cominciare a leggere. Coraggio. Leggere è bellissimo, per quanto (è vero) all’inizio un po’ faticoso. Puoi cominciare dai romanzi che ho elencato, tra l’altro.  

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