Propaganda massa e nemico, il saggio breve ambito storico politico Maturità 2018

Di Maddalena Balacco.

Perché il "nemico" è l'amico principale di chi fa propaganda per le masse e quali sono i pericoli dell'abuso del concetto sociologico di noi/loro all'interno della comunicazione politica

Masse e propaganda

Masse e propaganda, un connubio micidiale che sarebbe alla base di uno dei temi per il saggio breve (ambito storico politico) protagonsita della prima prova di italiano alla maturità 2018. Un tema sempre attuale, che trova nella storia mefistofeliche interpretazioni e applicazioni drammatiche sfociate in regimi totalitari violenti e sanguinosi. Se sei curioso di sapere perché la propaganda sulle masse è pericolosa e come mai il concetto di "nemico" è in realtà molto amico per chi lo usa, continua pure a leggere e la tua curiosità sarà accontentata.

Cos'è la propaganda

La propaganda è un tipo di comunicazione non oggettiva caratterizzato dalla volontà di indirizzare e manipolare il comportamento delle masse utilizzando a leva ogni mezzo idoneo per influire sulla psicologia della massa in oggetto. Storicamente si tratta del metodo di comunicazione politica più utilizzato dai regimi totalitari, che proprio attraverso la propaganda riuscivano a influire sulle masse per poterle così manipolare, rendendole schiave del loro potere. La propaganda è un tipo di comunicazione molto pericolosa per la tenuta della democrazia, perché eliminando la componente oggettiva dal discorso della formazione dell'opinione, fa in modo che i fatti non siano più la determinante principale delle opinioni, che diventano così preda delle pulsioni irrazionali delle masse.

Cosa sono le masse?

Le masse sono quantità indiscriminate di individui uniti da un unico sentimento o interesse. La psicologia delle masse è stata largamente oggetto di studio dell'ultimo secolo, giacché proprio le masse intese come "unico individuo" sono state protagoniste feroci di alcuni degli orrori più atroci degli ultimi anni e non solo.

Nello studio di Gustave Le Bon, uno degli esperti di masse che più si è dedicato allo studio delle stesse e della loro psicologica, nel testo dal titolo "Psicologia delle folle", uno dei capitoli più caratteristici è quello delle folle criminali, in cui Le Bon arriva a teorizzare che nelle masse la concezione di responsabilità individuale venga "diluita nella massa", che assume quindi la responsabilità degli atti commessi da tutti i singoli individui.

Le Bon porta a esempio alcuni atti di violenza commessi dalle masse durante la Rivoluzione Francese, dove uomini che mai si sarebbero concessi a atti di violenza dei più "leggeri", arrivarono a decapitare uomini a mani nude perché "protetti" dall'appartenenza alla massa. Va da sé che la massa e la propaganda sono assieme un connubio esplosivo e pericoloso, poiché la seconda toglie alla prima qualsiasi briciolo di razionalità per fare leva sulle pure pulsioni.

Perché il "nemico" è il migliore amico della propaganda

L'ultimo tassello di questo mosaico è quello del concetto di "nemico", che si basa sulla dicotomia noi/loro casa alla sociologia rurale e che torna protagonista in tutti i modelli di società basati sull'esclusione. La propaganda che basa la sua ragione d'essere sul concetto di nemico mira infatti a generare nelle masse e nelle folle come sopra descritto una pulsione di esclusione noi/loro che li porti a proteggere il "noi".

Il "nemico" diventa quindi il migliore amico di chi usa la propaganda, che lo usa per evitare che gli individui delle masse ragionino sui contenuti dei messaggi appunto di propaganda: agendo sulla leva della pulsione e della paura, l'emissario della propaganda manipola le masse per poterle governare unendole contro un nemico immaginario.