Dalla Seconda rivoluzione industriale alla fine della Seconda guerra mondiale

Di Redazione Studenti.

Un riassunto dei principali temi trattati nel programma di storia dell'ultimo anno, dalla Seconda rivoluzione industriale alla Seconda guerra mondiale

Programma di storia dell'ultimo anno delle superiori

Cosa si studia in storia durante l'ultimo anno delle superiori?
Cosa si studia in storia durante l'ultimo anno delle superiori? — Fonte: getty-images

I programmi scolastici sono in continua evoluzione: lo stesso programma che arrivava sui banchi degli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori solo una decina di anni fa sono ben diversi da quelli delle scuole odierne.  

Eppure, nel caso del programma di storia, i temi trattati nel corso dell'ultimo anno sono più o meno gli stessi: la ragione risiede nel fatto che il Novecento - grande protagonista dell'ultimo anno delle superiori - è stato un secolo talmente pieno di eventi che è necessario trattarlo nel dettaglio per sviscerare bene ogni questione.

Vediamo allora quali sono, in questa piccola guida, i principali eventi trattati nel corso dell'ultimo anno di scuola, per un ripasso rapido in vista della maturità.

La Seconda rivoluzione industriale

Nell’ultimo trentennio dell’800 ci fu la seconda rivoluzione industriale.

In questo periodo lo sviluppo economico fu alimentato dall’applicazione delle nuove scoperte scientifiche e tecniche soprattutto nel settore siderurgico e chimico. Ciò permise una produzione in grande quantità e a basso costo.

Inoltre un’ulteriore novità fu l’elettricità che divenne la fonte di energia principale. Si svilupparono molto i trasporti e il settore finanziario, quest’ultimo dovuto a un bisogno di investire capitali soprattutto da parte di quelle imprese definite trust, ragion per cui si incentivò il mercato azionario.

I lavoratori diedero vita alle organizzazioni sindacali e ai partiti socialisti, sulla base delle idee marxiste. Nel 1889 nacque la Seconda internazionale dei lavoratori. La Chiesa cattolica agì per aiutare i disagiati sociali e anche il papa Leone XIII pubblicò l’enciclica Rerum Novarum, in cui accettava la proprietà privata, ma usata solo per scopi sociali.

Le novità introdotte dall'industrializzazione

Ma la novità per eccellenza fu l’introduzione della catena di montaggio, voluta da Henry Ford, insieme a Frederick Taylor.

Questa nuova meccanizzazione del lavoro produsse un sentimento di alienazione nei lavoratori che si consideravano sempre più macchine e sempre meno uomini. In questo periodo si ebbero delle crisi economiche dette cicliche, dovute a insufficiente circolazione monetaria e alla sovrapproduzione di merci. Le crisi cicliche ebbero gravi ripercussioni sull’economia dei Paesi industrializzati, tant’è vero che si abbandonò il vecchio liberalismo che prevedeva la libera concorrenza, e si adottò una nuova politica che prevedeva leggi protezionistiche, che tutelavano l’economia nazionale, e una nuova espansione coloniale. Questo continuo tendere all’espansionismo, sia economico che politico, fu definito imperialismo e diede vita a conflitti tra i paesi industrializzati.

Questa epoca fu definita anche Belle Époque.

L'età Giolittiana

Dopo l’unificazione d’Italia si affermò al governo la sinistra storica, con Agostino Depretis, nel 1876.

Depretis adottò la politica del trasformismo, che tendeva ad eliminare l’opposizione parlamentare. Queste furono le innovazioni della sua politica:

  • Allargamento del suffragio elettorale;
  • Abolizione dell’imposta sul macinato, sostituita però con delle imposte indirette;
  • Privilegi fiscali e provvedimenti protezionistici. Quest’ultimi accentuarono il divario tra nord e sud in quanto favoriva il settore industriale presente soprattutto al nord.

Nel 1887 entrò al governo Francesco Crispi che adottò una politica diversa:

  • Politica interna: repressione delle agitazioni sociali fra cui i fasci siciliani
  • Politica estera: allargamento coloniale, che però fallì.

Crispi si dimise, dopo aver inferto un duro colpo all'economia statale.

Il governo Giolitti

Giovanni Giolitti
Giovanni Giolitti — Fonte: getty-images

E nel 1903 entrò al governo Giolitti, la cui politica si basava sul concetto di neutralità dello stato nei conflitti economici, cosa che però portò ancor più ad un favorimento del settore industriale e alla crescita pacifica dei movimenti socialisti e operai.

L’obiettivo di Giolitti era adattare le istituzioni a un paese che era in via di ammodernamento economico e sociale.

Però egli fu accusato di trasformismo e di clientelismo, cioè di favorire i cambiamenti solo secondo i propri interessi. Durante la sua politica ci fu un decollo industriale a cui l’Italia non aveva mai assistito, grazie alla politica protezionistica che aveva agevolato l’economia interna e grazie al credito bancario, che aveva favorito la nascita di molte imprese. Però si assistette a un crollo dell’agricoltura che portò conseguentemente all’emigrazione soprattutto delle regioni meridionali.

La politica giolittiana diede vita ad un fenomeno urbanistico, che diede una forma alle città simile a quella odierna. Ovviamente questo comportò una crescita della popolazione operaia, e quindi del partito socialista. Inoltre l’estensione elettorale ai maschi di 21 anni, aumentò la forza parlamentare dei socialisti, e inoltre grazie al Patto Gentiloni anche la Chiesa entrò a far parte della vita politica. Tutto come previsto dalla politica interna di Giolitti. Ma la fine del governo Giolitti si inizò a percepire con l’inizio dell’impresa libica alla fine del 1911.

Caratteristiche del governo Giolitti

L’Italia, che aveva ottenuto la Libia, riportò più effetti negativi che positivi. Infatti :

  • Il bilancio statale subì un duro colpo per le spese militari;
  • Il prestigio internazionale fu indebolito a causa delle condotta repressiva tenuta durente la guerra nei confronti dei popoli indigeni;
  • La Libia era inoltre un paese povero di materie prime;
  • Anche la vita politica fu destabilizzata, in quanto fu cacciato dal partito socialista il gruppo riformista che aveva condotto la guerra, e prese “potere” un partito estremista rivoluzionario, capeggiato da Benito Mussolini.

Con queste guerra e tutti gli antefatti,  andò crescendo una società di massa, basata sulla propaganda, e così l’Italia si divide in due fazioni politiche:

  • Sinistra: faceva proprie le richieste di informazione e di cultura avanzate soprattutto dal proletariato del nord;
  • Destra: andava contro l’affermazione di una società di massa e contro questa nuova cultura di stampo popolare.

Ascolta l'audiolezione su Giolitti

Ascolta la lezione del nostro podcast dedicata al governo Giolitti e alla società giolittiana.

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La Prima guerra mondiale

Detta anche Grande guerra, la Prima guerra mondiale è un punto di svolta nella società e nel mondo dell'epoca.

Lo scoppio della guerra è attribuibile a una serie di cause indirette e a una causa diretta:

Cause indirette

  • Il contrasto austro-russo per l’egemonia nei Balcani.
  • Il contrasto franco-tedesco nato nel 1870 per conflitto d’interessi, in qunato la Germania voleva unificarsi alla Francia, divenuta il paese europeo più potente, ma la Francia era ostile, tanto da dichiarargli guerra. Però venne sconfitta dalla Germania (ex – Prussia).
  • Il contrasto anglo-tedesco, per i medesimi interessi coloniali e per i trasporti navali.
  • L’irredentismo italiano, per i territori di Trieste e Trento che erano ancora sotto l’egemonia austriaca, e l’irredentismo serbo che aspirava a riappropriarsi dei territori della Bosnia e dell’Erzegovina.

Causa diretta

  • Assassinio dell’imperatore austro-ungarico Francesco Ferdinando da parte di un nazionalista serbo, Gavrilo Princip, il 28 giugno 1914 a

Fronti e alleanze

Il 28 luglio 1914 l’Austria dichiara guerra alla Serbia, coinvolgendo gli altri stati facenti parte le alleanze già esistenti.

  • Triplice Intesa: Russia, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Serbia.
  • Triplice Alleanza: Austria, Germania e Italia.

L’Italia non entra subito in guerra, perché il trattato di alleanza aveva carattere difensivo e non offensivo e in questa occasione era stata l’Austria a dichiarare guerra alla Serbia, ed inoltre perché il trattato prevedeva che per ogni decisione bisognava accordarsi con gli stati alleati ed invece l’Austria aveva dichiarato guerra all’insaputa dell’Italia.

La nazione così si divide tra interventisti e neutralisti. I primi volevano entrare in guerra contro l’Austria per riappropriarsi  i territori da loro occupati.

I secondi volevano ottenere ciò attraverso degli accordi pacifici.

Lo Stato però non ascolta la parte parlamentare neutralista: il re Vittorio Emanuele III entra in trattative segrete con la triplice intesa, e il 24 maggio 1915 entra in guerra al suo fianco.

1914: fasi della guerra

Il 1914 è un anno dall'esito incerto per entrambe le forze belligeranti.

Fronte occidentale

L’obiettivo della Germania è quello di sconfiggere la Francia, prima che riescano ad intervenire gli inglesi, per poi concentrarsi sulla Russia. Per far questo invadono il Belgio, paese neutrale, perché da Bruxelles è più facile raggiungere Parigi. L’esercito tedesco si scontra quindi con gli eserciti dell’intesa, che però vengono sconfitti e nel frattempo la Germania si inoltra fino a Compiègne, a 70 km da Parigi. Arrivati a questo punto però i tedeschi hanno lasciato scoperto il loro fianco destro, e proprio da lì vengono attaccati dai francesi, nella battaglia della Marna, che vince l’intesa.

L’esercito tedesco è quindi costretto ad abbandonare quella zona e a trincerarsi, trasformando questa guerra, da una guerra di movimento ad una guerra di trincea. Fallito il tentativo di arrivare a Parigi, i tedeschi si propongono di arrivare a Calais per tagliare le comunicazioni tra Inghilterra e Francia, dove però si scontrano nella battaglia delle Fiandre. I Tedeschi riescono ad appropriarsi di Anversa e ad estendere la loro occupazioni sul litorale belga. Ma l’esercito belga-anlo-francese riuscì a non far raggiungere l’obiettivo al suo nemico, difendendosi sui canali di Ypres e Nieuport.

Fronte orientale: gli eserciti russi sono riusciti a occupare la Prussia orientale e la Galizia austriaca, occupando Leopoli e avvicinandosi ai Carpazi. Ma la Germania fa una controffensiva in cui vincono sui Laghi Masuri e a Tannenberg, costringendo i Russi a ritirarsi da gran parte della Prussi orientale.

Ma a loro volta i Russi riescono ad occupare la Bucovina e a raggiungere la linea dei Carpazi, minacciando di invadere l’Ungheria. Contemporaneamente la Turchia entra in guerra a fianco della Germania, e il Giappone a fianco dell’Intesa, perché ha lo stesso interesse tedesco: quello di divenire il paese più potente del mondo.

1915: fasi della guerra

Il 1915 è un anno favorevole per l’Alleanza.

Sul fronte occidentale la situazione non cambia: si svolge sempre una guerra di trincea, perché la Germania si concentra sul fronte orientale, e la Francia, consapevole della sua debolezza, aspetta la sua riabilitazione.

Sul fronte orientale si registrano tre grandi sconfitte dell’Intesa:

  • La disfatta della Russia, sia nella Prussia orientale, sia nella Galizia, sia in Polonia. Viene costretta dai tedeschi a una generale ritirata sul golfo di Riga. La sconfitta russa, dovuta a incapacità bellica, mancanza di armi e corruzione dei funzionari, caratterizza la crisi politica dell’Impero zarista.
  • La disfatta della Serbia attaccata contemporaneamente dalle truppe austro-tedesche e dalle truppe bulgare, che entra in guerra a fianco dell’Alleanza.
  • La disfatta dei Dardanelli dove l’Inghilterra e la Francia occupano la penisola di Gallipoli, con l’intento di raggiungere Costantinopoli per essere a diretto contatto con la Russia. Ma vengono sconfitte e costrette a ritirarsi.

L’unico successo per l’Intesa è l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915. L'Italia entra in guerra dopo un anno di neutralità, perché sente il pericolo di una vittoria tedesca, che comporterebbe una totale soggezione europea, ma soprattutto per riappropriarsi delle terre irredente, di cui l’Austria si è appropriata. Il ministro degli esteri Sonnino firma il Patto di Londra in cui si riconoscono i diritti italiani, e si afferma che l’Italia entra in guerra contro l’Austria.

L’esercito italiano guidato dal maresciallo Luigi Cadorna porta subito alla vittoria nel Trentino meridionale, nella Val Susagna e nella riva destra dell’Isonzo. Ma non è facile nemmeno per l’Italia, perché durante il periodo di neutralità l’Austria si è costruita delle fortificazioni, che portano anche qui ad una trasformazione della guerra, in guerra di trincea.

1916: fasi della guerra

Soldati nella Prima guerra mondiale
Soldati nella Prima guerra mondiale — Fonte: getty-images

Il 1916 è un anno favorevole all’Intesa.

L’evento più importante sul fronte occidentale è la battaglia di Verdun, uno dei massacri più imponenti della storia. La Germania si pone come obiettivo l’invasione della Francia. Quest’ultima però fa una grandiosa resistenza che fa di nuovo fallire l’intento tedesco. Intanto l’esercito anglo-francese, per tentare di sfondare il fronte tedesco, inizia la battaglia della Somme, che ha esito incerto fino a tutto l’anno successivo.

Sul fronte orientale, i Russi si riprendono dalle sconfitte dell’anno precedente, attaccando così l’esercito austriaco occupando la Galizia e la Bucovina. Ciò fa prendere coraggio alla Romania che entra in guerra al fianco dell’Intesa per riprendersi il territorio della Transilvania. Ma le forze tedesche sconfiggono la Romania occupandone i territori.

Sul fronte italiano, l’Austria ha preparato una spedizione punitiva per l’Italia a fronte del suo tradimento, ma viene sconfitta. L’Italia fa una controffensiva che si conclude con la presa di Gorizia. Il 28 agosto 1916 l’Italia dichiara guerra alla Germania.

1917: fasi della guerra

Il 1917 è un anno favorevole all’Alleanza.

Fronte occidentale: in questo anno si conclude per le grandi perdite la battaglia della Somme, che però non ha un risultato decisivo. Un successo per l’intesa è l’entrata in guerra degli Stati Uniti, che prendono parte allo scontro sia per degli attacchi sottomarini subiti dai tedeschi e per paura di perdere i prestiti fatti a paesi dell’intesa.

Sul fronte orientale tutto viene rallentato dallo scoppio della rivoluzione russa a marzo.

Fronte italiano: l’Italia è sconfitta a Caporetto dalle truppe austro-tedesche che si sono momentaneamente allontanate dal fronte orientale e che eliminano ogni forma di resistenza fino al Piave. Successivamente c'è una sorta di ritirata da parte delle truppe italiane, che però sono di nuovo riunite dal nuovo maresciallo Armando Diaz.

1918: fasi della guerra

Il 1918 è un anno favorevole all’Intesa.

Fronte occidentale: la Germania vuole sferrare un ultimo attacco all’Inghilterra e alla Francia prima che arrivino gli americani. Quindi l’esercito tedesco riesce a sfondare il fronte inglese della Somme e quelle francese dello Chemin des Dames, facendo retrocedere le truppe dell’Intesa fino alla Marna. Ma grazie all’uso di nuove armi molto potenti la Francia e Linghilterra costringono la Germania a ritirarsi.

Fronte orientale: in Macedonia, l’esercito dell’intesa inizia un’offensiva nei confronti dell’esercito austro-bulgaro, costringendo la Bulgaria a chiedere l’armistizio. In Mesopotamia e in Palestina l’esercito inglese riesce a travolgere la resistenza turca, cosicché la Turchia è costretta a chiedere l’armistizio.

Fronte italiano: qui avviene il colpo decisivo. L’Austria prende parte alla guerra del Piave in cui è pietosamente sconfitta. Inoltre l’Italia partecipa alla battaglia di Vittorio Veneto in modo da separare gli austriaci del Piave e quelli del Trentino, così da levargli tutti i rifornimenti. Questo portò al cedimento dell’esercito austriaco, che si ritira totalmente ridando all’Italia Trento e Trieste. L’Austria firma con L’Italia l’armistizio di Villa Giusti e la Germania l’armistizio di Réthondes.

I trattati di pace

Nel 1919 si riunirono a Parigi gli Stati vincitori fondando la Società delle Nazioni, che mirava a garantire la libertà e la sicurezza dei popoli.

Inoltre decisero il nuovo assetto europeo.

Trattato di Versailles

Viene stipulato con la Germania.

  • Alla Francia vengono dati l’Alsazia e la Lorena
  • Alla Polonia “ la Posnania, la Slesia e il corridoio polacco.
  • Deve rinunciare alla sue colonie
  • Deve pagare le “riparazioni”
  • Deve ridurre il suo esercito
  • All’Inghilterra deve dare la flotta
  • Alla Francia le miniere di carbone

Trattato di Saint Germain

Viene stipulato con l’Austria e l’Ungheria.

Questo trattato sancisce la divisione dei paesi in Repubbliche di Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. Inoltre vengono restituiti i territori del Trentino, dell’Alto Adige, della Venezia Giulia all’Italia e i territori della Croazia, della Slovenia, della Bosnia e dell’Erzegovina alla Serbia che prese il nome di Jugoslavia.

Trattato di Neuilly

Viene stipulato con la Bulgaria.

La Bulgaria deve rinunciare ai porti nell’Egeo e deve cedere la Macedonia alla Serbia e alla Grecia.

Trattato del Trianon

Stipulato con l’Ungheria. Prevede tre punti:

  • L’Ungheria deve cedere la Galizia alla Polonia e alla Cecoslovacchia;
  • la Transilvania alla Romania;
  • e Fiume come città indipendente.

Trattato di Sèvres

Stipulato con la Turchia. I punti principali:

  • La Turchia deve ridurre i suoi possessi in Europa a Costantinopoli
  • Adrianopoli e Smirne alla Grecia
  • Cilicia e Siria alla Francia
  • Mesopotamia e Palestina all’Inghilterra
  • Armenia e Arabia sono indipendenti

La questione di Fiume

Nel Patto di Londra non si era accennato all’annessione di questa città all’Italia, ma la Jugoslavia ne voleva l’annessione ed aveva a favore l’America e la Francia.

Gabriele D’Annunzio allora iniziò la marcia di Ronchi ed entrato nella città proclamò un governo provvisorio. Allora furono stipulati due trattati:

  • il trattato di Rapallo, con cui Fiume fu riconosciuta uno stato indipendente e la Dalmazia veniva data alla Jugoslavia;
  • il trattato di Roma con il quale Fiume fu annessa all’Italia.

Le conseguenze della Guerra

la guerra ebbe conseguenze su ogni fronte:

  • Paesi vinti: ritenevano troppo dure e umilianti le condizioni dei trattati, tanto che furono il pretesto per nuove rivendicazioni e rivalse.
  • Paesi vincitori: non furono comunque soddisfatti perché ciò che avevano guadagnato era nettamente inferiore al prezzo pagato con le vite umane.
  • L’Italia: non ritenne per niente soddisfatti i suoi intenti sui Balcani.

Altre conseguenze furono che:

  • Furono sconvolti gli equilibri internazionali: scomparvero quattro imperi (russo, tedesco, austro-ungarico e turco)
  • Nacquero nuovi stati
  • Si affermò l’egemonia politica ed economica degli Stati Uniti
  • La Russia divenne uno stato socialista con il nome di URSS
  • Si incrinò il sistema coloniale ottocentesco
  • Furono irruzione nella storia le masse e si sviluppò il movimento femminista
  • Entrò  in crisi il sistema monetario e finanziario internazionale, soprattutto perché bisognava riconvertire gli impianti industriali a nuove produzioni non belliche.
  • Ci fu un’enorme diffusione della disoccupazione.

La Rivoluzione russa

Al  momento dell’entrata nel primo conflitto mondiale, la Russia si trova in una situazione di estrema arretratezza. L’industria russa è incapace di sostenere una guerra moderna quale la prima guerra mondiale. Nel 1914 i russi sono duramente e ripetutamente sconfitti dai tedeschi. A causa di ciò nella Duma (assemblea a carattere consultivo) si forma un “blocco progressista” che esprime la preoccupazione di aristocratici e borghesi per l’inefficiente condotta della guerra.

La guerra ha accelerato i conflitti sociali, i contadini entrano in contatto con gli operai e gli intellettuali rivoluzionari. Il movimento degli scioperi fa fremere le masse del proletariato industriale.

Crollo dello zarismo e Rivoluzione di febbraio

Lenin in un celebre discorso alla folla
Lenin in un celebre discorso alla folla — Fonte: getty-images

Il crollo dello zarismo avviene nel febbraio 1917 quando scoppiano a Pietrogrado una serie di scioperi contro la penuria di approvvigionamenti che mutano in agitazioni politiche contro l’autarchia (governo assoluto) zarista.

Inizia la Rivoluzione di Febbraio, i soldati si uniscono agli operai. Il governo non può reagire ed è totalmente isolato: tenta di richiamare, per avere aiuto, le truppe dal fronte me i ferrovieri si rifiutano di trasportarle.

A Pietrogrado gli scioperanti eleggono un consiglio di delegati (Soviet) che avrebbe dovuto avere più potere degli organismi rappresentativi della democrazia parlamentare.

La Duma decide di prendere potere e formare un “governo provvisorio” (borghese).

Dietro pressione del governo provvisorio lo zar abdica, la soluzione della questione istituzionale è affidata ad una futura assemblea costituente, eletta a suffragio universale, che avrebbe dato vita al governo definitivo russo. L’Impero diventa una Repubblica.

I nuovi poteri

Si trovano comunque a confronto due poteri

  • Soviet, che rappresenta le masse rivoluzionarie degli operai e dei soldati;
  • Governo provvisorio, che lotta per l’instaurazione di una monarchia costituzionale e intende continuare la guerra.

Le masse operaie e contadine dono rappresentate da due formazioni:

  • Menscevichi
  • Bolscevichi

In più abbiamo i Socialisti Rivoluzionari (Partito dei Cadetti).

I menscevichi vogliono un’evoluzione graduale verso il socialismo attraverso delle riforme.

I Bolscevichi, capeggiati da Lenin, credono che in Russia sia necessario tentare la Rivoluzione Comunista (anche se il paese non è industrializzato).

I Socialisti Rivoluzionari rappresentano le masse contadine e individuano nella questione della terra a chi la lavora il nodo cruciale della società russa.

Le forze socialiste protestano vivamente davanti all’intenzione della borghesia di continuare la guerra.

Il Capo del Governo chiede al Soviet di entrare nel Governo per allargare le basi del suo potere. Il Soviet accetta e nasce il Secondo Governo Provvisorio.

I contadini nelle campagne insorgono perché il governo non ha alcuna intenzione di affrontare la questione agraria. I Bolscevichi esortano le masse ad abbattere il governo borghese e chiedono al Soviet di prendere tutto il potere.

Intervengono a Pietrogrado le truppe rimaste ancora fedeli al Governo e i Bolscevichi sono per il momento sconfitti.

Lenin vuole la trasformazione della Guerra Imperialista in Guerra Civile. Nell’aprile 1917 fa conoscere le sue “Tesi d’Aprile”: non è più possibile un’intesa con i social - rivoluzionari oppure con i Menscevichi. L’unico partito in grado di rovesciare il potere è quello Bolscevico.

Lenin vuole:

  • Pace immediata;
  • Riforma Agraria;
  • Controllo della produzione industriale agli operai;
  • Rimodellamento dello Stato attraverso l’eliminazione delle vecchie classi dominanti;
  • Il Governo del paese.

La presa del potere e il nuovo governo

Viene istituito il Terzo Governo Provvisorio che è minacciato dall’avanzata delle truppe tedesche e dal movimento bolscevico.

All’avanzata dei tedeschi vengono chieste le dimissioni del Governo che chiede aiuto ai Bolscevichi.

I Bolscevichi hanno un’occasione per estendere la loro influenza e si apprestano ad assumere pieni poteri appena raggiunta forza sufficiente tra le masse e nei Soviet.

La maggioranza passa dunque ai Bolscevichi. Lenin spinge per un’insurrezione diretta e riesce a convincere la maggioranza. È convinto che l’insurrezione e la presa di potere dei Bolscevichi in Russia avrebbe aperto la strada alla Rivoluzione anche in Europa Occidentale.

La notte tra il 24 e il 25 ottobre del 1917 i Bolscevichi assumono il controllo della capitale conquistando il palazzo d'Inverno, residenza degli zar e sede del Governo Provvisorio.

Social-rivoluzionari e Menscevichi protestano contro il “Colpo di Stato” bolscevico. Viene eletto il Primo governo rivoluzionario socialista con a capo Lenin.

Il nuovo governo socialista è per tutti destinato a chiudersi col crollo del bolscevismo ma i bolscevichi dimostrano subito una grande energia:

- Bisogna risolvere il problema dell’Assemblea Costituente. Si vota a suffragio universale per eleggerla ma i risultati sono lontani dalle speranze dei bolscevichi.

La maggioranza dei voti va ai socialdemocratici, i bolscevichi ottengono solamente 175 seggi.

Lenin scioglie l’assemblea; rivendica il diritto del proletariato di stabilire la propria dittatura.

- Il governo bolscevico apre subito le trattative di pace coi tedeschi, temendo che la guerra porti alla crisi del governo. La pace è firmata a BREST-LITOVSK nel marzo del 1918.

La nuova Repubblica è salva. Dovrà però difendersi da nuova minacce interne ed esterne.

La Rivoluzione russa ha avuto estreme conseguenze in tutto il mondo, diviso in due tra

  • paesi comunisti (abolizione della proprietà privata, statizzazione dei mezzi di produzione, ecc. );
  • stati capitalisti.

Per l’Italia ha significato la spaccatura del nostro paese in due.

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Il Fascismo

Marcia su Roma, 1922
Marcia su Roma, 1922 — Fonte: getty-images

L’Italia dopo la prima guerra mondiale si ritrovava spossata e in balia di una crisi economica. Inoltre si trovava nettamente divisa in due: i nuovi ricchi, ossia i proprietari terrieri, e la maggioranza della popolazione che viveva nella miseria.

Di questo grave disagio si fecero i portavoce i socialisti, che prendendo spunto dalla rivoluzione russa, attuarono diversi scioperi di operai, di impiegati e di pubblici funzionari. Questo scatenò uno scontro tra le masse popolari e un gruppo di reduci fascisti.

I Fasci di combattimento

Questa atmosfera culminò in un periodo di lotta civile denominato Biennio Rosso (1919-1920), caratterizzato dall’occupazione delle fabbriche. Il governo fu molto debole e non ce la fece a sopportare questa situazione, infatti in tre anni cambiarono 5 governi: Nitti (sistema proporzionale), Giolitti, Bonomi, primo e secondo ministero Facta che risultò più debole dei precedenti.

La situazione peggiorò ancor più in seguito alla corrente rivoluzionaria fascista.

Benito Mussolini, che prima della guerra era un socialista trasformatosi poi di destra per affermare le sue idee interventiste a fianco della Francia e dell’Inghilterra, costituì i Fasci di combattimento nel 1919 per cercare di sconfiggere la sinistra e prendersi e il potere.

Mediante le sue Squadre d'azione, seminò il terrore n Italia acquisendo così molto potere soprattutto nell’Italia settentrionale.

La Marcia su Roma

Ritenendosi sicuro del successo acquisito, indisse la Marcia su Roma il 28 ottobre 1922.

Facta si dimise ed il re diede a Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo, ciò anche per calmare gli animi fascisti. Alle elezioni ci fu un’unica lista elettorale fascista detta il Listone elettorale. Così nel 1924 Giacomo Matteotti, un rappresentante del socialismo, denunciò la corruzione delle elezioni e per questo il 10 giugno venne ucciso.

Questo portò all’abbandono della Camera da parte dell’opposizione parlamentare, il fenomeno dell'Aventino. Questo diede ancora più potere al fascismo: Mussolini eliminò le libertà costituzionali soprattutto la libertà di stampa e di parola, e instaurò la dittatura fascista (1925).

Politica interna

Mussolini modificò la struttura dello stato: il Capo del Governo non veniva più eletto dalla Camera, ma dal re ed i costituenti della Camera non venivano più eletti dal popolo, ma venivano designati dai Sindacati fascisti, scelti dal Gran Consiglio ed eletti infine dal popolo. I Comuni inoltre non avevano più dei Consigli comunali e sindaci elettivi, ma Podestà eletti sempre dal re.

Inoltre il Gran Consiglio del Fascismo e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale non fecero altro che aumentare il potere di Mussolini.   

Quest'ultimo cercò di occuparsi anche dello sviluppo economico favorendo l’agricoltura, e inaugurò una politica demografica e s’interessò molto dell’emigrazione. Nel 1926 Mussolini però istituisce la pena di morte e afferma che gli antifascisti sarebbe stati confinati o imprigionati.

Tra le iniziative di Mussolini ci fu la “Carta del lavoro” nel 1927 che sanciva il lavoro come dovere sociale, la solidarietà tra imprenditori e operai, e il ruolo complementare dello Stato.

Inoltre egli diede vita al collocamento.

Nel 1931 fece un’opra molto importante, la bonifica dell’Agro Pontino, che riduceva anche la disoccupazione.

Politica estera

L’obiettivo del fascismo era quello di far valere le tendenze espansionistiche dell’Italia nel Mediterraneo.

Nel campo religioso fu risolta la “questione romana”, firmando nel 1929 i Patti Lateranensi che si fondavano su tre punti:

  • il Trattato del Laterano che affermava la sovranità del pontefice sulla Città del Vaticano, e il Pontefice riconosceva Roma come capitale del Regno d’Italia.
  • La Convenzione finanziaria, che prevedeva una somma in denaro periodica versata dallo stato italiano alla Chiesa, come indennità per i territori occupati e i beni ecclesiastici di cui lo Stato italiano si era appropriato.
  • Il Concordato, che riconosceva effetti civili al matrimonio religioso e prevedeva l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

La politica estera fu caratterizzata dalla Guerra d'Etiopia, combattuta tra il 1935 e il 1936, e che diede ancora più potere a Mussolini dal momento in cui l’Italia conquistò la capitale Addis Abeba, che conferì il titolo d’imperatore al re Vittorio Emanuele III.

Nel ’35 Mussolini applicò una forma di protezionismo, definito “autarchia”, dopo che la Società delle Nazioni aveva accusato l’Italia di aver fatto guerra ad un altro componente della Società, l’Etiopia.

Una conseguenza della guerra d’Etiopia fu l’accostamento dell’Italia alla Germania nazista: nel 1936 quando scoppiò la guerra civile in Spagna per abbattere il governo repubblicano di tendenza social-comunista , Mussolini ed Hitler si accordarono per inviare al generale Francisco Franco armi e soldati.

Successivamente le due nazioni firmarono un patto che prese il nome di Asse Roma-Berlino, che fu il primo approccio politico tra questi due paesi.

Nel 1937 Mussolini aderì al Patto Tripartito che la Germania aveva stretto con il Giappone per contrastare la Terza Internazionale comunista. Nel 1938 Mussolini iniziò la sua campagna antisemita sulle orme di quella hitleriana. Seguendo la teoria dello spazio vitale Mussolini occupò l’Albania. E nel 1939 i due firmarono il Trattato di alleanza italo-tedesca.

Il Nazismo

Benito Mussolini e Adolf Hitler
Benito Mussolini e Adolf Hitler — Fonte: getty-images

La Germania era uscita dalla guerra sconfitta e pesantemente provata dal disastro economico. Nel 1919 fu proclamata la Repubblica di Weimar, la cui vita fu però travagliata dai contrasti politici interni. Infatti in essa si scontravano i socialdemocratici, i socialisti e la Lega di Spartaco (comunisti). Scoppiarono manifestazioni e ci furono assassinii politici tra il 1919 e il 1922, che le Squadre d’azione cercarono di fermare uccidendo moltissime persone.

La Germania era stata colpita dall’inflazione, che non le consentiva di pagare le tasse imposte dai trattati di pace. Intanto in questo clima si faceva strada una corrente di destra nella cui ideologia si mescolavano nazionalismo e antisemitismo. Tra questi gruppi di destra spiccava il Partito Nazionalsocialista Operaio Tedesco fondata nel 1919 da Adolf Hitler. La situazione peggiorò sempre più e culminò nel 1929 quando ci fu la crisi di Wall Street, che dimezzò la produzione e raddoppiò la disoccupazione.

Nel 1932 il nazismo si fece avanti nelle elezioni in Prussica e nel 1933 Hitler fu nominato cancelliere, pensando che il suo sarebbe stato un periodo transitorio. Egli iniziò con un governo di coalizione, ma arrivò a divenire un regime. Infatti epurò l’amministrazione pubblica secondo i suoi principi razziali, istituì un corpo di polizia nazista  e soppresse i giornali dell’opposizione. Intanto continuavano le violenze delle squadre d’azione: le SA (reparti d’assalto del partito nazista) e le SS ( guardie personali di Hitler).

Nel 1933 il nazismo appiccò un incendio al Parlamento, dando la colpa alla sinistra, e ciò simboleggiò l’inizio del regime nazista e l’inutilità del Parlamento.

Il Nazismo al potere

Il governo nazista fu caratterizzato da queste iniziative, molto simili a quelle effettuate dal fascismo in Italia:

  • Centralizzazione di tutto il potere
  • Istituzione di una polizia politica: la Gestapo
  • Istituzione di un tribunale speciale
  • Sottrazione di ogni diritto agli oppositori
  • Ripristino della pena di morte
  • Istituzione dei campi di concentramento, per la punizione rieducativi degli oppositori

Morto Hindenburg, il vecchio presidente, Hitler unificò la carica già acquisita di cancelliere con quella di presidente, iniziando una forma di dittatura reazionaria, in cui lui era l’unico capo: il Fuhrer. Egli usò molta demagogia con i ceti delusi dalla Repubblica di Weimer, così da convincerli della superiorità di questo governo.

Le annessioni

Egli utilizzò una politica di forza ostentando un nazionalismo che fece ritirare la Germania dalla Società delle Nazioni. Egli quindi avanzò nel suo programma imperialista e pangermanista, con le seguenti azioni:

  • Annessione dell’Austria 1934
  • Annessione del territorio dei Sudati che con i trattati di pace era stato consegnato alla Cecoslovacchia 1938
  • La conquista e la spartizione delle Cecoslovacchia 1939
  • La questione di Danzica e del corridoio polacco 1939

Ciò scatenò la Francia e l’Inghilterra che fecero con la Polonia il Patto di alleanza anglo-franco-polacco. Nel frattempo la Germania stipulò un Patto di non aggressione con La Russia e tentò di entrare in Polonia. Allora il 3 settembre la Francia e l’Inghlterra dichiararono guerra alla Germania.

Leggi razziali e soluzione finale

La politica razziale fu poi sancita dalle leggi di Norimberga nel 1935 e nel 1938 iniziò la deportazione dei primi ebrei nei campi di concentramento. All’inizio furono deportati solamente gli ebrei dei territori tedeschi ed austriaci poi di tutti i paesi annessi o conquistati durante la seconda guerra mondiale.

Tra il 1941 e il 1942 si ebbe la soluzione finale e vennero creati i campi di sterminio in cui persero la vita circa 6 milioni di ebrei. Il nazismo si servì molto dei mass media usando la propaganda non per convincere il popolo, ma per condurlo al fanatismo.

La Seconda guerra mondiale

Come per la Prima guerra mondiale, anche per la Seconda si hanno cauxse dirette e indirette.

Cause indirette

  • Contrasto franco-tedesco per le clausole del trattato di Versailles con cui la Germania aveva ceduto l’Alsazia e la Lorena e i suoi bacini carboniferi alla Francia.
  • Contrasto Italo-francese, per i medesimi interessi in
  • Contrasto Italo-inglese, per il comportamento avuto dall’Italia durante l’impresa etiopica.
  • Avvicinamento dell'Italia fascista alla Germania nazista
  • Pangermanesimo di Hitler

Causa diretta

  • Questione di Danzica e del corridopio polacco tra Germania e Francia-Inghilterra-Polonia

1939: Fasi della guerra

Anno favorevole alla Germania, che con l’aiuto della Russia, sconfisse e conquistò la Polonia.

  • Invasione tedesca della Polonia: La Germania invade la Polonia e la Francia e l’Inghilterra, alleatesi con la Polonia dichiarano guerra alla Germania il 3 settembre. La Germania credeva inizialmente si trattasse di una guerra lampo. La Polonia cadde molto presto perché sul fronte orientale fu attaccata dalla Russia, alleata con la Germania.

1940: Fasi della guerra

Anno favorevole alla Germania.

  • Invasioni tedesche: la Germania invase la Danimarca, la Norvegia, il Lussemburgo, l’Olanda e il Belgio. Ma l’Inghilterra comunque decise di porre resistenza al nemico, che durante la controffensiva aerea tedesca subì la prima incrinatura, e questo fece capire che non si trattava di una guerra lampo.
  • Armistizio con la Francia: la Germania invase anche la Francia e la costrinse all’armistizio con conseguenze molto gravose. Per questo il generale De Gaulle si rifugiò in Inghilterra per riformare l’esercito francese e combattere l’oppressione nazista.
  • Intervento dell'Italia: all’inizio della guerra l’Italia aveva dichiarato non belligeranza, ma il 10 giugno decide di entrare in guerra al fianco della Germania, convinta che la guerra fosse agli sgoccioli. lItalia inizia subito una battaglia sulle Alpi occidentali che si conclude con l’Armistizio franco-italiano. L’Italia in questo anno fu partecipe di diversi avvenimenti bellici: la conquista della Somalia Britannica, la prima offensiva italiana in Libia, l’attacco alla Grecia (fallimento).

1941: Fasi della guerra

Anno favorevole alla Germania.

  • Fronte africano: per l’Italia fu un anno negativo perché in poco tempo l’Inghilterra riuscì a riprendersi gran parte dei possedimenti italiani nell’Africa orientale ed inoltre, la controffensiva che fece il generale Rommel all’Inghilterra fu un fallimento perché Hitler ritenne non necessario fortificare questo fronte.
  • Dichiarazione di guerra alla Russia: la Germania conquistò ancora la Grecia e la Jugoslavia, quest’ultima divisa e trasformata in Croazia. Queste sue continue vincite , diedero ad Hitler la spinta di attaccare l’Unione Sovietica, sua alleata. Quindi l’Italia e la Germania dichiararono guerra alla Russia. Ma dopo aver occupato Kiev e Rostov furono bloccate alle porte di Leningrado e a cento km da Mosca dalle trupe di Stalin.
  • Pearl Harbor e l'intervento degli USA: Roosvelt e Churchill firmarono la Carta Atlantica, in cui decidevano la politica anglo-americana da usare dopo la sconfitta del nemico nazista. Questo trasformò la guerra in una guerra mondiale. L’entrata in guerra degli Stati Uniti fu poi causata dall’attacco aviario giapponese alle flotte americane a Pearl Harbour. A loro volta l’Italia e la Germania dichiarano guerra agli Stati Uniti.

1942: Fasi della guerra

Anno favorevole agli Alleati.

  • Fronte africano: si svolge la battaglia di El Alamein tra le truppe anglo americane comandate dal generale Montgomery e le truppe italo tedesche comandate da Rommel.
    Sconfitta degli italo tedeschi. Inizio del declino tedesco.
  • Fronte russo: l’Unione Sovietica subisce una seconda offensiva da parte degli italo-tedeschi. Battagli di Stalingrado, che finisce con lo sfondamento delle barriere tedesche daparte dei russi.
  • Fronte dell'Estremo oriente: gli Stati Uniti sconfissero il Giappone nel mar dei Coralli e nelle isole Midway.

1943: Fasi della guerra

Anno favorevole agli Alleati

  • Fronte africano: questo anno iniziò con l’incontro di Churchill e Roosvelt a Casablanca, dove dichiarano di svolgere attaccare il nemico fino alla resa. Questo anno fu caratterizzato dalla fine della campagna d’Africa e le truppe italo- tedesche furono sconfitte e costrette a ritirarsi.
  • Fronte russo: i russi iniziarono la liberazione del territorio sovietico, sgomberando Stalingrado dalle truppe occupanti. Cominciava così la fase delle vittorie degli Alleati e la sconfitta della Germania.
  • Armistizio dell'Italia: gli alleati erano sbarcati in Sicilia e nel frattempo Mussolini perdeva sempre più la fiducia del popolo e del Gran Consiglio del Fascismo stesso. Cosicché Mussolini perse i suoi poteri e fu incarcerato per opera del re Vittorio Emanuele III. Il generale Badoglio doveva riorganizzare il governo. Il 3 settembre 1943 l’Italia firma l’armistizio e nel paese iniziano a formarsi i primi nuclei del movimento partigiano. Ma i tedeschi non si arrendono e occupano Roma mentre liberano Mussolini e lo riportano in Germania. Poco dopo Mussolini ritorna in Italia e pone la sua residenza a Salò dove fonda la Repubblica sociale italiana. Ma il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.

nel 1943 inoltre viene tradizionalmente fatta iniziare la Resistenza.

1944: Fasi della guerra

Anno favorevole agli Alleati.

  • Guerra in Italia: gli Alleati sbarcarono ad Anzio, Nettuno, arrivarono a Cassino, poi a Firenze e si inoltrarono fino al Tirreno, passando per Rimini.
  • Sbarco degli Alleati in Francia: l’America insieme a De Grulle liberarono l’intera Francia , e poi l’Olanda e il Belgio.
  • Fronte russo: anche la Russia aveva iniziando la sua controffensiva, obbligando all’armistizio la Romania, la Finlandia, la Jugoslavia, la Bulgaria e la Cecoslovacchia. La Germania si ritrovava ormai chiusa nei suoi confini.

1945: Fasi della guerra

 Anno favorevole agli Alleati.

  • Fronte italiano: il 17 aprile iniziò l’insurrezione partigiana in Italia e la liberazione delle principali città dell’Italia settentrionale. Il 25 aprile ci fu il crollo del nazifascismo in Italia e il 28 dello stesso mese per ordine del Comitato di Liberazione Nazionale Mussolini venne fucilato.
  • Resa della germania e del Giappone: gli alleati occuparono tutta la Germania. Il 30 aprile Hitler si suicidò nel bunker della Cancelleria, e Berlino ormai si arrendeva agli alleati, e ormai l’intera Germania nazista era sconfitta. Rimaneva però il Giappone che non si arrendeva. L’America lo colpì con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki che costrinsero il Giappone alla resa. Così finì la seconda guerra mondiale e nacque l’O. N. U.