Maturità 2022, i consigli di scrittura di Silvia Dai Prà per la prima prova

Di Marta Ferrucci.

Silvia Dai Prà è una professoressa alle scuole superiori che ha all'attivo diversi libri. E' da poco uscito "I giudizi sospesi" che vi raccontiamo qui di seguito, insieme ai suoi preziosi consigli per la maturità 2022.

Silvia Dai Pra' e "I giudizi sospesi"

I giudizi sospesi
I giudizi sospesi — Fonte: ufficio-stampa

Silvia Dai Prà insegna in una scuola superiore di Roma e ha già pubblicato diversi libri: La bambina felice (Gremese 2007), Quelli che però è lo stesso (Laterza 2011), Senza salutare nessuno, Un ritorno in Istria (Laterza 2019). Con Mondadori ha da poco pubblicato I giudizi sospesi. All'autrice abbiamo fatto qualche domanda sul libro e chiesto dei consigli per l'esame di maturità 2022 che è ormai alle porte.

  • Domanda: I giudizi sospesi racconta la storia di una famiglia in un percorso che potrebbe essere quello di molti. Le vicende di Perla e del fratello Fèlix alle prese con l’adolescenza e con due genitori insegnanti, quindi anche loro a contatto con la scuola ed il mondo dei giovani. Anche tu lavori nella scuola e quindi hai il polso della situazione: come sono cambiati gli studenti, gli adolescenti, negli ultimi 10 anni? Come sono cambiate le famiglie?

    Autrice: Negli ultimi anni – ma forse dovrei dire decenni – le famiglie sono cambiate profondamente, e, a ruota, sono cambiati anche i loro figli, che sono molto di più al centro dell’attenzione; le persone fanno uno, due bambini, spesso li fanno tardi, è normale che la genitorialità sia caricata di molta ansia e molto impegno. Il che ha aspetti positivi e negativi: positivi perché è facile incontrare genitori comprensivi e attenti, che fanno caso anche alle minime sfumature psicologiche; negativi perché, a volte, troppa attenzione può soffocare i ragazzi, frenarne la crescita, impedire di attivare quei meccanismi di autonomia e resilienza che sono fondamentali.
    Per quanto riguarda i ragazzi, a me la generazione di adolescenti di oggi piace molto. Li trovo piuttosto empatici per la loro età, molto attenti all’inclusione. Quando andavo io a scuola, il liceo era una giungla di bullismi, etichette, prese in giro, cattiverie gratuite… Mi sembra che gli adolescenti di oggi abbiano capito che schiacciare il prossimo non ti rende un vincente, ma solo un povero di spirito.
  • Domanda: Ad un certo punto la madre di Perla si preoccupa per il modello femminile che ha dato a sua figlia: una donna che ha messo al primo posto sempre gli altri, con un marito belloccio che la tradiva, donna interessante ma non bella, e finisce per sentirsi responsabile per le disavventure della figlia. Mentre il padre, Mauro Giovannetti, dovrebbe essere il modello per il figlio maschio. E’ davvero così semplice? I modelli sono questi e agiscono così, non c’è scampo?

    Autrice: No, non è vero, ma al contempo c’è una parte di verità. Il modello che noi riceviamo – non solo quello relativo alla madre o al padre presi come singoli individui, ma anche quello di coppia, il rapporto tra i generi che abbiamo respirato in famiglia – è un modello con cui siamo prima o poi costretti a fare i conti. Possiamo accettarlo, rifiutarlo, tentare di modificarlo, ma non fingere che non ci influenzi, perché è l’imprinting con cui ci affacciamo al mondo. Per tornare al libro, quindi, non credo che Angela sia responsabile della vita che si ritrova a fare Perla, ma capisco perfettamente il suo tentativo di prendere la colpa su di sé – perché, in fondo, diventare genitore significa anche accettare di trasformarsi in un modello.

  • Domanda: Il romanzo inizia in un modo, con i personaggi che hanno determinate caratteristiche, e finisce con gli stessi personaggi profondamente cambiati. Cosa deve scattare nella testa delle persone per trasformare la propria vita, dare una svolta decisiva, riprendere in mano le redini della propria esistenza?

    Autrice:
    A volte non siamo noi a dare le svolte, è la stessa vita a farlo: e a quel punto noi possiamo solo provare a non lasciarci travolgere, magari non limitandoci a galleggiare, ma imparando a nuotare a un ritmo diverso.
    Spesso la vita ci porta in direzioni che non avevamo previsto, le grandi aspirazioni che avevamo si scontrano con la realtà: quello che conta è riuscire a fare i conti con questa realtà e fare in modo che, se proprio non può essere meravigliosa, almeno non sia brutta. Ad esempio, in pochi riescono a fare il lavoro dei sogni, per questo è importante crearsi dei piani B, ma anche C o D, che ci piacciano comunque: perché se viviamo solo nell’oscillazione tra il sogno e  la realtà deludente, tra paradiso e inferno, poi rischiamo di diventare degli adulti frustrati.

  • Domanda: Quanto c’è della tua vita, della tua esperienza a scuola, con i ragazzi e con le famiglie, nel tuo libro?

    Autrice: Il libro non è autobiografico, ma di sicuro mi sono portata dietro una serie di mondi che conosco, ad esempio la provincia, nella sua declinazione più caratteristica di una certa borghesia intellettuale; il liceo negli anni ’90, quando si consumavano gli “ultimi fuochi” di un modo di fare scuola rigidamente elitario che oggi è ormai sfumato; e, per venire a Perla, tutta una serie di ragazze che ho incrociato, di “amiche geniali” che poi si sono perse in qualche modo, magari non perché hanno incontrato un tipo come James Tocci, ma perché riuscire a realizzarsi pienamente, per le donne, è ancora una corsa ad ostacoli.

I consigli per la Maturità 2022

Prima prova 2022

  • Domanda: Prima prova maturità (lo scritto di Italiano), cos’è che secondo te non deve mancare al primo scritto dell’esame di Stato? Una riflessione sull’attualità, una citazione pertinente, una riflessione personale, una frase coraggiosa…
La prof.ssa Silvia Dai Pra' che ha da poco pubblicato il romanzo "I giudizi sospesi"
La prof.ssa Silvia Dai Pra' che ha da poco pubblicato il romanzo "I giudizi sospesi" — Fonte: getty-images

Autrice: Dipende sempre dalla traccia, non esiste un “qualcosa” che deve esserci per forza – l’unica cosa fondamentale è la cura con cui va affrontato il processo di scrittura.

Nella scuola italiana si scrive molto poco, tra l’altro più si va avanti alle superiori e meno ci si esercita: molti ragazzi sono convinti che scrivere equivalga ad esprimersi, che basti buttare giù i propri pensieri ed è fatta. Bisognerebbe capire che “buttare giù i pensieri” equivale, per fare un paragone con l’arte, al rapido schizzo che un pittore fa prima di accingersi a dare forma il quadro. La scrittura è un processo stratificato, fatto di cancellature, correzioni, aggiunte. “La bella” non dovrebbe essere “la brutta” scritta con una grafia più elegante, ma proprio una cosa diversa. Capisco che, se la scrittura non interessa particolarmente, tutto questo possa sembrare inutile; ma, visto che per la prima prova ci saranno sei ore di tempo, almeno cercate di sfruttarle.

  • Domanda: cos’è che da docente proprio non sopporti nei compiti che correggi degli studenti?

    Autrice: Non c’è nulla che non sopporto, penso che a tutto si possa rimediare. Una cosa che mi colpisce, però, è come negli ultimi dieci anni – da quando, cioè, abbiamo cominciato tutti a “drogarci” di social e di serie tv – sia sceso il livello di cultura generale. Una cultura generale che va costruita, certo, ma che, parzialmente, può essere anche solo incrociata: il problema è che ormai non ci sono più giornali per casa, non si guardano più i telegiornali, non capita più di incrociare per caso un documentario o un film importante… e questo, vi dico la verità, nei temi si sente.

Un consiglio di scrittura per la prima prova

Autrice: Leggere, leggere il più possibile, e non solo narrativa. Da qui all’esame, prendete l’abitudine di comprarvi ogni settimana qualche rivista di approfondimento: la prima prova spesso richiede un livello di maturità intellettuale abbastanza alto, non è facile districarsi tra le proposte se non si possiede un minimo di conoscenze, anche extrascolastiche.

 

Quanto vale il giudizio?

Autrice: Tendiamo a vivere troppo per il giudizio esterno, ma è un movimento naturale, che poi col tempo di solito va un po’ ad acquietarsi. Dovendo affrontare l’esame di stato, ricordate che il voto non siete voi. Potrete prendere un voto più basso di quanto vi aspettate, o magari più alto, ma non interpretatelo come un giudizio su voi stessi, né nel bene né nel male, solo come un feedback sul vostro impegno e la vostra capacità di reagire allo stress. La vera prova di maturità verrà dopo, tra i venti e i trent’anni, quando metterete le basi della vostra vita adulta.

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Come rilassarsi prima di una prova importante?

Autrice: Secondo me nulla scarica meglio di un film horror. La sera prima della discussione di dottorato, trovandomi senza nulla da guardare, sono corsa al Blockbuster e sono tornata a casa con Venerdi 13.

Riti scaramantici?

Autrice: Mi piace pensare (sperare?) che gentilezza chiami gentilezza, anche del destino: la mattina dell’esame offrite la colazione ai vostri amici. Magari vi porterà fortuna: comunque, in ogni caso, sarà stato un bel gesto.

Quali temi saranno i protagonisti della prima prova di maturità 2022? Noi un'idea ce la siamo fatta:

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