Franco Basaglia e la chiusura dei manicomi

Di Veronica Adriani.

Poco più di 40 anni fa chiudevano i manicomi in Italia. Chi era Franco Basaglia e perché la sua opera fu rivoluzionaria: approfondimento per tema

FRANCO BASAGLIA

Chi era Franco Basaglia e perché si ricorda ancora oggi?
Chi era Franco Basaglia e perché si ricorda ancora oggi? — Fonte: ansa

Nel 2018 ricorrevano i 40 anni dalla legge Basaglia, che sanciva la definitiva chiusura dei manicomi in Italia. Una legge importante, che ha cambiato per sempre la storia della psichiatria nel nostro paese, insieme al modo di relazionarci alla salute mentale.

I fatti: il 13 maggio 1978 il Parlamento italiano approvò la cosiddetta legge Basaglia, che, pur se promossa dal deputato democristiano e psichiatra Bruno Orsini, prende il nome da Franco Basaglia, grande psichiatra che con le sue idee innovative in quegli anni stava facendo ripensare al modo di trattare la malattia mentale all'interno delle strutture pubbliche.

La legge, in particolare, introdusse un'importante innovazione: cadeva l'obbligo di reclusione forzata per i malati psichiatrici, tra cui, in quegli anni, erano inclusi anche prostitute e omosessuali, colpevoli di "pubblico scandalo" e "devianza" secondo la legge in vigore dai primi del '900 e approvata sotto il governo Giolitti.

I ricoveri prima della Basaglia venivano decisi in modo totalmente arbitrario: era sufficiente segnalare la presunta malattia mentale di un soggetto perché questo potesse essere internato: c'era un primo momento di internamento provvisorio, dopodiché il provvedimento diventava definitivo.

I pericoli di un simile sistema sono chiari a tutti: era sufficiente, ad esempio, dichiarare pazzo un dissidente politico perché quest'ultimo subisse un internamento (il Fascismo fece infatti uso di questi sistemi per neutralizzare gli oppositori al regime). La legge basaglia introdusse il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) solo in casi specifici e comunque nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione.

Un altro aspetto della legge Basaglia, il più noto all'opinione pubblica, fu quello relativo alle cure. I trattamenti per i pazienti psichiatrici nei manicomi erano spesso ai limiti del disumano: non solo questi venivano sottoposti a violente sedute di elettroshock e camicie di forza, ma si trovavano spesso anche in condizioni di malnutrizione e scarsa igiene.

L'impossibilità di uscire dalla reclusione formzata o di valutare trattamenti alternativi - l'elettroshock è una terapia ancora in uso nel trattamento dei disturbi mentali, ma in altre modalità - rendeva nei fatti quella dei pazienti dei manicomi una vera e propria prigionia autorizzata.

Alla legge Basaglia seguirono altre leggi: prima su tutte la numero 833 del 23 dicembre 1978, approvata pochi mesi dopo la Basaglia e che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, e successivamente la 9 del 2012 e la 81 del 2014, grazie alla quale furono chiusi anche gli ospedali psichiatrici giudiziari. La legge Basaglia quindi fu solo il primo step di una rivoluzione più lenta che coinvolse la sanità italiana, ma anche quella che scardinò una certa mentalità in termini di salute mentale.

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