Prima Catilinaria di Cicerone: riassunto

Di Redazione Studenti.

Prima Catilinaria di Cicerone: contesto storico riassunto dei concetti espressi da Cicerone nel primo discorso contro Catilina, tenuto dopo aver sventato il suo stesso assassinio

LE CATILINARIE DI CICERONE

Prima Catilinaria di Cicerone: riassunto
Prima Catilinaria di Cicerone: riassunto — Fonte: getty-images

Le Catilinarie sono discorsi tenuti da  Cicerone contro Catilina e sono complessivamente quattro. La prima e la quarta catilinaria furono presentate al Senato, mentre la seconda e la terza al popolo.

Un po’ di contesto storico:

  • nel 63 a. C. furono consoli Gaio Antonio e Cicerone;
  • nel 62 a. C. furono consoli Giunio Silano e Licinio Murena.

Catilina si candida al consolato tre volte, ma non viene mai eletto. Decide stringere un'allezanza con Gaio Manlio, capo dei veterani sillani, che con Cicerone console avevano perso potere, e anche i ceti sociali più bassi.
Il 7 Novembre del 63 a. C. provano ad assassinare Cicerone, il quale riesce però a salvarsi. L’ 8 Novembre viene presentata la prima catilinaria al Palatino. In questa prima delle quattro originarie Catilinarie (ne è stata smarrita una) vibrante di veemenza e pathos, esce fuori il tutto il carisma, la ricca dialettica e l’abilità oratoria di Cicerone. Fu senza dubbio grazie alle sue grandi doti che nel 63 a. C. riuscì a soffocare la congiura.   

PRIMA CATILINARIA

Cicerone inizia il discorso al Palatino inveendo contro Catilina, chiedendogli fino a quando continuerà il suo gioco pensando d’imbrogliare il senato e abuserà della loro pazienza. Sostiene che tutti sanno delle sue nefandezze, delle sue trame contro il senato, ma nessuno faccia nulla. Richiama i tempi passati in cui il senato era più forte e si meraviglia di come nessuno abbia il coraggio d’arrestarlo o di come si abbia già fatto sparire il decreto che permette d’eliminarlo.

Cicerone accusa lo stato di fiacchezza ed inettitudine. Chiede come si possa permettere che giri ancora liberamente in senato: pur avvertendo il pericolo si preferisce far finta d’ignorarlo e alcuni in senato segretamente lo sostengono. Cicerone stesso non si decide ad intervenire con un’azione definitiva nei confronti dell’accusato, ma per un motivo ben preciso.

Lo minaccia implicitamente di morte nel caso non si decidesse a mutar piani e ad abbandonar i suoi intenti.

Rafforza la dimostrazione della sua piena consapevolezza dei piani nemici, parla del tentato omicidio da parte di due mandanti di Catilina. Sprona il suo nemico ad abbandonare la città, epurarla da lui e i suoi compagni e a smantellare l’accampamento manliano.

All’inizio Catilina tentava d’attaccare esclusivamente Cicerone e lui s’era difeso con presidi privati per non provocare lo stato d’allerta, ma ora attacca lo Stato intero. Si domanda cosa ancora lo trattenga in città dal momento che ormai è odiato da tutti. Poi lo dipinge come un uomo senza scrupoli, imperturbabile, malvagio, sacrilego, perverso, osceno, disonorevole: Cicerone usa ogni genere di insulto per descriverlo nel suo discorso e arriva a dire che è temibile quanto la peste.  

Per convincere Catilina a fuggire gli dimostra quindi di conoscerlo molto bene intimamente. Con una serie di colpi bassi tenta di convincerlo che ormai è spogliato d’ogni copertura davanti ai suoi nemici, quindi, che tanto varrebbe privarsi anche delle armi, ormai inutili alla difesa. Propone al senato di condannare a morte Catilina, a neutralizzarne le trame, punirlo e salvarsi una volta per tutte, per lo meno in quanto debito allo Stato. È un dovere proteggere lo Stato: è ora di trovare una risoluzione.

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