Preistoria: significato, cronologia e caratteristiche

Preistoria: significato, cronologia e caratteristiche A cura di Federico Goddi.

Caratteristiche e cronologia della preistoria, l'epoca storica che precede quella della scrittura che va dai circa 2,5 milioni di anni fa fino al IV millennio a.C.

1Cos’è la preistoria: definizione

Dolmen neolitico in Cornovaglia: tomba megalitica preistorica
Dolmen neolitico in Cornovaglia: tomba megalitica preistorica — Fonte: getty-images

La più antica fase della storia dell’uomo viene definita “preistoria”. Si tratta del periodo dell’umanità in cui gli uomini non conoscevano l’uso della scrittura e del quale non esistono documenti scritti ad uso degli studiosi. Tuttavia, la scrittura comparve in momenti diversi nei differenti contesti geografici, e per questo non possiamo parlare di una “preistoria” comune a tutti i popoli della terra. Ad esempio, il periodo sarebbe terminato in Mesopotamia intorno al 3100 a.C., mentre in Germania settentrionale addirittura nel 1000 d.C.  

Alcuni studiosi ritengono poco soddisfacente la distinzione basata sulla scrittura. Esponenti di diverse correnti storiografiche pensano sia troppo schematico far coincidere l’inizio della storia da questa discriminante. Il primo motivo è rintracciabile nella ripartizione stessa, troppo limitante, che lascerebbe ai margini eventi non meno importanti della nascita della scrittura: la divisione del lavoro e la nascita delle prime comunità. Inoltre, è opportuno ricordare che alcune culture “senza scrittura” raggiunsero livelli di complessità che le avvicinano a società con la scrittura.

Reliquie neolitiche
Reliquie neolitiche — Fonte: getty-images

Altre perplessità dipendono dalla nostra capacità di scrivere storia attraverso una ricostruzione fedele del passato. La vulgata vuole che senza documenti scritti la storia non possa essere scritta, ma questa visione sottovaluta grandemente gli avanzamenti dell’indagine archeologica, che consentono oggi delle ricostruzioni condotte con raffinati metodi scientifici. È indubbio che allo stato attuale, grazie all’avanzamento tecnologico raggiunto, sia possibile scrivere di storia su epoche molto lontane, anche in assenza di testimonianze scritte.

2Come nasce il primo uomo

Ricostruzione di un teschio di Homo habilis del Kenya
Ricostruzione di un teschio di Homo habilis del Kenya — Fonte: ansa

Circa 4 milioni di anni fa gli Ominidi si separarono dalla linea evolutiva che li accumunava alle scimmie antropomorfe conquistando la posizione eretta. I primi esseri viventi a compiere queste esperienze furono degli Ominidi dell’Africa orientale e meridionale chiamati Australopitechi, che presentavano alcune caratteristiche vicine a quelle dell’uomo:  
- colonna vertebrale verticale;
- gabbia toracica piatta;
- arti posteriori con funzione di sostegno.

Australopiteco africanus
Australopiteco africanus — Fonte: getty-images

L’Australopiteco africanus fu artefice di una rivoluzione culturale del regno animale: la fabbricazione dei primi strumenti per l’approvvigionamento del cibo (un punto di separazione tra Australopithecus e Homo).

In Africa, poco più di 2 milioni di anni fa, comparve l’Homo habilis che era in grado di usare le mani e utilizzava il linguaggio gestuale, accompagnandolo con una gamma di semplici segnali vocali. A queste caratteristiche abbinava un’immaginazione e una pianificazione delle azioni che gli consentivano di sopravvivere in un ambiente vasto e ricco, ideale per la sua dieta onnivora, che gli garantiva una grande versatilità alimentare.

Tali conquiste furono elaborate dall’Homo erectus che perfezionò ulteriormente le tecniche di costruzione e scoprì il fuoco, conquista che ne aumentò le capacità psicofisiche.

La sua diretta evoluzione è rappresentata dall’Homo sapiens sapiens comparso sulla terra circa 300.000 anni fa, di cui abbiamo attestazioni anche in Europa. Quest’ultimo esemplare del processo di ominazione si confrontò con contesti climatici avversi (le glaciazioni), ai quali lentamente si abituò, facendo dello spirito di adattamento il punto di forza nell’incessante lotta per la sopravvivenza.

Pitture rupestri dipinte dai Neanderthal trovate nella grotta La Pasiega, in Spagna
Pitture rupestri dipinte dai Neanderthal trovate nella grotta La Pasiega, in Spagna — Fonte: ansa

I tratti comuni svelati dai numerosi reperti consentono di affermare che, in un periodo compreso tra 120.000 e 35.000 anni fa, fu avviata la diffusone di una sottospecie: l’Uomo di Neanderthal, diffusosi in gran parte dell’Europa continentale, nei Balcani e nel Vicino Oriente.

Alla fine di quella fase, avvenne un’ulteriore accelerazione che coincise con la comparsa dell’Uomo di Cro-Magnon, che presentava una struttura scheletrica del tutto simile all’uomo moderno. L’ipotesi più accreditata è che abbia soppiantato i neandertaliani grazie alle capacità dell’uso delle armi. 

Il processo evolutivo descritto è la migliore testimonianza dell’inesistenza di una differenziazione genetica inziale. I caratteri somatici delle popolazioni derivano infatti da processi di adattamento sedimentatisi nel tempo, che non sono classificabili in ragione di una differenza razziale.  

3Dal Paleolitico ai mutamenti climatici durante il Mesolitico

Ascia a mano scheggiata dell'età paleolitica
Ascia a mano scheggiata dell'età paleolitica — Fonte: ansa

In base alle tecniche di lavorazione della pietra, possiamo parlare di tre fasi preistoriche: l’età paleolitica (2 milioni di anni fa – 10.000 a.C.), la fase mesolitica (10.000 anni fa – 8000 a.C.) e quella neolitica (dall’8000 al 4000 a.C.).    

Nell’era paleolitica l’uomo era cacciatore e raccoglitore e si procura il cibo mediante la caccia di animali selvatici e la raccolta di piante, frutti e semi. L’animale era abbattuto a un contatto ravvicinato, con un’arma, ad esempio il giavellotto, o con strategie complesse, quali battute di caccia in gruppo.    

Questo stile di vita pose però seri limiti alla possibilità di crescita sociale dei gruppi umani: le bande erano governate dal più anziano o dal maggiormente abile, mentre i ruoli sociali erano definiti in base all’età o al sesso. Alle donne spettava la cura esclusiva della prole e l’accumulazione delle scorte alimentari.

Venere di Willendorf
Venere di Willendorf — Fonte: getty-images

La costante precarietà a cui una vita del genere costringeva gli individui è rispecchiata dalla particolare attenzione ai riti di sepoltura. Inizialmente, le tombe erano semplici fosse in cui erano deposti oggetti, e solo successivamente aumentò la cura per il seppellimento: il cadavere veniva ricoperto con lastre di pietra e deposto in nicchie scavate nella roccia.

La sensibilità degli uomini all’argomento è documentata da numerose testimonianze pittoriche e graffiti rinvenuti in siti preistorici dell’Europa occidentale. Le raffigurazioni di animali o di scene di caccia avvenivano per scopi propiziatori, non diversamente dalla produzione di sculture d’indole magico-religiosa. Le più famose sono le cosiddette “Veneri”, che raffigurano donne dai tratti sessuali molto accentuati, certamente in riferimento all’augurio di fertilità.

Ricostruzione di una cerimonia neolitica di Judith Dobie
Ricostruzione di una cerimonia neolitica di Judith Dobie — Fonte: getty-images

Nel 10.000 a.C., in coincidenza con la fine dell’ultima glaciazione, l’assetto climatico e ambientale dei due emisferi della Terra assunse i connotati attuali. Avvenne una riduzione sensibile di molte specie naturali, tuttavia nelle zone temperate maturarono condizioni più favorevoli, come la moltiplicazione della piccola selvaggina e la maggiore disponibilità di piante commestibili. 

Nel mutato contesto, il passaggio da una quotidianità fatta di pura sopravvivenza allo sviluppo dell’allevamento animale fu graduale. Le prime esperienze si verificarono con la cattura di animali molto giovani, che favorivano la conoscenza della vita animale da parte dell’uomo, spingendolo ad un’attività di monitoraggio dei branchi. Il conseguente sviluppo delle tecniche di domesticazione garantì uno stabile rifornimento di carne e di latte, oltre che di materiali come il pellame e la lana. 

4Neolitico: agricoltura e insediamenti

La definizione di età neolitica si riferisce alla tecnica di levigazione della pietra, appunto “nuova”, non più semplicemente scheggiata. La straordinaria trasformazione di quel periodo era dovuto anche alla nascita dell’agricoltura, attività che sviluppa nell’uomo premure per le specie di cui si nutriva. Lo stesso interveniva nella riproduzione o selezionando le piante commestibili.

La nuova forma di produzione era inevitabilmente soggetta al deterioramento dei terreni coltivati che costringevano l’uomo agli spostamenti dell’agricoltura itinerante. I gruppi sedentari prediligevano invece la tecnica della rotazione delle colture, oppure ricorrevano al maggese.   

Skara Brae: villaggio neolitico in pietra situato vicino alla baia di Skaill, Scozia
Skara Brae: villaggio neolitico in pietra situato vicino alla baia di Skaill, Scozia — Fonte: getty-images

Tutte queste acquisizioni garantirono una maggiore stabilità nell’organizzazione del villaggio. I gruppi umani presentavano un’organizzazione sociale molto più complessa ed erano più consistenti rispetto alle bande di cacciatori-raccoglitori paleolitici. Senza dimenticare che la nuova organizzazione produttiva, fondata sull’agricoltura e l’allevamento, favoriva un costante aumento della popolazione.

La fine dell’età neolitica vide la comparsa delle costruzioni megalitiche, come i dolmen che costano di una lastra di pietra appoggiata orizzontalmente su due pietre infisse nel terreno, o gli altrettanto semplici menhir, consistenti in una grande pietra infissa verticalmente sul terreno. Discorso diverso per i cromlech, che erano strutture costituite da un certo numero di menhir disposti in circolo. 

Menhir di Laconi, in Sardegna
Menhir di Laconi, in Sardegna — Fonte: ansa

Gli studiosi hanno avanzato varie ipotesi circa la funzione e il significato dei megaliti, ipotizzando che per i dolmen si trattava di monumenti funerari, mentre per i menhir e i cromlech l’ipotesi più accreditata è quella del luogo sacro in cui si celebravano cerimonie religiose. 

Il neolitico fu anche età d’invenzioni: si diffuse allora l’uso della ruota, in origine adottata come tornio per modellare l’argilla, e solo più tardi utilizzata nella costruzione di veicoli. Un’altra importante innovazione tecnica si verificò intorno all’anno 4500 a.C., quando gli uomini scoprirono la possibilità di lavorare metalli facendoli fondere a temperature elevate. Come per la lavorazione della pietra, anche quella dei metalli ha offerto agli studiosi la possibilità di dividere la storia dell’umanità in grandi epoche: l’età del rame (4500-3000 a.C.) e l’età del bronzo (3000-1000 a.C.), entrambe fasi di splendore per le culture mesopotamiche.

5Guarda il video: la Preistoria