Positività tossica: come sviluppare il pensiero positivo in modo sano

Di Deborah Disparti.

Cos'è e come si sviluppa il pensiero positivo. Come distinguerlo dalla positività tossica che, invece, non aiuta chi sta soffrendo.

Cos'è il pensiero positivo e la differenza con la positività tossica

Pensiero positivo
Pensiero positivo — Fonte: getty-images

La positività tossica è rappresentata dalla moda conosciuta come “ positive vibes” usate senza discriminazioni, in ogni situazione e da cui siamo travolti ogni giorno sui social network.
Frasi come “non preoccuparti, devi pensare positivo” difficilmente sono d’aiuto a chi sta realmente soffrendo e spingono a modalità poco funzionali di gestione delle situazioni difficili.

Perchè troppa positività fa male?

Quando succede qualcosa di spiacevole o non stiamo bene abbiamo solitamente bisogno di qualcuno che ci ascolti e ci sostenga e allo stesso tempo necessitiamo di condividere il nostro malessere e che questo venga accolto senza giudizio.
La positività tossica invece spinge a reprimere e minimizzare tutto ciò che è spiacevole e negativo. In sostanza, ci porta a pensare che emozioni come tristezza, paura o rabbia siano inaccettabili, da nascondere a favore invece di emozioni ritenute positive come la gioia. Certo, a nessuno piace provare quelle emozioni, ma la loro accettazione è fondamentale per comprendere cosa ci fa star male, guarire le ferite e scegliere la strada più adatta a noi.
Inoltre, quando si ha a che fare con persone che soffrono di patologie psicologiche, questa estrema positività aumenta ancora di più la sensazione di essere sbagliati ed incapaci, generando così una sofferenza maggiore oltre a indurre spesso ad una chiusura maggiore in quanto si pensa che nessuno potrebbe comprendere ciò che provano.

Come essere d'aiuto senza cadere nella positività tossica

Stare vicino a chi sta male è spesso difficoltoso, perché potremmo non sapere cosa fare sentendoci impotenti. Tendiamo infatti a spingere l’altra persona a fare qualcosa, a passare oltre, cercando di distrarla e tirarla su di morale. Non che questi siano comportamenti da eliminare, ma dovrebbero essere successivi ad una fase di ascolto e accoglienza. Quando qualcuno a noi vicino si apre rispetto a ciò che lo fa star male, ciò di cui ha più bisogno è che ciò che prova sia accolto senza giudizio, senza pensare che sia sbagliato o che debba per forza stare subito meglio. Per cui in questi casi la cosa migliore che possiamo fare è mettere in atto un ascolto attivo, in cui semplicemente accogliamo quelle parole e quelle emozioni, per quanto spiacevoli.
Inoltre possiamo direttamente chiedere a chi abbiamo accanto di cosa abbia bisogno e cosa pensa che potremmo fare per essere d’aiuto. Ciò che conta è ricordarci che va bene avere dei momenti no e che ognuno ha i suoi tempi.

Come sviluppare un pensiero positivo sano

Essere positivi non vuol dire pensare che andrà sempre tutto bene, che qualsiasi problema si può risolvere e che si sarà sempre felici. Al contrario, essere positivi, significa essere consapevoli e accettanti. Questo implica accogliere la sofferenza, le emozioni spiacevoli ed i fallimenti in quanto parte della vita.
A questo punto molti penseranno: “quindi mi devo rassegnare a ciò che succede senza fare nulla?”. Assolutamente no. Accettare non implica rassegnarsi, ma essere consapevoli che certe cose accadono e che stare male è umano. Accettare significa stare nel dolore, dandogli il tempo di guarire.
In questo senso il pensiero positivo consiste nel sapere che quelle emozioni spiacevoli e quella sofferenza non dureranno per sempre, che ci sarà un dopo.
Significa anche saper chiedere aiuto e supporto quando se ne sente il bisogno, concedendosi i propri spazi ed i propri tempi senza ritenere sbagliato o vergognoso ciò che si prova.

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