Pompei: storia della città distrutta dal vulcano

Pompei: storia della città distrutta dal vulcano A cura di Bianca Dematteis.

Storia di Pompei, l'antica città sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. la cui distruzione è stata raccontata da Plinio il Giovane in una lettera a Tacito. Gli scavi archeologici per riportare alla luce l'antica città iniziarono ufficialmente nel 1748 sotto Carlo III di Spagna e, ad oggi, sono ancora in corso.

1Storia di Pompei nel primo secolo d.C.

Scavi archeologici di Pompei
Scavi archeologici di Pompei — Fonte: getty-images

Pompei è una città della Campania, situata nel Golfo di Napoli e sulle pendici del vulcano Vesuvio. È una città con una origine antichissima: nacque come insediamento osco, fu in seguito abitata dai sanniti e poi, a partire dal primo secolo a.C., conquistata dai romani.

Oggi è conosciuta come la città in cui è presente uno dei siti archeologici più importanti al mondo. La città romana fu infatti sepolta dalla lava in seguito all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. La lava e la cenere sono state una sorta di copertura che ha permesso alla città di mantenersi nel corso dei secoli e di essere protetta dalle intemperie; proprio per tale ragione la città è rimasta intatta ed è oggi visitabile.

Gli scavi archeologici, iniziati nel corso del diciottesimo secolo, hanno progressivamente portato alla luce un centro urbano che rivestiva un ruolo importante all’epoca dell’Impero romano. Quando venne colpita da questa catastrofe naturale, Pompei era infatti una città piuttosto fiorente e prospera. Aveva circa ventimila abitanti, le sue vie erano animate da botteghe di artigiani e commercianti e diversi suoi cittadini vivevano in ville lussuose, riccamente arredate e affrescate. Pompei e le terre circostanti erano inoltre un ambito luogo di villeggiatura.

Rovine di Pompei
Rovine di Pompei — Fonte: getty-images

Nelle campagne limitrofe, l’agricoltura era inoltre particolarmente redditizia: la qualità dei terreni e del clima rendeva infatti raccolti abbondanti. Proprio per la fertilità dei terreni, l’area era densamente abitata e gli insediamenti urbani alle pendici del vulcano erano piuttosto numerosi.

All’epoca dell’eruzione la città, come ogni centro romano, era costruita con una pianta strutturata a partire da un decumano e un cardo, le due vie principali che incrociandosi formavano quattro angoli retti. Attorno al foro principale, il cuore della città, sorgevano gli edifici all’interno dei quali si svolgevano le principali attività dei suoi cittadini: uffici, il tribunale, i templi, le terme, il mercato, i magazzini, i teatri e le palestre, le botteghe.

2L’eruzione del Vesuvio e la distruzione di Pompei il 24 e il 25 agosto 79 d.C.

L'ultimo giorno di Pompei: dipinto di K. P. Brjullov che raffigura le persone in fuga dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
L'ultimo giorno di Pompei: dipinto di K. P. Brjullov che raffigura le persone in fuga dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. — Fonte: getty-images

L’eruzione del Vesuvio ebbe inizio il 24 agosto 79 d.C. Nell’arco di due giorni, la città di Pompei venne completamente distrutta: ricoperta dalla lava, la vita dei suoi abitanti e della città ebbe fine. L’eruzione non potè che cogliere di sorpresa tutti coloro che vivevano nei pressi del vulcano: esso era inattivo da diversi secoli ed era ricoperto da alberi ed erba.

Nei giorni precedenti l’eruzione ci furono alcuni segnali che potevano essere intesi come una sorta di ammonimento: venne meno l’acqua nei pozzi e nelle fontane e ci furono alcune scosse di terremoto in concomitanza con il movimento di risalita del magma all’interno del Vesuvio, ma nessuno riuscì a interpretarli come l’avvio di quella che sarebbe stata una eruzione violentissima.

Il 24 agosto 79 d.C., nel primo pomeriggio, dal Vesuvio si sollevò una immensa colonna di vapori, fumo, lava, gas, cenere, anidride carbonica. Si venne a creare così un insieme di sostanze che, scagliate verso l’alto dalle viscere del vulcano, formò come una torre che aveva la forma di un pino marittimo. Questa colonna raggiunse un’altezza, pare di circa quindici chilometri, tale da essere visibile anche a chilometri di distanza. Tutta l’area circostante al vulcano fu colpita da una incessante pioggia di pomici, detriti, e cenere che creò vasti incendi. L’attività del vulcano era al contempo accompagnata da alcuni terremoti. Durante la notte tra il 24 e il 25 Ercolano venne investita da un’ondata di lava e distrutta. Tale prima ondata non colpì Pompei. La situazione infatti sembrava essersi tranquillizzata e proprio durante quella notte molti abitanti della città che durante la giornata del 24 erano fuggiti cercando riparo allontanandosi dalle loro case, fecero ritorno alle loro abitazioni.

Pompei
Pompei — Fonte: getty-images

Al mattino del 25 agosto, anche Pompei fu però investita da una colata di lava che ebbe un effetto devastante: la città fu ricoperta dalla lava e rimase sepolta sotto diversi metri di cenere. Gli abitanti di Pompei morirono, molti dei quali nel sonno e nel letto delle proprie abitazioni.

Diverse morti furono causate dalle esalazioni di gas tossici sprigionati dal vulcano, la cenere ardente ricoprì i corpi, permettendo agli archeologici di restituire, attraverso la creazione di calchi in gesso, le pose di queste vittime colte negli ultimi istanti di vita.

Il 25 agosto, ormai, dell’antica Pompei, ma anche delle vicine Ercolano, Oplonti (oggi nota come Torre Annunziata) e Stabia non restava più nulla, se non al di sotto di strati di cenere e lava. La città di Pompei, i suoi edifici e molti corpi delle vittime furono riscoperti poi, a distanza di secoli, dagli scavi archeologici.

3La testimonianza di Plinio il Giovane: la distruzione di Pompei raccontata nella lettera a Tacito

Una fonte preziosissima e di prima mano per ricostruire la storia degli eventi che nell’arco di una trentina di ore portarono al collasso le città colpite dall’attività eruttiva del Vesuvio proviene da un autore latino, Plinio il Giovane. All’epoca, questo ragazzo si trovava con la madre a una ventina di chilometri in linea d’aria dal vulcano, presso il promontorio Capo Miseno. Plinio il Giovane era al seguito dello zio, Plinio il Vecchio.

Questi era il celebre autore dell’opera Storia naturale (Naturalis Historia), un’opera enciclopedica in trentasette volumi. Plinio il Vecchio nel 79 d.C. era in Campania perché comandante della flotta a Capo Miseno e fu una delle più note vittime dell’eruzione. Fu infatti colto dalla morte per soffocamento a Stabia mentre cercava di prestare soccorso a tutti coloro che si erano riversati sulle spiagge sperando di guadagnare il mare per sfuggire alla cenere infuocata e ai fumi tossici che provenivano dal Vesuvio.

Lo storico Tacito chiese a Plinio di narrargli le circostanze in cui lo zio era morto. Tacito così potè integrare la sua opera dedicata alla storia di Roma. In quest’opera, intitolata Storie, Tacito intendeva coprire la storia di Roma dal 69 al 96 d.C. Parte della sua analisi sarebbe stata anche incentrata sul 79 d.C. e in particolare sulle vicende legate all’eruzione del vulcano. 

Sito archeologico di Ercolano
Sito archeologico di Ercolano — Fonte: getty-images

Tuttavia, della sua opera è giunta fino a noi solo una minima parte, e non quella inerente al 79 d.C. Disponiamo tuttavia delle lettere scritte da Plinio il Giovane, fonte molto importante per ricostruire a partire da una testimonianza i tragici accadimenti che sconvolsero la storia di Pompei e delle città limitrofe. Nelle lettere, Plinio il Giovane racconta dello zio, morto per intossicazione da fumi, narra della pioggia di cenere e lapilli che ricoprì per diversi chilometri il territorio attorno al Vesuvio e del modo in cui lui e la madre riuscirono a mettersi in salvo.

4Pompei, storia degli scavi archeologici

Affresco di Pompei: ritratto di Terenzio Neo e sua moglie
Affresco di Pompei: ritratto di Terenzio Neo e sua moglie — Fonte: getty-images

Pompei venne scoperta alla fine del sedicesimo secolo. Gli scavi archeologici veri e propri in questo sito sono però iniziati solo a partire dal 1748, preceduti da quelli avviati a Ercolano una decina di anni prima. Le tragiche ed eccezionali circostanze che hanno determinato la fine di queste realtà urbane ne hanno permesso, paradossalmente, una conservazioni senza uguali. Pompei, ad esempio, è rimasta intatta, la lava e la cenere hanno fissato e protetto tutto ciò che hanno ricoperto tra il 24 e il 25 agosto del 79 d.C.

Gli scavi archeologici sono così riusciti a far emergere buona parte della città. Oggi è possibile visitare l’antica Pompei e camminare sulle sue strade, sulle quali si affacciano le abitazioni.

All’interno di esse sono ancora visibili i ricchi affreschi che adornavano pareti e soffitti e gli archeologi sono addirittura riusciti a ritrovare i corpi di coloro che perirono in quelle circostanze. 

Nel corso del 2020, è emersa una scoperta eccezionale: sono stati infatti ritrovati i corpi di altri due uomini, un signore e il suo schiavo. L’antica Pompei non è ancora stata portata alla luce nella sua totalità e gli scavi continuano ancora oggi

    Domande & Risposte
  • Quando è successo il disastro di Pompei?

    Tra il 24 e il 25 agosto 79 d.C.

  • Cosa successe a Pompei ed Ercolano?

    Le città furono distrutte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

  • Come morirono gli abitanti di Pompei?

    Molti abitanti di Pompei morirono nel sonno e nel letto delle proprie abitazioni. Diverse morti furono causate dalle esalazioni di gas tossici sprigionati dal vulcano.

  • Come vengono fatti i calchi a Pompei?

    In gesso.