Poesia del Novecento: movimenti, poeti e le opere più importanti

Poesia del Novecento: movimenti, poeti e le opere più importanti A cura di Claudia Papaleo.

Come evolve la poesia nel corso del Novecento italiano attraverso l’analisi delle correnti poetiche, degli autori e di alcune tra le opere più importanti del secolo

1Primo Novecento: la poesia crepuscolare

Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952)
Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952) — Fonte: getty-images

È il 1910 quando il critico Giuseppe Antonio Borgese chiama crepuscolare quella tendenza poetica che si fa simbolo del lento decadimento della grande poesia italiana ottocentesca.   

I poeti crepuscolari non si riuniscono mai in una scuola e non danno mai vita a un vero e proprio movimento. Allo stesso tempo raggiungono risultati originali sia sul piano della forma che del contenuto, risultati che si traducono nell’adozione di un linguaggio semplice e dimesso e nell’attenzione nei confronti delle piccole cose del quotidiano, di luoghi tristi e desolati e di personaggi dimessi, poco interessanti.  Questo universo minimo è dominato dal tema della malattia, che si fa espressione di un senso di tristezza e inadeguatezza spirituale.   

L’esponente più importante della poesia crepuscolare è Guido Gozzano (1883-1916) che introduce nei suoi componimenti i temi tipici del genere, sposandoli a uno spiccato elemento di ironia e autoironia e a uno stile che, pur mostrandosi semplice e molto diretto, si rivela il risultato di uno studio sofisticato e dell’uso consapevole di tutti gli strumenti della tradizione

L’opera dell’autore resta affidata a I colloqui (1911), una raccolta di ventiquattro testi in metri diversi, legati dallo stesso tema e da un ritmo narrativo colloquiale, dove emerge una predilezione per tutto ciò che si perde, una predilezione per delle donne che non sono mai e poi mai fatali. 

1.1Futurismo

Il primo Novecento viene segnato in tutta Europa dalla nascita delle avanguardie: dei movimenti culturali volti alla ricerca di forme espressive che, dandosi l’obiettivo della sperimentazione, rompono con la tradizione del passato e con la società borghese

In Italia, ad avere particolare fortuna, è il Futurismo, teorizzato, con il Manifesto del futurismo, da Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944). Il documento rivendica una nuova arte, che ha il compito di esaltare l’era industriale, la vita moderna, le macchine, la guerra, il dinamismo e la velocità, per proiettare l’uomo verso un futuro finalmente senza accademie e musei

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), fondatore del movimento Futurista
Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), fondatore del movimento Futurista — Fonte: getty-images

Nella letteratura e nella poesia la visione di Marinetti comporta la distruzione della sintassi a favore delle parole in libertà. Insieme alla sintassi, pertanto, diventa fondamentale il rifiuto della punteggiatura, delle preposizioni, degli avverbi, delle congiunzioni e della metrica tradizionale, perché possa realizzarsi la libertà assoluta di associare immagini di creare analogie slegate da qualsiasi filo conduttore.  

Il poeta più celebre del movimento è Aldo Palazzeschi (1885-1974) con L’incendiario (1913), una raccolta di poesie in cui esplode tutto il desiderio di trasformare la parola in puro divertimento e di risolvere la poesia nell’inesattezza, nella cantilena e nella filastrocca, grazie alla successione libera delle parole, dei suoni, delle onomatopee.  

1.2Ermetismo: Giuseppe Ungaretti

A partire dagli anni Venti, anche a causa del complesso rapporto con il Fascismo, si afferma la poesia oscura e ambigua dell’ermetismo. Il movimento vede i poeti prendere le distanze dalla politica e ripiegarsi su sé stessi per una ricerca che è al contempo spirituale ed esistenziale.  

Le opere degli ermetici accolgono la brevità, il frammento, l’analogia e l’assenza di punteggiatura; intendono la parola, inoltre, come qualcosa di sacro, evocativo, di vago e ombroso. Simbolo di questo nuovo modo di approcciare alla poesia è Giuseppe Ungaretti (1888-1969), di cui è bene ricordare L’Allegria, una delle raccolte più significative della sua produzione.  

 Il poeta Giuseppe Ungaretti alla sua scrivania nel 1963 a Roma
Il poeta Giuseppe Ungaretti alla sua scrivania nel 1963 a Roma — Fonte: ansa

Il libro riunisce sessantaquattro liriche scritte tra il 1914 e il 1919 e divise in cinque sezioni risalenti a momenti diversi: Ultime, il porto sepolto, Naufragi, Girovago e Prime. La struttura della raccolta è quella del diario e ha come tema centrale l’esperienza della guerra, intesa come tragedia che accomuna tutti gli uomini. Proprio dalla consapevolezza della precarietà della condizione umana nasce l’esigenza di una poesia nuova, fatta di immagini veloci e immediate. 

I versi sono brevi, non di rado formati da una sola parola isolata tra spazi bianchi e pause. La punteggiatura è quasi completamente assente, mentre la parola si mostra estremamente realistica a volte, e in altri casi intima e sfumata come in Baudelaire e nei poeti simbolisti. Il suo imprimersi nello spazio bianco della pagina rimanda al paesaggio attraversato dalla guerra, dove l’uomo è ridotto alla sua assenza ed è chiamato a riaffermare il proprio attaccamento alla vita. 

1.3Eugenio Montale

Eugenio Montale (1896-1981), premo Nobel per la letteratura nel 1975, fissa i cardini di una poesia in cui il male di vivere è un elemento determinante e porta con sé il deterioramento dell’Io lirico tradizionale e del suo linguaggio. Montale non può definirsi un ermetico in tutto e per tutto: la sua voce, infatti, è a tal punto personale da non poter essere ingabbiata all’interno di un singolo movimento. 

Ritratto di Eugenio Montale, dipinto di Ottone Rosai
Ritratto di Eugenio Montale, dipinto di Ottone Rosai — Fonte: ansa

In una delle sue raccolte più importanti, Le occasioni (1939), si rintracciano però delle caratteristiche care all’ermetismo. Il nome dell’opera rimanda alle circostanze casuali da cui nasce l’esperienza poetica e, allo stesso tempo, vuole trasmettere l’idea che la poesia possa essere la chiave per comprendere il senso ultimo dell’esistenza.  

Nelle poesie qui riunite è fortissimo il richiamo alla memoria, alla dimensione dell’assenza e all’attenzione per immagini precise, grazie alla tecnica del correlativo oggettivo, secondo cui gli oggetti sono legati a emozioni specifiche, nelle quali si risolve il significato profondo della poesia. Il discorso delle occasioni si fa più complesso e cupo soprattutto nella prima parte, dove Montale si rivolge a figure di donne reali segnate dalla storia. 

1.4Umberto Saba

Umberto Saba
Umberto Saba — Fonte: ansa

Umberto Saba (1883 – 1957) è simbolo di una poesia che si fa sincerità e che, lontana da esagerazioni esistenziali, vuole rappresentare l’ordinario della realtà e non il suo lato straordinario. La sua opera più importante è il Canzoniere (1921), che nasce dalla successione di diverse raccolte organizzate in ordine cronologico.  

L’autore sceglie un linguaggio limpido, semplice e immediato in cui sono presenti numerosi termini che rimandano alla tradizione. Le immagini rappresentano la vita quotidiana e i riferimenti, biografici, raccontano l’amore, la città di Trieste, la vita famigliare. Lina, ad esempio, che è la moglie del poeta, è il simbolo di un mondo primigenio e incantato a cui è possibile tornare anche attraverso il ricordo dell’infanzia; un’infanzia fatta del dolce ricordo della nutrice Peppa ma anche di un sentore di minaccia che turba la psiche.

1.5Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo (1901-1968) scrive le sue prime raccolte di racconti negli anni Trenta, poi riunite nel volume Ed è subito sera (1942). I componimenti sono accomunati dall’immersione nella natura e dalla ricerca delle tracce di un passato arcaico. Sono poi presenti una serie di riferimenti che richiamano la sacralità dei miti figli delle tradizioni siciliane.  

Lo stile è evocativo, condito di simboli e analogie. Nel corso della guerra l’autore prende le distanze dall’Ermetismo e si avvicina al Neorealismo, con delle liriche sul conflitto e l’occupazione nazista.  

2Secondo Novecento: la Neoavanguardia

Edoardo Sanguineti: poeta, scrittore e politico italiano esponente del Gruppo 63
Edoardo Sanguineti: poeta, scrittore e politico italiano esponente del Gruppo 63 — Fonte: ansa

La Neoavanguardia nasce nei primi anni Sessanta intorno al Gruppo 63 e nel totale rifiuto dell’ideologia come strumento di interpretazione della realtà. In sintonia con le avanguardie storiche, la Neoavanguardia fa dello sperimentalismo un presupposto irrinunciabile, nella convinzione che la società capitalista, regolata dai mass media e dal mercato, abbia asservito il linguaggio alle leggi, svuotandolo di significato e potere. 

Gli esponenti più noti del movimento sono: 

  • Edoardo Sanguineti (1930-2010): impegnato nello sperimentalismo formale ha dato prova del più estremo plurilinguismo con Labirintus (1965), dove sono introdotti termini in greco antico, latino, francese e inglese.
  • Antonio Porta (1935-1989): è tra i fondatori del Gruppo 63 e ha partecipato a diverse mostre di poesia visiva che, nata tra gli anni Sessanta e Settanta, intreccia parola e immagine.
  • Alfredo Giuliani (1924-2007): è stato curatore de I Novissimi (1961), l’antologia che raccoglie gli autori confluiti nel Gruppo 63, di cui ricostruisce, fra l’altro, le linee generali e la poetica di fondo.

2.1Post-ermetismo e la linea anti novecentesca

I poeti post-ermetici si distinguono per la produzione poetica tra sperimentalismo e decadentismo, con l’intento di dare voce all’interiorità, coerentemente con la tradizione simbolista. Tra i maggiori autori del movimento:  

  • Vittorio Sereni (1912-1983)
  • Franco Fortini (1917-1994)
  • Andrea Zanzotto (1921-2011)
  • Giovanni Giudici (1924-2011).

Negli stessi anni si diffonde una linea poetica di impostazione anti novecentesca, legata alle forme metriche tradizionali e aperta, allo stesso tempo, a tematiche più attuali. Gli autori più importanti sono: 

  • Carlo Betocchi (1899-1986)
  • Sandro Penna (1906-1876)
  • Giorgio Caproni (1912-1990). 

2.2GUARDA IL VIDEO SULLA LETTERATURA DEL NOVECENTO