Plotino: vita, pensiero filosofico e opere

Plotino: vita, pensiero filosofico e opere A cura di Chiara Colangelo.

Biografia e pensiero di Plotino, il maggior esponente del neoplatonismo. Scopri di più sul concetto dell'uno e del Molteplice, Emanazione e nostalgia dell'Uno

1Il neoplatonismo e Plotino

Busto di Plotino, filosofo greco. Scultura romana in marmo
Busto di Plotino, filosofo greco. Scultura romana in marmo — Fonte: ansa

Il neoplatonismo fu una corrente filosofica che si sviluppa nel III secolo d.C. e che cercò di innestare elementi pitagorici, aristotelici e stoici nel platonismo. Seguendo l’indirizzo religioso che caratterizzò la filosofia nell’età tardoantica, il neoplatonismo contribuì a traghettare alcuni principi della filosofia classica nell’ambito della filosofia cristiana.   

Il fondatore del neoplatonismo fu Ammonio Sacca (175 d.C. 242 d.C), un umile contadino di Alessandria, che si dedicava alla filosofia come ascesi e esercizio di intelletto. Per scelta non scrisse nulla ed è difficile ricostruire il suo pensiero, ma la sua importanza è testimoniata dai suoi allievi, tra i quali si annoverano Origene, Cassio Longino, e Plotino, il maggiore esponente del neoplatonismo.   

Plotino nacque a Licopoli, in Egitto, nel 205 d.C. e non appena si trasferì ad Alessandria, nel 232, divenne allievo della scuola di Ammonio. Nel 243 lasciò Alessandria al seguito della spedizione dell’imperatore Gordiano III in Persia, per conoscere meglio le dottrine orientali. L’anno successivo si stabilì a Roma dove fondò una scuola frequentata da numerosi senatori romani e si guadagnò l’ammirazione dell’imperatore Gallieno

Nel 270 si traferì, ormai malato, in Campania, dove morì. Inizialmente fedele ai precetti di Ammonio Sacco, anche Plotino non scrisse nulla per molti anni, ma cambiò idea in età avanzata e, a partire dal 253, scrisse diversi trattati, che vennero poi pubblicati in sei libri dal suo allievo Porfirio con il nome di Enneadi

2L'Uno e il Molteplice

Pur prendendo le mosse dalla filosofia platonica e traendo ispirazione dalla filosofia classica, il pensiero di Plotino assunse dei tratti di originalità e di rottura con i pensatori che l’avevano preceduto.  

Il concetto fondamentale della filosofia di Plotino è quello di Uno, ovvero il principio da cui tutto deriva. Secondo il filosofo ogni ente è tale in ragione della sua unità, e se venisse a mancare questa unità, verrebbe a mancare anche l’ente. Inoltre esiste una gerarchia negli enti e nel concetto di unità che giunge fino all’unità assoluta, che Plotino denomina appunto l’Uno.  

Altorilievo con l'imperatore Gallieno che conduce un cavallo
Altorilievo con l'imperatore Gallieno che conduce un cavallo — Fonte: ansa

L’Uno è la prima realtà sussistente, è il principio del molteplice, del mondo sensibile e del mondo intellegibile, ma supera e trascende entrambi. 

Proprio perché è al di sopra della nostra comprensione questo Uno è infinito, nel senso che gli è attribuita un’illimitata potenza. In quanto infinito, l’Uno non ha forma, è al di là dell’essere e della sostanza e quindi non è definibile attraverso attributi finiti, come quantità, tempo e spazio. L’Uno è quindi impensabile e indefinibile e l’uomo è in grado di dire solo ciò che l’Uno non é.

3Il concetto di emanazione e la nostalgia dell'Uno

Eusebio di Cesarea e Ammonio di Alessandria
Eusebio di Cesarea e Ammonio di Alessandria — Fonte: ansa

Essendo l’Uno perfetto non ha necessità di generare il tutto, ma allora perché il tutto non rimane unico? Plotino risponde a questa domanda dicendo che l’Uno ha una sovrabbondanza d’essere e non può fare a meno di generare, ma senza che ciò significhi che l’Uno voglia o senta il bisogno di farlo. Per spiegare il modo in cui l’Uno genera il tutto, Plotino ricorre al concetto di emanazione che illustra attraverso numerose metafore, la più celebre delle quali è quella della luce

L’Uno è come una fonte luminosa che irradia luce attorno a sé, senza che ciò comporti un impoverimento della fonte stessa e senza che questa irradiazione sia prodotta in maniera volontaria. Esattamente come la luce emanata da una fonte luminosa si fa via via più flebile man mano che ci si allontana da essa, così gli enti generati dall’Uno sono meno perfetti man mano che si allontano dal principio che li ha generati. 

Busto di Platone
Busto di Platone — Fonte: getty-images

Per ipòstasi Plotino intende le tre realtà sussistenti che formano il mondo intellegibile

L’Uno è la prima ipòstasi e da esso derivano in via gerarchica altre ipòstasi. La seconda è il Nous, l’intelletto che pensa la totalità delle cose pensabili. La terza ipòstasi è l’Anima che assume una posizione intermedia tra il Nous che l’ha generata e il mondo corporeo generato da essa. L’Anima ha una parte superiore che guarda all’intelletto e una inferiore che guarda la realtà corporea. 

Il mondo corporeo presuppone la materia, che Plotino colloca all’estremità inferiore della gerarchia di emanazione che ha al suo vertice l’Uno. 

Se nella teoria dell’emanazione Plotino descrive il percorso attraverso il quale dall’Uno discendono tutte le cose, successivamente parla anche di come il tutto tende a tornare all’Uno. L’uomo è sostanzialmente anima, sospeso tra la realtà intellegibile e la realtà corporea, ed esprime il desiderio, la nostalgia di tornare all’Uno, ossia dove era originariamente prima di cadere nella prigione del corpo. 

Secondo Plotino l’uomo può cominciare il percorso che lo riporta all’Uno attraverso il raccoglimento in sé stesso e l’abbandono delle cose esteriori. Le premesse per ritornare all’Uno sono le virtù civili che permettono all’uomo di liberarsi dalla dipendenza del corpo: attraverso la sapienza l’uomo si libera dall’inaffidabilità dei sensi, attraverso la temperanza si libera della schiavitù delle passioni, grazie al coraggio non teme di perdere il proprio corpo e grazie alla giustizia agisce seguendo solo la ragione.  

Il vero sentiero per ritornare all’Uno però risiede nella bellezza, nell’amore e nella filosofia. La bellezza è la forma, l’idea, che emerge dalla materia e nella sua contemplazione l’uomo riesce a vedere l’elemento intellegibile che conferisce unità alla molteplicità. Attraverso l’amore l’uomo si eleva poi dalla contemplazione della bellezza corporea a quella incorporea e infine attraverso la filosofia contempla l’origine stessa della bellezza ovvero l’Uno. 

Tuttavia, non ci si può ricongiungere all’Uno attraverso l’intelletto, perché ciò presupporrebbe una dualità tra soggetto pensante (il filosofo) e oggetto pensato (l’Uno). All’Uno si può giungere solo attraverso l’estasi, un’irrazionale immedesimazione con esso, che rappresenta il punto di arrivo di queste tre vie di ricongiungimento con l’assoluto.