Platone e il mondo delle idee: riassunto

Di Redazione Studenti.

Riassunto di filosofia su Platone e il mondo delle idee. Il rapporto tra le idee e le cose e come funziona la conoscenza secondo il filosofo

PLATONE E IL MONDO DELLE IDEE: RIASSUNTO

Platone e il mondo delle idee, riassunto
Platone e il mondo delle idee, riassunto — Fonte: getty-images

L’idea per Platone ha un significato del tutto diverso da quello che intendiamo noi oggi: infatti se per noi l’idea è una rappresentazione mentale di un oggetto, per Platone è un oggetto.

Le idee fanno parte di un mondo sovrasensibile e possiedono delle caratteristiche opposte a quelle della verità di Protagora: mentre quest’ultima è mutabile, soggettiva, dipende dai sensi, materiale, non eterna, le idee sono immutabili, oggettive, intellegibili, immateriali, eterne e assolute.

Vi sono diversi tipi di idee: nella scala di valori proposta da Platone troviamo nel “livello più basso” le idee delle cose, a seguire in ordine crescente, le idee matematiche, poi quelle di valori morali, religiosi, e al gradino più alto l’idea suprema che è quella del bene.

Pur trovandosi su due piani contrapposti, tuttavia le idee hanno uno stretto rapporto con le cose, il quale si esprime in vari legami di dipendenza:

  • Partecipazione o méthexis: le cose partecipano all'esistenza delle idee;
  • Comunione o koinonia: le cose hanno qualcosa in comune con le idee;
  • Imitazione o mimesis: le cose imitano le idee in quanto sono copie imperfette di un’idea;
  • Presenza o parusia: le idee sono presenti alle cose.

IL MONDO DELLE IDEE, FILOSOFIA

Come nascono le cose dalle idee?

Il mondo delle cose è creato dal Demiurgo, un dio dotato di intelligenza e di volontà che ha caratteristiche simili al nous di Anassagora.

Come possiamo conoscere le idee e le cose?

Secondo Platone ci sono due gradi di conoscenza:

  1. Episteme, cioè la scienza;
  2. Doxa, cioè l’opinione.

La prima serve a conoscere le idee, la seconda le cose. A loro volta episteme e doxa si scindono in altri due tipi di conoscenza:

  1. l’episteme in dianoia, “ragionamento”, cioè la conoscenza di tipo matematico, e in noesis, “intuizione”, cioè la conoscenza delle cose secondo la loro natura;
  2. la doxa in pistis, cioè credenza, e eikasia, cioè immaginazione: entrambe servono per cercare di immaginare le cose, in quanto di esse non si può avere una conoscenza precisa perché sono copie imperfette di un’idea.

Il metodo per la conoscenza scientifica è la dialettica, consistente nella capacità di distinguere le idee tra loro in modo naturale.

La dialettica si divide in ascendente, quando da un’idea si risale fino al Bene, e in discendente, quando dal Bene si articola il mondo delle idee.

La dialettica platonica è anche detta dicotomica, perché procede per divisioni in due.

A quali condizioni è possibile conoscere?

La dottrina della conoscenza è detta gnoseologia. Esiste un principio della conoscenza che viene descritto nel Menone, quando Socrate riesce a far enunciare ad uno schiavo, ignorante, il teorema di Pitagora attraverso la maieutica.

Ciò dimostra che noi la verità la conosciamo già, ma ce la siamo scordata. Conoscere significa dunque ricordarsi la verità e la condizione necessaria per ricordare è la reminiscenza o anamnesis.

Noi ci siamo dimenticati la verità perché la nostra anima (immortale, della stessa natura degli dèi) si è incarnata in un corpo (materiale e quindi decettivo).  

Nell’ultimo periodo Platone tende a considerare le idee più su un piano ontologico, parlando così di essere: facendo una distinzione tra non essere in senso assoluto e non essere in senso relativo.

Platone giunge a formulare i cinque generi supremi dell’Essere: diverso, identico, quiete, movimento, essere. “L’Essere è potenza di relazione” dice Platone, intendendo così che è ciò che è in grado di stabilire relazioni con gli altri. L’Essere è quindi una dinamicità.