Pittura romana: stili e caratteristiche

Pittura romana: stili e caratteristiche A cura di Laura Morazzini.

Stili e caratteristiche della pittura della Roma antica sviluppatasi tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C. Storia, tecniche e le opere più rappresentative.

1Cosa s’intende con pittura romana?

Mosaico della casa di Nettuno e Anfitrite, Ercolano
Mosaico della casa di Nettuno e Anfitrite, Ercolano — Fonte: getty-images

Gli esempi superstiti di pittura di epoca romana sono quasi esclusivamente di tipo parietale e se ne conoscono attributi ed evoluzione stilistica grazie alla scoperta dei resti archeologici di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis: l’eruzione del Vesuvio ha ricoperto queste città con uno strato di lapilli e ceneri dallo spessore di diversi metri e ha preservato dai danni del tempo molte opere pittoriche.  

Queste opere coprono un arco di tempo relativamente breve di circa 200 anni, ma costituiscono un prezioso spaccato del gusto artistico di Roma antica. Per le epoche precedenti si hanno solo opere scritte che parlano della pittura ad uso celebrativo e sacrale (soprattutto arte pubblica), ma a causa del deterioramento dei materiali non si conosce praticamente altro, ad eccezione di porzioni di affreschi funerari, sempre con soggetto militare (l’arte di stato aveva forti legami con la religione e la devozione verso i defunti).  

2Storia della pittura romana

La pittura romana è quanto prodotto nelle aree dominate da Roma, dalla fondazione nel 753 a.C. al crollo dell’impero nel 476 d.C. Le testimonianze superstiti della pittura di Roma antica sono molto poche e coprono un periodo di pochi secoli.

Negli Annales di Tacito si fa riferimento alla consuetudine di esporre, durante le processioni trionfali alla fine di una guerra, dei grandi quadri (tabulae triumphales) che riassumono le tappe dello scontro della battaglia per il senato e in seguito per il popolo, durante appositi cortei. Ovviamente non è rimasta traccia di questi quadri ma di tabulae a soggetto storico, quello prediletto dai romani, si parla anche nelle descrizioni delle abitazioni private del ceto più alto.

Affresco raffigurante una scena teatrale. Basilica di Ercolano. Civiltà romana, I secolo
Affresco raffigurante una scena teatrale. Basilica di Ercolano. Civiltà romana, I secolo — Fonte: getty-images

Fino alla scoperta di Pompei, si conoscevano solo soggetti e tecniche a partire dalla pittura vascolare e dalle pareti decorate nelle tombe di personaggi illustri, per questa ragione il ritrovamento degli affreschi nelle zone seppellite dal Vesuvio è stato un colpo di fortuna dal punto di vista storico. Le aree urbane colpite sono zone periferiche rispetto alla capitale, quindi tendenze e mode arrivavano qualche anno dopo rispetto a quello che si vedeva a Roma, ma gli abitanti appartenevano a un ceto medio-alto e quanto trovato come opere d’arte è un campione significativo di gusti e tendenze dell’epoca. 

3Caratteristiche della pittura romana

Affresco romano raffigurante Eracle e Onfale. Pompei
Affresco romano raffigurante Eracle e Onfale. Pompei — Fonte: getty-images

Le pitture parietali sono commissionate per decorare e rendere eleganti gli ambienti chiusi, sia per edifici pubblici che per le abitazioni private, gli unici vani esclusi dalla decorazione parietale sono i magazzini e la cucina; di solito le pareti sono completamente decorate poiché il mobilio è costituito da pochi pezzi e gli elementi d’arredo sono pensati per essere collocati al centro delle stanze. 

I temi più amati sono quelli tratti dalla mitologia con cicli pittorici che si svolgono in maniera continua su tutte le pareti d'una stanza; nelle domus più importanti l’atrio e le stanze vicine devono rappresentare il fasto e la solidità della famiglia residente e contengono le decorazioni più elaborate e preziose

Rispetto alle pitture greche ed etrusche, quelle romane si distinguono per il realismo dei volti (come nella scultura) e per la ricerca dell’effetto tridimensionale; la ricchezza cromatica serve a fare sfoggio della ricchezza materiale, poiché alcuni colori erano molto costosi da acquistare e davano subito l’idea dell’importanza sia dell’artista che del committente. 

4I quattro stili della pittura pompeiana

Arte romana. Affresco di Villa Livia, moglie dell'imperatore Augusto
Arte romana. Affresco di Villa Livia, moglie dell'imperatore Augusto — Fonte: getty-images

Essendo zone abitate da diversi secoli al momento della catastrofe, le pitture risalgono a epoche diverse e hanno permesso di ricostruire almeno in parte l’evoluzione tecnica e di gusto. Molte delle pitture ritrovate, essendo all’interno di residenze di villeggiatura di personaggi importanti, possono essere considerate un esempio anche per i cicli pittorici usati negli edifici pubblici.

La pittura pompeiana, e di conseguenza anche quella romana in generale, è stata distinta in:

  1. primo stile (150 a.C.-80 a.C.) è una pittura esclusivamente decorativa, non ci sono soggetti ma la riproduzione fedele (e a basso costo) di materiali pregiati come il marmo, come era di moda nell’arte greca.
  2. Secondo stile (80 a.C.-20 a.C.) delle vedute vengono create ad affresco con paesaggi inquadrati da portici o finestre; una tecnica prospettica che rende scorci di giardini con piante e animali con grande attenzione ai particolari.
  3. Terzo stile (20 a.C.-50 d.C.) la composizione viene semplificata eliminando le vedute ariose e dividendo in maniera gerarchica le pareti; prevale un unico colore di fondo, spesso il rosso, la cui uniformità viene spezzata da riquadri inseriti al centro, con figure, finte nicchie, piccoli paesaggi. Molte di queste pitture sono state ritrovate nelle residenze di personaggi di ceto medio: siamo agli inizi dell’impero e molte persone hanno l’opportunità di tentare la scalata sociale, diventando benestanti e decorando le proprie dimore.
  4. Quarto stile (dal 50 d.C.) stile illusionista, si torna alla pittura di scenari in prospettiva ma adesso vengono aggiunte le figure umane, mentre gli elementi architettonici non sono dipinti ma realizzati in rilievo con lo stucco.

5Tecniche della pittura romana

Non è certo quale sia la tecnica usata prevalentemente e se corrisponda a quella odierna, ma in base alle testimonianze scritte del periodo si ipotizza che i dipinti murali di Pompei siano stati eseguiti con più tecniche:

  • ad affresco: usando colori minerali macinati e diluiti in acqua e stesi su intonaco di calce fresca;
  • a tempera: i colori sono diluiti con solventi come il tuorlo e la cera;
  • ad encausto: i colori sono mescolati alla cera, successivamente il dipinto veniva scaldato per fissare i colori e donare lucentezza all’opera.

6I ritratti funerari del Fayoum

Ritratto a Fayum. Esempio di pittura romana
Ritratto a Fayum. Esempio di pittura romana — Fonte: getty-images

Caso esemplare di integrazione fra culture diverse, questo gruppo di pitture è conosciuto come i Ritratti del Fayum dal luogo dove sono stati ritrovati. Si tratta di circa 600 ritratti funerari, realizzati su tavole di legno con la tecnica ad encausto o a tempera tra il I e il III sec. d.C., e conservati in ottime condizioni grazie al clima secco del luogo. La popolazione che viveva qui era di origine greche ed egizie ma era ormai fortemente romanizzata negli usi, pur adattandoli a alle proprie tradizioni.

Questo tipo di dipinto su tavola costituisce una vera e propria fotografia della persona defunta e rientra nei riti funerari locali: il costo poteva essere anche molto elevato dato che il ritratto poteva essere decorato con foglie d’oro per imitare gioielli e oggetti preziosi, veniva appoggiato tra le bende della mummia per qualche giorno durante l’esposizione della salma in casa prima della sepoltura.

Rito egizio, usanza greca ma stile romano: questa la comunità risentiva dell’arte romana e ne copiava temi e tendenze; i ritratti hanno tutti un fondo neutro ma sono molto verosimili nella resa dei tratti del viso e dei particolari dei vestiti e delle acconciature.

7Curiosità

Affresco dalla Casa del Bracciale d'Oro. Dettaglio del giardino.
Affresco dalla Casa del Bracciale d'Oro. Dettaglio del giardino. — Fonte: getty-images

Secondo Plinio i colori si dividevano in 'floridi' (minium, armenium, cinnabaris, chrysocolla, indicum e pupussirum) che dovevano essere comprati direttamente dal committente e in 'austeri', che invece erano inclusi dall'artista nel prezzo finale dell'opera e di solito comprendevano l’ocra gialla e rossa, le terre e il blu egiziano.

È stato scoperto che nella Villa imperiale a Pompei le pitture dei saloni, tutte appartenenti al terzo stile, erano state restaurate appena qualche anno prima dell’eruzione e a soli cinquant’anni di distanza dalla realizzazione, a dimostrazione del grande valore attribuito già in antichità.

La natura rappresentata nella pittura romana è sempre e solo quello dei giardini: nella mentalità dell’epoca la natura spontanea era accostata a usanze barbare e all’assenza di civiltà, le uniche rappresentazioni tollerate sono quelle degli animali selvatici nelle scene di caccia mitologiche.

Nel XV secolo a Roma fu scoperta casualmente una “grotta” dalle pareti completamente dipinte: si trattava della Domus Aurea dell’imperatore Nerone. Il pittore di corte Fabullus o Amulius dal 64 al 68 d.C. lavora alla Domus Aurea affrescando nel quarto stile pompeiano la maggior parte degli ambienti.

    Domande & Risposte
  • Dove si trovano la maggior parte degli esempi di pittura romana?

    Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis.

  • Quali sono le tecniche decorative degli edifici romani?

    Affresco, tempera ed encausto.

  • Quali sono i colori che rappresentano Roma?

    I colori di origine bizantina, ovvero il rosso porpora e il giallo ocra.