Pirandello: tema svolto sulla sua ideologia

Di Redazione Studenti.

Tema svolto su Pirandello e la crisi ideologica-esistenziale dell’uomo contemporaneo: l’umorismo e la disgregazione della realtà.

IDEOLOGIA DI PIRANDELLO: TEMA SVOLTO

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello — Fonte: getty-images

Tra il 1896 e il 1908 l’Italia entra in una fase di decollo industriale strepitosa. Nasce in questo periodo una moderna società di massa organizzata in forme liberaldemocratiche. Il movimento di svolta in tal senso, dopo i tentativi autoritari di fine secolo, si ha con il Governo Zanardelli-Giolitti. La Grande Guerra è il prodotto delle contraddizioni fra le diverse potenze imperialistiche. All’inizio del Novecento, alla competizione coloniale in Africa, Asia e America si aggiunge quella in Europa. L’accentuarsi dei contrasti fra i diversi imperi economici e politici e il dilagare del militarismo e del nazionalismo sfociano nella guerra del 1914-1918. E tuttavia il conflitto non risolve le contraddizioni: crea, invece, una situazione di instabilità, di crisi economica, sociale e demografica, che agevola, negli anni successivi alla sua conclusione, il trionfo dei regimi autoritari di massa, il Fascismo prima, il Nazismo poi. Gli intellettuali denunciano il nuovo stato di alienazione in forme diverse. La formula che Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, adotta per indicare il “disagio delle civiltà” indica efficacemente il nuovo clima. La civiltà ha un prezzo, che si paga sia con tensioni sociali collettive, sia con un’angoscia individuale. I grani narratori di quest’epoca denunciano tutti questo disagio: da Franz Kafka, che dipinge un mondo alienato e assurdo, in cui gli individui sono soli di fronte ad un potere cieco e incomprensibile, a Marcel Proust, che studia il trasformarsi del mondo e dei valori, cercando di difendere l’identità soggettiva; a Italo Svevo che mette al centro dei suoi romanzi dei personaggi nevrotici ed inetti, nella difficile ricerca di un equilibrio fra malattia e salute.

PIRANDELLO: UMORISMO E MASCHERA

E’ in questo contesto di caos generale, di assenza dei valori etico-morali che si colloca la figura del poeta Luigi Pirandello. Con l’autore siciliano entrano nella letteratura italiana alcuni dei caratteri fondamentali della ricerca dall’avanguardia europea nel primo Novecento: la crisi delle ideologie e il conseguente Relativismo, il gusto per il paradosso, la tendenza alla scomposizione e alla deformazione grottesca ed espressionistica, la scelta della dissonanza, dell’ironia, dell’umorismo, dell’allegoria. Approdando, fra il 1904 e il 1908 – con il romanzo “Il fu Mattia Pascal” e il saggio “L’Umorismo” – alla poetica dell’Umorismo, egli collabora a gettare le basi di nuove strutture che si pongono in antitesi radicale con le gerarchie e i valori dell’arte classica, romantica e decadente. La poetica dell’Umorismo da lui elaborata, respinge infatti non solo l’armonia classica e il mito romantico di un’arte naturale, autentica e spontanea, ma anche l’estetismo decadente e il Simbolismo. Pirandello muove dalla stessa crisi filosofica ed epistemologica da cui nasceva il Decadentismo, ma per darle risposte totalmente diverse, che ne fanno il principale rappresentante della tendenza all’Espressionismo nel nostro Paese.

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L’arte umoristica è volta continuamente ad evidenziare il contrasto tra forma e vita e tra personaggio e persona. L’uomo ha bisogno di autoinganni: deve, cioè, credere che la vita abbia un senso e perciò organizza la organizza secondo convenzioni, riti, istituzioni che devono rafforzare in lui tale illusione. Il personaggio non è solido, coerente, unitario, perché non è più una persona. Ha davanti a sé solo due strade: o sceglie l’incoscienza, l’ipocrisia, l’adeguamento passivo alle forme, oppure vive consapevolmente, amaramente ed autoironicamente la scissione tra forma e vita. Nel primo caso è solo una maschera, nel secondo diventa una maschera nuda, dolorosamente consapevole degli autoinganni propri e altrui, ma impotente a risolvere la contraddizione che pure individua. Nel secondo caso la riflessione interviene continuamente a porre una distanza fra il soggetto e i propri gesti, fra l’uomo e la vita: più che vivere, il personaggio “si guarda vivere”. Chi si guarda vivere, si pone fuori dall’esperienza vitale; condannato all’estraneità, guarda da fuori e compatisce non solo gli altri, ma anche se stesso.  Questo distacco riflessivo, amaro, pietoso ed ironico insieme, è il segno distintivo dell’Umorismo. E’ esso a distinguerlo dalla comicità. Nel comico è assente la riflessione. Il comico nasce infatti dal semplice e immediato “avvertimento del contrario”, dall’avvertire, con un sussulto irresistibile che provoca il riso, che una situazione o un individuo sono il “contrario” di come dovrebbero essere. Invece, l’Umorismo è ilsentimento del contrarioche nasce dalla riflessone: riflettendo sulle ragioni per cui una persona o una situazione sono il “contrario” di come dovrebbero essere, al riso subentra il sentimento amaro della pietà.

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    Domande & Risposte
  • Che cosa sono le maschere per Pirandello?

    Le maschere sono quello che siamo agli occhi degli altri, le forme che ostacolano la vita.

  • Qual è il movimento letterario di Pirandello?

    Verismo, realismo.

  • Cosa intende Pirandello quando parla del contrasto tra forma e vita?

    La vita è un flusso continuo, a cui si oppone la forma, fissa, che blocca la vita e la rende artificiale e porta inevitabilmente con sé il contrario della vita, ossia la morte. L’uomo all’interno della società vive una continua lotta contro la forma, le costrizioni e le maschere che la società gli impone, che lo rendono estraneo a sé stesso e agli altri. Per Pirandello questo contrasto non è superabile e l’uomo è destinato alla sconfitta.