Piove di Eugenio Montale: testo e commento

Di Redazione Studenti.

Testo e commento alla poesia Piove di Eugenio Montale, presente all'interno di Satura pubblicato nel 1971. Questo componimento è una parodia amara de La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio. A cura di Marco Nicastro.

PIOVE DI EUGENIO MONTALE: TESTO

Testo di Piove, la poesia di Eugenio Montale, amara parodia de La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio.

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.
Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.
Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.
Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.
Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.
Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.
Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgòcciola
sulla pubblica opinione.
Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.

COMMENTO A PIOVE

La pioggi, ispiratrice di D'Annunzio ma anche di Montale
La pioggi, ispiratrice di D'Annunzio ma anche di Montale — Fonte: istock

Questa poesia è una parodia amara de La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio, che richiama attraverso le espressioni «favola bella» e «Ermione». Si tratta di un passaggio significativo, innanzitutto perché D'Annunzio è uno dei poeti di riferimento per il primo Montale, come del resto per molti scrittori di quella generazione. Qui la parodia è da intendersi come un attacco a un'idea della poesia come forma d'arte capace di incidere sulla realtà, di trasformarla attraverso un processo di sublimazione dei suoi aspetti più concreti e prosaici, di donare una visione più ampia e una speranza, per quanto difficile, all'uomo.

RITMO

L'andamento anaforico del testo, con quel piove ripetuto diciotto volte, serve a dare non soltanto ritmo ma anche forza all'idea centrale del poeta già racchiusa nella strofetta iniziale: la vita altro non è che uno stillicidio, una ripetizione monotona di cose banali, proprio come la pioggia che il poeta osserva.
Questa pioggia di cose banali finisce per sommergere l'animo dell'autore e mutare la sua visione della realtà, anche dei suoi ideali più alti e di alcuni simboli dell'evoluzione della civiltà moderna: lo sciopero generale, la Gazzetta Ufficiale, il Parlamento, le nuove conoscenze raggiunte, il progresso, l'idea stessa di Dio («il cielo ominizzato», «i teologi»).

LA PRESENZS DI DRUSILLA

Anche in questa poesia viene rievocata per un attimo la figura di Drusilla Tanzi: sia nella terza strofa, dove si fa riferimento alla sua tomba nel cimitero di San Felice a Firenze, sia nell'ultima strofa, dove concordemente alla terza se ne riafferma con dolore l'assenza, che diventa la causa stessa, per Montale, di ciò che potremmo definire una deriva della banalità («piove perché se non sei / è solo la mancanza»). Senza una persona così affettivamente importante tutto rischia di perdere senso: a causa di quell'assenza ogni cosa annega nel nonsenso e in questo nonsenso anche il dolore rischia infine di perdere il suo valore esistenziale («e può affogare»). Perde senso anche l'ideale della civilizzazione come tradizionalmente inteso, visto ironicamente da Montale come un work in regress (non in progress, secondo un'espressione usuale). Ciò è reso magistralmente tramite l'utilizzo ripetuto di espressioni colloquiali e frasi fatte, che servono di solito per semplificare la comunicazione, rendendola spesso superficiale: «sciopero generale», «cartella esattoriale», «greppia nazionale» (equivalente elegante della ben più colorita espressione nostrana “magna magna”), «smuova le carte», «se Dio vuole», «pubblica opinione».

CONCLUSIONE

Infine, come si diceva, perde senso anche la poesia, attività che non è più portatrice di rivelazione salvifica («piove sugli ossi di seppia», dice Montale prendendo in giro anche se stesso in quanto poeta) né della speranza di una pace interiore simboleggiata dall'immagine dei cipressi («piove sui cipressi malati del cimitero»), secondo quel significato simbolico che Carducci aveva dato a questi alberi in una nota poesia (Davanti a San Guido), qui rievocati da Montale in chiave sarcastica così come aveva fatto con i versi di D'Annunzio.

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