Pio V, storia del papa inquisitore: l’indice dei libri proibiti e la censura delle idee

Pio V, storia del papa inquisitore: l’indice dei libri proibiti e la censura delle idee A cura di Bianca Dematteis.

Storia di Pio V, il papa teologo e inquisitore domenicano tra i principali artefici della Controriforma e della Riforma cattolica. Famoso per l'indice dei libri proibiti e la censura delle idee, Pio V scelse di riformare la Chiesa secondo quanto disposto dal Concilio di Trento.

1Papa Pio V: la nascita, la formazione e il papato

Busto di Papa Pio V, nato Antonio Ghislieri (1504-1572). Museo Colle del Duomo, Viterbo
Busto di Papa Pio V, nato Antonio Ghislieri (1504-1572). Museo Colle del Duomo, Viterbo — Fonte: getty-images

Antonio Ghislieri, divenuto poi papa Pio V, fu una figura fondamentale nella storia della Chiesa cattolica del XVI secolo. Egli nacque nel 1504 a Bosco Marengo, nei pressi di Alessandria, da una famiglia di modesta estrazione sociale. La sua formazione è segnata dall’ingresso, appena adolescente, nel convento domenicano di Voghera. Continuò la sua formazione viaggiando in diverse città del Nord Italia, prima a Bologna e poi a Pavia. 

A ventiquattro anni divenne sacerdote e da quel momento iniziò la sua ascesa nella gerarchia ecclesiastica: entrò a far parte dell’Inquisizione romana, divenne vescovo, poi cardinale e ottenne il titolo, nel 1558, di grande inquisitore della Chiesa romana. Del 1566, poco dopo la fine del Concilio di Trento, è la sua elezione al soglio pontificio. Fu così papa, con il nome di Pio V, dal 1566 all’anno della sua morte, avvenuta a Roma nel 1572. Fu proclamato santo nel 1712. 

2Pio V e i rapporti con la chiesa cattolica

Papa Pio V
Papa Pio V — Fonte: getty-images

Pio V fu un papa che condusse una strenua battaglia per applicare i dettami controriformistici stabiliti in seno al Concilio di Trento, l’evento che segnò il tentativo della Chiesa cattolica di frenare la Riforma protestante e di riaffermare l’egemonia cattolica in Europa. Il Concilio venne organizzato a partire dal 1542 e, iniziato ufficialmente nel 1545, si tenne fino al 1563. Pio V divenne pontefice nell’immediatezza della fine del Concilio, solo tre anni dopo, e improntò la sua azione proprio in conformità con ciò che il Concilio aveva stabilito in materia di riorganizzazione ecclesiastica e di strategia di controllo e di repressione dell’eterodossia. 

Nell’ambito della riforma della Chiesa cattolica, Pio V si distinse in particolare per:  

  • La battaglia contro il nepotismo, la pratica cioè di favorire e assegnare incarichi a membri della propria famiglia al di là dei meriti individuali. Il nepotismo, assai diffuso in ambito ecclesiastico, aveva dato origine non solo a una cattiva gestione degli affari della Chiesa, ma anche a un sempre più pervasivo malcontento; Pio V fu invece un papa assai ligio e rigido, decisamente poco propenso a sfruttare i privilegi che la sua posizione gli garantiva.
  • Ridusse le spese della curia e cercò di limitare il lusso e gli eccessi della Chiesa, all’origine di molte critiche rivolte a tale istituzione e di un progressivo distanziamento dei fedeli da essa: molti uomini della gerarchia ecclesiastica erano infatti accusati di interessarsi di più alle questioni mondane che alle questioni di fede.
  • Si appoggiò alle gerarchie ecclesiastiche per poter applicare in modo capillare i principi espressi dal Concilio di Trento. Fondamentale in questo senso fu l’apporto dato alla sua attività dal cardinale Carlo Borromeo.
  • Si impegnò affinché l’insieme delle cerimonie ecclesiastiche, il credo, l’ufficio divino fossero il più possibili uniformi e omogenei in modo da contrastare e prevenire qualsiasi deviazione.

Fece così pubblicare: 

  • nel 1566 il Catechismo romano; il Catechismo è una sintesi dei principi fondamentali della Chiesa cattolica, una sorta di libro usato per divulgare precetti e insegnamenti presso un pubblico di fedeli. Durante il Concilio di Trento, era stata espressa l’esigenza di redigere un testo di sintesi con un fine didascalico. Chiamati a questo scopo dei teologi, sarà proprio Pio V a pubblicare il lavoro svolto e a favorirne la divulgazione;
  • Una revisione del breviario che, pubblicata nel 1568, costituiva una sorta di sintesi dell’ufficio divino; esso divenne uno strumento per uniformare e omogeneizzare la liturgia;
  • Una edizione ufficiale del Messale. Il Messale è il testo in cui appaiono tutte le preghiere e i canti che fanno parte della messa. Pio V, con la bolla Quo primum del luglio 1570, ne curò una edizione che divenne, salvo minimi cambiamenti apportati da alcuni suoi successori, quella ufficiale.

Sostenne con grande forza l’azione dell’Inquisizione, il tribunale che aveva come competenza fondamentale l’individuazione e la repressione delle eresie. 

3Pio V e gli ebrei

Papa Paolo IV (1476-1559), nato Gian Pietro Carafa, fu capo della Chiesa cattolica e governatore dello Stato Pontificio dal 23 maggio 1555 fino alla sua morte
Papa Paolo IV (1476-1559), nato Gian Pietro Carafa, fu capo della Chiesa cattolica e governatore dello Stato Pontificio dal 23 maggio 1555 fino alla sua morte — Fonte: getty-images

In merito ai rapporti con gli ebrei, è da ricordare che Pio V operò una scelta decisamente drastica che ebbe conseguenze notevoli per ciò che concerne gli ebrei che vivevano nello Stato della Chiesa. A partire dal 1555, anno in cui venne emanata la bolla Cum nimis absurdum di papa Paolo IV Carafa, pontefice tra il 1555 e il 1559, nei territori della Chiesa vennero creati numerosi ghetti.  

Pio V decise invece di mantenere in vita solo i ghetti di Roma e di Ancona. Con la bolla Hebraeorum gens emanata nel 1569, gli ebrei che risiedevano nei ghetti delle altre città furono così espulsi e costretti a trasferirsi in questi due unici grandi ghetti.

4L’indice dei libri proibiti

Pio V è noto anche per aver dato vita, nel 1571, alla Santa Congregazione dell’Indice dei Libri Proibiti

La censura sui libri, e quindi sulla cultura e sulla circolazione delle idee, aveva già avuto una forte accelerazione con l’opera di un predecessore di Pio V, Paolo IV. Quest’ultimo aveva stabilito una stretta sui criteri di pubblicazione dei libri attraverso la compilazione dell’Indice dei Libri proibiti. L’indice dei libri proibiti era un catalogo di titoli di volumi che nessun cristiano avrebbe dovuto acquistare e leggere. Tali volumi erano infatti espressione, secondo la dottrina cattolica, di credenze e opinioni contrari alla morale e ai principi della fede. 

L’indice venne compilato e pubblicato la prima volta nel 1559, sebbene la Chiesa avesse espresso l’esigenza di disciplinare la lettura e l’approccio individuale dei fedeli ai libri già nella fine del XV secolo, al tempo dell’avvio della diffusione della stampa.

Il controllo di tutti i testi divenne quindi una tappa obbligata nell’opera di controllo e repressione messe in atto dalla Chiesa cattolica per poter reprimere le voci eterodosse e disciplinare la cultura. Un momento essenziale è rappresentato proprio dall’iniziativa di Pio V che, con l’istituzione della Congregazione dell’Indice, un istituto interno alla Curia romana, aveva deciso di creare un ente apposito il cui compito era proprio quello di controllare i libri stampati, valutarne il contenuto, stabilire la liceità o meno della loro circolazione. 

Con la Santa Congregazione dell’Indice dei Libri proibiti, Pio V volle portare a compimento uno degli obiettivi principali del Concilio di Trento: il controllo della cultura e la repressione di tutte quelle voci che potevano minare l’ortodossia cattolica

Con la Congregazione dell’Indice, le maglie della libertà intellettuale subirono una vigorosa stretta: accanto al divieto di circolazione per le opere ritenute eretiche, si aggiunse infatti la possibilità di accusare di eresia e dunque di punire gli autori e coloro che si erano occupati di stampare l’opera. Con questa iniziativa, Pio V impose così un ferreo controllo sulle idee e attuò una politica repressiva di notevole portata. 

Numerosissime furono le opere considerate “proibite” ed è interessante notare che tale istituto venne mantenuto in vita ancora fino al 1917

5Pio V, i re d’Europa e la battaglia di Lepanto

Proclamazione della "Legge contro i Turchi" da parte del papa san Pio V (nato Antonio Ghislieri, 1504-1572) dopo la vittoria di Lepanto (1571)
Proclamazione della "Legge contro i Turchi" da parte del papa san Pio V (nato Antonio Ghislieri, 1504-1572) dopo la vittoria di Lepanto (1571) — Fonte: getty-images

Pio V fu un papa che intervenne in prima persona anche nelle relazioni con i sovrani degli stati europei e condusse un’intensa politica estera. Tra le sue azioni più note e gravide di conseguenze, possono essere ricordate: 

  • La bolla del 1570 Regnans in Excelsis con la quale scomunicava Elisabetta d’Inghilterra, sovrana d’Inghilterra tra il 1558 e il 1603. Il papa, con questo atto, intendeva ergersi a difensore dei cattolici inglesi e liberarli dal vincolo di obbedienza nei confronti della sovrana;
  • La creazione di una lega sacra, vittoriosa nella battaglia di Lepanto. Pio V fu infatti assai abile nel favorire la creazione di una lega che aveva come obiettivo quello di contrastare i musulmani ottomani. Gli ottomani, infatti, nel 1570 avevano sferrato un attacco contro Cipro, all’epoca sotto il controllo di Venezia. Pio V fu così tra i promotori di una lega che univa la Spagna, Venezia e lo Stato della Chiesa. Nell’ottobre del 1571 la lega sacra si scontrò a Lepanto, nel golfo di Corinto, contro gli ottomani e riportò una vittoria molto importante.