Pietro Pomponazzi: biografia, filosofia e libri

Pietro Pomponazzi: biografia, filosofia e libri A cura di Giulia Guadagni.

Biografia e opere di Pietro Pomponazzi, filosofo rinascimentale e autore del De immortalitate animae

1Filosofia di Pomponazzi: aristotelismo e mortalità dell’anima

Facciata principale dell'Università di Padova. Qui studiò e si laureò Pomponazzi
Facciata principale dell'Università di Padova. Qui studiò e si laureò Pomponazzi — Fonte: getty-images

Pietro Pomponazzi è un filosofo aristotelico italiano, vissuto tra Quattro e Cinquecento, sostenitore dell’impossibilità, per la filosofia, di dimostrare l’immortalità dell’anima.  

Seguendo una dottrina di origine avverroista detta della “doppia verità”, Pomponazzi riteneva che la filosofia e la religione, o meglio la ragione e la fede, potessero trovarsi in conflitto a proposito della verità. Un’affermazione che agli occhi della filosofia appare probabile può essere falsa dal punto di vista della fede. Pomponazzi applicò la dottrina della doppia verità al dogma cristiano dell’immortalità dell’anima.  

In particolare, sostenne che se l’immortalità dell’anima è senz’altro una verità rivelata, una verità della fede, non per questo la ragione può dimostrarla e la filosofia affermarla. Sull’immortalità dell’anima la filosofia non può pronunciarsi con certezza.  

Con la sua tesi, Pomponazzi contraddiceva Tommaso D’Aquino, cioè il più autorevole filosofo aristotelico della cristianità medievale, che lui stesso chiamava “il divino Tommaso”. Più di due secoli prima, infatti, Tommaso aveva affermato sia la necessità dell’accordo tra fede e ragione, sia l’immortalità dell’anima individuale.    

La filosofia rinascimentale – come precedentemente quella medievale – è stata fortemente influenzata sia da Platone che da Aristotele. In particolare, il neoplatonismo aveva la sua roccaforte a Firenze, dove Marsilio Ficino aveva fondato l’Accademia platonica verso la metà del Quattrocento. Il principale centro dell’aristotelismo, invece, era Padova, dove Pomponazzi ha studiato e insegnato.    

Nel Cinquecento, e in particolare nella cerchia padovana a cui apparteneva anche Pomponazzi, essere aristotelici voleva dire occuparsi soprattutto di fisica, cioè di filosofia della natura, e di logica. Rispetto all’aristotelismo medievale, che si occupava perlopiù di temi metafisici e teologici, quello rinascimentale era decisamente più laico. 

Pomponazzi: filosofo e umanista
Pomponazzi: filosofo e umanista — Fonte: getty-images

Tutte le opere di Pomponazzi riguardano temi decisivi per la teologia cristiana. Quando scrisse la sua opera più importante, il De immortalitate animae, la questione dell’immortalità dell’anima era particolarmente attuale perché il concilio Laterano V aveva appena approvato una bolla in cui non solo ribadiva il dogma, ma proibiva di sostenere posizioni diverse fondate sulla ragione naturale. In accordo con la tradizione tomista, la Chiesa ribadiva che la ragione dovesse accordarsi con la fede. La bolla si riferiva esplicitamente all’attività dei professori universitari, prescrivendo loro di dichiarare la propria adesione alle dottrine della Chiesa, anche laddove si fossero trovati a commentare testi che le contraddicevano. 

Nato a Mantova, Pietro Pomponazzi studiò a Padova e si laureò lì in medicina. Successivamente diventò professore di filosofia naturale, con l’incarico di commentare le opere aristoteliche di fisica. Dopo la sconfitta di Venezia nella guerra contro la Lega di Cambrai, Pomponazzi si trasferì a Carpi, poi a Ferrara e infine, nel 1511, a Bologna, dove riprese l’insegnamento universitario della filosofia e dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1525. 

2Opere di Pomponazzi

Aristotele
Aristotele — Fonte: getty-images

Tutte le opere più celebri di Pomponazzi risalgono al periodo bolognese. La maggior parte delle opere successive al De immortalitate (tra le quali il De incantationibus e il De fato) furono pubblicate postume da un suo discepolo

Nel De immortalitate animae, oltre a sostenere che la filosofia non può pronunciarsi con certezza sull’immortalità dell’anima, Pomponazzi colloca l’anima a mezza via fra ciò che è immateriale e ciò che è materiale. L’anima è forma del corpo e non si riduce ad esso. In particolare, il pensiero, di cui l’anima umana è capace, è immateriale. Tuttavia, senza il corpo non potrebbe agire. L’anima dunque, secondo Pomponazzi, è il più elevato degli enti materiali, perché si trova al confine con l’immateriale. 

La filosofia non può dimostrare con certezza l’immortalità dell’anima, ma – scrive Pomponazzi con una metafora rimasta celebre – può cogliere nell’anima un «certo profumo di immortalità». 

La questione dell’immortalità dell’anima solleva un problema morale. La morale cristiana, infatti, giustificava la necessità di vivere in modo virtuoso appellandosi alla salvezza e alla dannazione eterne. Se l’anima non è immortale, la minaccia dell’inferno e la promessa del paradiso non hanno più senso. E allora perché comportarsi in modo virtuoso? Se l’anima è mortale, la morale non ha più fondamento. 

Ritratto di Agostino Nifo
Ritratto di Agostino Nifo — Fonte: getty-images

Secondo Pomponazzi, invece, l’impossibilità filosofica di dimostrare l’immortalità dell’anima rafforza la morale invece di indebolirla. La morale non deve fondarsi su premi e castighi dell’al di là. La tranquillità che si acquista vivendo virtuosamente è un motivo più che sufficiente per farlo. Pomponazzi propone dunque una morale terrena e naturale

Nonostante Pomponazzi avesse provato a mettersi al riparo da possibili accuse, affermando di credere nell’immortalità dell’anima come verità rivelata, la pubblicazione del De immortalitate animae suscitò grande scandalo e una lunga polemica. L’opera fu pubblicamente bruciata a Venezia e il papa incaricò Agostino Nifo, un altro filosofo, di redigere una confutazione. A quest’ultima e ad altri attacchi, Pomponazzi rispose pubblicando un’Apologia, nel 1518 e un Defensorium adversius Agustinum Niphum nel 1519. 

Nel De incantationibus Pomponazzi discute se vi siano cause soprannaturali di fenomeni naturali. Anche in questo caso si tratta di un tema “scottante” per l’epoca perché, per esempio, porta a mettere in discussione l’esistenza dei miracoli, o dei demoni, o la natura delle profezie e delle stesse religioni. Pomponazzi ritiene che non esistano cause sovrannaturali e che ogni evento (compresi quelli straordinari come i miracoli) possa essere spiegato dalle leggi naturali. 

Attenzione: “naturali” non vuol dire scientifiche, perché la scienza moderna non era ancora nata. Pomponazzi, da buon aristotelico, riteneva che il cosmo fosse suddiviso in due mondi distinti: il mondo terrestre in cui gli elementi si muovo di moto rettilineo uniforme e in cui avvengono i processi di generazione e corruzione; e il mondo celeste, incorruttibile, dotato di movimento circolare. “Naturale”, nel lessico di Pomponazzi, vuol dire regolato, non accidentale, sottoposto a un ordine necessario che esclude qualunque arbitrio, fosse pure quello divino. Gli eventi del mondo terrestre che appaiono inspiegabili e dunque miracolosi dipendono tutti dall’influenza del mondo celeste, che agisce in modo naturale, cioè regolare e necessario.  

Un ulteriore elemento di scandalo dell’opera è l’affermazione secondo la quale anche la nascita di una religione (dunque anche del cristianesimo) è un evento spiegabile tramite l’influenza degli astri e le leggi naturali.